Archivi del mese: maggio 2012

Formigoni: il 6 giugno discutiamo la mozione dopo due anni disastrosi

Nella seduta di Consiglio regionale di mercoledì 6 giugno 2012 si discuterà la mozione di sfiducia al presidente Formigoni, presentata da Pd, Idv e Sel. E martedì 19 giugno 2012 si tratterà la questione degli interventi nelle zone della Lombardia colpite dal sisma, come richiesto sempre dal Gruppo regionale del Partito democratico. “La seduta di mercoledì sarà l’occasione per fare il punto su due anni disastrosi, connotati da tutte le vicende di cui sappiamo e che coinvolgono direttamente il Governo Formigoni – spiega Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd – e che si caratterizzano per una totale mancanza di spinta propulsiva. A questo punto non sono importanti i voti o il risultato, ma il fatto che si mettono sotto la lente quei meccanismi consolidati che si creano dopo tanto tempo alla guida di una regione e non fanno bene a un’azione di governo. E non uso parole solo mie, ma di un giovane e rampante esponente del Pdl”. Gaffuri spiega meglio: “Quando noi del Pd diciamo che anche in Lombardia dopo quattro legislature e dopo quanto è successo è importante che ci sia un cambiamento o che quattro mandati sono troppi e dopo un po’ di tempo è bene cambiare, non siamo gli unici. Le medesime frasi vengono riportate pari pari dal sindaco ‘formattatore’ di Pavia in un’intervista dei giorni scorsi. E’ giovane e con le idee ben chiare sul perché Formigoni ha fatto il suo tempo. E sembra che ci rubi le parole di bocca. Forse anche il centrodestra si rende conto che per Formigoni il tempo è scaduto”.

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Terremoto: vanno rivisti il rischio sismico della Lombardia e i criteri di costruzione

Prima di tutto le risorse. Poi però la Regione deve occuparsi della revisione della carta sismica lombarda, rivedere i criteri di costruzione degli edifici e prevedere l’obbligo del fascicolo di fabbricato soprattutto per gli edifici pubblici. E’ quello che chiedono Luca Gaffuri e Giovanni Pavesi, capogruppo e consigliere regionali del Pd, al presidente Formigoni, mentre stanno effettuando un sopralluogo a Moglia, il comune più colpito dal terremoto, accompagnati da Massimiliano Fontana, segretario del Pd di Mantova.

Stamattina, i tre esponenti del Pd hanno voluto appurare di persona le condizioni in cui versano le abitazioni, gli edifici pubblici e storici e le attività produttive colpiti dalle continue scosse di assestamento e capire in che modo aiutare le migliaia di persone sfollate dalle proprie abitazioni dichiarate inagibili.

Giovanni Pavesi è risoluto: “C’è un’assoluta necessità di risorse. Apprezziamo l’interessamento di Regione Lombardia e la solidarietà espressa alle persone colpite dal sisma, ma qui urge un impegno concreto deciso e mirato. Si contano moltissimi danni non solo di natura strutturale alle abitazioni, ma alle attività produttive. Noi faremo la nostra parte fino in fondo, ma mi auguro che la Regione intervenga il più tempestivamente possibile, senza indugiare nelle lungaggini burocratiche che puntualmente si riscontrano in questi casi. Avvii, dunque, un iter amministrativo snello e anticipi risorse proprie per far fronte all’emergenza senza aspettare il Governo”.

 

In gravissime difficoltà versa il settore lattiero-caseario, vero motore dell’economia mantovana, i cui danni ammontano a centinaia di milioni di euro. “Stamattina abbiamo incontrato i responsabili dei magazzini della latteria sociale di Pegognana – dice Gaffuri –: ci hanno spiegato come le scaffalature non abbiano retto alla violenza delle scosse e migliaia di forme di Parmigiano Reggiano si siano pesantemente danneggiate. Facciamo nostro l’appello dei produttori del luogo, ovvero quello di recuperare e portare subito strutture prefabbricate adatte alla conservazione delle forme di formaggio”.

 

Ma in generale, Gaffuri e Pavesi hanno precise richieste da fare alla Giunta Formigoni: “Chiediamo la revisione della carta sismica per tutta la Lombardia. Solo 41 comuni, in quattro province, sono in zona 2, cioè quella che prevede obblighi di progettazione antisismica, 238 sono in zona 3, ma la maggioranza, compresi alcuni comuni mantovani colpiti fortemente dal terremoto di questi giorni, sono in zona 4, quella considerata a bassa sismicità e dove i criteri antisismici sono praticamente inesistenti. Di conseguenza Regione Lombardia deve rivedere i criteri di costruzione per gli edifici civili, industriali e pubblici”. Il Pd chiede a Formigoni anche di “prevedere l’obbligo di un fascicolo di fabbricato, a partire dagli edifici pubblici, che fotografi i criteri edificativi, per agevolare la ricostruzione dello storico della struttura da parte dei tecnici”.

Infine, un riferimento alla Protezione civile: “Non ne mettiamo certo in dubbio l’efficienza, ma crediamo si possa pensare a un adeguamento alle nuove emergenze, anche rispetto a un eventuale cambiamento dei quadri di riferimento del rischio sismico”, concludono Gaffuri e Pavesi.

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Acqua: Lombardia in ritardo di 20 anni sulla depurazione

Regione Lombardia è in ritardo di 20 anni in tema di depurazione delle acque. Questo significa continuo inquinamento. Per non parlare dello spreco, nell’uso quotidiano dei singoli cittadini, ma anche in quello che si fa a livello aziendale. Insomma, il concetto di utilizzo di questo bene primario dell’uomo è da ripensare. E’ la sfida che ha lanciato oggi, sabato 26 maggio 2012, il Gruppo regionale del Pd con il convegno “Acqua 2.0 – Quale futuro tra fabbisogno alimentare e sviluppo?”.
“Il primo dato che emerge dal confronto tra i vari livelli istituzionali che abbiamo portato al convegno, è un ritardo endemico nella realizzazione delle opere sulle infrastrutture che provoca il continuo inquinamento delle nostre acque e richiede un urgente intervento non solo per l’infrazione comunitaria che arriverà sicuramente proprio sulla questione della depurazione, ma anche per un dovere etico e morale”, spiega Fabrizio Santantonio, consigliere regionale del Pd e capogruppo in Commissione Agricoltura e risorse idriche.
Il secondo dato che è risultato forte e chiaro dai vari interventi “è quello di un sistema di gestione delle acque inefficiente – continua Santantonio –. Il valore del business è pari a circa 1 miliardo all’anno, incassato con le tariffe più basse d’Europa, ma si scontra con la necessità urgente di realizzare 600 milioni di euro di investimenti su cui la Corte di Giustizia europea sta per emettere una condanna per il mancato adeguamento a quanto previsto dalla normativa comunitaria. E’ indispensabile quindi per la Lombardia un grande piano di recupero per l’efficientamento del sistema”.
Il Pd, per voce del consigliere Enrico Brambilla, ha invitato dunque la Regione a “prendere urgentemente in mano la situazione per mettere i comuni e le nostre aziende pubbliche nella condizione di erogare il miglior servizio possibile ai nostri cittadini e far ripartire gli investimenti” e a “spingere sull’acceleratore, muovendosi velocemente per garantire che l’acqua rimanga servizio pubblico e si facciano gli interventi necessari”. L’impegno che noi ci dobbiamo prendere – ha detto il Pd – è il piano della riqualificazione delle infrastrutture delle acque che deve diventare la nostra priorità per l’ambiente e per il lavoro. Un miliardo di investimenti vuol dire, infatti, 10mila posti di lavoro tra indotto e diretto. Costruire una linea di credito è una delle difficoltà, ma l’obiettivo è troppo importante”. E sul fronte delle proposte il Pd è pronto a fare la sua parte, ha assicurato Francesco Prina: “E’ assurdo che si sia passati in 40 anni da una calibratura, nelle abitazioni private, di 100 litri per abitante ai 300 di oggi. Proporremo di cambiare la normativa edilizia e passare alla doppia rete nell’urbanistica, in modo da non sprecare l’acqua potabile per altri usi. Ma chiederemo anche di innalzare ancora le tariffe per lo sfruttamento delle fonti regionali utilizzate dalle multinazionali per l’imbottigliamento. E con il ricavato vorremmo che Regione Lombardia investisse nel servizio idrico integrato”.

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Formigoni smentito da Daccò: sfiducia!

Luca Gaffuri, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, commenta così le rivelazioni di Repubblica sulle risposte di Piero Daccò ai Pm: “Le parole che abbiamo letto oggi smentiscono categoricamente le spiegazioni che Formigoni ha dato ai lombardi. La Lombardia non ha bisogno di un presidente ‘smemorato’. Solo martedì ci siamo presi dei ‘buffoncelli’ perché chiedevamo a Formigoni di prendere atto del risultato elettorale che tiene conto indubbiamente degli ultimi scandali. Ora i dirigenti e i consiglieri di Pdl e Lega non possono fare finta di nulla e se hanno a cuore l’opinione dei cittadini devono mettersi nell’ottica di chiudere l’era Formigoni. Noi abbiamo presentato la mozione di sfiducia, vedano loro se cogliere l’opportunità o tirare malamente a campare”.

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Acqua: Regione Lombardia al palo; legge disattesa, infrastrutture obsolete, iter fermo

Servizio Idrico Integrato

Stato di attuazione della L.R. 21/2010: Infrazione comunitaria e investimenti

Lo sviluppo infrastrutturale del servizio idrico integrato previsto negli anni scorsi è insufficiente rispetto agli obblighi normativi ed alle effettive necessità, soprattutto con riguardo alla depurazione. Molti agglomerati lombardi non sono conformi alle direttive comunitarie in materia. Questo è quanto contenuto nella relazione, di cui alla DGR 3257 del 04.04.2012, sullo stato di attuazione della legge regionale 21/2010 sul servizio idrico integrato.

L’infrazione comunitaria

E’ stata attivata dalla Comunità Europea una procedura di infrazione, la n. 2009/2034, relativa agli agglomerati 10.000 A.E. (Abitanti Equivalenti) in area sensibile che non risultano conformi a quanto previsto dalla Direttiva 271/91/CE, in tema di depurazione.  In data 25/05/2011 con lettera di “Parere motivato” la CE comprendeva 55 agglomerati lombardi. (Il Parere motivato è l’ultima fase della procedura che precede l’esame della Corte di Giustizia europea al fine dell’emissione della condanna). In seguito al monitoraggio completato a fine 2011, risultavano ancora non pienamente conformi alla direttiva 36 agglomerati lombardi. Per ottenere l’archiviazione della procedura, per ogni agglomerato occorre documentare l’avvenuto collaudo delle opere realizzate al fine di raggiungere la conformità alla direttiva CE (completamento reti fognarie, collettamenti e/o impianti depurazione). La procedura di infrazione quindi obbliga ad una programmazione certa finalizzata al superamento nel breve periodo di tutte le insufficienze infrastrutturali.

Lo stato attuale del problema

La Corte di Giustizia Europea sta per concludere le procedure di infrazione e stanno quindi per essere emesse le condanne: occorrerà (per ottenere la sospensione del pagamento dell’infrazione) mettere in programma una massa significativa di investimenti che dovranno essere conclusi entro il 2015.

La sanzione europea:

Potrebbe essere quantificata in “una tantum”

Penale:

Oltre alla sanzione occorre prevedere la penalità per ogni eventuale giorno di ritardo nella realizzazione delle opere richieste.

Il costo degli interventi:

 circa 300 gli interventi assolutamente prioritari, di cui al momento solo 190 programmati nei Piani d’Ambito, per un costo complessivo totale di circa 600 milioni di euro.

 Il numero degli agglomerati in infrazione: 36

Gli investimenti infrastrutturali ed il rispetto del patto di stabilità interno 

Il fabbisogno infrastrutturale, così come risulta dalla relazione sullo stato di attuazione della L.R. 21/2010, stimato dalla programmazione d’Ambito delle AATO (2004 e anni successivi) e ripreso dalla Regione nel Piano di Tutela delle Acque (2006) ammontava a circa 6,4 miliardi di euro, di cui 2,6 miliardi per il comparto acquedottistico e 3,8 miliardi per quello della depurazione (fognature, collettamento e depurazione). Dalla relazione emerge inoltre che il principale programma di investimenti cofinanziato da Regione Lombardia tramite l’Accordo di Programma Quadro “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche”, stipulato nel 2002, ha finanziato una quota parte di questi investimenti pari a 681 milioni di euro, cifra importante che ha, però, coperto solo poco più del 10% del fabbisogno infrastrutturale stimato per la Lombardia. Si attesta quindi ” un forte scarto esistente tra le risorse finora impiegate nella realizzazione di reti e impianti e il fabbisogno stimato“.  Ma le società che operano nel settore (quasi tutte le aziende che operano in Lombardia hanno affidamenti in house) e le aziende speciali a cui è stata affidata la gestione del servizio (novità introdotta dalla L.R. 21/2010), si trovano a dover affrontare un duplice problema: l’obbligo alla realizzazione urgente per lo meno degli investimenti previsti dall’infrazione comunitaria ed il “rispetto del patto di stabilità interno”.

DECRETO LEGGE N. 138/2011  così come convertito in Legge n. 148/2011

 Art. 4 comma 14

Le società cosiddette “in house” affidatarie dirette della gestione di servizi pubblici locali sono assoggettate al patto di stabilità interno secondo le modalità definite, con il concerto del Ministro per le riforme per il federalismo, in sede di attuazione dell’articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. Gli enti locali vigilano sull’osservanza, da parte dei soggetti indicati al periodo precedente al cui capitale partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno.

 NOVITA’ INTRODOTTE DAL DECRETO LEGGE N. 1 DEL 24.01.2012, così come convertito in Legge n. 27 del 24 marzo 2012

 Dal 1° gennaio del 2013 saranno assoggettate ai vincoli del Patto di stabilità anche le aziende speciali e le istituzioni. La regola estende a queste realtà le previsioni già contenute nella normativa sulle società partecipate che gestiscono in house servizi pubblici locali di rilevanza economica. L’estensione del Patto non si applica ad aziende speciali e istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali, educativi, culturali e farmacie. Pienamente ricompresi gli altri settori, compreso il servizio idrico integrato.

 Il D.L. n. 1 del 24 gennaio 2012 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitivita’”, all’art. 25 (Promozione della concorrenza nei servizi pubblici locali), punto 1, lettera a) comma 5, prevede:  5. Le societa’ affidatarie in house sono assoggettate al patto di stabilita’ interno secondo le modalita’ definite dal decreto ministeriale previsto dall’articolo 18, comma 2-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni. L’ente locale o l’ente di governo locale dell’ambito o del bacino vigila sull’osservanza da parte delle societa’ di cui al periodo precedente dei vincoli derivanti dal patto di stabilita’ interno.

Al punto 2 dello stesso articolo prevede inoltre: 2. All’articolo 114 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il comma 5 e’ inserito il seguente: “5-bis. A decorrere dall’anno 2013, le aziende speciali e le istituzioni sono assoggettate al patto di stabilita’ interno secondo le modalita’ definite, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell’interno e degli affari regionali, il turismo e lo sport, sentita la Conferenza Stato-Citta’ ed autonomie locali, da emanare entro il 30 ottobre 2012. A tal fine, le aziende speciali e le istituzioni si iscrivono e depositano i propri bilanci al registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economico-amministrative della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura del proprio territorio entro il 31 maggio di ciascun anno. L’Unioncamere trasmette al Ministero dell’economia e delle finanze, entro il 30 giugno, l’elenco delle predette aziende speciali e istituzioni ed i relativi dati di bilancio. Alle aziende speciali ed alle istituzioni si applicano le disposizioni del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonche’ le disposizioni che stabiliscono, a carico degli enti locali: divieto o limitazioni alle assunzioni di personale; contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e per consulenza anche degli amministratori; obblighi e limiti alla partecipazione societaria degli enti locali. Gli enti locali vigilano sull’osservanza del presente comma da parte dei soggetti indicati ai periodi precedenti. Sono escluse dall’applicazione delle disposizioni del presente comma aziende speciali e istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali ed educativi, culturali e farmacie”;

IL REGOLAMENTO

 Per applicare l’estensione del Patto di stabilità a queste realtà occorre un regolamento attuativo del ministero dell’Economia (di concerto con Affari regionali e Interno), che va emanato entro il 30 ottobre 2012. Il regolamento è anche lo strumento con cui attuare l’applicazione del Patto di stabilità alle società in house, prevista fin dal 2008 con DL 112/2008 convertito in legge 133/2008 e successive modificazioni. Finora, però, i problemi applicativi legati all’estensione dei vincoli a realtà con bilanci e organizzazioni diverse rispetto agli enti locali hanno bloccato il decreto attuativo.

 Rischio conseguente: blocco degli investimenti (difficoltà per le aziende speciali nel trasferire fondi agli operatori del settore, limite all’indebitamento per le società che operano in house).

 

LE PROPOSTE DEL GRUPPO CONSILIARE PD

 

I Consiglieri Regionali del Gruppo Consiliare PD in data 23 Aprile 2012 hanno presentato al Presidente della Commissione VIII richiesta di audizione delle aziende speciali e delle società che operano nel settore “in house”, affinchè possano esporre le criticità e quantificare le preoccupanti ripercussioni sugli investimenti, di quanto previsto dalle recenti normative.

Sarà inoltre cura del Gruppo Consiliare PD promuovere con atto formale l’impegno di Regione Lombardia, in sede di conferenza Stato-Regioni, al fine di richiedere l’annullamento dell’applicazione della norma che prevede l’applicazione del Patto di Stabilità Interno, in relazione al servizio idrico integrato.

Di queste problematiche e della complessità del tema “acqua bene comune” si parlerà durante l’incontro promosso dal Gruppo Consiliare PD

 

“ACQUA 2.0 –

 

Quale futuro tra fabbisogno alimentare e sviluppo

?”

Sabato 26 Maggio 2012 ore 09,30

 

 

Milano – P.zza Duca d’Aosta, 3

Grattacielo Pirelli – Auditorium “Giorgio Gaber”

a cui vi invitiamo ad essere partecipi.

IL CAPOGRUPPO CONSILIARE

Luca Gaffuri

I CONSIGLIERI REGIONALI

 

Fabrizio Santantonio

 

Agostino Alloni

 

Gian Antonio Girelli

 

Giovanni Pavesi

 

Francesco Prina

 

Enrico Brambilla

 

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Troppi costi e limiti all’uso della Carta Regionale dei Servizi

Un miliardo e cinquecento trenta milioni di euro: tanto è costata la CRS (carta regionale dei servizi) ai lombardi in 10 anni dal suo lancio con l’accattivante slogan “La vita è una carta meravigliosa”. “Si tratta di un investimento importante per uno strumento che è stato presentato con tante potenzialità ma che in effetti è stato sinora sottoutilizzato dai cittadini a causa di diverse criticità – ha spiegato il capogruppo del Pd Luca Gaffuri – . Prima di tutto per utilizzare la carta online serve essere in possesso di un PIN che deve essere richiesto presso le Asl, le sedi di SpazioRegione o gli uffici postali, di cui, secondo i dati attuali, sono in possesso solo il 15% dei lombardi. Inoltre – continua Gaffuri – un altro problema all’utilizzo della CSR è rappresentato dal lettore che deve essere installato e collegato al computer per permettere l’accesso ai servizi: ad oggi sono stati distribuiti solo 400mila lettori sui 600mila acquistati da Lombardia Informatica nel 2008 perché in molti non sapendo come, dove e perché richiederli hanno evitato di andare a cercarli. Mentre gli utenti attivi sono solo 191822 pari al 2,1% dei possessori della carta”. Gaffuri ha perciò avanzato due proposte per ridare senso e funzionalità alla CRS: l’invio a casa del PIN in automatico a tutti i possessori della CRS così come avviene per carte bancarie in modo da semplificare la vita ad anziani e lavoratori; e la rapida estensione del modello sperimentato a Varese e Vimercate che prevede l’accesso online ai servizi della CRS senza l’utilizzo dell’apposito lettore che ha rappresentato sinora una forte limitazione. A Como le carte distribuite sono 558.290, i consensi informati 372.171, i PIN sinora distribuiti 226.132; il che significa che è il 40,5 % dei possessori della carta ad aver richiesto un PIN: il dato è più alto della media lombarda a causa dell’utilizzo della CRS anche come carta sconto benzina ma per tutti gli altri servizi l’accesso rimane in linea con la media regionale che si attesta, per le province non di frontiera, intorno al 12% così come in linea con la media regionale è anche la percentuale di persone che usa i servizi online tramite lettore intorno al 2% dei detentori della carta.

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Tribunale Menaggio: la soppressione non si tradurrebbe in risparmi ma solo in disagi

Mantenere operativa la sezione giudiziaria distaccata di Menaggio e non procedere al suo accorpamento con il tribunale di Como. Con questa finalità ieri sera il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità una mozione firmata da tre rappresentanti del territorio comasco: Luca Gaffuri (capogruppo del PD), Dario Bianchi (Lega Nord) e Gianluca Rinaldin (PDL). La mozione, che ha anche ottenuto l’appoggio di altri dieci consiglieri di tutte le forze politiche, chiede alla Giunta regionale di effettuare un intervento diretto al Ministero della Giustizia ed al Consiglio Superiore della Magistratura affinché la sede del Tribunale di Menaggio, così come quelle di altre zone particolarmente svantaggiate dal punto di vista territoriale della nostra Regione, siano mantenute in attività. “Per gli abitanti della sponda occidentale del lago di Como l’eventuale soppressione del Tribunale di Menaggio non si tradurrebbe in un risparmio effettivo della spesa pubblica, bensì esclusivamente in disagi per l’utenza – sottolinea Luca Gaffuri –. In un territorio di particolare conformazione come quello del lago credo sia quindi necessario mantenere l’operatività della sede territoriale giudiziaria”. Della stessa opinione anche Gianluca Rinaldin: “Il risparmio in termini di risorse dall’accorpamento della sezione del Tribunale di Menaggio con Como non è giustificato dai disagi che si verrebbero a creare non solo per i cittadini. Inoltre, per la spesa pubblica, questo si tradurrebbe in maggiori oneri. Basta pensare alle continue trasferte in Como da parte delle forze dell’ordine. Praticamente una chiusura che produrrà esclusivamente difficoltà”. “Sarebbe interessante chela Giuntaregionale procedesse ad effettuare una verifica interna su quali siano le sedi giudiziarie distaccate meritevoli di essere conservate per ragioni logistiche e territoriali, perché ubicate in zone montane o in località dove i collegamenti sono difficoltosi – rileva Dario Bianchi -. La stessa Giunta dovrebbe, quindi, fare una proposta al Governo finalizzata al mantenimento di tali sezioni. Il rischio concreto, infatti, è che l’accorpamento in corso di attuazione per tutte le sezioni dei Giudici di Pace sia soltanto preambolo ad un analogo destino per i Tribunali. Occorre predisporre, quindi, una proposta organica in tempi brevi al fine di tutelare questi ambiti particolari, come Menaggio, dove il servizio va assolutamente mantenuto».

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Acqua, bene comune. Un convegno sabato 26 maggio a Milano, anche in diretta web

Acqua bene comune – Il programma del convegno di sabato 26 maggio

Il convegno verrà trasmesso anche in diretta web su www.blogdem.it

 

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PDL e Lega in Regione Lombardia votano mozione per il mantenimento delle Province

Il Consiglio regionale della Lombardia, con il voto contrario del PD, ha votato una mozione di del PDL che mira a mantenere l’attuale assetto delle Province. “PDL e Lega votano in Consiglio regionale per mantenere le province così come sono – dichiarano Alessandro Alfieri, vicesegretario regionale del PD Lombardia e Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale -. Il Pd ha votato contro perché ritiene  urgente e necessaria una riforma complessiva delle funzioni attribuite ai diversi livelli di governo per risparmiare risorse ma soprattutto per dare servizi più efficienti avvicinando i luoghi delle scelte ai cittadini. Certo, un’era geologica sembra trascorsa da quando il PDL faceva campagna elettorale proprio annunciando l’abolizione delle province”.

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Regione Lombardia non lasci soli i comuni e le famiglie con soggetti autistici

L’interruzione delle sperimentazioni è un grave errore secondo i consiglieri del Pd che oggi in Aula hanno chiesto conto del rifinanziamento del progetto ORMA per il trattamento della sindrome autistica. Progetto che non verrà più finanziato dalla Regione, come ha confermato l’assessore Boscagli, in ragione del fatto che la sperimentazione, sul territorio della provincia di Cremona, di Monza e di Milano, si è conclusa a gennaio 2011 e ora sono gli enti locali in partnership con le associazioni a doversi occupare delle risorse. “La risposta dell’assessore ci ha lasciati preoccupati e insoddisfatti – dicono il capogruppo del Pd Luca Gaffuri e il consigliere Mario Barboni – In un momento in cui i comuni lombardi hanno visto un taglio delle risorse per il sociale del 63% (ai comuni nel 2011 sono andati 180 milioni di euro contro i 65 di quest’anno), la Regione si tira indietro giudicando la sperimentazione un “pieno successo”. Che senso ha continuare a fare sperimentazioni che poi si interrompono senza avere effetti sul territorio? Garantire la prosecuzione di questo progetto è importante per i soggetti autistici e per le loro famiglie perché la sua interruzione toglierebbe loro la possibilità di usufruire di un intervento specialistico necessario per vivere una vita normale. Le sperimentazioni infatti sono utili soltanto se viene poi garantito il mantenimento di interventi terapeutici ed educativi che possano produrre miglioramenti effettivi e avere ripercussioni positive sulle famiglie e sul sistema in genere”.

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