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Servizio idrico integrato: in ritardo di due anni è stata approvata una legge monca

acquaTre richieste accolte, tra Commissione Ambiente e Aula, e altre tre, molto importanti bocciate. Ma alla fine “il progetto di legge che contiene le disposizioni in materia di servizio idrico integrato e, dunque, il recepimento dell’esito della sentenza della Corte costituzionale sulle società patrimoniali e del referendum sull’acqua, che attendevamo da anni, è passato e noi, che lo stiamo sollecitando da tempo, abbiamo deciso di astenerci”, spiega Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd. Nonostante, precisa, “l’iter travagliato e il balletto tra le forze politiche che reggono la Giunta Maroni su un adeguamento normativo che andava adottato almeno due anni fa”. Continua a leggere

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Acqua: subito una mozione per chiedere al Governo di escludere dal patto di stabilità il settore idrico

Se Regione Lombardia sta valutando, il Pd sta facendo. E’ quanto dicono Luca Gaffuri, capogruppo, e Fabrizio Santantonio, consigliere regionale del Pd, commentando le parole dette oggi dall’assessore Raimondi alla presentazione del Rapporto Ambiente Italia 2012 di Legambiente dedicato ai temi dell’acqua. Proprio nei giorni scorsi il Partito democratico lombardo aveva dedicato un convegno al futuro delle risorse idriche e al servizio idrico integrato regionale: “Presenteremo una mozione in Consiglio regionale affinché il Governo non inserisca il settore idrico nel patto di stabilità – spiegano Santantonio e Gaffuri–. La decisione sarebbe grave per due motivi: da un lato impedirebbe gli investimenti utili alla ristrutturazione degli impianti di depurazione e colletta mento; dall’altro, impedirebbe la gestione in house delle aziende pubbliche dell’acqua”. Ma per Gaffuri e Santantonio c’è di più: “Ci sembra paradossale che un settore che fattura 1 miliardo di bollette all’anno non abbia la capacità di reinvestirli in interventi per la depurazione e sia costretto a subire le infrazioni europee”. In questo senso, concludono, “anche se la Regione non ha la gestione diretta del servizio idrico lombardo, ha il dovere di far diventare la soluzione dei suoi problemi una priorità dei prossimi due anni. Per quel che ci riguarda, ci lavoreremo subito”.

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Acqua: Lombardia in ritardo di 20 anni sulla depurazione

Regione Lombardia è in ritardo di 20 anni in tema di depurazione delle acque. Questo significa continuo inquinamento. Per non parlare dello spreco, nell’uso quotidiano dei singoli cittadini, ma anche in quello che si fa a livello aziendale. Insomma, il concetto di utilizzo di questo bene primario dell’uomo è da ripensare. E’ la sfida che ha lanciato oggi, sabato 26 maggio 2012, il Gruppo regionale del Pd con il convegno “Acqua 2.0 – Quale futuro tra fabbisogno alimentare e sviluppo?”.
“Il primo dato che emerge dal confronto tra i vari livelli istituzionali che abbiamo portato al convegno, è un ritardo endemico nella realizzazione delle opere sulle infrastrutture che provoca il continuo inquinamento delle nostre acque e richiede un urgente intervento non solo per l’infrazione comunitaria che arriverà sicuramente proprio sulla questione della depurazione, ma anche per un dovere etico e morale”, spiega Fabrizio Santantonio, consigliere regionale del Pd e capogruppo in Commissione Agricoltura e risorse idriche.
Il secondo dato che è risultato forte e chiaro dai vari interventi “è quello di un sistema di gestione delle acque inefficiente – continua Santantonio –. Il valore del business è pari a circa 1 miliardo all’anno, incassato con le tariffe più basse d’Europa, ma si scontra con la necessità urgente di realizzare 600 milioni di euro di investimenti su cui la Corte di Giustizia europea sta per emettere una condanna per il mancato adeguamento a quanto previsto dalla normativa comunitaria. E’ indispensabile quindi per la Lombardia un grande piano di recupero per l’efficientamento del sistema”.
Il Pd, per voce del consigliere Enrico Brambilla, ha invitato dunque la Regione a “prendere urgentemente in mano la situazione per mettere i comuni e le nostre aziende pubbliche nella condizione di erogare il miglior servizio possibile ai nostri cittadini e far ripartire gli investimenti” e a “spingere sull’acceleratore, muovendosi velocemente per garantire che l’acqua rimanga servizio pubblico e si facciano gli interventi necessari”. L’impegno che noi ci dobbiamo prendere – ha detto il Pd – è il piano della riqualificazione delle infrastrutture delle acque che deve diventare la nostra priorità per l’ambiente e per il lavoro. Un miliardo di investimenti vuol dire, infatti, 10mila posti di lavoro tra indotto e diretto. Costruire una linea di credito è una delle difficoltà, ma l’obiettivo è troppo importante”. E sul fronte delle proposte il Pd è pronto a fare la sua parte, ha assicurato Francesco Prina: “E’ assurdo che si sia passati in 40 anni da una calibratura, nelle abitazioni private, di 100 litri per abitante ai 300 di oggi. Proporremo di cambiare la normativa edilizia e passare alla doppia rete nell’urbanistica, in modo da non sprecare l’acqua potabile per altri usi. Ma chiederemo anche di innalzare ancora le tariffe per lo sfruttamento delle fonti regionali utilizzate dalle multinazionali per l’imbottigliamento. E con il ricavato vorremmo che Regione Lombardia investisse nel servizio idrico integrato”.

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Acqua: Regione Lombardia al palo; legge disattesa, infrastrutture obsolete, iter fermo

Servizio Idrico Integrato

Stato di attuazione della L.R. 21/2010: Infrazione comunitaria e investimenti

Lo sviluppo infrastrutturale del servizio idrico integrato previsto negli anni scorsi è insufficiente rispetto agli obblighi normativi ed alle effettive necessità, soprattutto con riguardo alla depurazione. Molti agglomerati lombardi non sono conformi alle direttive comunitarie in materia. Questo è quanto contenuto nella relazione, di cui alla DGR 3257 del 04.04.2012, sullo stato di attuazione della legge regionale 21/2010 sul servizio idrico integrato.

L’infrazione comunitaria

E’ stata attivata dalla Comunità Europea una procedura di infrazione, la n. 2009/2034, relativa agli agglomerati 10.000 A.E. (Abitanti Equivalenti) in area sensibile che non risultano conformi a quanto previsto dalla Direttiva 271/91/CE, in tema di depurazione.  In data 25/05/2011 con lettera di “Parere motivato” la CE comprendeva 55 agglomerati lombardi. (Il Parere motivato è l’ultima fase della procedura che precede l’esame della Corte di Giustizia europea al fine dell’emissione della condanna). In seguito al monitoraggio completato a fine 2011, risultavano ancora non pienamente conformi alla direttiva 36 agglomerati lombardi. Per ottenere l’archiviazione della procedura, per ogni agglomerato occorre documentare l’avvenuto collaudo delle opere realizzate al fine di raggiungere la conformità alla direttiva CE (completamento reti fognarie, collettamenti e/o impianti depurazione). La procedura di infrazione quindi obbliga ad una programmazione certa finalizzata al superamento nel breve periodo di tutte le insufficienze infrastrutturali.

Lo stato attuale del problema

La Corte di Giustizia Europea sta per concludere le procedure di infrazione e stanno quindi per essere emesse le condanne: occorrerà (per ottenere la sospensione del pagamento dell’infrazione) mettere in programma una massa significativa di investimenti che dovranno essere conclusi entro il 2015.

La sanzione europea:

Potrebbe essere quantificata in “una tantum”

Penale:

Oltre alla sanzione occorre prevedere la penalità per ogni eventuale giorno di ritardo nella realizzazione delle opere richieste.

Il costo degli interventi:

 circa 300 gli interventi assolutamente prioritari, di cui al momento solo 190 programmati nei Piani d’Ambito, per un costo complessivo totale di circa 600 milioni di euro.

 Il numero degli agglomerati in infrazione: 36

Gli investimenti infrastrutturali ed il rispetto del patto di stabilità interno 

Il fabbisogno infrastrutturale, così come risulta dalla relazione sullo stato di attuazione della L.R. 21/2010, stimato dalla programmazione d’Ambito delle AATO (2004 e anni successivi) e ripreso dalla Regione nel Piano di Tutela delle Acque (2006) ammontava a circa 6,4 miliardi di euro, di cui 2,6 miliardi per il comparto acquedottistico e 3,8 miliardi per quello della depurazione (fognature, collettamento e depurazione). Dalla relazione emerge inoltre che il principale programma di investimenti cofinanziato da Regione Lombardia tramite l’Accordo di Programma Quadro “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche”, stipulato nel 2002, ha finanziato una quota parte di questi investimenti pari a 681 milioni di euro, cifra importante che ha, però, coperto solo poco più del 10% del fabbisogno infrastrutturale stimato per la Lombardia. Si attesta quindi ” un forte scarto esistente tra le risorse finora impiegate nella realizzazione di reti e impianti e il fabbisogno stimato“.  Ma le società che operano nel settore (quasi tutte le aziende che operano in Lombardia hanno affidamenti in house) e le aziende speciali a cui è stata affidata la gestione del servizio (novità introdotta dalla L.R. 21/2010), si trovano a dover affrontare un duplice problema: l’obbligo alla realizzazione urgente per lo meno degli investimenti previsti dall’infrazione comunitaria ed il “rispetto del patto di stabilità interno”.

DECRETO LEGGE N. 138/2011  così come convertito in Legge n. 148/2011

 Art. 4 comma 14

Le società cosiddette “in house” affidatarie dirette della gestione di servizi pubblici locali sono assoggettate al patto di stabilità interno secondo le modalità definite, con il concerto del Ministro per le riforme per il federalismo, in sede di attuazione dell’articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. Gli enti locali vigilano sull’osservanza, da parte dei soggetti indicati al periodo precedente al cui capitale partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno.

 NOVITA’ INTRODOTTE DAL DECRETO LEGGE N. 1 DEL 24.01.2012, così come convertito in Legge n. 27 del 24 marzo 2012

 Dal 1° gennaio del 2013 saranno assoggettate ai vincoli del Patto di stabilità anche le aziende speciali e le istituzioni. La regola estende a queste realtà le previsioni già contenute nella normativa sulle società partecipate che gestiscono in house servizi pubblici locali di rilevanza economica. L’estensione del Patto non si applica ad aziende speciali e istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali, educativi, culturali e farmacie. Pienamente ricompresi gli altri settori, compreso il servizio idrico integrato.

 Il D.L. n. 1 del 24 gennaio 2012 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita’”, all’art. 25 (Promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali), punto 1, lettera a) comma 5, prevede:  5. Le societa’ affidatarie in house sono assoggettate al patto di stabilita’ interno secondo le modalita’ definite dal decreto ministeriale previsto dall’articolo 18, comma 2-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. L’ente locale o l’ente di governo locale dell’ambito o del bacino vigila sull’osservanza da parte delle societa’ di cui al periodo precedente dei vincoli derivanti dal patto di stabilita’ interno.

Al punto 2 dello stesso articolo prevede inoltre: 2. All’articolo 114 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il comma 5 e’ inserito il seguente: “5-bis. A decorrere dall’anno 2013, le aziende speciali e le istituzioni sono assoggettate al patto di stabilita’ interno secondo le modalita’ definite, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell’interno e degli affari regionali, il turismo e lo sport, sentita la Conferenza Stato-Citta’ ed autonomie locali, da emanare entro il 30 ottobre 2012. A tal fine, le aziende speciali e le istituzioni si iscrivono e depositano i propri bilanci al registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economico-amministrative della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del proprio territorio entro il 31 maggio di ciascun anno. L’Unioncamere trasmette al Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 30 giugno, l’elenco delle predette aziende speciali e istituzioni ed i relativi dati di bilancio. Alle aziende speciali ed alle istituzioni si applicano le disposizioni del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonche’ le disposizioni che stabiliscono, a carico degli enti locali: divieto o limitazioni alle assunzioni di personale; contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e per consulenza anche degli amministratori; obblighi e limiti alla partecipazione societaria degli enti locali. Gli enti locali vigilano sull’osservanza del presente comma da parte dei soggetti indicati ai periodi precedenti. Sono escluse dall’applicazione delle disposizioni del presente comma aziende speciali e istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali ed educativi, culturali e farmacie”;

IL REGOLAMENTO

 Per applicare l’estensione del Patto di stabilità a queste realtà occorre un regolamento attuativo del ministero dell’Economia (di concerto con Affari regionali e Interno), che va emanato entro il 30 ottobre 2012. Il regolamento è anche lo strumento con cui attuare l’applicazione del Patto di stabilità alle società in house, prevista fin dal 2008 con DL 112/2008 convertito in legge 133/2008 e successive modificazioni. Finora, però, i problemi applicativi legati all’estensione dei vincoli a realtà con bilanci e organizzazioni diverse rispetto agli enti locali hanno bloccato il decreto attuativo.

 Rischio conseguente: blocco degli investimenti (difficoltà per le aziende speciali nel trasferire fondi agli operatori del settore, limite all’indebitamento per le società che operano in house).

 

LE PROPOSTE DEL GRUPPO CONSILIARE PD

 

I Consiglieri Regionali del Gruppo Consiliare PD in data 23 Aprile 2012 hanno presentato al Presidente della Commissione VIII richiesta di audizione delle aziende speciali e delle società che operano nel settore “in house”, affinchè possano esporre le criticità e quantificare le preoccupanti ripercussioni sugli investimenti, di quanto previsto dalle recenti normative.

Sarà inoltre cura del Gruppo Consiliare PD promuovere con atto formale l’impegno di Regione Lombardia, in sede di conferenza Stato-Regioni, al fine di richiedere l’annullamento dell’applicazione della norma che prevede l’applicazione del Patto di Stabilità Interno, in relazione al servizio idrico integrato.

Di queste problematiche e della complessità del tema “acqua bene comune” si parlerà durante l’incontro promosso dal Gruppo Consiliare PD

 

“ACQUA 2.0 –

 

Quale futuro tra fabbisogno alimentare e sviluppo

?”

Sabato 26 Maggio 2012 ore 09,30

 

 

Milano – P.zza Duca d’Aosta, 3

Grattacielo Pirelli – Auditorium “Giorgio Gaber”

a cui vi invitiamo ad essere partecipi.

IL CAPOGRUPPO CONSILIARE

Luca Gaffuri

I CONSIGLIERI REGIONALI

 

Fabrizio Santantonio

 

Agostino Alloni

 

Gian Antonio Girelli

 

Giovanni Pavesi

 

Francesco Prina

 

Enrico Brambilla

 

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Acqua, bene comune. Un convegno sabato 26 maggio a Milano, anche in diretta web

Acqua bene comune – Il programma del convegno di sabato 26 maggio

Il convegno verrà trasmesso anche in diretta web su www.blogdem.it

 

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Referendum: un milione e mezzo di “ex” elettori del centrodestra ha votato sì

Almeno un milione, un milione e mezzo di elettori lombardi che alle scorse regionali ha scelto Lega e Pdl ha deciso di andare a votare ai referendum e votare sì. Ciò significa che l’appello di Formigoni a disertare le urne è stato rispedito al mittente e che molti degli elettori di centrodestra non hanno condiviso le politiche del Governo nazionale in alcune materie chiave.
Ora chiediamo al presidente della Regione di venire in Consiglio al più presto per rimettere mano alla legge sull’acqua che il centrodestra aveva voluto a tutti i costi approvare a fine 2010. E venga ad ammettere, con tutta la maggioranza, che le nostre mozioni contro la realizzazione delle centrali in Lombardia non erano da bocciare perché rappresentavano il sentimento della maggioranza dei lombardi.

Luca Gaffuri, capogruppo PD in Consiglio regionale della Lombardia

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Referendum 2011: 4 Sì

Qualche riflessione e qualche informazione sui 4 quesiti referendari del 12 – 13 Giugno 2011.

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Le acque del lago, un video

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Acque del Lario: 3 proposte per uno sfruttamento virtuoso

Il Lario è come un catino, schiacciato tra le esigenze degli invasi a monte e delle necessità dell’agricoltura a valle, la gestione del livello delle acque è deciso in base a questi bisogni senza curarsi della salvaguardia della fauna ittica e della gestione delle rive.

Le enormi risorse generate dallo sfruttamento delle acqua del lago, poi non ricadono sugli enti rivieraschi ma vengono ingurgitate della grande idrovora rappresentata dalla Regione Lombardia senza essere reimpiegate sui territori.

Carlo Spreafico, consigliere segretario Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, dichiara: “Da 5 anni sottoponiamo alla Regione il problema rappresentato dalla gestione delle acque del Lario, ma le nostre continue richieste e sollecitazioni sono rimaste inascoltate, ora anche altre forze politiche si sono rese conto del ruolo strategico rappresentato dal Lario e dell’inadeguatezza dell’attuale sistema di gestione. Come gruppo consiliare del Pd chiediamo di rivedere le norme di gestione della diga di Olginate e di conseguenza delle acque del Lario; che nella cabina di regia vengano inseriti i territori prospicienti il lago in modo che abbiano voce in capito in un problema che li tocca tanto da vicino e che possano affiancare Regione Lombardia nella definizione dei livelli delle acque. La ricchezza del nostro lago non viene solo dai canoni di derivazione – prosegue Spreafico – proponiamo di sfruttare la risorsa idrica lariana anche in altri modi per generare valore, in particolare sarebbe possibile generare energia elettrica dal lago attraverso un sistema di pompe di calore. Per questo vorremmo proporre un progetto pilota in collaborazione con l’unione Europea. In questo modo il bacino Lario potrebbe entrare a far parte in pieno titolo della filiera regionale della produzione della energia elettrica. Chiediamo inoltre di regionalizzare il trasporto lacuale”.

Luca Gaffuri, capogruppo Pd in Consiglio Regionale, aggiunge: “Chiediamo al più presto una nuova audizione dei soggetti coinvolti nella gestione delle acque del Lario, tenendo presente anche la questione delle Paratie a Como, realizzate in modo strumentale per gestire ulteriormente il bacino idrico lariano. Inoltre vorremmo che le risorse derivate dalla gestione del lago diventassero patrimonio anche dei territori rivieraschi e non solo incamerate dalla Regione e inglobate nel grande mare del bilancio. Chiediamo che anche le altre forze politiche si facciano promotrici di una proposta che veda la maggioranza in Consiglio Regionale. Per questo – conclude il capogruppo – non perderemo occasione di sollevare il problema in tutte le sedi competenti”

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Apa: a rischio la sicurezza alimentare e posti di lavoro

Apa

La Finanziaria 2010 ha praticamente azzerato i capitoli di spesa che in precedenza servivano a finanziare il Sistema allevatori, in particolare le attività di miglioramento genetico affidate alle varie associazioni provinciali. Sul futuro di questi interventi chiede lumi un question time che verrà discusso domani, oggi 12 aprile 2011, durante il Consiglio regionale

“Il mancato trasferimento riguarda la perdita, per il sistema lombardo, di 15,5 milioni di euro con la conseguente messa in discussione dell’intero sistema di esercizio delle funzioni relative alla tenuta dei libri genealogici e dei controlli funzionali del bestiame, con una incidenza negativa sulla qualità degli allevamenti e delle produzioni lattiero casearie, di cui la nostra regione è leader italiano, e con un elevato rischio sulla sicurezza alimentare derivante dalla cessazione delle attività delle Apa, le Associazioni provinciali allevatori”, dice nel documento Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd e primo firmatario dell’interrogazione.

“Vi saranno ricadute negative importanti anche per l’occupazione che, nella sola Lombardia, riguarderà circa 500 lavoratori portatori di professionalità e funzioni essenziali a tutta la filiera zootecnica e lattiero casearia – continua Gaffuri –. Ma nonostante i ripetuti inviti alla ricerca di soluzioni, nulla si è mosso da quando la Finanziaria è entrata in vigore. E i mesi sono passati, tre sono stati gli avvicendamenti al Ministero dell’Agricoltura, Stato-Regioni sull’argomento non si sono mai incontrati”.

Il capogruppo Pd ricorda anche che altre Regioni si sono già fatte carico di parte del finanziamento delle attività. Se non si farà nulla, in Lombardia “verranno modificati pesantemente i livelli di controllo, i bilanci economici delle strutture e, entro giugno, dovranno essere inviate le lettere di licenziamento agli addetti del sistema che non risultano tutelati dalla cassaintegrazione e che mediamente hanno un’età fra i 40 e i 50 anni”.

Ecco allora che Gaffuri chiede “quali azioni intenda intraprendere la Giunta, sia a livello regionale che governativo statale, per reperire le risorse necessarie al finanziamento delle attività di miglioramento genetico e dei controlli funzionali affidate ad Apa”.

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