Archivi del mese: giugno 2010

Grande Como: finché non dialogheremo con l’esterno…

tempio_voltianoC’è stata una fase storica in cui il Comune di Como ha saputo dotarsi di servizi e infrastrutture (pensiamo, ancora, le amministrazioni Gelpi o Spallino) e disegnare, con la città e per la città, un progetto territoriale e sociale positivo. Seconda considerazione è che, se a Como tale fase si è interrotta, non è così nei comuni di cintura che su queste pagine sono stati citati come coprotagonisti di una possibile fusione con il capoluogo: quelle amministrazioni offrono ancora servizi, provvedono alle infrastrutture, si spendono con i cittadini e per i cittadini. Per provarlo basta percorrere in auto le strade da Como a Maslianico o Gandate: la differenza, sotto le ruote del veicolo, si sente. Como attualmente è centrifuga, rispetto alle realtà territoriali vicine non è attraente. Non è un soggetto credibile di un eventuale processo aggregante: il caso dei contrasti col Comune di San Fermo – l’anagrafe del nuovo ospedale – è emblematico. Se gli accordi siglati a suo tempo servivano a blandire l’amministrazione sanfermina, allora c’era malafede; se invece non sono state predisposte per tempo le soluzioni adatte, o quanto meno non sono stati fatti rilevare gli ostacoli che si frapponevano alla realizzazione degli impegni assunti, allora c’è dilettantismo: in entrambi i casi non è un bel biglietto da visita. Ritengo che la questione che su queste pagine chiamiamo della Grande Como non possa essere affrontata da un’amministrazione esangue e bloccata nella sua azione, che ormai intravede in maniera precoce la fine pratica del suo mandato. La questione si adatta piuttosto a una fase di elaborazione strategica, di campagna elettorale correttamente intesa in senso alto. Io non sono contrario ai processi aggregativi per i comuni: mentre in Regione si discuteva del riordino delle comunità montane, proposi di costituirne una unitaria per la sponda occidentale del Lario. Per Como, come candidato sindaco di centrosinistra nel 2007, parlavo di “città policentrica” da realizzare. Volevo un Comune di Como capace di valorizzare le risorse sociali, organizzative e di cittadinanza presenti nei vari nuclei del territorio comunale. Volevo poi un Comune di Como capace di raccordarsi con le amministrazioni limitrofe, di costituire il punto di riferimento delle realtà circostanti, di sollecitare l’individuazione delle priorità comuni e delle soluzioni da perseguire collaborando efficacemente. Ricordo che i termini di questa azione erano riassunti in una bozza, predisposta per la campagna elettorale, d’Accordo per un’azione condivisa e per la consultazione costante tra comuni. Sarebbe stata una delle priorità dell’eventuale amministrazione di centrosinistra del Comune di Como: un coordinamento del Comasco e delle sue amministrazioni che, senza nemmeno attendere i tempi burocratici e procedurali di un’eventuale fusione, avrebbe potuto delineare le scelte strategiche e perseguirne la realizzazione esprimendo, anche verso i livelli superiori di governo, provinciale, regionale e statale, una voce e una volontà comuni. Il peso politico e la capacità amministrativa si misura, più che in numeri, in coerenza: Varese e Lecco, indubbiamente, ottengono più considerazione dalla Regione e dallo Stato rispetto a Como, anche se le dimensioni sono comparabili o forse favorevoli alla realtà lariana. Il problema, allora, è che coloro ai quali è stata affidata la responsabilità di fare sintesi dei bisogni e delle soluzioni a Como, non ci riescono: non ci riuscirebbero pure alla testa di organismi più grandi. E, d’altra parte, poiché la fusione è meta ambiziosa o magari una salutare provocazione, è possibile perseguire obiettivi intermedi, la collaborazione tra le amministrazioni, ma in grado di dare risultati anche con le risorse disponibili.

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Manovra: Formigoni è stato troppo tenero con il governo romanocentrico. Gliel’avevamo detto

Sede della Regione Lombardia“Sicuramente condividiamo appieno la decisione della Conferenza delle Regioni di restituire le deleghe. Ma questo non assolve Formigoni: avrebbe dovuto tenere posizioni più rigide – incalza Gaffuri –. Lui e la sua maggioranza sono stati troppo timidi, come gli abbiamo già detto nel corso del Consiglio di martedì. E il bello è che ha cercato di ribaltarci addosso l’accusa, tranne, poi, far passare un loro documento all’acqua di rose”.

Gaffuri ne ha anche per il “Governo che si conferma sempre più centralista e romanocentrico. Con i leghisti così attaccati alla ‘cadrega’ da votare bianco sul territorio e nero nelle istituzioni superiori. Altro che Lega di lotta e di governo: fanno solo i loro interessi, fingendo di portare avanti le battaglie dei cittadini per poi fare il contrario appena il capo vero, Berlusconi, dà l’ordine”.

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Federalismo demaniale: Regione Lombardia si faccia garante dei trasferimenti

Sede della Regione Lombardia“E’ importante il principio di fondo su cui questa novità normativa si fonda – ha esordito Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd, durante il dibattito –: le amministrazioni locali per la loro conoscenza del territorio e dei bisogni, per la loro capacità di governare e per la loro responsabilità, sono in grado di restituire valore effettivamente pubblico a tutta una serie di beni, patrimoniali e demaniali, dello Stato che oggi non sviluppano appieno le loro potenzialità funzionali o anche, più semplicemente, in termini di rendita”.

Eppure, ha continuato Gaffuri, “il federalismo demaniale, grande opportunità, così come ci viene presentato rischia di avere un’importanza relativa e di rappresentare solo una risposta politica della maggioranza di Governo, Lega in primis, qualsiasi essa sia, da spendere subito. Questo perché il pericolo della scatola vuota è altissimo: lo Stato, probabilmente, non riesce a trarre benefici da questi beni e decide quindi di trasferirli agli enti locali. Ma è la stessa Anci Lombardia a dirci con quali conseguenze: non è indifferente che il taglio di questi trasferimenti incida sulla parte corrente dei bilanci comunali, mentre i ricavi, anche di un’eventuale alienazione dei beni ex statali, sono comunque vincolati a investimenti in conto capitale. Comuni più patrimonializzati, dunque, ma costretti a ulteriori tagli ai servizi”. Invece, ha concluso Gaffuri, “gli enti locali vanno coinvolti nelle scelte e per prima lo deve fare Regione Lombardia”.

Uno dei capitoli più importanti del federalismo demaniale riguarda il demanio idrico. E del patrimonio “d’acqua” lombardo ha parlato Carlo Spreafico, consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza: “Un centimetro di livello del solo lago di Garda è pari a 3.7 milioni di metri cubi di acqua e la quota regolabile va da +10 cm a + 140 cm, cioè circa 500 milioni di metri cubi di acqua. Gran parte della disponibilità idrica superficiale è garantita dai 10 affluenti del Po e dai numerosi nevai e ghiacciai (con una superficie di 10.388 ha, in costante diminuzione) che alimentano i 5 grandi laghi alpini (Maggiore, Como, Iseo, Idro e Garda), per una superficie totale di 795 chilometri quadrati (la Lombardia è la regione d’Italia più ricca di laghi: in termini di superficie essi rappresentano circa il 40% della superficie lacustre nazionale, mentre in termini di volume ben il 60%), ed i serbatoi montani per l’uso idroelettrico.

Complessivamente questi grandi laghi alpini costituiscono un volume di regolazione di 1,25 miliardi di metri cubi di acqua ai quali vanno aggiunti i volumi invasati nelle dighe lombarde pari a 664 milioni di metri cubi. Le fonti di approvvigionamento sono costituite per il 93 % dalle acque superficiali e per il restante 7% da acque sotterranee quali pozzi e sorgenti. Per quanto riguarda l’utilizzo del patrimonio idrico lombardo, se si esclude quello per la produzione di energia elettrica (che rappresenta circa il 72% del totale), l’81% è usato per l’irrigazione dei campi, il 12 % per l’uso civile, ed il 5 % per quello industriale. Il prelievo idrico annuo in Lombardia è più del doppio rispetto a quello medio europeo, si attesta sui 1.334 metri cubi all’anno pro capite contro i 600 della media Cee. Passando alla navigazione la nostra regione è la regione italiana con più vie navigabili, con 1.007 chilometri di coste, di cui 621 km lacuali e 386 fluviali, più di 200 porti turistici e 5 porti commerciali. Il sistema lombardo trasporta 8,5 milioni di passeggeri all’anno, traghetta 700.000 veicoli e movimenta più di un milione di tonnellate di merci. Quanto alla flotta navale in regione abbiamo 115 navi di linea sui laghi, 202 per la navigazione turistica e 371 da lavoro o merci”.

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Comuni, PGT a rischio. Si diano ai comuni regole certe

UrbanisticaIl caso di Cermenate è noto: il PGT è stato annullato dalla sentenza n. 1526/10 del Tar lombardo perché la valutazione ambientale strategica (VAS), documento accompagnatorio della programmazione urbanistica, è stata redatta dagli uffici comunali, contraddicendo così il principio di terzietà, ovvero del rispetto della “necessaria imparzialità dell’autorità competente rispetto all’autorità procedente”. Ciò comporta che tutti i PGT redatti con lo stesso metodo, come peraltro avviene nella maggior parte dei comuni di piccole dimensioni e non solo, sono potenzialmente annullabili. Il lungo e articolato iter, insomma, dovrebbe ripartire da capo, e una legge regionale impone il termine di approvazione al 31 marzo 2011, ovvero tra pochi mesi. Secondo il PD occorre salvaguardare il principio senza bloccare il lavoro dei comuni. “Questa sentenza getta i comuni lombardi nel caos e ingessa il settore edilizio che avrebbe invece la necessità in questo momento di crisi di essere incentivato, visto anche il fallimento del piano casa” spiega il capogruppo del PD in Regione Luca Gaffuri. “La Regione deve intervenire al più presto – continua – per dare norme certe e procedure di redazione univoche. Ricordiamo che il Pirellone ha la responsabilità non solo di avere scritto le norme controverse ma anche di non aver nominato il difensore davanti al Tar. Ora è stata espressa la volontà di ricorrere contro la sentenza al Consiglio di Stato, ma ancora non è stato fatto e i tempi si stanno allungando. La programmazione territoriale è forse il provvedimento più importante per le amministrazioni comunali e la legge urbanistica regionale del 2005 ha introdotto elementi importanti come la Vas e come la partecipazione dei cittadini all’iter di formazione del PGT, il successore del vecchio Piano regolatore. I comuni – aggiunge il capogruppo PD – sono chiamati a mettere in campo un procedimento articolato e complesso, tanto che il termine ultimo di approvazione è stato posticipato già due volte per il notevole ritardo accumulato dalla stragrande maggioranza delle amministrazioni. Ora questa sentenza necessita di una risposta celere da parte della Regione, per salvaguardare i principi contenuti nella legge ma anche per evitare che il lavoro già concluso o già in fase avanzata debba essere accantonato”.

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Trasporti: l’Assessore Cattaneo dica perché non si danno risposte ai pendolari dell’alto e centro lago e del porlezzese

Nel documento si chiede in sostanza di “sapere come e in quali tempi Regione Lombardia intenda risolvere queste situazioni di disagio create dalla mancata modifica degli orari, con il conseguente allungamento dei tempi medi di raggiungimento del posto di lavoro e di studio, ed entro quali tempi verranno introdotti su questa linea i treni di ultima generazione”. Nell’interrogazione si mette il dito nella piaga delle condizioni in cui versa la linea: “Nonostante un miglioramento negli indici di puntualità e di pulizia, permangono ancora delle gravi inadeguatezze gestionali e di manutenzione, tali da suscitare delle forti preoccupazioni, soprattutto in vista dell’imminente stagione con giornate di caldo intenso”. Inoltre, fa sapere il capogruppo del Pd, “dalla riunione del Tavolo Territoriale con i rappresentanti degli utenti ferroviari del quadrante Nord, è emerso, ancora una volta, che non sono stati mantenuti gli impegni presi, sia per quanto riguarda la modifica e l’integrazione degli orari per andare incontro alle esigenze dei tanti studenti e lavoratori pendolari che quotidianamente si recano a Milano, sia per quanto riguarda il restyling del materiale rotabile, a differenza di altre linee ferroviarie regionali dove sono stati già introdotti treni di nuova generazione (ad esempio i Vivalto)”. L’elenco delle speranze disattese continua: “Non sono state minimamente prese in considerazione le richieste avanzate dai pendolari in questo ultimo anno di ripristinare alcune fermate nelle stazioni dell’alto lago, con la possibilità di un’integrazione anche con il trasporto lacuale; non sono stati modificati, come richiesto ripetutamente dai pendolari, gli orari dei treni n. 2553, 2557 e 10546, in modo da permettere rispettivamente il raggiungimento della stazioni di Milano e Lecco in orari compatibili con le esigenze di lavoro e di studio”. Insomma, dice Gaffuri, “un totale disinteresse da parte di Trenitalia” di cui dovrà rispondere l’assessore Cattaneo. Infine, un invito da parte di Gaffuri: “Bisogna dar vita al Tavolo dei sindaci delle province di Como, Sondrio e Lecco interessati dalla linea ferroviaria, affinché le ragioni dei loro concittadini siano fatte valere in Regione”.

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I comuni comaschi colpiti al cuore dalla manovra

Un taglio che in provincia di Como si traduce così: i trenta comuni sopra i cinquemila potranno spendere per i loro cittadini 28,640 milioni di euro in meno per il 2011 e 34,329 milioni in meno per il 2012. Il colpo più duro lo subisce Mozzate, a cui, con un sacrificio di 10 milioni in due anni, viene chiesto di tagliare la spesa del 46%. Ma anche Appiano Gentile, Lurate Caccivio e Villaguardia dovranno ridurre la spesa del 20% circa rispetto al 2010. Como e Cantù in due anni devono rinunciare a spendere più di otto milioni.
“Un taglio che mette a rischio i servizi più basilari, come gli asili nido e le mense scolastiche” sostiene il capogruppo del PD in Regione Luca Gaffuri. “Questa manovra colpisce al cuore gli enti più vicini al territorio, in un modo insostenibile ed iniquo. Il Governo cerca di far pagare ai territori le proprie inefficienze e i propri ritardi. Una volta tanto che il sindaco di Como potrebbe essere a fianco di Formigoni a contestare la manovra non si capisce perché invece si prepari supinamente a tagliare i servizi alle famiglie comasche”.

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Funivia Argegno-Pigra: C’è impegno della Regione ma si è persa la stagione estiva

“Esprimiamo soddisfazione per l’incontro di oggi che dà una prospettiva di riattivazione al più presto della Funivia Argegno-Pigra”, commenta Luca Gaffuri, capogruppo regionale del Pd, all’uscita dalla riunione con gli enti locali e l’assessore regionale ai Trasporti Cattaneo, sollecitato a intervenire sull’argomento anche da un’interrogazione presentata dallo stesso Gaffuri.
“Il servizio di funivia ha, per questo pezzo della Val d’Intelvi, una rilevante funzione sociale, specialmente per la popolazione anziana e in età scolare, ma anche un riconoscibile valore turistico in relazione al fenomeno diffuso della villeggiatura nei mesi estivi – continua Gaffuri –. E’ un vero peccato che si sia arrivati solo ora a una soluzione che poteva essere trovata per tempo in modo da non perdere la stagione estiva”. E ribadisce quanto richiesto già direttamente all’assessore Cattaneo: “Certezza sui tempi di realizzazione”. Infine, Gaffuri ricorda che “gli enti locali devono ora trovare la cifra mancante. Entro la fine del mese hanno concordato di comunicare a Regione Lombardia il loro impegno finanziario in modo da concludere definitivamente l’accordo”.

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Manovra: dove sono i leghisti? Con la Lombardia si comportano da predoni

I dati ufficiali dicono che ai comuni lombardi verranno sottratti quasi 1,4 miliardi in due anni che si aggiungono al taglio sui trasferimenti alla Regione. La Lombardia viene colpita con estrema durezza proprio da una manovra scritta da lombardi, perché lombardi sono Tremonti e Berlusconi, Bossi e Calderoli, Gelmini e Maroni. Coloro che dovevano difendere il loro territorio, e penso soprattutto ai leghisti, incuranti di ogni logica di equilibrio e di sostenibilità si comportano oggi da predoni, che prendono risorse destinate ai servizi ai cittadini e fuggono incuranti delle macerie che lasciano sul terreno.

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Pedemontana ferroviaria briantea: subito il Comitato istituzionale e lo Studio di fattibilità

La priorità è di realizzare con il contributo di Regione Lombardia, uno studio di fattibilità di un’opera che non consumerà altro territorio, permette tempi rapidi di consenso, non richiede grandi interventi. L’importante – sostengono i due esponenti del Pd – è essere operativi entro i tempi di Expo 2015”. Tra le altre priorità ci sono “la gestione dei servizi di sicurezza della linea e dei passaggi a livello e nuovi treni da inserire. Ma perché il progetto possa partire, serve un accordo tra Rfi e Fnm, che porti a un’unica gestione della Pedemontana ferroviaria briantea, comprendente le linee Lecco-Molteno-Como, Molteno-Monza, Canzo-Milano, Seregno-Bergamo”. E per realizzare un rilancio carico di opportunità economiche, visto che serve una delle zone più ricche e industrializzate d’Europa, “si può utilizzare la formula del project financing, se necessario aprendo anche a operatori stranieri”, hanno detto ai sindaci e ribadiscono Gaffuri e Spreafico. Invece, per quanto riguarda l’elettrificazione della linea, i consiglieri del Pd ritengono che vada “inserita in questo contesto e dunque che in questo momento non sia urgente”.

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Ticosa: ennesimo flop dell’amministrazione comasca

ticosa

L’ultimatum del sindaco StefanoBruni è ormai scaduto e c’è solo una minuscola speranza (in pratica lunedì mattina) per un clamoroso colpo di scena.

Al momento, però, il nuovo quartiere della Ticosa non verrà realizzato e l’amministrazione comunale dovrà ricominciare tutto daccapo. Durissimo il capogruppo del Pd Luca Gaffuri: «Il sindaco che annuncia la risposta per lunedì è lo stesso che continua a pronunciare ultimatum e il primo a non rispettarli. Ormai per lui è diventata un’abitudine rimandare sempre a breve e a brevissimo termine le decisioni. Intanto sono passati tre anni dall’abbattimento del corpo a C, l’area non è stata ancora bonificata e non è stato approvato alcun piano attuativo in consiglio comunale. È venuto il tempo di constatare il fallimento della seconda giunta Bruni sull’operazione Ticosa, punto cardine del suo programma elettorale insieme alla riqualificazione del lungo lago di cui ha già dato prova». Gaffuri chiede anche al presidente del Pirellone Roberto Formigoni «di mantenere la promessa che aveva fatto, e cioè che sarebbe intervenuto in caso di fallimento dell’operazione». Il coordinatore cittadino Stefano Legnani chiede il ritorno alle elezioni.

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