Archivi del mese: febbraio 2011

Nella citta di don Guanella creiamo un tavolo di lavoro per l’accoglienza profughi

La drammatica situazione che regna attualmente in Libia ed il probabile massiccio esodo dallo Stato nordafricano verso l’Italia fa discutere anche nel capoluogo lariano dove insieme a Franco Fragolino, consigliere comunale del PD a Como, ho lanciato la proposta di creare un tavolo di lavoro e confronto al fine di poter svolgere un ruolo di primo piano in caso di accoglimento dei profughi.
Como potrebbe essere d’esempio a tante altre località del nostro Paese in questa drammatica circostanza che prima o poi vedrà l’Italia, come si suol dire, “in prima linea”. Soprattutto perché nella nostra città non mancano i luoghi dove queste persone possono essere ospitate.
Il nostro invito nasce anche dal fatto che Como, dopo tutto, è la Città di Don Luigi Guanella, esempio di amore e di cura dei poveri, specialmente dei più abbandonati, che nel prossimo mese di ottobre sarà elevato agli onori degli altari da S.S. Benedetto XVI. E si tratta di una proposta perfettamente attuabile.
«La Caserma De Cristoforis è utilizzata solo per una piccola parte per non parlare del vecchio ospedale Sant’Anna in via Napoleona – afferma Franco Fragolino -. Con l’apertura del nuovo dormitorio presso l’Ozanam risulta inoltre inutilizzato il centro di Prestino, struttura nata proprio per accogliere i richiedenti asilo e trasformata invece negli ultimi anni in ricovero per “homeless”. Si tratta di immobili già pronti per ospitare i profughi che non comporterebbero alcun costo o intervento per poter svolgere questa funzione. Basta un po’ di buona volontà e senso civico».
Al fine di rendere concreta questa proposta diamo vita ad un tavolo da “hoc”. Mi auguro che il Prefetto di Como, Michele Tortora, possa accogliere questa proposta coinvolgendo, oltre all’Amministrazione comunale di Como, anche le associazioni che si occupano di volontariato e assistenza agli immigrati, nonché la Caritas e la Diocesi di Como.

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Pin Carta dei Servizi solo per i residenti: “Como abdica al ruolo di capoluogo di provincia”

La decisione del Comune di Como di rilasciare i pin per poter utilizzare la Carta Regionale dei Servizi in sostituzione dell’attuale Carta dello Sconto Benzina ai soli residenti nel capoluogo a partire da lunedì 28 febbraio sta suscitando non poche perplessità in città ed anche a livello regionale. “Como non è Cavallasca – sottolinea in proposito Luca Gaffuri, capogruppo del PD in Consiglio Regionale – ed i doveri di una città capoluogo di provincia sono ben diversi da quello di un piccolo paese. Capisco che si possano creare disagi e rallentamenti nel disbrigo delle pratiche d’ufficio dovuto alla presenza di un numero maggiore di cittadini ma il fatto di essere la “città” di riferimento comporta anche degli obblighi. Credo che questa decisione rappresenti l’ennesimo esempio di come la Giunta Bruni non capisca, o sottovaluti, l’importanza di Como. Purtroppo, evidentemente, gli insuccessi e i fallimenti che stanno caratterizzando questo agonizzante secondo mandato amministrativo hanno portato con sé anche uno scadimento dell’idea di Como quale città capoluogo. Infatti, proprio quest’anno dove si ricordano i 150 anni dell’Unità italiana, mi preme sottolineare come a Como, storicamente, facessero riferimento altre città come Varese, Lecco e Sondrio, per non parlare anche di Lugano, Locarno e Bellinzona come ben si evince dall’arazzo che è esposto nella sala consiliare del Municipio. Oggi, invece, Palazzo Cernezzi non si vuole più che possa essere punto di essere d’aiuto nemmeno per i cittadini, ad esempio, di Maslianico, Torno, Senna Comasco e Casnate con Bernate, tanto per fare qualche esempio di paese limitrofo”.

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Multe dalla Svizzera: La Lombardia si faccia parte attiva per trovare un accordo con il Canton Ticino e la Confederazione Elvetica”

Come mai si è arrivati a questa situazione è presto detto: i tempi di prescrizione in Svizzera sono di 3 anni per la notifica delle infrazioni minori, ovvero per i cosiddetti procedimenti ordinari, mentre si arriva ai 7 anni per le infrazioni maggiori che sono considerate reati gravi. Ad esempio, superare il limite di velocità di 25 chilometri orari è considerato un reato grave e pertanto scatta la segnalazione alla Procura e al Ministero Pubblico svizzeri. Inoltre, per le multe rilevate a carico di cittadini italiani, spesso i tempi di notifica si allungano per le difficoltà relative all’acquisizione dei dati dei trasgressori. Non solo: in caso di rifiuto del pagamento delle somme dovute nonostante i solleciti, essendo alcune infrazioni considerate, appunto, veri e propri reati, il Canton Grigioni ricorre addirittura alla rogatoria internazionale che vede il coinvolgimento delle Procure e del Gip italiano.

“A quanto pare non vi sono particolare accordi tra Italia e Svizzera in questo settore, se non quelli relativi all’identificazione dei responsabili delle violazioni – spiega Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd e comasco –. Per togliere dall’imbarazzo e dalle eventuali difficoltà coloro che prendono le multe e lo scoprono solo dopo anni, presenteremo un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere di attivare un accordo che regoli questi rapporti con il Canton Ticino e più in generale con la Confederazione elvetica.

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Pedemontana: subito un’audizione in Regione di Governo e Giunta

Il viceministro alle infrastrutture, On. Roberto Castelli e l’assessore regionale Raffaele Cattaneo saranno presto invitati a presenziare in commissione Territorio del Consiglio regionale della Lombardia. La richiesta di audizione, formulata dal consigliere regionale del PD Stefano Tosi, è stata infatti fatta propria dalla commissione.
La richiesta di audizione segue il mancato via libera del governo ai fondi per la realizzazione.
La commissione deve vederci chiaro e per questo abbiamo chiesto l’audizione. La Pedemontana non è ulteriormente rinviabile e occorre capire se ci sono aspetti critici su cui il Governo sta chiedendo tempo o se sia solo una questione di fondi. Attendiamo con impazienza il faccia a faccia con Castelli e con Cattaneo.

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Acqua: Lombardia bocciata dal Governo, ora si cambi la legge

La bocciatura da parte del governo di parti sostanziali della legge regionale lombarda sull’acqua è una buona notizia perché mette in luce i pesanti limiti di quel testo. L’impugnativa non ci sorprende e in Aula avevamo messo in luce anche quelle incongruenze. In particolare il fatto che la società patrimoniale, prevista dalla normativa lombarda, si appropria come soggetto privato delle reti idriche, espropriando i comuni che vengono di fatto anche esclusi dalle scelte più importanti che riguardano la gestione dell’acqua. La Giunta regionale avrebbe fatto bene ad ascoltare le nostre proposte, perché avrebbe evitato i profili di incostituzionalità che oggi il Governo contesta.
L’acqua è un bene pubblico che ha a che fare con l’alimentazione, la salute e il benessere dei cittadini. Formigoni e i suoi assessori colgano l’occasione per tornare in Aula e modificare profondamente la legge.

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Treni: bonus ritardi, servizi peggiori e nuovi rincari

Nel mese di Dicembre 2010, sono 24 – su 31 – le direttrici del Servizio Ferroviario Regionale che non hanno soddisfatto l’indice di affidabilità del servizio. Gli abbonati di queste direttrici potranno acquistare l’abbonamento per il mese di Marzo 2011 con uno sconto del 20%.I dati pubblicati sul sito della Regione restituiscono un quadro desolante, il peggiore da tre anni a questa parte.

Le linee che attraversano la provincia di Como non godono certo di miglior salute rispetto alla media regionale e, anzi, si può dire che si distinguano per inefficienza: la Milano-Seregno-Chiasso ha un indice pari a 7,26 (la soglia di normalità si attesta sul 5,10), la Como – Molteno – Lecco 7,02; solo per fare qualche esempio. Tra le linee della Nord, la Milano –Canzo – Asso è la peggiore. La situazione dei viaggiatori ha del paradossale, non solo le tariffe sono aumentate, ma oltre al danno la beffa: le biglietterie internet –che molti abbonati usano per non dover fare lunghissime file allo sportello quando comprano l’abbonamento – non prevedono la possibilità di avere il bonus oltretutto, a maggio è previsto un ulteriore aumento del 10% sul costo del biglietto: è inammissibile che i viaggiatori debbano pagare di più per un servizio che peggiora.

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Perché a Como i biglietti del bus è aumentato e a Milano quello della metropolitana no?

Sui rincari dei mezzi pubblici a Como, e sulla diminuzione delle corse di ASF, è intervenuto anche il capogruppo del PD in Consiglio Regonale, Luca Gaffuri che ha sottolineato come «a Milano la Moratti è voluta intervenire perché va al voto, Como invece paga direttamente il taglio deciso dal ministro Tremonti e ad essere più penalizzati sono i territori più disagiati. Senza contare che, oltre all’aumento del 10% del prezzo dei biglietti degli autobus, anche il prezzo dei treni aveva subito un rincaro superiore al 12% che verrà raddoppiato a maggio. Semmai resta da capire perché la metropolitana a Milano costa ancora un 1 euro mentre a Como il biglietto del bus è salito a 1,25 euro?».

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Software libero anche in Regione

In commissione programmazione e bilancio del Consiglio regionale stiamo discutendo di formati informatici aperti e di software libero: abbiamo in preparazione (e pensiamo di licenziarlo rapidamente) un provvedimento legislativo bipartisan per favorire l’adozione da parte degli uffici regionali lombardi di questi standard tecnologici e informativi, in modo da non legarci unicamente alle licenze di software commerciali e proprietarie. Altre regioni – c’è da dire – sono più avanti, essendosi già dotate di una legge apposita. Io, con altri colleghi del Partito Democratico, avevo firmato un progetto di legge nel 2007, rinnovato e ripresentato nella nuova legislatura (qui puoi scaricare il testo della proposta PD). Alla fine del lavoro, un risultato sarà quello del risparmio per le casse regionali: perché l’amministrazione avrà il dovere di valutare tutte le soluzioni informatiche disponibili, scegliendo quella che effettivamente ha il miglior rapporto costi/benefici. Ma ci sono anche altri aspetti: innanzitutto l’adozione di formati di tipo open ha il vantaggio di rendere accessibile a tutti la documentazione della Regione distribuita attraverso gli strumenti informatici, senza obbligare i cittadini ad acquistare uno specifico programma per poterla leggere. Per questo parliamo di un provvedimento che vuole favorire la cittadinanza attiva. Inoltre, diffondendo l’uso dell’open source nell’amministrazione regionale e nel sistema formativo, con azioni di sostegno alle scuole, contiamo anche di aprire spazi nuovi per un settore di ricerca e d’attività imprenditoriale che in Lombardia già esiste e ancora può crescere.

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Blogdem: la mia intervista a Televalassina

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Campus a Como: erano solo buoni propositi?

Da anni a Como si parla di Università e Campus, senza ottenere molto, in verità. In questi giorni si è riacceso il dibattito sul destino del campus e dell’ateneo.

Regione Lombardia ha dato il suo ok perché si studiasse un campus a Como in data 20 febbraio 2008, tre anni fa quindi: da allora Comune e Provincia di Como hanno fatto poco o nulla. Ora si dice che sarebbe meglio il modello “college”. Eppure agli Stati generali dell’università comasca, convocati a gennaio 2010 dalla Camera di Commercio per scongiurare la china troppo varesina assunta dall’Insubria, tutti sono stati concordi nel ritenere il campus essenziale. Il progetto è stato fatto proprio anche dal Piano per la competitività del Tavolo provinciale dello sviluppo: perciò la costruzione del campus è uno degli obiettivi inseriti nel Piano Regionale di Sviluppo 2010-15 approvato a settembre dal Consiglio regionale. Carta straccia? Senza università non c’è futuro possibile per il college: quindi la realizzazione del campus resta strategica e il non avere fatto niente finora è una delle tante grandi responsabilità del Sindaco Bruni e del Presidente Carioni.

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