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Unioni dei piccoli comuni: il Consiglio Regionale ha accolto la nostra proposta

Si apre uno spiraglio per i piccoli comuni lombardi, costretti da un articolo dell’ultima manovra correttiva a costituire unioni o convenzioni di comuni di almeno cinquemila o diecimila abitanti (a seconda che si tratti di comuni sotto i mille abitanti o tra mille e cinquemila) senza tener conto dell’omogeneità territoriale. La novità è che ieri, dopo l’impegno assunto in Consiglio sulla spinta di una mozione del PD, la giunta regionale ha deciso di ricorrere alla Consulta contro la decisione del Governo Berlusconi, in particolar modo contro l’articolo 16 del decreto legge n. 138, convertito in legge nel mese di settembre. Non solo, la Regione, come ha spiegato oggi in Aula l’assessore alla semplificazione Carlo Maccari, si impegna anche a presentare nel collegato ordinamentale, in discussione durante la sessione di bilancio, una norma che riduca i limiti demografici nel rispetto di criteri di omogeneità territoriale e che preveda fasce differenziate per i comuni montani.
Il ricorso, presentato all’ultimo momento nell’ordine del giorno della seduta di Giunta dello scorso mercoledì è stata approvato solo ieri, durante una seduta straordinaria dedicata solo a questo punto.
“L’imbarazzo della Lega è evidente, perché la norma contro cui la Regione fa ricorso è stata voluta dall’ex ministro Calderoli” spiega il capogruppo del PD Luca Gaffuri, che in Regione aveva sostenuto la mozione proprio in difesa dei piccoli comuni e a sostegno delle unioni già esistenti. “L’articolo in questione – spiega – è contraddittorio e controproducente, costringe molti piccoli comuni a unioni non funzionali, magari con centri a chilometri di distanza, crea unioni in alcuni casi troppo estese e fa saltare le unioni dei comuni esistenti, per le quali erano state investite risorse pubbliche che andrebbero sprecate. Altro lato negativo, che contestiamo, è l’estensione ai centri sotto i cinquemila abitanti, già oggetto di pesanti tagli, della camicia di forza del patto di stabilità. Siamo soddisfatti che la Regione abbia deciso di impugnare quella norma, come peraltro avevamo noi per primi sostenuto in Consiglio regionale a metà ottobre. Ora si lavori insieme per approvare entro dicembre una nuova norma che abbassi i limiti demografici, che favorisca realmente l’unione dei piccoli comuni e garantisca efficienza e qualità dei servizi alle nostre comunità locali”.

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Ammortizzatori sociali: una proroga per i voucher di conciliazione

Lo strumento dei voucher di conciliazione emessi da Regione Lombardia a favore dei lavoratori che ne hanno diritto e delle loro famiglie, che aveva già ottenuto di essere prorogato su richiesta del Pd in modo che un numero sempre più significativo di persone in stato di necessità ne potesse beneficiare, ora rischia di non poter più essere utilizzato dopo il 31 ottobre. Questa infatti la data di scadenza prevista dall’Assessorato per usufruire dei servizi di conciliazione previsti come nidi, micronidi, baby sitting, servizi di accompagnamento, ecc.. Anzi, già oggi, come segnalato da diversi soggetti, risulta essere stato respinto agli sportelli comunali per problemi di natura burocratica. Un esempio tra gli altri, in particolare, segnala anche l’impossibilità di consumare il bonus rimasto per pagare anticipatamente i servizi di diritto.
“Chiediamo all’Assessore di prorogare questa misura importante per molte famiglie comasche oltre la fine del mese – spiega il capogruppo del Pd Luca Gaffuri – Se il nostro appello non verrà raccolto, lo formalizzeremo nella prima seduta utile di Consiglio regionale attraverso un’interrogazione a risposta immediata. Anche perché le famiglie in stato di difficoltà che non ce la fanno a pagare e quindi avrebbe pagato i servizi con i voucher alla fine chiederanno proprio ai comuni stessi di farsi carico delle rette”.

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Crisi industriale: il Consiglio regionale approva documento proposto dall’opposizione

Ricalibrare gli strumenti di contrasto alla crisi e di sostegno alle imprese affinché l’economia lombarda possa ricominciare a crescere e iniziare un nuovo ciclo. Impegnare la Giunta a prolungare gli ammortizzatori sociali per il 2012, istituire una cabina di regia con le parti sociali per monitorare i problemi più acuti; far leva sulle varie forme esistenti di aggregazioni di imprese, difendere i vari distretti produttivi.

Sono queste le principali proposte uscite dal Consiglio regionale di oggi, un Consiglio interamente dedicato alla grave situazione di crisi industriale e produttiva che da alcuni mesi attanaglia la Lombardia e le sue imprese. La discussione di oggi e il documento voluto dall’opposizione e votato all’unanimità dall’Aula sono una prima risposta alle richieste pressanti dei lavoratori in mobilità, cassintegrati, licenziati, precari, che da due settimane chiedono, con la loro presenza diretta, a Regione Lombardia interventi concreti e immediati.

“Sinora la Lombardia ha attivato politiche industriali inefficaci che, a prescindere dalla crisi dei mercati e dalla congiuntura economica europea e italiana, hanno portato la nostra regione ad una contrazione del meno 8% e ad una crescita che l’ha relegata agli ultimi posti tra le regioni europee – attacca il capogruppo del Pd Luca Gaffuri – E’ ora il momento che la politica prenda in mano la situazione, che la Commissione competente aggredisca i problemi, prima di tutto ridisegnando quello che è il settore più importante dell’industria lombarda, ossia il settore manifatturiero, che oggi non è più quello di prima, è passato dalla sola produzione alla vendita di sistemi e servizi integrati e vale il 27% dell’industria manifatturiera italiana. E poi completando l’iter dello Statuto della piccola e media impresa, e ancora, sostenendo i distretti del made in Italy come quello della moda, del design, della ricerca e innovazione. Con il nostro ordine del giorno oggi abbiamo fatto un primo passo importante”.

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Crisi e manovra: concentrarsi su trasporti, welfare e consumi

Sviluppo, trasporti, welfare e comuni: sono queste le parole d’ordine del Partito democratico lombardo di fronte alla crisi che sta colpendo il Paese e la regione in particolare. Come intervenire? Dove tagliare? Quali servizi garantire e in che modo? Sono le domande che si sono posti oggi, lunedì 26 settembre 2011, i convenuti all’incontro organizzato dal Gruppo regionale del Pd, a palazzo Pirelli, a Milano, ospite Enrico Letta, vicesegretario nazionale del partito.
In platea le categorie economiche, le associazioni che le riuniscono, il no profit e i sindacati. Tutti orientati verso un unico obiettivo: riuscire a superare questa fase garantendo lavoro e servizi ai cittadini.

Il Gruppo regionale del Pd una serie di proposte le ha già presentate e verranno sottoposte domani al vaglio dell’Aula consiliare, durante la seduta straordinaria, chiesta dall’opposizione, che affronterà proprio i temi della crisi economica. Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd, ha esordito chiaramente: “Regione Lombardia gioca il proprio futuro sulle questioni economiche e del lavoro dei propri cittadini e dunque deve essere al loro fianco. Ma per ora la manovra va a colpire in particolare il trasporto pubblico locale, la sanità, il welfare, i comuni e quindi le famiglie. Dobbiamo arrivare a una modifica sostanziale: i tagli vanno fatti alla fonte, al Governo nazionale, responsabile della situazione debitoria”.

“Stiamo assistendo a un cambio d’epoca – ha precisato Stefano Tosi, consigliere regionale e responsabile dei temi economici per il Pd lombardo –. Abbiamo bisogno di strumenti chiari come il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per il 2012, ma anche di togliere le infrastrutture per l’Expo dal patto di stabilità e di mettere risorse sul sistema dei Confidi per far fronte alla nuova stretta creditizia che colpisce le aziende”.

“Il nostro obiettivo è aprire il dibattito per ricalibrare gli strumenti di contrasto alla crisi e di sostegno alla crescita – gli ha fatto eco Maurizio Martina, segretario regionale del Pd –. L’economia lombarda è sostanzialmente in una fase di difficoltà e Regione Lombardia non può accontentarsi di accompagnare questo andamento”.

Un andamento che è diventato nazionale, secondo un Enrico Letta al fulmicotone: “Deve essere chiaro che i 60 giorni appena passati hanno inciso più dei 60 mesi che abbiamo alle spalle. Abbiamo bisogno di avviare una ricostruzione del Paese con uno sforzo di unità per risollevare, come avvenne nel dopoguerra, l’Italia da quelle che oggi sono macerie economiche, politiche e morali. Abbiamo un premier che non vuole fare il premier, lo dice ma lo si vede anche. E un presidente di Regione che non vuole fare il presidente della Lombardia. Non possiamo avere in quei ruoli chiave due persone che pensano ad altro”.

E senza mezzi termini Letta ha affrontato anche i temi dell’assetto istituzionale (“Milano deve giocarsi una partita con la città metropolitana per poter competere con le sue pari, ad esempio Barcellona e Lione”) e delle infrastrutture: “Occorre fare scelte, perché non paga la politica dei tanti ‘nì’ detti a tutti”, ha aggiunto riferendosi in particolare ai 10 aeroporti nei 500 chilometri della pianura padana.

“Il Governo era costruito per un solo obiettivo: quello di tenere sotto controllo il deficit e per questo era congegnato con un solo Ministro, Tremonti. Tutti gli altri hanno finito per ricoprire un ruolo sostanzialmente da suoi vicesegretari – ha concluso il vicesegretario nazionale del Pd –. Noi vogliamo che un governo in cui il Ministro del Tesoro fa la sua parte, ma a pari livello ci siano un Ministro delle Infrastrutture e uno dello Sviluppo economico che pensino alla crescita del Paese”.

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Le manovre stanno soffocando gli Enti Locali: a dimagrire deve essere lo Stato

tagli agli enti locali“Tagli da piangere” è il titolo dell’evento in diretta web che si è tenuto oggi, mercoledì 21 settembre 2011, nell’ambito delle iniziative del Gruppo regionale del Pd di comunicazione e contatto con i cittadini. Sul sito www.blogdem.it (collegandovisi si può rivedere l’incontro) si sono confrontati i consiglieri regionali del Pd, coordinati dal collega Fabio Pizzul, assieme a un ospite esterno, il sindaco di Vimercate Paolo Brambilla, e hanno interagito con gli utenti che mandavano in diretta le loro domande.

“Le due manovre del Governo sono state del tutto inaspettate – ha esordito il consigliere Enrico Brambilla – perché l’esecutivo romano e il suo Ministro all’Economia per mesi hanno negato la necessità di una correzione dei conti pubblici. In realtà, queste due finanziarie si riveleranno insufficienti a risolvere tutti i problemi e soprattutto prevederanno maggiori entrate attraverso nuove tasse. Gli enti locali verranno ulteriormente toccati dai tagli e dalla stretta sul patto di stabilità interna. Persino il nostro presidente Formigoni ha detto che il federalismo fiscale è morto”.

Questo perché, gli ha fatto eco il collega Alessandro Alfieri, la “spesa pubblica centrale è aumentata del 10%, ma per spostare risorse sul territorio si dovrebbe far dimagrire lo Stato, magari a livello di Ministeri, che, invece, costringe le autonomie locali a mettere le mani nelle tasche degli italiani. E per paradosso mentre la spesa sanitaria è aumentata, si tagliano le politiche sociali, al punto che, in Lombardia, per il 2012 verrà cancellato addirittura il fondo per la non autosufficienza”.

Emblematico il caso, praticamente in diretta, del capogruppo Luca Gaffuri, arrivato in treno in forte ritardo: “Ormai queste situazioni sono patologiche – ha esordito – e mentre i biglietti costano praticamente il doppio, i servizi vengono tagliati”. Non solo a livello di trasporti pubblici locali, ha ricordato Gaffuri, ma anche di territorio. E il sindaco di Vimercate ha portato in questo la sua testimonianza: “Noi stiamo facendo la nostra parte da tempo, ma queste manovre vanno a incidere sui servizi fondamentali. Oggi ai nostri anziani e ai nostri ragazzi dobbiamo pensare diversamente”.
Il Gruppo regionale del Pd ha chiuso l’incontro presentando il suo decalogo per superare la crisi e abbattere i costi della politica lombarda.

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Crisi: sul servizio militare e sull’Università non più conteggiabili nel calcolo della pensione

«Un provvedimento che può essere definito anticostituzionale in quanto non riconosce diritti acquisiti addirittura adempiendo un “obbligo” per quanto concerne il servizio militare”. Così Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, si è espresso sul fatto che il Governo pare intenzionato a non considerare più gli anni dell’Università e della “naja” nel conteggio per calcolare l’età pensionabile. «Sono stato subissato di messaggi di cittadini che si lamentano di quest’ultima scelta da parte di un esecutivo che non sa proprio più cosa inventarsi per fronteggiare lo stato in cui versano le finanze del nostro Paese dopo aver negato per tanto tempo l’esistenza della crisi – rileva Gaffuri -. Credo che di fronte a notizie come questa i conti della manovra del governo tornino sempre di meno e le ingiustizie per i cittadini siano sempre più pesanti ». Se tale intenzione del Governo dovesse venire confermata, considerando che fino agli anni ’80 il servizio militare durava 18 mesi, gli ex coscritti dovranno andare in pensione un anno e mezzo più tardi rispetto al passato. Per quanto riguarda l’Università finora era riscattabile il periodo limitato alla durata del corso di studi previsto per la laurea conseguita (con ammissione del riscatto parziale per il periodo stesso) nonché per studi post-laurea (master). Irrilevanti erano considerati gli anni di iscrizione fuori corso.

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Crisi del settore tessile: nuove politiche per favorire lo sviluppo economico

Settemila operai in cassa integrazione dal prossimo mese di settembre. Se è vero che in questi giorni fabbriche e uffici hanno chiuso i battenti per le vacanze estive le prospettive per il futuro, soprattutto relativamente ad un comparto importante dell’economia lariana come quello tessile alla ripresa di settembre, non sembrano affatto rosee. «Il motore trainante del tessuto produttivo comasco è in affanno» sottolinea Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale riferendosi ai dati diramati da Cisl Lombardia dove ci sarebbero, tra cassintegrati e lavoratori in mobilità, non meno di 5mila persone.
«Già in passato ho affermato che di fronte alla trasformazione dell’economia ed alla situazione che si è venuta a creare a causa della crisi economica occorrono nuove strategie. Purtroppo dall’analisi dei dati dell’Osservatorio Cisl (relativi ai primi sei mesi del 2011) i posti di lavoro persi e quelli che rischiano di perdersi sono frutto della difficoltà di gestire modelli organizzativi nuovi dettati dalle mutate regole di mercato, con una struttura industriale vecchio stampo. Da qui il ricorso in aumento della cassa ordinaria, con il record a livello regionale in fatto di richieste da parte delle realtà produttive lariane, considerato strumento utile per garantire flessibilità a costi ridotti per l’azienda. Credo che con la ripresa delle attività sia sempre più impellente continuare ad impegnarsi per concretizzare obiettivi che sono al centro della politica del PD per ciò che concerne lo sviluppo economico e cioè favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani con revisione dei contratti di apprendistato, degli stage e dei tirocini; potenziare le misure per l’attività femminile; semplificazione le modalità di incentivazione ed aumentare le risorse a disposizione delle aziende al fine di porre un freno alle consistenti difficoltà di questo comparto economico».

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