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La Commissione speciale con la Svizzera è sparita nel nulla

Dal Canton Ticino i giornalisti chiedono informazioni sulla seduta che dovrebbe veder riunita la Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica con la sua ex presidente, ora assessore regionale. E io che sono segretario di quella Commissione non ne so assolutamente nulla.

Mi chiedo che senso abbia tenere in vita un organismo che non si riunisce da mesi, esattamente da fine marzo, quando abbiamo ricambiato, dopo anni, la visita al Gran consiglio a Bellinzona. Un’occasione per mettere sul piatto i molti temi ancora aperti, ma che nel nostro caso è rimasta totalmente in sospeso.

E gli argomenti, appunto, non solo non mancano, ma crescono di mese in mese: se le questioni legate ai frontalieri e alla posizione della politica ticinese nei loro confronti è sempre in cima all’agenda, ricordo che i progetti sul trasporto ferroviario rimangono aperti: dovremmo verificare il rispetto del cronoprogramma dell’Arcisate-Stabio, ma vorremmo saperne di più anche sulla Milano-Chiasso e sugli interventi nella stazione svizzera.

Quest’estate si è aggiunta la vicenda della frana del Pizzo Cengalo che, sebbene sia più legata al Canton Grigioni, ha necessità di essere affrontata in Commissione speciale, visto interessa le nostre popolazioni e il traffico frontaliero in quella zona. Sempre sul fronte delle novità, la Giunta regionale ha approvato un progetto di legge di legge di ratifica relativo alla cooperazione culturale tra Regione Lombardia, i Cantoni Ticino e Vallese e la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, che dovrebbe passare in consiglio regionale, ma non è stata per ora calendarizzata. E naturalmente, men che meno, è previsto se ne parli in Commissione.

Da segretario ho più volte sollecitato, via lettera, il presidente della Speciale a convocare almeno una seduta e reitererò l’invito. Non mi resta che incrociare le dita e attendere.

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Maroni, ora ci aspettiamo la tangenziale gratis

“Nessun segnale di vita” è il commento con cui ho iniziato la mia dichiarazione, sul giornale La Provincia di Como di martedì 17 ottobre, sugli impegni presi da Regione Lombardia con i comaschi a proposito della tangenziale. E dico chiaramente di non aver registrato passi in avanti sull’argomento tangenziale di Como e sull’abolizione del pedaggio prevista dal 1 gennaio prossimo.
Non ci sono aggiornamenti, nonostante sia un obiettivo fondamentale per Como e tutta la provincia. Da anni lo stiamo perseguendo, dimostrando che la scelta di portare a pagamento il primo lotto della tangenziale non va bene. Dobbiamo eliminare il pedaggio, rendere gratis la strada. I numeri degli utenti che a oggi utilizzano il tratto autostradale sono ancora irrisori, il peso dell’opera è stato sorretto dal pubblico, i  benefici per cittadini e territorio tardano a vedersi.
Perciò, ci aspettiamo che Roberto Maroni sia di parola e che dal primo gennaio del 2018 la tangenziale sia effettivamente gratuita, così come ha promesso a più riprese. Per ora, in questi mesi, ancora non abbiamo visto una foglia muoversi. Immagino non sia affatto facile, ma ci contiamo perché per il nostro territorio è una questione troppo importante.

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Lombardia-Grigioni: abbiamo ratificato senza cabotaggio e integrazione tariffaria

In consiglio regionale abbiamo dato l’ok alla ratifica dell’intesa tra la Regione Lombardia, la Provincia di Sondrio e il Canton Grigioni per lo sviluppo del traffico pubblico regionale e transfrontaliero e della sua componente turistica.
È un accordo importante per quanto riguarda la mobilità, sia per chi si reca da una parte all’altra del confine per motivi di lavoro, sia per lo sviluppo turistico di questi territori. Ed è un’istanza che avevo portato a Poschiavo, nell’incontro di qualche tempo fa. Ritengo, infatti, fondamentale l’attività di dialogo che c’è stata in questi anni. Ed è altrettanto importante che il monitoraggio degli accordi presi sia portato avanti con continuità.
Tuttavia, mancano degli aspetti non secondari al rapporto di buon vicinato che si sta instaurando con i Grigioni: non sappiamo ancora nulla a proposito della questione del cabotaggio, che coinvolge Lombardia, Canton Ticino e Canton Grigioni. Inoltre, il tema dell’integrazione tariffaria diventa centrale se vogliamo agevolare il trasporto pubblico.
Parlando in Aula sul tema, ho espresso rammarico anche per il fatto che ancora una volta, all’incontro con i Grigioni, Regione Lombardia non è arrivata puntuale: avendo rinviato la seduta di consiglio, l’accordo che abbiamo approvato solo dopo non era ancora operativo. Ma sarebbe stato meglio portare alla riunione l’intesa già ratificata. Non solo: mi sono detto anche molto stupito che l’argomento non sia stato trattato nella Commissione speciale, nata a inizio legislatura proprio con il compito di affrontare le problematiche a cavallo del confine. Invece, l’ultima volta che ci siamo visti era il 29 marzo, quando abbiamo incontrato i nostri omologhi ticinesi a Bellinzona. Forse, a fine legislatura sarà necessario interrogarsi sull’opportunità di mantenere questa e altre commissioni speciali attivate.

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Quattro barche ferme nel lago. È la polizia nautica

La Polizia nautica provinciale è quel corpo specialistico nato per il pattugliamento dei laghi e dei fiumi della nostra regione e per la sicurezza delle imbarcazioni e delle persone, che è stata smantellata insieme alle Province. Di fatto, i mezzi sono rimasti in capo a queste ultime, mentre la competenza è tutta regionale, ma si è creato un vuoto amministrativo e soprattutto in termini di sicurezza. Accade, perciò, che nel lago di Como siano ancorate quattro imbarcazioni della polizia nautica, ma nessuno più ne faccia uso.
Durante l’ultimo consiglio regionale come opposizioni abbiamo presentato una mozione sul tema che, in barba alla maggioranza, è stata approvata.
Ora dunque la Regione non può più far finta di niente: si tratta di un segnale forte che ci ricorda l’importanza della questione della sicurezza nelle acque dei nostri laghi, evidentemente molto sentita non solo dalle minoranze perché al momento la situazione non è affatto presidiata.

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Sul Pizzo Cengalo ascoltiamo gli enti locali e il Canton Grigioni

Le ripercussioni sul territorio lombardo della frana del Pizzo Cengalo dello scorso agosto, sono al centro di una richiesta di audizioni che ho presentato al presidente della Commissione Ambiente del consiglio regionale.
Considerata la portata e la gravità dell’evento, le importanti ricadute ambientali che investono il fiume Mera e il territorio lombardo e che interesseranno nel medio e lungo periodo il corso d’acqua e le aree circostanti, ho chiesto che sia calendarizzata con particolare urgenza una seduta congiunta delle Commissioni Ambiente, Territorio e speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, per poter approfondire il tema.
Vanno innanzitutto ascoltati gli assessori regionali all’Ambiente, al Territorio, alla Protezione Civile e ai rapporti con la Svizzera affinché possano informare i consiglieri in merito alla situazione ambientale e idraulica del fiume Mera, ai possibili rischi idrogeologici derivanti da eventuali ulteriori crolli e alle azioni messe in campo da Regione Lombardia o da avviare per prevenire e mitigare il rischio e per limitare i danni, purtroppo già in atto, anche attraverso il coordinamento di iniziative locali.
Ho chiesto anche che vengano ascoltati anche i presidenti del Governo del Cantone dei Grigioni, delle Province di Como, Lecco e Sondrio e della Comunità montana della Valchiavenna.

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Meglio non chiudere le unità complesse

Ho presentato un’interrogazione all’assessore regionale alla Sanità a proposito della chiusura delle Unità complesse di Chirurgia dei presidi ospedalieri di San Fermo della Battaglia e di Menaggio, come previsto dalla direttiva sulle determinazioni delle linee guida regionali per l’adozione dei piani di organizzazione aziendale strategici.
Nell’atto chiedo all’assessore se non ritenga opportuno operare una deroga, favorendo, invece, interventi e investimenti che possano piuttosto promuovere la competitività e la capacità attrattiva verso le due strutture sanitarie pubbliche del territorio comasco. Dal mio punto di vista è, infatti, sbagliato ridurre le chirurgie, perché così si va a compromettere la competitività e la capacità attrattiva degli ospedali, impattando sulle liste d’attesa per gli interventi, creando disagi per l’utenza e incidendo negativamente sulla professionalità dei medici chirurghi.

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Milano-Chiasso, sulla sicurezza solo una risposta formale

Avevo più volte interpellato l’assessore regionale ai Trasporti in merito agli incidenti mortali che si sono verificati lungo la linea ferroviaria Milano-Chiasso. Ho atteso tre mesi per avere una risposta e finalmente l’ho ottenuta, prima delle vacanze estive. Peccato che fosse assolutamente di rito, senza veri impegni. Non ci resta che auspicare che la Giunta si attivi per davvero affinché certi episodi non si ripetano più.
Nello specifico, l’interpellanza si riferiva al terribile incidente avvenuto tra le stazioni di Albate Camerlata e Cucciago lo scorso 11 aprile. Con riferimento ai ripetuti incidenti mortali, anche oltre la linea di confine, chiedevo esplicitamente all’assessore se fossero state verificate le condizioni di sicurezza del treno coinvolto e se la Regione intendesse aumentare le misure di sicurezza lungo questa linea, per prevenire altre sciagure. Ma la risposta, appunto, non è stata molto articolata.

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Poste: far diventare razionalizzazioni orarie alcune chiusure e limitare i disagi nei territori più sguarniti di servizi

PosteSi è svolta oggi, in Commissione Programmazione e Bilancio, congiunta con la Commissione Attività produttive, l’audizione del sottosegretario Daniele Nava in merito alla risoluzione 31 sulla riorganizzazione di Poste Italiane in Lombardia. Continua a leggere

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Polizia locale, scettico su possibile ingerenza della Giunta sull’autonomia dei Comuni

polizia_localeIl Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge che “Disciplina il servizio di polizia locale e promuove nuove politiche integrate di sicurezza urbana”. Il provvedimento è passato con il voto favorevole della maggioranza; il Partito democratico ha espresso un voto di astensione. “Non ci è piaciuto il metodo utilizzato dalla Giunta – spiega il consigliere regionale del PD Luca Gaffuri -: su una materia così importante inizialmente sono stati tagliati fuori gli enti locali e, sebbene durante i lavori di Commissione siamo riusciti a correggere questa stortura, ci rimangono alcune perplessità su una possibile ingerenza che la Regione potrebbe avere nell’autonomia dei comuni. Inoltre – continua – rimaniamo scettici su un punto della legge che prevede la possibilità di creare collaborazioni tra la polizia locale e associazioni di volontari. La convergenza in Aula non è stata sufficiente per fugare tutti i nostri dubbi”.

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Elisoccorso, si mette a rischio il concetto di servizio pubblico

Elicottero“Un conto è l’abuso del servizio, mettendo magari a rischio la vita dei soccorritori, ma il provvedimento della Regione, per affrontare casi limite, rischia però di mettere in discussione il principio su cui si basa ogni servizio pubblico. Se si decide di far pagare migliaia di euro per chi va in montagna non attrezzato adeguatamente, allora si rischia di doverlo fare anche per chi cade in casa perché ha camminato sul pavimento umido. E chi è sovrappeso dovrà pagare fino al 50% delle cure conseguenti a malattie cardiovascolari? E chi fuma e poi si ammala? Inoltre, con questa legge si chiede ai soccorritori, che sono quasi sempre volontari, di decidere se la persona soccorsa dovrà pagare migliaia di euro oppure nulla, dovendo loro stabilire se c’è stata negligenza. Fanno un lavoro prezioso, non credo si debba addossare a loro questa responsabilità”. Continua a leggere

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