Il nuovo Palazzo Lombardia, inaugurato oggi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è senza bandiere. Proprio nel giorno del ‘battesimo’ sull’edificio non sventolavano né il tricolore, né la bandiera europea, né il vessillo regionale.
Strano che un palazzo istituzionale non abbia le bandiere sulla facciata . E a chi chiedeva spiegazioni, il presidente Formigoni rispondeva che la bandiera italiana era stata posizionata all’interno. Speriamo che il governatore rimedi e che smetta di utilizzare il Pirellone bis come un suo personale trofeo autocelebrativo per farlo diventare davvero il palazzo dei lombardi.
Non solo: facendo eco a quanto già lamentato dal consigliere segretario Carlo Spreafico del Pd (ha scritto persino una lettera al presidente Boni in cui sottolinea che i consiglieri sono stati messi praticamente in un angolo), ricordo che il maxischermo posizionato nell’area più buia della piazza sottostante il palazzo non ha favorito la partecipazione dei cittadini e qualche dipendente della Regione ha lamentato di essere stato escluso dalla cerimonia.
Magra, a quanto pare, anche la figura fatta dal governatore di fronte al Presidente Napolitano: Formigoni si è sentito in dovere di puntualizzare (forse in ossequio all’ingombrante alleato leghista) come il percorso unitario sia stato sostanzialmente centralista e come il miglior modo di celebrare il compleanno dell’Italia sia quello di approvare nel 2011 la riforma federale dello Stato.
E per tutta risposta, come una sorta di tiratina d’orecchie, Napolitano ha offerto in pochi minuti una precisa e semplice lezione di diritto costituzionale, sottolineando come la promozione delle autonomie e del regionalismo sia parte integrante della Costituzione e, seppure con qualche lentezza, sia compresa in un cammino che attende di essere definitivamente attuato, ma che trova nella riforma del titolo quinto della Costituzione una pietra miliare.
In sostanza, lo stesso concetto ribadito dal cardinal Tettamanzi che, prendendo spunto dalla metafora paolina del corpo e delle membra, ha sottolineato come una compagine sociale non possa vedere squilibri o disparità tra le sue parti costitutive e debba prendersi cura soprattutto dei più deboli.