Archivi del mese: aprile 2012

Sanità: Regione Lombardia è la più generosa d’Italia per le funzioni non tariffabili

“Nei recenti scandali della sanità lombarda esistono verità che vanno raccontate e sono quelle dei numeri che Formigoni non dice. Dopo il capitolo della cosiddetta legge Daccò, c’è quello, ben più cospicuo, delle “funzioni non tariffate”, diverse cioè da quelle rimborsate secondo il meccanismo dei drg: un fiume di denaro che Regione indirizza per quasi il 20% verso strutture sanitarie private. Agli Irccs privati e alle case di cura private tra il 2008 e il 2010 sono stati assegnati oltre 576 milioni di euro, di cui quasi 147 al San Raffaele e più di 72 alla Maugeri. Oggetto del finanziamento sono soprattutto il potenziamento della ricerca, della riabilitazione, la didattica e l’emergenza urgenza, definiti con un evidente margine di discrezionalità. Ad ammetterlo è lo stesso Daccò, che nell’interrogatorio, a quanto si apprende, parla della sua abilità a far ottenere ai suoi clienti molti soldi da questi capitoli”. Il fiume di denaro, ha spiegato oggi durante una conferenza stampa il vicesegretario regionale del Pd Alessandro Alfieri, è un miliardo di euro l’anno per ognuno degli ultimi tre. “Solo altre quattro Regioni – aggiunge – ovvero Puglia, Veneto, Liguria e Lazio, danno risorse anche agli Irccs privati, ma in misura molto minore”.
“Pur essendo consapevoli della necessità di finanziare l’eccellenza – ha aggiunto la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi – i dati dimostrano che il criterio della flessibilità nell’erogare fondi alla ricerca ha sconfinato troppo nella discrezionalità. Un sistema che non è più accettabile, occorre rivedere la normativa prevedendo dei tetti di spesa o comunque criteri più stretti”.

I numeri

Dal verbale dell’interrogatorio di Pierangelo Daccò del 17 aprile: “Quando lei fa una prestazione sanitaria, la prestazione ha un ritorno. Viene pagata questa prestazione da parte della Regione Lombardia. Nel pagamento sono inclusi i costi. I costi sono compresi in una tabella. Ci sono dei costi che non vengono compresi in questa tabella, che comunque l’ente sostiene. Allora vengono riconosciute con questo istituto delle funzioni non tariffabili”.
Un miliardo di euro l’anno su 17 miliardi di euro (dati 2011), più che in ogni altra Regione italiana: è la spesa per le “funzioni non tariffabili”, che la Regione Lombardia riconosce alle strutture sanitarie con evidenti margini di discrezionalità. È questa la voce più cospicua del bilancio sanitario regionale su cui si concentrava il lavoro di Pierangelo Daccò, come si evince dalla lettura dei verbali di interrogatorio. La Lombardia riserva alle funzioni non tariffabili circa il 6% del fondo sanitario regionale, seguita dal Lazio, Veneto, Liguria e Puglia. In Lombardia valgono il 15% dell’intera spesa ospedaliera. Tra gli scopi principali delle funzioni non tariffabili c’è la promozione della ricerca, e infatti una quota importante è riservata ai diciotto Irccs lombardi (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) pubblici e privati. Tra questi il primo beneficiario è il San Raffaele, che tra il 2008 e il 2010 ottiene quasi 147 milioni di euro, e quarta è la Maugeri, seconda però tra i privati, con oltre 72 milioni nello stesso triennio, su un totale di oltre 716 milioni di euro.
Le funzioni più remunerative per gli Irccs sono la ricerca, la didattica universitaria, la riabilitazione (la Maugeri è di gran lunga la maggior beneficiaria), e l’emergenza urgenza specialistica.

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Firme false: l’ennesima botta per Formigoni

Giuseppe Civati e Luca Gaffuri, consigliere e capogruppo regionali del Pd, commentano la notizia dell’avviso di garanzia a Guido Podestà, nell’ambito delle indagini relative alla presentazione delle liste elettorali regionali del 2010:

“L’ennesima botta per Formigoni. Le firme lo perseguitano fin dall’inizio della legislatura, e la chiusura delle indagini, che coinvolge direttamente il leader locale del Pdl, coincide con il momento peggiore per il presidente della Regione.

E’ un complotto anche questo, come sicuramente preciserà il governatore lombardo, o forse la semplice ricostruzione della vicenda “Firmigoni”, da noi più volte denunciata, fin dalla campagna elettorale del 2010?

A questo punto di firma ne manca soltanto una: quella delle dimissioni”.

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Nostra mozione su Formigoni dopo che i lombardi lo avranno sfiduciato alle amministrative

“Formigoni non tema, la nostra mozione arriverà appena dopo la sfiducia che i cittadini gli confermeranno nelle urne il 6 e 7 maggio, nel primo consiglio utile visto che la maggioranza ha respinto la nostra richiesta di convocare una seduta prima di quella data. Certo, è probabile che la mozione venga respinta in Aula, a meno che i consiglieri di maggioranza non votino responsabilmente un atto di sfiducia, rischiando così di perdere il seggio e di finire all’opposizione. Ricordiamo però al governatore che PDL e Lega hanno bocciato anche la mozione di sfiducia a Davide Boni, e ciò non ha impedito che gli eventi lo costringessero ugualmente a dimettersi”.
Lo dichiarano Luca Gaffuri, Stefano Zamponi e Chiara Cremonesi, capigruppo rispettivamente di PD, IdV e SEL in Consiglio regionale della Lombardia, in merito alla mozione di sfiducia a Formigoni.

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Le frequentazioni di Formigoni creano imbarazzo al Pdl e anche a CL

“Le disinvolte frequentazioni di Formigoni sono di grave imbarazzo per il suo partito, il Pdl, e anche per molti aderenti a Comunione e liberazione. La lettera a Tempi e la difficile giornata con il segretario Alfano ne sono prove evidenti. Anche l’utilizzo di un tono meno tracotante dimostra che finalmente Formigoni comincia a rendersi conto che il sistema che ha retto la Lombardia negli ultimi diciassette anni non regge più. E non occorre una sentenza della magistratura per riconoscere che è ora di tornare a dare la parola agli elettori”.
Lo dichiara Luca Gaffuri, capogruppo del Pd in Regione, dopo la lettera di Formigoni al sito Tempi.it in risposta alle dichiarazioni della moglie di Antonio Simone, l’ex assessore lombardo ora in carcere per l’inchiesta sulla distrazione di fondi alla fondazione Maugeri.

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Il bilancio sanitario non è di 7 ma di 17 miliardi.

I numeri sono numeri, e il bilancio della sanità lombardo non è di 7 ma di 17 miliardi di euro. La Giunta Formigoni non smentisca noi ma il Ministero della salute, di cui abbiamo pubblicato una tabella in modo integrale, tabella presa da una relazione pubblicata quando c’era il governo Berlusconi e il ministro era Ferruccio Fazio. L’arcano è presto svelato: l’ufficio stampa della Regione cita due voci, la medicina ospedaliera e la specialistica, mentre il ministero ne ricomprende anche altre, come la riabilitativa, la farmaceutica e la medicina generale”.
Così dichiarano il vicesegretario regionale del Pd Alessandro Alfieri ed il capogruppo PD in Consiglio Regionale in risposta alla nota della Regione Lombardia che lo smentisce (vedi nota LN-LOMBARDIA. SANITA’ PRIVATA, REGIONE SMENTISCE ALFIERI delle 18.06).

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La Lombardia è la regione che paga di più la sanità privata

La Lombardia è la Regione italiana più generosa con la sanità privata, che pesa per il 43,8% nel bilancio sanitario regionale. Questo dato lo si evince dalle tabelle del Ministero della Salute contenute nella “Relazione sullo stato sanitario del Paese (2009 – 2010)”, tabelle che usano come indicatore la spesa per “assistenza sanitaria erogata da enti privati, accreditati e convenzionati”. Un dato molto più significativo di quello utilizzato, peraltro in modo impreciso da Formigoni, che invece considera il numero di posti letto del privato accreditato. “Formigoni – spiegano Alessandro Alfieri, consigliere regionale e vicesegretario del Pd lombardo, e Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale – continua a dire che la Lombardia è al settimo posto nella classifica italiana della sanità privata ma usa dati fuorvianti, ossia il rapporto tra posti letti pubblici e posti letto privati, tra l’altro senza conteggiare quegli degli IRCCS privati e degli istituti religiosi. Il peso del privato nella nostra regione è invece chiaramente il più alto in Italia. Questo non significa che debba essere messo in discussione il mix tra privato e pubblico che ha prodotto anche delle eccellenze, bensì che, oggi più che mai, occorra garantire molta più trasparenza sulle modalità di assegnazione e sulla rendicontazione di una tale mole di risorse pubbliche”. Per il Pd la trasparenza può essere ottenuta solo attraverso un sistema di controlli più efficaci. “Parliamo di una fetta cospicua del bilancio lombardo – conclude Alfieri – e casi come quelli del San Raffaele e della Maugeri non devono più accadere. Il tema centrale è quello dei controlli: è evidente che come sono ora non sono efficaci”.
I dati
La Lombardia è la regione italiana che paga di più la sanità privata che accredita. Inutile sminuire questo dato incontrovertibile. Non si trova al settimo posto nella classifica delle regioni italiane che acquistano prestazioni, posti letto e ricerche dal privato: la sola classifica nella quale Regione Lombardia si troverebbe al settimo posto (come sostenuto da Formigoni) è una classifica che utilizza come unico indicatore quello dei posti letto in alcune cliniche private, senza peraltro tener conto dei posti letto degli IRCCS di diritto privato, dei Policlinici privati, degli Istituti qualificati presidio e degli Ospedali classificati (ossia gli istituti religiosi). Aggiungendo anche questi posti letto il CERGAS Bocconi, rielaborando i dati ministeriali, in modo da descrivere più compiutamente l’incidenza dei posti letto offerti da soggetti privati, fa salire la Lombardia di tre posti, inserendola al quarto posto nella classifica italiana del rapporto tra letti pubblici e letti privati. Le regioni che risultano avere una quota di privato più consistente sono dunque: Lazio, Calabria, Campania, Lombardia e Puglia. (Fonte Elaborazione Cergas Bocconi su dati 2009)
Il vero indicatore da utilizzare, tuttavia, al fine di scattare una fotografia ben più efficace sulla sanità lombarda è il peso dei costi del servizio sanitario regionale privato accreditato. L’assistenza erogata da enti privati convenzionati e accreditati rappresenta il 43,8% dei costi totali della sanità lombarda su 17 miliardi di euro totali del bilancio. Il resto, ovvero il 56,2%, è il peso dell’assistenza erogata a gestione diretta, cioè dagli ospedali e dagli IRCCS pubblici. In questa classifica la Lombardia sale invece al primo posto. All’interno di quel 43,8% ci stanno il pagamento dei DRG (funzioni tariffate), il pagamento delle funzioni non tariffate ossia risorse redistribuite in maniera discrezionale a pagamento dell’eccellenza, come le cardiochirurgie pediatriche, l’attività di ricerca degli IRCCS e la didattica universitaria, i centri regionali per l’epilessia, i centri per il trapianto d’organi, le riabilitazioni complesse, i parti in epidurale ecc… (che per il privato accreditato sono circa 200 milioni di euro l’anno) e i progetti speciali destinati al privato no profit per cui nel triennio 2008-2010 Regione Lombardia ha previsto di impegnare 176 milioni di euro.
Essendo chiaro a questo punto quanto pesa direttamente sulle tasche dei lombardi la spesa sanitaria e quali siano i numeri reali che, tra funzioni tariffate, funzioni non tariffate e progetti speciali, se ne va ai privati accreditati, non si può più sorvolare sul tema dei controlli, i quali devono essere, secondo il Pd, più stringenti e più efficaci e poter verificare puntualmente l’appropriatezza delle prestazioni erogate. Come un’associazione o un’impresa, dunque, anche le fondazioni no profit che ricevono soldi pubblici per fornire prestazioni sanitarie o assistenziali a prezzi congrui, dovrebbero poter dimostrare sia di avere bilanci sani sia di non avere rami societari che fanno profitto.

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Nomina Maullu inopportuna, è puro risarcimento politico

Nemmeno un giorno è passato per Stefano Maullu tra il licenziamento dalla giunta Formigoni e la nomina a presidente di Tem Spa, la società partecipata dalla Provincia di Milano attraverso Milano Serravalle e Asam. Un risarcimento politico dal sapore stantio, secondo Enrico Brambilla e Luca Gaffuri, rispettivamente consigliere regionale e capogruppo del Partito democratico. “L’operazione è chiara – dichiarano gli esponenti del Partito Democratico –  Stefano Maullu è stato semplicemente risarcito per l’esclusione dalla Giunta Formigoni. Si conferma l’atteggiamento ingordo e sfrontato del centrodestra, che considera le società controllate dal pubblico come proprietà di cui disporre a piacimento al di là di ogni valutazione di merito e di competenza. La nomina è inopportuna anche perché Maullu rimane consigliere regionale e la Tem è un’infrastruttura sulla cui realizzazione egli stesso, in qualità di consigliere, dovrebbe vigilare”.

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Navigazione Lago di Como: i Comuni rivieraschi non devono arrendersi all’attuale situazione del trasporto lacuale

La decisione del sindaco di Menaggio Alberto Bobba di respingere, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale di lunedì scorso, la mozione presentata dalla minoranza con la quale veniva richiesto di prendere posizione nei confronti dello stato di crisi della Navigazione Laghi non manca di suscitare perplessità da parte di Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale, che da anni si occupa dei problemi che affliggono la gestione di battelli e aliscafi. «La presa di posizione da parte del sindaco Bobba e della sua maggioranza – ha commentato Gaffuri – denota una mancanza di interesse nei confronti dei pendolari e degli studenti che ogni giorno utilizzano i mezzi della Navigazione Laghi. Ancora più incomprensibile appare la mancanza di volontà da parte di un comune importante come Menaggio di porsi a capo di una battaglia per un servizio che è anche fonte di sviluppo economico per tutto il Centro Lago. Infatti l’obiettivo finale deve essere di arrivare alla regionalizzazione del servizio che porterebbe ad uno sviluppo positivo per il territorio, per ciò che concerne la mobilità di persone e merci, in particolare laddove l’accesso viabilistico è insufficiente». Gaffuri non manca di sottolineare come non bisogna rassegnarsi allo stato di fatto per ciò che concerne l’attuale situazione in cui versa la Navigazione Laghi: «Sicuramente le rassicurazioni date non più di un mese fa da parte del senatore Butti sulla copertura del disavanzo non hanno visto finora concretizzazione, ma non per questo i nostri comuni devono arrendersi a una situazione che deve essere necessariamente modificata».

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Giunta Formigoni: il Presidente si arrampica sugli specchi

“Per giustificare quello che è un vero rimpasto di Giunta, il presidente Formigoni si arrampica sugli specchi, adducendo scuse che reggono solo in parte. E accusa l’opposizione di perdere pezzi solo perché due consiglieri hanno fatto scelte di gruppo diverse, mentre nella sua Giunta e nella sua maggioranza gli assessori e i consiglieri se ne vanno a casa in via definitiva”, commenta il Gruppo regionale del Pd, dopo la conferenza stampa del presidente Formigoni sui cambi di assessori in Giunta. “Formigoni si tranquillizzi: sta per arrivare la mozione di sfiducia che oggi ha tanto invocato”, conclude il Pd.

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Dopo 40 giorni la Lega e Boni cedono: finalmente le dimissioni

“La Lega si è arroccata per 40 giorni a difesa del presidente Boni, ma grazie alle prese di posizione unitarie dei gruppi di minoranza ha dovuto cedere. L’ennesimo sconquasso in una maggioranza sempre più allo sbando”, commenta Luca Gaffuri, capogruppo consiliare del Pd, dopo l’annuncio fatto dall’esponente leghista di dimissioni dalla carica di presidente del Consiglio regionale. “A quasi un mese e mezzo dalla notizia delle indagini a suo carico, Davide Boni ha fatto solo un atto di correttezza istituzionale che gli avevamo chiesto più volte – continua Gaffuri –. Erano i primi di marzo quando ha ricevuto un avviso di garanzia per corruzione e, nonostante gli inviti, non solo dell’opposizione, a farsi da parte, sosteneva e ha sostenuto fino a pochi giorni fa di non aver nulla da temere. Ora, all’improvviso, cambia registro e assicura di voler semplicemente seguire l’esempio del suo leader Umberto Bossi. In realtà, fa ciò che andava fatto da tempo: togliere dall’imbarazzo l’istituzione Consiglio regionale. Alla buon’ora”.

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