Archivi categoria: Scuola

A proposito degli organici degli insegnanti in Lombardia

L’avvio dell’anno scolastico è ormai alle porte e mi sembra quindi doveroso ricordare l’appello lanciato al Ministero dell’Istruzione affinché non proceda con il previsto taglio di organico di personale docente nella scuola lombarda. Il rischio, infatti, è quello di un leggero peggioramento se davvero verrà fatto il ridimensionamento. Continua a leggere

Pubblicato in dalla Regione, Scuola | Lascia un commento

Scuole dell’infanzia paritarie, grazie al nostro intervento votato l’emendamento dell’assessore per ripristinare gli 8 milioni a bilancio

ScuolaGrazie a un emendamento dell’assessore regionale all’Economia Garavaglia, questo pomeriggio, in I Commissione Bilancio, si sono potute ripristinare per intero le risorse destinate da Regione Lombardia alle scuole dell’infanzia paritarie che hanno ora di nuovo a disposizione 8 milioni di euro. “Abbiamo votato convintamente a favore dopo aver sollecitato in ogni modo il ripensamento della posta di bilancio, in un primo momento tagliata esattamente della metà – fa sapere Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd e componente della Commissione –. Appena ci siamo accorti della decisione della Giunta di portare a 4 i milioni di euro di risorse, abbiamo lanciato l’allarme: in questo modo, tante piccole scuole che in tutte le province lombarde, ma in particolare nelle zone più disagiate, suppliscono alla mancanza di analoghe strutture pubbliche, rischiavano di chiudere. Con tutti i danni sociali e didattici che questo avrebbe comportato”.

Continua a leggere

Pubblicato in Scuola | Taggato | Lascia un commento

Dote scuola, i contributi per i libri solo da fine settembre

ScuolaA differenza degli altri anni Dote scuola di Regione Lombardia è in ritardo e le famiglie dovranno anticipare i soldi per i libri, la voce che interessa di più e che pesa maggiormente sul bilancio famigliare. “Ma l’assessore regionale all’Istruzione Aprea ci ha assicurato che poi la Regione pagherà. E noi monitoreremo che ciò avvenga”, fa sapere Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd, dopo che oggi, martedì 8 settembre 2015, l’assessore ha risposto a una question time del Pd sul tema, durante la seduta d’Aula. Continua a leggere

Pubblicato in Scuola | Taggato , | Lascia un commento

Istituto Vanoni Menaggio: prima di eliminare classi occorre assicurare l’obbligo scolastico

“Confido in un’attenta valutazione della situazione da parte dei vertici dell’Ufficio Scolastico Provinciale affinché, dopo aver scongiurato la diminuzione di nuove classi per il liceo scientifico nel prossimo anno scolastico, ora non sia l’istituto tecnico turistico a pagarne le conseguenze. I disagi per i ragazzi coinvolti e per le loro famiglie, infatti, non sono di poco conto in un contesto oltretutto complesso come quello del lago di Como reso ancor più delicato dall’attuale situazione economica”. Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, interviene sulla prospettata nuova organizzazione dell’indirizzo tecnico turistico dell’istituto polifunzionale Vanoni di Menaggio per l’anno scolastico 2012/13. L’Ufficio Scolastico Provinciale, infatti, ha recentemente comunicato alla segreteria ed ai genitori interessati che da settembre non sarà più possibile mantenere tutte e due le future classi terze dell’attuale ciclo di studi mentre le classi prime, per tanti anni suddivise in quattro sezioni, saranno solo tre. Nel primo caso si dovrebbe, dunque, procedere ad un accorpamento degli alunni che hanno appena concluso gli studi della classe seconda sennonché il numero di studenti, 37, supera di sette unità i limiti imposti dalla Legge. Per questi adolescenti, e per le loro famiglie, il rischio concreto è quello di essere costretti a cambiare scuola o indirizzo, oppure proseguire in questo corso di studi ma in un’altra località della provincia di Como con evidenti ripercussioni in termini di spostamento e di tempo. Per ciò che concerne, invece, l’organizzazione delle future classi prime, finora, all’istituto Vanoni venivano allestite quattro sezioni per l’ambito tecnico che riguarda gli sbocchi turistico e ragioneria. L’Ufficio Scolastico Provinciale ha annunciato che non è possibile assicurare l’organizzazione di quattro sezione che, dunque, saranno portate a tre. “Lo sbocco turistico è un indirizzo particolarmente apprezzato per le possibilità professionali che assicura a questo territorio – rileva Gaffuri -. La decisione di istituire tre classi prime e di formare una sola classe terza crea evidenti problemi alle famiglie ed agli studenti. Già in passato ho fatto notare come la difficoltà dovuta ai collegamenti stradali con Como e il resto della provincia si ripercuoteranno sulla vita di questi ragazzi nel caso siano impossibilitati a frequentare l’istituto di Menaggio. Sono infatti numerosi gli esempi di giovani che hanno deciso di iscriversi a Como e che poi hanno rivisto la loro decisione per le evidenti difficoltà derivanti dall’andare a scuola e tornare a casa con mezzi pubblici”. “Un altro punto su cui l’Ufficio Scolastico Provinciale e quello Regionale dovrebbero riflettere attentamente, prima di prendere una decisione definitiva, è che stiamo parlando di adolescenti per i quali è ancora previsto l’obbligo scolastico. Lo Stato deve, quindi, assicurare loro istruzione. E’ questo il dovere delle Istituzioni, non quello di creare problemi ai ragazzi ed alle loro famiglie. Auspico che, come insegna la recente esperienza vissuta per ciò che concerne il liceo scientifico menaggino, l’Ufficio Scolastico Provinciale riveda la sua posizione ripristinando le classi che da tempo caratterizzano questo importante istituto superiore del lago di Como per il prossimo anno scolastico”.

Pubblicato in dalla Regione, Scuola | Taggato , , , , , , , , | Lascia un commento

Liceo scientifico a Menaggio: ripristinare due classi prime per il prossimo anno scolastico

«Auspico che l’Ufficio Scolastico Regionale, e la sua sede Provinciale di Como, ritornino sulla decisione di non concedere l’istituzione di due classi prime per il liceo scientifico dell’istituto polifunzionale Vanoni di Menaggio. Se dovesse infatti essere confermata la costituzione di una sola prima classe ci troveremmo di fronte ad un nuovo elemento di disagio per la popolazione del lago di Como che, già, quotidianamente vive in un contesto dove i problemi, soprattutto per quanto concerne gli spostamenti, non mancano». Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, non fa mancare il suo appoggio a genitori e vertici scolastici di uno degli istituti superiori più importanti del Lario che, come ormai capita da anni, si trova a dover convivere con decisioni prese da organismi superiori ma che non tengono nella dovuta considerazione le peculiarità del territorio compreso tra lago e Prealpi, preannunciando che invierà al più presto una lettera al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico, Giuseppe Colosio. «L’Istituto Vanoni rappresenta uno dei complessi scolastici più importanti della sponda occidentale del Lario – sottolinea Gaffuri -. Ogni anno è frequentato dai ragazzi del territorio. La decisione di istituire una sola classe prima crea evidenti problemi alle famiglie ed agli studenti in quanto, se è pur vero che possono iscriversi a Como, con l’inizio delle lezioni la difficoltà dovuta ai collegamenti stradali con il capoluogo, ed ora anche nella navigazione, si ripercuoteranno sulla vita di questi ragazzi. Già negli ultimi anni, infatti, giovani che avevano deciso di frequentare istituti analoghi a Como hanno poi rivisto la loro decisione nell’arco di qualche settimana dall’inizio delle lezioni per le evidenti difficoltà derivanti dall’andare a scuola e tornare a casa con mezzi pubblici». La bontà di avere due classi prime di liceo scientifico a Menaggio trova ulteriori conferme dopo che alcuni giovani dell’alto lago hanno visto rifiutata la loro iscrizione all’analogo indirizzo di studi di Morbegno: «Si tratta di giovani che potrebbero benissimo frequentare l’istituto menaggino – rileva Gaffuri -. Appunto per questo, considerando i ragazzi già iscritti, i potenziali studenti e coloro che, pur avendo optato per Como guarderebbero con favore a frequentare il liceo a Menaggio, credo che l’Ufficio Scolastico Regionale dovrebbe rivedere la sua posizione ripristinando le due classi prime per il prossimo anno scolastico».

Pubblicato in Scuola | Taggato , , , , , , | Lascia un commento

Residenza di via Pannilani: L’assessore Rossoni deve intervenire

“Stiamo raccogliendo la documentazione su eventuali contributi regionali alla realizzazione del complesso di via Pannilani, per vedere se ci sono elementi ulteriori da far pesare da parte di Regione Lombardia nel trattare con l’Inail”, lo fa sapere Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd, a proposito della diatriba che si è aperta a Como sull’edificio che ospita studenti, a prezzi calmierati, in via Pannilani.

Comunque, aggiunge Gaffuri, “la Regione, nella persona dell’assessore all’Istruzione Rossoni, deve muoversi: ha tutti i titoli istituzionali per intervenire e attivarsi da subito per trovare soluzioni al problema. Il diritto allo studio e quindi anche gli interventi per rendere disponibile un alloggio a costi sostenibili per gli studenti delle università lombarde sono di competenza regionale”.

Di fatto ogni tre anni il Consiglio regionale approva le “Linee triennali di indirizzo in materia di diritto allo studio universitario”: le ultime sono quelle del 2008. Lì si riconosceva l’estrema urgenza di residenzialità per gli studenti e la Regione si poneva come obiettivo il “potenziamento delle strutture universitarie, in particolare residenziali per studenti, in un quadro di programmazione dell’espansione dei poli universitari e in una logica di incentivazione del cofinanziamento e della partnership tra soggetti pubblici e privati”, come recita il documento.

Ancora più di recente nel Programma regionale di sviluppo 2010-15 approvato lo scorso autunno si diceva che “si intende dar corso a iniziative che forniscano adeguate risposte a specifiche aree di domanda abitativa, anche temporanea, legate a situazioni di disagio e debolezza sociale ovvero di carenza di offerta sostenibile, compresa l’ospitalità per gli studenti universitari. Regione Lombardia intende inoltre migliorare i propri interventi di diritto allo studio universitario”.

Nel capitolo su Como del Programma regionale di sviluppo si legge che “la competitività del territorio trova un punto di snodo nella presenza del sistema universitario, che all’interno della provincia di Como ricopre un ruolo primario come incubatore di risorse umane e specializzate: contribuire allo sviluppo del sistema universitario è quindi uno dei punti di maggiore interesse. Per lo sviluppo del sistema universitario comasco appare cruciale e strategica la realizzazione del campus universitario, (fatto salvo il rispetto della normativa nazionale e regionale vigente) con caratteristiche e funzionalità coerenti con il progetto di università che il territorio e le università presenti vanno delineando. Tale progetto costituisce, infatti, la condizione imprescindibile per qualificare e rafforzare le capacità di accoglienza degli studenti stranieri e, più in generale, di talenti e professionalità di alto profilo che altrimenti migrano verso altri poli economici (Milano, Svizzera o altri paesi esteri)”.

Gaffuri aggiunge polemicamente: “Per quanto riguarda il campus universitario a Como va ricordato che la delibera della Giunta regionale atta a promuovere uno studio di fattibilità sull’area di San Martino è lettera morta dal 2008”.

Invece, a proposito di un’auspicabile interlocuzione con l’Inail, Gaffuri ricorda che “Marco Fabio Sartori, presidente dell’istituto, e Giuseppe Lucibello, direttore generale, dovrebbero essere sensibili e conoscere i problemi del polo universitario di Como, in quanto il primo è un ex deputato della Lega originario della provincia di Varese, e il secondo è membro del Collegio dei revisori dei Conti del Politecnico di Milano”.

Pubblicato in dal Comune di Como, dalla Regione, Idee e politica, Scuola | Taggato , , , | Lascia un commento

Campus a Como: erano solo buoni propositi?

Da anni a Como si parla di Università e Campus, senza ottenere molto, in verità. In questi giorni si è riacceso il dibattito sul destino del campus e dell’ateneo.

Regione Lombardia ha dato il suo ok perché si studiasse un campus a Como in data 20 febbraio 2008, tre anni fa quindi: da allora Comune e Provincia di Como hanno fatto poco o nulla. Ora si dice che sarebbe meglio il modello “college”. Eppure agli Stati generali dell’università comasca, convocati a gennaio 2010 dalla Camera di Commercio per scongiurare la china troppo varesina assunta dall’Insubria, tutti sono stati concordi nel ritenere il campus essenziale. Il progetto è stato fatto proprio anche dal Piano per la competitività del Tavolo provinciale dello sviluppo: perciò la costruzione del campus è uno degli obiettivi inseriti nel Piano Regionale di Sviluppo 2010-15 approvato a settembre dal Consiglio regionale. Carta straccia? Senza università non c’è futuro possibile per il college: quindi la realizzazione del campus resta strategica e il non avere fatto niente finora è una delle tante grandi responsabilità del Sindaco Bruni e del Presidente Carioni.

Pubblicato in dal Comune di Como, Scuola, Territorio | Taggato , , | Lascia un commento

Parliamo di Campus a Como

Parliamo di campus ma -  attenzione! – l’oggetto del discorso non è l’istruzione e tanto meno la cultura: l’argomento è la politica. La notizia da un mese a questa parte è che c’è un ripensamento sulla costruzione del campus universitario a Como.

Lo ha ribadito tre giorni fa l’assessore provinciale al lavoro, attività economiche e università Alessandro Fermi ma il primo a spiegarcelo è stato il senatore Alessio Butti: «L’idea di campus non ha i presupposti, non funziona, è superata – ha detto alla stampa – Si parla di campus da vent’anni ma non è stato compiuto nessun passo avanti, non abbiamo visto un progetto e neppure un piano finanziario».

Peraltro il centrodestra governa da un quindicennio il nostro territorio e da tre anni è al palo l’accordo per lo studio di fattibilità di un campus a San Martino promosso dalla Regione. Nel gennaio 2007, dopo averne parlato con Formigoni, il sindaco Bruni spiegava: «Proprio sul campus abbiamo concentrato l’attenzione. A primavera contiamo di siglare con gli altri partner l’accordo di programma per fissare tutti i dettagli dell’operazione e partire». Ma adesso il primo cittadino ha cambiato opinione: «non ha nessun senso parlare oggi di campus».

Si dice che con la riforma Gelmini sarebbe meglio il modello “college”. Eppure agli Stati generali dell’università comasca, convocati a gennaio dalla Camera di Commercio per scongiurare la china troppo varesina assunta dall’Insubria, tutti sono stati concordi nel ritenere il campus essenziale e il senatore Butti non ci ha avvertiti delle linee della riforma che stavano predisponendo a Roma. Né l’allarme è stato sollevato ad aprile al varo del Piano per la competitività da parte del Tavolo provinciale dello sviluppo, cui partecipano anche Butti e Fermi (Bruni è sempre assente): perciò la costruzione del campus è uno degli obiettivi inseriti nel Piano Regionale di Sviluppo 2010-15 approvato a settembre dal Consiglio regionale. Carta straccia?

C’è un’altra notizia, però: lunedì il presidente Formigoni – evidentemente non informato dal senatore Butti e dall’assessore Fermi e neppure dal sindaco Bruni – ha posato la prima pietra del campus di Lecco, annunciando la conclusione dei lavori entro diciotto mesi. Vale la pena ascoltare le voci che giungono da “quel ramo” del lago per sentirci dire perché sarebbe sbagliato rinunciare a Como all’idea del campus e in fondo a un futuro universitario.

È «un intervento strategico quello di Lecco, un intervento che rende ancora più forte la sinergia tra Lecco e Milano, un intervento condiviso e voluto dall’intera comunità», ha detto il rettore del Politecnico, Azzone, ricordando anche i legami esistenti sul territorio «con ingegneria e architettura che sono nate qui […] e il legame con l’industria meccanica così radicata. Tutto questo lo dobbiamo a persone lungimiranti che hanno fatto scelte importanti per il territorio».

Il presidente della Provincia, Nava: «il campus diventa realtà»; c’è «la capacità di trasformare questa zona centrale in qualcosa che è al servizio di tutta la comunità». Commenta il sindaco della città, Brivio (ed è interessante, data la polemica sulla “colata di cemento” che c’è a Como): del campus «dovremo tenere conto nel Pgt che stiamo elaborando, abbiamo un impegno per la riqualificazione, per la viabilità e per integrare perfettamente il campus e renderlo un tutt’uno con le nostre aziende».

Il presidente della Camera di Commercio, Valassi, ha ricordato: «Tutto è partito nel novembre del 1986 quando sottoposi alla giunta della Camera la proposta di fare uno studio di fattibilità per portare il Politecnico qui, nel febbraio del 1987 lo studio era pronto e da allora sono stati fatti così tanti passi avanti». Conclude Formigoni: «Significa far fare a Lecco un balzo in avanti […] Un campus infatti non solo aumenta l’offerta e la vivibilità di un centro cittadino […] Pensate alle imprese lecchesi, vera grande forza di questo territorio, che hanno fondato sulla loro qualità e capacità di innovare le fortune di tutto il circondario. Pensate a quali vantaggi potranno ottenere dal campus: più competenza, più ricerca, più possibilità di creare reti di innovazione e di sviluppo.» Rapporto serio tra territorio e università, collaborazione tra le istituzioni, individuazione delle prospettive di sviluppo economico e sociale, obiettivi strategici per il futuro e costanza nel perseguirli: questi sono i meriti di chi ha governato a Lecco.

A Como resta solo chi è all’opposizione a pensare che è il modo giusto di fare? In maggio a Lomazzo per l’inaugurazione del polo tecnologico Comonext non abbiamo visto né il sindaco Bruni né il presidente Carioni.

Pubblicato in Cultura e sport, Economia e lavoro, Scuola | Taggato , , | Lascia un commento

L’Italia ha bisogno di investire sulla scuola. Basta tagli indiscriminati e riforme miopi

L’attuale riforma Gelmini, definita dallo stesso ministro “una riforma epocale che non ha un’impronta ideologica”, non sembra rispondere ai reali bisogni della scuola, essendo stata pensata piuttosto per risolvere i problemi di bilancio di Tremonti.

Questo modo di agire, caratterizzato tra l’altro da una completa assenza di dibattito e confronto con le categorie interessate, vanifica gli sforzi fatti in questi anni da chi lavora nel settore scuola ed è uno schiaffo al tanto decantato principio dell’autonomia scolastica, dal momento che impedisce agli istituti di autogestirsi e di predisporre progetti specifici e adatti all’ambito in cui operano e al territorio in cui si situano.

Una simile situazione non può che generare una grande incertezza che coinvolge tutto il mondo della scuola. Chi si iscrive oggi al primo anno non può sapere che cosa succederà in futuro, non sa se i progetti ora attuati resteranno attivi per tutto il suo corso di studi. E non sa nemmeno se i docenti che ha al primo anno resteranno anche per gli anni successivi, visto che, già nel 2009, non sono stati confermati migliaia di precari.

Inoltre, purtroppo, è recente la notizia dell’impossibilità per alcune scuole comasche di pagare le supplenze per il resto dell’anno scolastico, poiché sono venute a mancare anche le dotazioni finanziarie per i singoli istituti.

Di fronte a tutto questo non possiamo non domandarci quale sia l’idea di scuola a cui aspira questo governo e se l’attuale incertezza sia dovuta realmente a una necessità di razionalizzazione o, piuttosto, a una riduzione della spesa pubblica per l’istruzione, per cui l’Italia, come ha detto Rusconi – capogruppo in Commissione Istruzione al Senato,  “va purtroppo in direzione opposta all’Europa che investe in intelligenza e professionalità”.

L’accordo dello scorso settembre tra Regione Lombardia e Ministero dell’Istruzione ha messo una pezza al problema dei precari della scuola: “Si tratta di un accordo parziale e tardivo che interviene, positivamente, in favore di una parte dei precari colpiti dai tagli del governo […] Tutto ciò mentre in Lombardia vengono messi a ruolo un numero di docenti inferiore alle reali necessità” (Valmaggi). Ci sono però due questioni di fondo, per quanto riguarda la Regione, che nella prossima legislatura andranno affrontate con la dovuta cura. In primo luogo la formazione professionale, che la Costituzione affida alla competenza della Regione e che dovrà essere favorita al fine di rendere un effettivo servizio ai giovani lombardi.

In secondo luogo, è certamente necessario un ripensamento del buono scuola e degli strumenti per la garanzia del diritto allo studio e alla libertà di scelta educativa. Come ha detto Penati, “bisogna mettere al centro le condizioni della famiglia [condizioni sociali, presenza di disabilità ecc.], non la scelta tutta ideologica tra pubblico e privato”.

Pubblicato in dalle Commissioni, Idee e politica, Scuola | Taggato , , , | Lascia un commento