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Casate: ennesimo esempio di non-governo e di disinteresse verso la città e soprattutto nei confronti dei giovani di PDL e Lega Nord

«La situazione in cui versa lo stadio del ghiaccio di Casate, ad un mese dalla potenziale chiusura definitiva, è l’ennesima dimostrazione di scarsa, per non dire nulla, attenzione nei confronti della città e dei giovani da parte dell’Amministrazione, anzi della non-amministrazione visti i fatti, di PDL e Lega Nord». Non fa mancare la sua voce sul rischio di chiusura dello storico impianto sportivo comasco il capogruppo del PD in Consiglio Regionale, Luca Gaffuri che, dopo l’animato Consiglio Comunale di ieri sera, sottolinea come anche in questo caso è mancata la volontà di fare il bene comune. «Sarebbe bastata un po’ più di attenzione, per non parlare di una più sensata pianificazione e regolamentazione dell’area visto che lo stadio del ghiaccio è stato costruito tra il 1967 ed il 1968 mentre le abitazioni, i cui proprietari, si sono lamentati del rumore proveniente dall’impianto ed hanno iniziato questa lunga battaglia legale, risalgono alla seconda metà degli anni ’80 e nei primi anni ‘90, per evitare tutto questo. Un po’ più attenzione nel cercare di mantenere in ordine una struttura che tanto ha dato ai giovani invece lasciata a se stessa e che oggi non viene difesa dagli amministratori di Como bensì solo da personaggi di primo piano nel mondo degli sport invernali, come il pattinatore Maurizio Margaglio per non parlare delle centinaia di ex giocatori di hockey, di praticanti di pattinaggio nonché di semplici fruitori per puro divertimento. Ancora una volta…anzi, per l’ennesima volta, l’Amministrazione Comunale di Palazzo Cernezzi sembra guardarsi attonita attorno alla ricerca di un “miracolo”. Ma l’esperienza, soprattutto recente, dovrebbe insegnare che a Como di miracoli non ne sono capitati, eppure quanto ce ne sarebbe bisogno. Inoltre non posso mancare di sottolineare anche l’atteggiamento di arroganza da parte del Sindaco, Stefano Bruni e della sua giunta che hanno ignorato le interrogazioni sull’argomento profuse dalle forze di minoranza nel corso di questi mesi». Infine Gaffuri non manca di sottolineare un laconico inciso in questa vicenda: «Casate rischia la chiusura e il Consiglio Comunale ha approvato il progetto per il nuovo palazzetto dello Sport: in quest’ultimo scampolo di un vero e proprio sciagurato quinquennio l’Amministrazione PDL-Lega Nord non manca di indossare ad ogni occasione i vestiti di Don Chisciotte. Invece di fare il concreto bene comune pensa ai mulini a vento mentre dell’argomento se ne tornerà a parlare solo tra due settimane non in Consiglio Comunale bensì in Commissione Sport, a soli 15 giorni dalla data del 29 febbraio in cui la struttura potrebbe chiudere».

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Convegno “Il lago: una riserva di energia” – I materiali

Il nostro convegno “Il lago: una riserva di energia”, dedicato alla possibilità di utilizzare le acque del Lario per produrre energia tramite le tecnologie delle pompe di calore, ha suscitato molto interesse.

Per chi è stato presente e vuole approfondire, così come per chi non ha potuto intervenire, ecco disponibili i materiali delle relazioni presentate nella serata e una rassegna stampa. È anche l’occasione per ringraziare nuovamente i relatori, in attesa di continuare il discorso.
Presto pubblicheremo gli atti dell’incontro.

Programma
Il Lago: una riserva di energia
28 aprile 2011 – Villa Monastero, Varenna (LC)

Apertura dei lavori
Luca Gaffuri – Consigliere regionale PD

Introduzione
Carlo Spreafico – Consigliere regionale PD

Relazioni
Mario Raimondi – Professore Dipartimento di Chimica Fisica e Elettrochimica, Università degli Studi Milano
Gianlorenzo Martini – Direttore Delegazione presso l’Unione Europea di Regione Lombardia

Interventi
Domenico Savoca – Dirigente Sviluppo e Ricerca Energetica e Attività Mineraria di Regione Lombardia
Cesare Giarba – Tecnico esperto in energie rinnovabili

Rassegna Stampa

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Dal nostro lago un progetto pilota per tutti gli altri laghi alpini lombardi

Sala piena di pubblico a Varenna nella cornice serale  di Villa Monastero, per il convegno “Il lago: una riserva di energia” promosso dal gruppo consiliare regionale del PD. Presenti  molti amministratori locali e rappresentanti del mondo economico, oltre al presidente di Reti Holding e al vice presidente del Consorzio del Lario. Il tema trattato dal convegno è cruciale per Regione Lombardia, che proprio sulle rinnovabili gioca una parte del suo futuro in termini di sostenibilità ambientale, di innovazione produttiva, di occupazione. Per questo l’incontro di ieri, alla presenza di diversi rappresentanti del mondo della ricerca, dell’innovazione, del mondo produttivo e delle istituzioni regionali ed europee ha avuto il merito di aprire un dibattito completo sul potenziale del bacino lariano come riserva di energie.

“Siamo impegnati da tempo in Consiglio Regionale a sostenere in modo pragmatico le azioni di ricerca e industriali per sfruttare l’uso di fonti rinnovabili di energia, senza contrapposizioni ideologiche verso altre tecnologie a partire da quella nucleare, perché  gli accordi internazionali ci impegnano a  triplicare entro il 2020 in Lombardia la produzione di energia da fonti rinnovabili – hanno detto nel loro intervento il consigliere segretario Carlo Spreafico e il capogruppo Pd Luca Gaffuri promotori dell’evento – Lanciamo la proposta di utilizzare il Lario per produrre energia con la tecnologia delle pompe di calore, cioè fare un progetto internazionale attraverso un apposito Consorzio tra Lecco e Como che trasformi il lago e l’asta dell’Adda in  produttori  entrando  nella filiera  energetica lombarda. Un progetto pilota a disposizione di tutti i laghi alpini che creerebbe anche una nuova opportunità di sviluppo scientifico ed economico per queste zone e che vuole ottenere dalla UE  gli appoggi necessari  entrando  nelle future linee di finanziamento ai programmi  in questo settore.  Perciò servirà sviluppare un rapporto più diretto tra territorio e Bruxelles  anche utilizzando  la nostra autorevole rappresentanza regionale presso la comunità europea”. Il Consorzio del Lario, nell’idea dei consiglieri, dovrà fare da capofila per attivare uno studio di fattibilità che, con l’assistenza dei tecnici  a Bruxelles,  porti entro i tempi dei bandi aperti, a candidare il lago per un grande progetto internazionale e pilota per tutti gli altri laghi alpini lombardi.

Mario Raimondi, del Dipartimento di Chimica fisica ed elettrochimica Università degli Studi di Milano, ha immaginato uno scenario dello sfruttamento energetico dell’acqua del lago che “ teoricamente potrebbe portare alla produzione di 24 miliardi di kWh, pari a  400 centrali come quella a biomasse di Tirano. Più realisticamente realizzare 10 centrali vorrebbe dire produrre 640 milioni di kWh,  senza di fatto incidere sul bioclima del lago. In occasione di Expo 2015 inoltre sarebbe anche realizzabile  la navigazione di battelli con motore alimentato a idrogeno .”

Il responsabile della delegazione di Regione Lombardia  a Bruxelles Gianlorenzo Martini, oltre ad illustrare  i programmi di ricerca  che la UE sta predisponendo nel prossimo triennio, si è soffermato sui bandi oggi a disposizione per 150 milioni di euro a sostegno di progetti, da presentare entro ottobre, anche direttamente dal territorio attraverso i soggetti abilitati tra cui il nostro Consorzio del Lario. “ Mi auguro – ha precisato -  che ci sia un risveglio di attenzione e di capacità propositiva dei nostri territori, in tal senso ci stiamo muovendo in tutte le province per mettere a disposizione la nostra assistenza e il nostro sistema di relazioni all’Unione Europea “

Da Domenico Savoca della direzione dell’Assessorato regionale alle politiche energetiche è stato illustrato il quadro legislativo a sostegno della produzione geotermica di energia in Lombardia, ricordando che “una  prossima regolamentazione  del settore idrotermico, nel quale si inquadra la produzione energetica da acque di superficie, ha la possibilità di tenere conto di progettazioni come quella dello sfruttamento dei laghi.”

Cesare Giarba, esperto di energie rinnovabili, si è soffermato, in qualità di tecnico industriale, a illustrare progetti esecutivi che dimostrano come “anche nella zona lariana il concreto e redditizio impiego di queste tecnologia è ormai collaudato. “

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Premiata Barbara Minghetti

Sono molto soddisfatto per l’assegnazione del premio “Lombardia per il lavoro” a Barbara Minghetti, direttrice del Teatro Sociale di Como e presidente di As.Li.Co. (Associazione Lirica e Concertistica). Il premio verrà consegnato domani, mercoledì 6 aprile, durante una cerimonia che si terrà in Regione Lombardia.

È un premio meritato per l’impegno profuso nella promozione della cultura in un’istituzione molto apprezzata nella nostra città e nota in tutta la Lombardia che proprio la signora Minghetti ha saputo rilanciare. Premiare il vertice di un’istituzione del mondo dello spettacolo e della cultura in un momento così difficile per questo settore è comunque un segnale, che vorremmo fosse presto tradotto in un’attenzione consona al ruolo che queste istituzioni ricoprono nella nostra società.”

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Don Giusto Della Valle: un cristiano e un sacerdote

Don Giusto Della Valle, il parroco di Rebbio, sarebbe anti-occidentale? No: semplicemente cristiano e sacerdote. Ho avuto la fortuna di conoscerlo nel 1985 quando, prete novello, il vescovo Teresio Ferraroni lo mandò come vicario ad Albate. Dimostrò di avere uno sguardo attento e che si lasciava interpellare nel concreto.

Vedeva il quartiere, don Giusto: coinvolse nella vita dell’oratorio e della parrocchia molti ragazzi disabili, mai usciti prima di casa e che da allora sono presenza attiva della comunità.

Vedeva la città: portò alcuni ragazzi di via Di Vittorio, Rebbio, al campo estivo che la parrocchia di Albate organizzava allora come oggi a Gerola in Valtellina. Alla notizia ci fu preoccupazione: non è che “quei” ragazzi avrebbero creato problemi? Non fu così, anzi: ma i ragazzi di via Di Vittorio li conoscemmo solo allora, prima avevamo solo sentito parlare di loro.

Vedeva il mondo: già in quegli anni, nel momento di massima violenza della guerra civile in Libano, a Como giunsero dei profughi. Ad Albate e in oratorio molti di loro trovarono amicizia e solidarietà grazie all’impulso di don Giusto.

Vent’anni dopo si respira un’aria diversa dalle nostre parti e le porte sembrano essere chiuse. Perciò c’è bisogno di scuotere e nelle parole scritte da don Giusto leggo l’urgenza di sollecitare le coscienze, soprattutto quelle dei giovani e dei ragazzi: perché crescano persone responsabili della realtà, vicina e lontana. Lo fa con la forza profonda delle sue convinzioni e con l’autorevolezza di chi le ha messe in pratica (e infatti il pezzo “incriminato” inizia con il richiamo al periodo di missione in Africa). Gli si rimprovera di trascurare le ragioni di Stato e la geopolitica del petrolio e delle fonti energetiche, di contestare l’uso delle armi e i modi con cui i governi (non) mantengono gli impegni verso i Paesi poveri: ma le logiche del “mondo”, leggiamo, non sono quelle del Vangelo.

E allora, di che stupirsi? La posizione di don Giusto è netta ma la domanda è personale: tu, che ne pensi? Molti (ormai ex) ragazzi di Albate hanno preso sul serio l’interrogativo e, mentre il don continuava la sua strada a Livigno prima e in Camerun poi, hanno preso posizione e si sono spesi nella comunità cristiana e civile; non possono dimenticare che un impulso importante è venuto dall’insegnamento e dall’esempio di quel sacerdote. Anche allora alcune iniziative di don Giusto sollevarono discussioni.

Ma del resto il cristianesimo non è tale se non spiazza e non dà qualcosa di diverso dall’ordinario: «metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne», si legge nel libro del profeta Ezechiele. Che a Maccio sia una pietra a doversi “commuovere” ci rivela qualcosa della condizione e della sensibilità odierna dei nostri cuori di carne? Don Giusto conosce e ama profondamente l’Africa perché è andato a portarvi il Vangelo e promozione umana. Quel continente soffre: per la mancanza di libertà e per il rapporto che con essa intrattengono i nostri Paesi, interessati ad affari convenienti (le risorse prime, persino il commercio d’armamenti) ma non a mantenere gli impegni di solidarietà (fino a dare solo un settimo di quanto concordato come aiuto allo sviluppo).

«Tu, che ne pensi?» È un interrogativo che apre lo spazio per immaginare una risposta diversa, per mantenere viva l’aspirazione a una realtà che non è quella presente. Senza simili domande, che spingono a dare un giudizio, io credo che la fede insegnata ai nostri ragazzi resti poi senza gambe per camminare concretamente. Allora mi sembra corretto che don Giusto scriva: «L’oratorio di Rebbio è fatto anche per questo».

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Intitoliamo lo stadio del ghiaccio di Casate a a Stefano Gosetto ed Alfredo Luraghi

Intitolare lo stadio del ghiaccio di Casate a Stefano Gosetto ed Alfredo Luraghi, due giocatori che hanno vestito per anni la casacca dell’HC Como nel quarantesimo anniversario di partecipazione della compagine hockeyistica cittadina ad un campionato di questa appassionante disciplina sportiva.

E’ questa la proposta di Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale. «La stadio del ghiaccio di Casate ha raggiunto i 41 anni di attività e da ben otto lustri una squadra di hockey porta il nome di Como sulle piste italiane ma anche all’estero – rileva Gaffuri -. Tra le centinaia giovani che hanno iniziato a pattinare e poi a giocare ad hockey a Casate il ricordo degli appassionati è accomunato dai nomi di Stefano Gosetto ed Alfredo Luraghi: due giovani che hanno perso la vita in circostanze tragiche ed ai quali l’affetto del pubblico e degli stessi ex compagni di squadra non è mai venuto meno». Stefano Gosetto è scomparso nel 1985 in un incidente stradale. Abitava a meno di 50 metri in linea d’aria dallo stadio di Casate ed insieme ai cosiddetti “ragazzi di via Orazio” ha scritto le prime pagine dell’hockey Como a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80. Imprese sportive culminate, nella primavera del 1984, con la prima storica promozione della compagine biancoblu in serie A.

Alla sua memoria, da oltre vent’anni, un torneo giovanile porta il suo nome e rappresenta il momento conclusivo della stagione hockeyistica comasca. Inoltre, in sua memoria, è stato ritirato il numero “5″, il suo numero, dalla squadra. Alfredo Luraghi, invece, è stato il portiere degli anni ’90 dell’HC Como che, dopo la parentesi della proprietà della Mediolanum Sport, ha permesso agli azzurri di scrivere nuove entusiasmanti pagine di sport contribuendo alla seconda partecipazione degli azzurri in massima serie. Luraghi è  scomparso in circostante tragiche, per un malore improvviso, nel 2008.

«La vicina piscina di Casate è stata intitolata ai nuotatori Comolli e Mondini – conclude Gaffuri -. Credo che dedicare lo stadio del ghiaccio a questi due giovani che amavano lo sport e questa struttura, dove hanno trascorso parte della loro vita lasciando ricordi indelebili nella memoria di chi li ha conosciuti, sia un gesto di particolare attenzione e di riconoscenza da parte di una città che troppo spesso si dimentica del valore e dell’importanza sociale che ricopre lo sport».

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Un incontro europeo

Per la prima volta il Consiglio regionale parteciperà al processo di formazione della legislazione europea. Ci stiamo infatti preparando alla “sessione europea” prevista dal nuovo statuto regionale: dovrebbe permetterci di far contare le ragioni della Lombardia a Bruxelles prima che le decisioni siano prese.
Finora non solo la Lombardia ma l’Italia nel suo insieme ha peccato, per così dire, d’omissione col risultato che altri Paesi facessero valere nelle sedi comunitarie i loro punti di vista e noi no. Salvo gridare allo scandalo quando alcune direttive comunitarie ci sembravano penalizzanti: il punto è che non siamo intervenuti quando era il momento.
Ora si cambia registro ma, perché la sessione comunitaria non sia solo un passaggio formale vuoto di contenuti ed efficacia, occorre dotarsi di strumenti e buone prassi. Per questo come consiglieri regionali abbiamo incontrato al Pirellone gli europarlamentari lombardi, discutendo di come conviene agire, creando un contatto permanente e individuando quali sfide si profilano.
A proposito di sfide, con i parlamentari europei abbiamo parlato anche di quanto sta accadendo nel Nord Africa. In Tunisia, Egitto, Libia e altrove ci sono numerose incognite (l’instabilità politica, lo scoppio della violenza, l’emergenza umanitaria e migratoria) ma c’è pure la possibilità di un miglioramento reale (a partire dalla nascita di regimi democratici). Condannare chiaramente la repressione, prepararsi a investire politicamente, finanziariamente e umanitariamente nei Paesi del sud del Mediterraneo, essere pronti a una gestione dell’arrivo di profughi e migranti intelligente e rispettosa dei diritti umani: tutti devono fare la loro parte, dall’Europa all’Italia fino alla Lombardia. Anche perché, come ci ha detto il parlamentare europeo del PD Antonio Panzeri, quando l’Italia chiede che anche la Finlandia accolga i fuggiaschi magrebini, a Bruxelles non fa davvero bella impressione sentire dire dal governatore veneto Zaia che l’assistenza ai migranti sbarcati a Lampedusa è affare della Sicilia.

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Software libero anche in Regione

In commissione programmazione e bilancio del Consiglio regionale stiamo discutendo di formati informatici aperti e di software libero: abbiamo in preparazione (e pensiamo di licenziarlo rapidamente) un provvedimento legislativo bipartisan per favorire l’adozione da parte degli uffici regionali lombardi di questi standard tecnologici e informativi, in modo da non legarci unicamente alle licenze di software commerciali e proprietarie. Altre regioni – c’è da dire – sono più avanti, essendosi già dotate di una legge apposita. Io, con altri colleghi del Partito Democratico, avevo firmato un progetto di legge nel 2007, rinnovato e ripresentato nella nuova legislatura (qui puoi scaricare il testo della proposta PD). Alla fine del lavoro, un risultato sarà quello del risparmio per le casse regionali: perché l’amministrazione avrà il dovere di valutare tutte le soluzioni informatiche disponibili, scegliendo quella che effettivamente ha il miglior rapporto costi/benefici. Ma ci sono anche altri aspetti: innanzitutto l’adozione di formati di tipo open ha il vantaggio di rendere accessibile a tutti la documentazione della Regione distribuita attraverso gli strumenti informatici, senza obbligare i cittadini ad acquistare uno specifico programma per poterla leggere. Per questo parliamo di un provvedimento che vuole favorire la cittadinanza attiva. Inoltre, diffondendo l’uso dell’open source nell’amministrazione regionale e nel sistema formativo, con azioni di sostegno alle scuole, contiamo anche di aprire spazi nuovi per un settore di ricerca e d’attività imprenditoriale che in Lombardia già esiste e ancora può crescere.

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Ricordando Vanoni

“Noi sappiamo che qualunque cosa facciamo non riusciremo a guarire i mali del mondo; ma sappiamo anche che è nostro dovere operare con tutte le nostre forze, con tutto il nostro ingegno, con tutte le capacità tecniche che abbiamo potuto accumulare in questi anni, nel senso di venire incontro alle profonde necessità degli uomini che soffrono nel nostro Paese”.

Ezio Vanoni, pronunciò queste parole durante il suo ultimo discorso tenuto al Senato, il 16 febbraio 1956, a poche ore dalla morte. Morbegnese d’origine, profondamente legato alla sua terra, trasse proprio da una precoce e attenta analisi dell’ambiente che lo circondava la ragion d’essere della sua politica.
Cresciuto nel piccolo centro montano valtellinese, tra le maglie di un tessuto sociale sostanzialmente povero dove prevalevano le piccole attività commerciali, artigiane e contadine, fece della giustizia sociale il perno del suo pensiero e, soprattutto, il fine ultimo e principe del proprio operato, come studioso e come Ministro delle Finanze, in uno dei momenti cruciali della storia italiana.

A 55 anni di distanza dalla sua scomparsa intendiamo ricordare oggi con riconoscenza e rispetto non solo l’illustre accademico e il politico impegnato, ma anche l’uomo,  Ezio Vanoni.Nelle prossime settimane il Gruppo del Pd del Consiglio regionale, organizzerà un incontro in sua memoria.

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17 Marzo. Ma lavoriamo anche il sabato, allora!

Stupisce la titubanza rispetto alla festività del 17 marzo: non si capisce perché questa ricorrenza debba essere figlia di un dio minore. Ma se vogliamo che, invece, rientri a pieno titolo nel patrimonio identitario degli italiani, deve essere una festa al pari delle altre che riguardano la memoria storica del Paese e di quel tessuto di relazioni e passato che rappresenta la coscienza collettiva dell’Italia, le polemiche attorno alla festa per il 150esimo dell’Unità d’Italia, su cui annunciano la presentazione di una mozione urgente nel prossimo Consiglio regionale di martedì 15 febbraio 2010.

Nella seduta successiva, il 22 febbraio, verrà approvata la legge, di cui è primo firmatario proprio Santantonio, che stanzia i soldi per i finanziamenti ai festeggiamenti, ma prima, secondo il Pd, è importante che il Consiglio regionale, come istituzione, si esprima e ufficializzi una ricorrenza riconosciuta dallo Stato, inviti a festeggiare i cittadini, come pure gli enti locali, nei modi che riterranno più opportuni.

E allora rompiamo gli indugi: questa è la festa dell’Italia e degli italiani. Senza timori e senza dubbi, come quelli degli industriali che vorrebbero impedire i festeggiamenti con la scusa del Pil, ma allora perché non lavoriamo anche di sabato?

Mai gli americani rinuncerebbero al 4 luglio o i francesi al 14. Il 17 marzo diventi una sorta di investimento per il Paese, in un momento in cui le tensioni economiche, sociali, politiche, istituzionali sono al massimo, come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il giorno dei festeggiamenti per l’Unità diventi un punto fermo da cui partire per trovare le soluzioni alle sfide che ci attendono e alle quali è possibile rispondere solo se il Paese sta insieme, in maniera convinta, e un modo per ribadire a tutti che l’Italia è una e indivisibile, come recita la Costituzione”.

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