Archivi del mese: aprile 2011

Un operaio in Paradiso

Domani Giovanni Paolo II verrà proclamato beato.

Sono molte le immagini e i ricordi di Karol Wojtyła: il grande uomo di fede e il personaggio storico (anche per il ruolo giocato nell’incrinare la Cortina di Ferro), il papa venuto da lontano e il papa degli innumerevoli viaggi apostolici; lo chiamavano “atleta di Dio” ed ha concluso la sua parabola terrena con una lunga malattia; è stato insieme un protagonista della comunicazione e un mistico, la vittima dei colpi di pistola di Ali Agca e il promotore degli incontri interreligiosi di Assisi per la pace.

Giovanni Paolo II verrà beatificato domani perché domani, come nel giorno della sua morte, il calendario liturgico celebra la prima domenica dopo Pasqua che lui fortemente volle dedicare alla Divina Misericordia. È però anche il primo maggio, festa dei lavoratori, e il giovane Wojtyła, durante la guerra, fu operaio negli impianti Solvay in Polonia.

Da papa scrisse tre encicliche sui temi sociali; prima della Centesimus Annus (1991) e della Sollicitudo Rei Socialis (1987), era venuta la Laborem Exercens (1981), dedicata al lavoro. Mi piace prenderne una citazione che è una sollecitazione a riportare il lavoro al centro del pensiero e dell’azione sociale:

«il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell’uomo. E se la soluzione o, piuttosto, la graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si ripresenta e si fa sempre più complessa, deve essere cercata nella direzione di «rendere la vita umana più umana», allora appunto la chiave, che è il lavoro umano, acquista un’importanza fondamentale e decisiva.»

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Dal nostro lago un progetto pilota per tutti gli altri laghi alpini lombardi

Sala piena di pubblico a Varenna nella cornice serale  di Villa Monastero, per il convegno “Il lago: una riserva di energia” promosso dal gruppo consiliare regionale del PD. Presenti  molti amministratori locali e rappresentanti del mondo economico, oltre al presidente di Reti Holding e al vice presidente del Consorzio del Lario. Il tema trattato dal convegno è cruciale per Regione Lombardia, che proprio sulle rinnovabili gioca una parte del suo futuro in termini di sostenibilità ambientale, di innovazione produttiva, di occupazione. Per questo l’incontro di ieri, alla presenza di diversi rappresentanti del mondo della ricerca, dell’innovazione, del mondo produttivo e delle istituzioni regionali ed europee ha avuto il merito di aprire un dibattito completo sul potenziale del bacino lariano come riserva di energie.

“Siamo impegnati da tempo in Consiglio Regionale a sostenere in modo pragmatico le azioni di ricerca e industriali per sfruttare l’uso di fonti rinnovabili di energia, senza contrapposizioni ideologiche verso altre tecnologie a partire da quella nucleare, perché  gli accordi internazionali ci impegnano a  triplicare entro il 2020 in Lombardia la produzione di energia da fonti rinnovabili – hanno detto nel loro intervento il consigliere segretario Carlo Spreafico e il capogruppo Pd Luca Gaffuri promotori dell’evento – Lanciamo la proposta di utilizzare il Lario per produrre energia con la tecnologia delle pompe di calore, cioè fare un progetto internazionale attraverso un apposito Consorzio tra Lecco e Como che trasformi il lago e l’asta dell’Adda in  produttori  entrando  nella filiera  energetica lombarda. Un progetto pilota a disposizione di tutti i laghi alpini che creerebbe anche una nuova opportunità di sviluppo scientifico ed economico per queste zone e che vuole ottenere dalla UE  gli appoggi necessari  entrando  nelle future linee di finanziamento ai programmi  in questo settore.  Perciò servirà sviluppare un rapporto più diretto tra territorio e Bruxelles  anche utilizzando  la nostra autorevole rappresentanza regionale presso la comunità europea”. Il Consorzio del Lario, nell’idea dei consiglieri, dovrà fare da capofila per attivare uno studio di fattibilità che, con l’assistenza dei tecnici  a Bruxelles,  porti entro i tempi dei bandi aperti, a candidare il lago per un grande progetto internazionale e pilota per tutti gli altri laghi alpini lombardi.

Mario Raimondi, del Dipartimento di Chimica fisica ed elettrochimica Università degli Studi di Milano, ha immaginato uno scenario dello sfruttamento energetico dell’acqua del lago che “ teoricamente potrebbe portare alla produzione di 24 miliardi di kWh, pari a  400 centrali come quella a biomasse di Tirano. Più realisticamente realizzare 10 centrali vorrebbe dire produrre 640 milioni di kWh,  senza di fatto incidere sul bioclima del lago. In occasione di Expo 2015 inoltre sarebbe anche realizzabile  la navigazione di battelli con motore alimentato a idrogeno .”

Il responsabile della delegazione di Regione Lombardia  a Bruxelles Gianlorenzo Martini, oltre ad illustrare  i programmi di ricerca  che la UE sta predisponendo nel prossimo triennio, si è soffermato sui bandi oggi a disposizione per 150 milioni di euro a sostegno di progetti, da presentare entro ottobre, anche direttamente dal territorio attraverso i soggetti abilitati tra cui il nostro Consorzio del Lario. “ Mi auguro – ha precisato -  che ci sia un risveglio di attenzione e di capacità propositiva dei nostri territori, in tal senso ci stiamo muovendo in tutte le province per mettere a disposizione la nostra assistenza e il nostro sistema di relazioni all’Unione Europea “

Da Domenico Savoca della direzione dell’Assessorato regionale alle politiche energetiche è stato illustrato il quadro legislativo a sostegno della produzione geotermica di energia in Lombardia, ricordando che “una  prossima regolamentazione  del settore idrotermico, nel quale si inquadra la produzione energetica da acque di superficie, ha la possibilità di tenere conto di progettazioni come quella dello sfruttamento dei laghi.”

Cesare Giarba, esperto di energie rinnovabili, si è soffermato, in qualità di tecnico industriale, a illustrare progetti esecutivi che dimostrano come “anche nella zona lariana il concreto e redditizio impiego di queste tecnologia è ormai collaudato. “

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Per Como e la sua stazione tempi strettissimi

Le opportunità connesse al progetto AlpTransit sono molte e i tempi sono stretti, anche per l’efficienza con la quale i vicini elvetici stanno portando avanti l’opera. Quanti a Como se ne sono accorti? Eppure per la nostra provincia l’essere sulla via di comunicazione principale tra Italia e Nord Europa è un vantaggio da valorizzare. AlpTransit costituisce la cornice di sviluppo del collegamento del Gottardo nel XXI secolo: per quanto mi è stato possibile ho cercato di sollevare la questione in passato. Nel 2008 è stato siglato l’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale con cui la Regione ha inteso coordinare le amministrazioni locali sui progetti prioritari per Como; durante la stesura avevo inviato una lettera nella quale proponevo la realizzazione di un “piano d’area” (lo stesso documento programmatorio utilizzato a Malpensa) per la zona doganale di Ponte Chiasso, principale valico ferroviario e unico valico autostradale della Lombardia: per Como un modo nuovo di essere  snodo sulla direttrice del Gottardo. Non ho avuto riscontro e un’occasione è andata persa. Rocambolescamente siamo riusciti a difendere l’opzione di un polo intermodale per Como nel Piano Regionale di Sviluppo 2010-15, con un emendamento approvato insieme a un altro elemento fondamentale perché AlpTransit abbia un risvolto positivo per noi: mi riferisco al quadruplicamento della linea da Chiasso a Monza, necessario per evitare il collasso delle future comunicazioni ferroviarie tra Como e Milano. E con un altro emendamento formulato con i colleghi del Partito Democratico siamo riusciti a inserire il corridoio TEN24 (cioè la linea del Gottardo) tra gli impegni europei che la Lombardia ha segnalato come prioritari alla Commissione di Bruxelles. Ma la direttrice del Gottardo era anche oggetto di un ordine del giorno, da me proposto e approvato in Consiglio, al bilancio regionale di previsione per il 2008; esso seguiva di un anno il voto consiliare che impegnava la giunta Formigoni a potenziare la Como-Lecco, progetto che consentirebbe d’irradiare anche alla Brianza lariana le opportunità di AlpTransit. Con testardaggine abbiamo dato voce agli interessi del territorio; occorre però il contributo di tutti gli attori locali e in primis delle istituzioni del territorio (la Provincia e il Comune capoluogo), fin qui silenti insieme con le forze politiche del centrodestra comasco. Bisogna infatti vincere il muro di gomma che ci viene opposto dai titolari delle scelte. A fine marzo il viceministro Roberto Castelli è stato in Consiglio regionale a parlare di Pedemontana; in quell’occasione gli ho chiesto lumi sul quadruplicamento della Chiasso-Monza: Castelli ha rimandato la discussione a una successiva occasione (ma quale?). Tuttavia il viceministro ha già parlato in settembre con SwissTraffic, la rivista dell’Ufficio Federale dei Trasporti svizzero: «Per il traffico merci questo ampliamento non è indispensabile»; certo «il traffico viaggiatori in direzione del Gottardo aumenterà. I fondi necessari non sono però ancora disponibili, poiché la precedenza va a quei segmenti di tratta che necessitano delle misure immediate […] la cosiddetta gronda Bergamo-Seregno». Insomma, dice Castelli, i viaggiatori europei diretti a Como dovranno transitare a Milano (rendendoci così una meta turistica secondaria, appendice della visita al capoluogo lombardo) mentre le nostre merci dirette in Europa partiranno da Seregno. Aggiungiamo le parole pronunciate al Tavolo regionale per la logistica d’inizio marzo dall’assessore alla mobilità, Raffaele Cattaneo: «Abbandonata l’idea di puntare su un grosso centro di interscambio a Lachiarella abbiamo scelto di costruire una rete di centri intermodali più piccoli, ma sicuramente più funzionali». Potrebbe sembrare confortante per Como, però gli investimenti citati da Cattaneo riguardano Segrate, il raddoppio del terminal fra Busto Arsizio e Gallarate, gli investimenti a Mortara, Sacconago, Voghera e di Bergamo/Montello. Como non c’è: e il problema ci deve riguardare tutti.

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Invalidità civile: Formigoni non si scusi ma cerchi di risolvere i problemi

Formigoni scrive ai cittadini per scusarsi e invita a recarsi alle Asl per avere rassicurazioni e informazioni sui disguidi e ritardi che stanno rendendo la vita difficile agli invalidi di Brescia e provincia. Dal 30 luglio 2010, da quando cioè le competenze in merito al sistema di accertamento e concessione delle provvidenze economiche in materia di invalidità civile sono state trasferite all’Inps, le domande per ottenere i benefici da parte degli invalidi devono essere presentate per via telematica all’istituto che, a sua volta, le trasmette all’Asl per l’attivazione della visita di accertamento, la quale poi avviene in presenza di un medico inviato dall’Inps. Quest’ultimo ha 120 giorni di tempo per provvedere all’attribuzione delle competenze economiche. Ma oggi anche i cittadini invalidi comaschi già riconosciuti (circa 12mila) si ritrovano in difficoltà a causa di un problema di comunicazione tra Inps e Asl. I due sistemi informatici, infatti, non dialogano tra di loro, cioè non c’è modo di facilitare i passaggi, nell’era della tecnologia spinta, e tutto si blocca ancora davanti a una montagna di carta da inserire banalmente a computer. Mentre, come confermato dagli addetti ai lavori, fino a poco tempo fa il servizio, sul territorio comasco, aveva addirittura migliorato la sua efficienza abbassando i tempi di controlli ed erogazione a 3 mesi.

Il capogruppo regionale del Pd Luca Gaffuri già a gennaio aveva sottoscritto un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta e all’assessore stesso per sapere “quali provvedimenti intendesse assumere il Governo Formigoni per evitare ai cittadini, già pesantemente provati dalla malattia, i forti disagi causati dall’allungamento dei tempi relativi all’iter burocratico e dalle incomprensibili lacune nello svolgimento di pratiche che richiederebbero risposte chiare e tempestive”. A tre mesi da quell’interrogazione e dopo le lettere di scuse agli invalidi inviate dal presidente, Gaffuri interviene nuovamente per chiedere di risolvere efficacemente i problemi dato che i cittadini aspettano una soluzione oltre che la pensione di accompagnamento sospesa da mesi.

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Il lago: una riserva di energia

Al nucleare ci sono alternative? Assolutamente sì, e nemmeno troppo lontano da casa. Nel lago che bagna due grandi province come Como e Lecco, ad esempio, dove un sistema di pompe di calore potrebbe portare energia ai comuni dell’area. Come e in che tempi si discuterà al convegno “Il lago: una riserva di energia”, organizzato dal Gruppo regionale del Partito democratico, che si terrà giovedì 28 aprile 2011, alle 20.30, a Villa Monastero, a Varenna.

Aprirò io i lavori. Porterà i suoi saluti Rossella Sirtori, presidente dell’istituzione Villa Monastero. Introdurrà i lavori Carlo Spreafico, consigliere regionale del Pd e componente dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Gli interventi sono affidati a Mario Raimondi, professore del Dipartimento di Chimica fisica ed elettrochimica dell’Università degli Studi di Milano; Gianlorenzo Martini, direttore delegazione presso l’Unione europea di Regione Lombardia; Domenico Savoca, dirigente Sviluppo e ricerca energetica e attività mineraria di Regione Lombardia; Cesare Giarba, tecnico esperto in energie rinnovabili. a me spetteranno anche le conslcusioni.

Sono stati invitati a partecipare i presidenti delle Province, i parlamentari, i sindaci, le parti sociali, le Comunità montane, le Camere di commercio di Como e di Lecco. L’incontro è aperto al pubblico.

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Fabbricare passaggi

Per augurarvi una felice Pasqua, vi lascio alcune parole di Erri De Luca:

Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah”, passare.
Non è festa per residenti, ma per migratori
che si affrettano al viaggio.
(…)
Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti,
per voi
apertori di brecce, saltatori di ostacoli,
corrieri a ogni costo, atleti della parola pace.

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Farmaci generici: basta aumenti!

Da pochi giorni a questa parte come conseguenza della Finanziaria nazionale i cittadini si trovano a dover pagare ancora di più per i farmaci generici, anche se acquistati con la ricetta.

Infatti l’Agenzia italiana per il Farmaco ha abbassato i rimborsi per i farmaci cosiddetti equivalenti così da far risparmiare al sistema sanitario 600 milioni di euro l’anno. Ma, come era prevedibile, le aziende farmaceutiche mantengono invariato il prezzo dei loro prodotti e la differenza la pagano gli utenti all’acquisto del farmaco generico, anche se prescritto dal medico curante.

Apprendiamo dalle agenzie che l’Assessore Colozzi ha dato la colpa a una legge scritta male, ma in una regione come la Lombardia in cui i cittadini pagano già 200 milioni di euro l’anno di ticket regionali sui farmaci, e di questi ben 11,2 milioni escono dalle tasche dei comaschi – non è pensabile scaricare altri costi per la spesa farmaceutica –

Regioni virtuose come la Toscana che, ricordiamo, hanno i conti sanitari in pareggio senza aver introdotto alcun ticket, hanno scelto di compensare con risorse proprie la differenza. Ci aspettiamo dunque che Regione Lombardia segua rapidamente questa strada in attesa che il Governo colmi questo vuoto normativo.

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Solidarietà a Cattaneo per le minacce ricevute

Dopo la diffusione del volantino in cui si prefigura per l’assessore ai trasporti la stessa sorte di Marco Biagi, il giuslavorista bolognese freddato dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002 e a nome di tutto il gruppo Pd in Regione, piena solidarietà all’assessore Raffaele Cattaneo dopo la grave minaccia contenuta nel volantino dell’UGL Taxi.

Non esiste differenza di opinioni  che possa giustificare una minaccia del genere. Invitiamo i vertici di quell’organizzazione sindacale a prendere seri provvedimenti. Vediamo evocare le BR su orribili manifesti, ora vediamo volantini dal tono molto sinistro, è evidente che nel Paese si sta diffondendo un clima che tutti dobbiamo contribuire a sconfiggere.”

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Firme false: perchè Formigoni non viene in aula?

Dopo l’iscrizione al registro degli indagati di consiglieri provinciali, comunali e sindaci ci saremmo aspettati da parte del presidente Formigoni una comunicazione in Consiglio, e non apprendere il suo punto di vista attraverso le sue esternazioni alla stampa.

Consideriamo quanto sta accadendo estremamente preoccupante la possibile frode sembra ormai acclarata dagli stessi rappresentanti della maggioranza. Noi rispettiamo il risultato elettorale ma ricordiamo a Formigoni e ai colleghi del centrodestra che la democrazia esige il rispetto delle regole, che non si può invocare il principio di maggioranza contro il rispetto delle regole.

E’ necessario che la Regione metta tra le priorità la riscrittura della legge elettorale, abolendo il listino e garantendo maggior trasparenza.

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Lega e Pdl: la vergogna delle firme false

Se la magistratura confermerà la falsità delle firme raccolte per la presentazione delle liste del centrodestra in Lombardia alle ultime elezioni regionali, Pdl e Lega dovranno scusarsi con tutti i cittadini per aver sostenuto il falso, e cioè che le liste erano perfettamente regolari. La contraffazione delle firme sarebbe un’ombra incancellabile sull’attuale maggioranza, oltre che un grave segno di sudditanza politica del Presidente della Regione, perché tutta la vicenda nasce proprio dall’imposizione del premier, all’ultimo momento, di alcuni nomi nel listino bloccato legato direttamente al candidato presidente.

Sul piano politico, al di là del percorso giudiziario, il centrodestra lombardo dimostra dunque tutta la sua inaffidabilità. E il PDL in particolare, con la sua arroganza, ha la responsabilità di fronte ai lombardi di mettere a rischio la legislatura regionale.

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