Archivi del mese: aprile 2010

«È tempo di dare voce alla società comasca»

Il responso delle urne, alle ultime elezioni regionali, è noto per il Comasco. Il trionfo del centro destra, con quasi il 67% di consensi di Pdl e Lega, lasciando la coalizione a sostegno di Penati al 28%. Risultati noti, in particolar modo ai lettori del Settimanale, gli appelli rivolti ai futuri candidati dal Forum regionale delle associazioni familiari, dalla Cisl di Como e da Confcooperative Lombardia, con la richiesta di attenzione e impegni specifici. Il primo a voler rispondere a questo sollecito, direttamente dalle colonne del nostro giornale, è stato Luca Gaffuri, il candidato più votato in Como città, con circa 12.800 preferenze.

«E’ tempo per gli eletti e per le forze politiche presenti al Pirellone – ci ha spiegato Gaffuri – di dare corpo agli impegni assunti in campagna elettorale. Forum lombardo delle famiglie, CISL comasca e Confcooperative Lombardia si sono espresse in vista delle elezioni: l’ascolto delle voci della società comasca è un impegno che intendo continuare nel prossimo mandato».

In che modo?

«Il nuovo Statuto regionale e il nuovo regolamento consiliare introducono in maniera forte il principio della partecipazione dei cittadini, anche in forma associata, nell’indirizzo dell’attività regionale e nel processo di formazione delle leggi: è importante che le organizzazioni di rappresentanza sociale pretendano adesso dalla Regione l’attuazione di tali principi. La Regione, infatti, ha bisogno di confrontarsi con voci competenti ed esigenti: Forum familiare, CISL e Confcooperative, nel riconoscere l’inizio di percorsi regionali positivi , indicano che resta molto da fare per rispondere alle attese. E’ arduo, però non rilevare che l’attesa dura da un quindicennio, cioè da quando la maggioranza che ancora governa la Lombardia ha ricevuto il compito di amministrare. L’incalzare delle forze sociali attive e intelligenti, consapevoli delle proprie prerogative, sarà uno stimolo per il governo della Lombardia a essere meno autoreferenziale e consentirà anche alla minoranza di offrire il suo contributo in termini di proposte e di controllo dell’efficacia dell’attività della Regione».

Parliamo di contenuti, obiettivi, idee…

«Il riconoscimento del ruolo fondamentale della famiglia nella società richiede interventi strutturali. In campo fiscale il programma del PD lombardo prevede di riorganizzare l’Irpef regionale in funzione del carico familiare e di sostenere la cura dei figli, sgravando anche i redditi delle giovani coppie che lavorano. Negli anni Regione Lombardia ha introdotto il sistema dei buoni/vuocher: esaurire con queste misure le politiche familiari, sociali e della formazione è insufficiente. Occorrono più risorse: perciò abbiamo proposto uno specifico fondo per la non autosufficienza e la vita indipendente delle persone con disabilità. Occorrono nuovi indirizzi d’azione: il modello ospedalizzato della sanità lombarda va ripensato in funzione di forme d’assistenza a domicilio, più vicine alle famiglie ed al territorio. La libertà di scelta per le persone e le famiglie, nel campo della formazione e dei servizi, va resa effettiva anche istituendo strumenti d’orientamento tra le diverse opportunità e di valutazione indipendente dei risultati, per impedire il proliferare di iniziative improvvisate o non rispondenti alle richieste reali del territorio e favorendo il ruolo di operatori radicati nella società locale. Occorre trasparenza: un migliore sostegno all’associazionismo e alla cooperazione verrà se la Regione applicherà l’indirizzo, votato su mia proposta, per procedure snelle, chiare e trasparenti nella concessione di finanziamenti regionali. Chiarezza significa anche che Regione Lombardia, al di là degli annunci di provvedimenti anticrisi, deve far giungere effettivamente i finanziamenti già decisi e non attendere, come oggi avviene, mesi. Ascoltare la voce dell’economia reale ha per me voluto dire richiedere che la Regione si impegnasse a sostenere, con risorse sostanziose, i contratti di rete tra imprese, per agevolare la collaborazione e la competitività anche dei piccoli imprenditori: il voto contrario della maggioranza è stato un errore. Farlo notare, da parte del mondo produttivo, è un modo per iniziare la nuova legislatura sotto migliori auspici».

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Bruni revochi i benefit ai dirigenti del muro

Le proteste contro i benefit per gli ingegneri Antonio Viola e Antonio Ferro approda in consiglio comunale sotto forma di una mozione firmata, per il momento, da Marcello Iantorno, Luca Gaffuri e Gianni Imperiali del Pd. Il documento propone una «censura» nei confronti del sindaco Stefano Bruni per il «grave comportamento tenuto», con riferimento alla «mancata osservanza [...] delle deliberazioni di Consiglio», quelle con cui lo scorso ottobre era stata chiesta la sostituzione di Viola e Ferro come responsabili del cantiere delle paratie e la censura del segretario generale Nunzio Fabiano, che avrebbe dovuto vigilare sul loro operato.
Sui premi ai responsabili del “muro”, il PD chiede a Bruni di fare marcia indietro. Per la precisione, sollecitano il sindaco a «compiere quanto nelle sue competenze affinché il Nucleo di valutazione dei dirigenti, proceda, previa revoca o annullamento di eventuali precedenti atti o decisioni, anche non definitive, a una nuova valutazione delle posizioni degli ingegneri Ferro e Viola con la dovuta e pertinente considerazione di quanto di negativo avvenuto nel periodo da considerare nei settori di rispettiva responsabilità e in particolare in relazione alle opere antiesondazione di cui sopra». Infine, invitano «il direttore generale in carica ai astenersi dal presiedere» il Nucleo di valutazione medesimo, adducendo «evidenti ragioni di regolarità o quanto meno di seria opportunità», dal momento che Fabiano era stato censurato dal Consiglio comunale nella stessa seduta, e per lo stesso motivo, costato la sfiducia ai due dirigenti appena premiati.

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Lungolago di Como: fuori luogo i premi ai dirigenti!

Da qualche giorno, peraltro in concomitanza con l’avvio del secondo lotto di lavori che sta sollevando altre polemiche, si è invece appreso che i due dirigenti riceveranno un premio di produttività (si parla di 16mila euro, ma non è ancora stato quantificato ufficialmente), avendo ricevuto il punteggio più alto dal nucleo di valutazione che ogni anno dà “le pagelle” ai responsabili dei servizi comunali. Una decisione che ha suscitato nuovi malumori sia all’interno che all’esterno di Palazzo Cernezzi. «Sinceramente non condivido questa scelta – dice il capogruppo del Pd Luca Gaffuri -. Penso che la principale responsabilità che avevano i due dirigenti lo scorso anno fosse quella di seguire il cantiere delle paratie. L’andamento dei lavori, ma anche l’indicazione esplicita del consiglio comunale che aveva chiesto la loro rimozione dall’incarico, non andavano certamente nella direzione di un premio di produttività, che normalmente deve essere finalizzato al raggiungimento degli obiettivi».

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Continuerò a battermi per strade e treni migliori

Una riconferma a suon di preferenze. Luca Gaffuri, consigliere regionale uscente del Pd (per lui 12.806 voti), come nel 2005 risulta il candidato più votato del capoluogo.

Soddisfatto del risultato elettorale ottenuto anche questa volta?
«Ampiamente soddisfatto, anche perché il Pd ha avuto un 10% in meno di elettori rispetto all’Ulivo di cinque anni fa e ha quindi raccolto un -4% su base provinciale. Personalmente, invece, ho incrementato i voti “incassati” del 41%».

Segno che i comaschi hanno apprezzato il suo lavoro in Regione?

«Probabilmente sì. Credo che l’alto numero di voti concentrati nella città di Como sia dovuto anche a quello che faccio come capogruppo in Consiglio Comunale».

Il Pd, invece, non è riuscito a “spodestare” Formigoni. Contento, comunque, del numero di preferenze?

«Abbiamo invertito una tendenza preoccupante, per cui sono soddisfatto. Alle Europee non eravamo andati oltre il 16%, adesso abbiamo superaro il 18%».

Qual è il lavoro che deve fare il Pd per mantenere costante questa inversione di tendenza?

«A livello nazionale è necessario che il Pd riesca a far identificare i propri elettori in alcune proposte politiche importanti e concrete. Spesso gli elettori sono confusi perché non sanno in cosa identificarsi. A livello territoriale, invece, diventa fondamentale la “presenza”, che nella nostra provincia negli ultimi anni si è andata consolidando. Nei paesi la gente si riconosce nelle persone».

Si aspettava il risultato eclatante della Lega?

«Nei giorni precedenti le elezioni sono stati in 40 mercati, per cui avevo il polso della situazione. Il consenso della Lega è dovuto in parte al fatto che la gente si riconosce negli ideali lumbard e in parte al malcontento nei confronti di Berlusconi e del Pdl».

Quali saranno i suoi impegni al Pirellone verso la nostra provincia?

«Mi batterò affinché la Tangenziale di Como venga realizzata nel suo complesso, quindi anche il secondo lotto. Poi continuerò la mia lotta per il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, con la realizzazione di una Pedemontana ferroviaria che utilizzi le linee già esistenti, e il potenziamento dei collegamenti tra Como e Milano».

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Gli aiuti dell’amministrazione di Como all’Abruzzo: promesse mancate

A un anno dal sisma e a oltre nove mesi (18 maggio 2009) dall’approvazione della delibera con cui il sindaco e la giunta si impegnavano “a prendere contatto con una o più amministrazioni dei comuni maggiormente colpiti dal sisma verificatosi ad inizio aprile al fine di definire le necessità prioritarie per le quali si possa ipotizzare un diretto intervento del comune di Como” oltre a “coordinare la raccolta dei fondi da parte dei citttadini, enti e società anche non pubbliche e stanziare adeguati fondi del bilancio comunale per attuare gli interventi del comune” nessuno ha ancora avuto alcuna notizia delle iniziative intraprese, nonostante insieme alla delibera fosse stato approvato anche un emendamento in cui il sindaco si impegnava a relazionare entro venti giorni su quanto il comune avrebbe fatto.
Il gruppo consiliare del Partito Democratico a dicembre aveva presentato un’interrogazione che non ha ancora avuto risposta. Commenta il capogruppo PD Luca Gaffuri: “Il sindaco disse che sarebbe stato meglio se fosse stato il comune ad agire, destinando soldi con la variazione di bilancio e, addirittura, parlò di 500mila euro lasciando tutti perplessi viste le difficoltà economiche dell’amministrazione. Come PD e Lista Per Como, avevamo autonomamente raccolto 200 euro a testa e partecipato all’iniziativa della Regione Lombardia. A livello di consiglio, però, non si è più saputo nulla. A dicembre abbiamo presentato l’interrogazione per conoscere gli atti compiuti. Un anno dopo siamo ancora in attesa e chiederemo di firmare una mozione di censura al sindaco anche alle altre forze politiche, poichè oltre a non avere fatto niente, non motiva nemmeno perchè non ha fatto nulla. Di fronte ai cittadini è un atto di grave scorrettezza: si approvano documenti a cui non viene dato effetto. Mi auguro firmino anche PDL e Lega”.

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Una benedizione per il lago

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Sarà meglio che benedica anche la zona delle paratie…». Tra i cittadini che, in piazza Cavour, attendono l’arrivo della processione, più d’uno si augura – tra il serio e il faceto che il vescovo non si limiti a impartire una benedizione al lago

(novità introdotta quest’anno dallo stesso Diego Coletti, sulla scia di quanto fece il vescovo Bonomini negli anni ’70), ma si rivolga anche verso il cantiere sul lungolago. È previsto d’altra parte, che Coletti si fermi proprio a una manciata di passi dall’inizio della palizzata, tra la biglietteria della Navigazione e l’hotel Metropole Suisse, nel punto individuato dagli organizzatori: «È stato scelto perché da qui, con uno sguardo, si riesce ad abbracciare una porzione molto ampia di lago», spiega il consigliere comunale Gianmaria Quagelli. Alle 15,45 il vescovo sale sul marciapiede e il Crocifisso viene rivolto verso lo specchio d’acqua. È il momento della preghiera. Il sindaco Stefano Bruni, poco distante, segue la cerimonia. E chissà se avrà pensato alle paratie, sentendo una delle frasi scandite prima della benedizione: «Illumina con la tua sapienza governanti e amministratori». Il rito prosegue e, in un certo senso, i cittadini che speravano in un gesto rivolto verso il cantiere più tormentato degli ultimi anni, vengono accontentati: il vescovo, infatti, impartendo la benedizione, indirizza lo sguardo prima verso piazza Matteotti e poi proprio verso la palizzata, tracciando nell’aria con la mano il segno della croce. Difficile credere che l’abbia fatto di proposito, pensando proprio alle paratie, ma – come afferma il signor Piero, che osserva la scena con la nipotina – «in ogni caso il cantiere si è preso la benedizione e male non gli farà di certo». Non è stato, peraltro, l’unico episodio curioso legato alla processione di ieri. Nelle ultime fasi, infatti, lo stesso Diego Coletti ha letto una preghiera che inizia con le parole «Como senza il suo lago…». Un assist subito raccolto dal consigliere regionale Luca Gaffuri, che ha commentato ironicamente: «Questa maggioranza è riuscita a far sparire dalla vista il lago di Como, cosa che, come ricorda la preghiera, nemmeno i bombardamenti erano riusciti a fare…». A proposito di politica, in processione gli amministratori erano davvero molti: dai consiglieri di Palazzo Cernezzi Gianluca Lombardi e Francesco Pettignano, agli assessori Anna Veronelli e Sergio Gaddi, fino al segretario cittadino del Pd Stefano Legnani. Tutti, però, hanno preferito evitare commenti sulle paratie: «Va detto, invece, che la scelta di far transitare il corteo per un breve tratto sul lungolago è stata molto apprezzata da tutti – commenta il consigliere Pasquale Buono – Un’idea davvero bella». Da segnalare, infine, un lungo faccia a faccia tra il sindaco e il consigliere regionale Gianluca Rinaldin, prima dell’inizio della processione: «Abbiamo parlato – scherza Rinaldin – del valore della Pasqua…». Mi. Sa.

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Ca’ d’Industria. La discussione in Consiglio comunale slitta

La maggioranza a Palazzo Cernezzi è una navicella in balia delle onde. Continua a imbarcare acqua e il sindaco traballa paurosamente. La scorsa settimana l’ultimo episodio emblematico: gli esponenti del Pdl hanno abbandonato il consiglio comunale nella discussione sulla “Cà d’Industria” per far mancare il numero legale ed evitare così la votazione dell’emendamento presentato da Donato Supino (Rifondazione) per chiedere l’azzeramento del consiglio d’amministrazione della Ca’ d’Industria, da settimane al centro di polemiche legate alla decisione di esternalizzare il servizio cucina, che li avrebbe visti uscire sconfitti. Il Pd a Palazzo Cernezzi da una parte accusa la maggioranza («spaccata e irresponsabile»), dall’altra torna a denunciare «irregolarità nella procedura di aggiudicazione del servizio mensa». Sono fuggiti di fronte alle responsabilità, dimostrando una spaccatura profonda al loro interno – rileva il capogruppo Luca Gaffuri:. È un modo di fare irresponsabile nei confronti degli ospiti e dei lavoratori della Ca’ d’Industria».

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