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La Provincia non c’è più, ma il Lodigiano si!

Intervento di: Mauro Soldati – Gruppo Consigliare PD
Consiglio Provinciale di Lodi – Giovedì 9 maggio ’13

Lunedì 6 maggio 2013, con la fine della procedura di decadenza del presidente, si è di fatto chiusa l’esperienza amministrativa della Provincia di Lodi. Un’esperienza che, senza dilungarsi eccessivamente nelle ragioni o nei limiti e indipendentemente dalle amministrazioni che si sono succedute, è stata valida e utile per il Lodigiano.

E’ indubbio che nella storia di questo territorio i capitoli più importanti li abbiamo scritti noi, raggiungendo risultati che relegano l’esperienza amministrativa del centrodestra a semplice appendice, ma seppur sia incerto il risvolto pratico relativo alla riforma dell’Ente, vista la situazione politica nazionale, l’impressione è che siamo sulla strada del “non ritorno”.

La mancanza di una riforma organica sul sistema delle autonomie locali è il limite più evidente dell’intervento legislativo sulle Province, ma è altresì l’esatto risvolto della medaglia di una politica che non ha saputo riformare se stessa e il Paese e che inevitabilmente e colpevolmente finisce col fare delle “non scelte”. Ma per troppo tempo le istanze di riforma sono rimaneste inevase e qualcosa bisogna fare e bisogna farlo subito. Anche partendo dal livello locale.

La riforma dell’Ente non deve quindi essere vissuta passivamente dal territorio, nemmeno nella fase crepuscolare nella quale voi (Lega e Pdl) l’avete relegata. Non deve essere una bandiera da sventolare a suon di dichiarazioni, come ha fatto chi alla prima occasione ha salutato tutti e se ne è andato, ma tanto più adesso, nell’attesa che il Presidente della Repubblica sciolga giunta e consiglio e venga formalmente nominato il commissario, può fornirci lo spunto per una forte iniziativa politica.

Non abbiamo mai avuto atteggiamenti ideologici, né ci appartengono culture del no. Crediamo di averlo ampiamente dimostrato nel confronto sui problemi che riguardano il territorio, non facendo mai mancare il nostro contributo. In Provincia, infatti, abbiamo sempre svolto un’opposizione costruttiva, ma questo, ovviamente, non vuol dire tacere rispetto ai problemi e farli presenti nelle sedi istituzionali e politiche, perché farlo è una questione di onestà e serietà.

E’ per queste ragioni che non aveva alcun senso per noi stare in aula nel consiglio provinciale in cui si è votata la decadenza del presidente. Non aveva senso assistere all’auto incensazione di Lega e Pdl. Non aveva senso perché chi, come l’ormai ex presidente, non ha voluto ascoltare il dibattito tenutosi all’avvio di quella procedura, chi non ha ritenuto necessario partecipare nemmeno una volta alla commissione capigruppo per condividere riflessioni e percorsi, poi, non può apparire improvvisamente con l’elenchino dei compiti fatti, anche perché l’esame sui temi veri e strategici di questo territorio, lo vede, vi vede, chiaramente bocciati nel merito e nel metodo.

La realtà, infatti, è un’altra rispetto alle vostre sirene: non chiudiamo il PTCP, il piano faunistico venatorio forse farà in tempo ad arrivare o meno, sono tutte incerte le prospettive sul tema rifiuti, dalla discarica di Cavenago all’impianto di Bellisolina, sul quale, occorre ribadirlo, l’accordo del centrodestra fa si che i Comuni del Lodigiano stiano spendendo 800mila euro in più all’anno. I risultati delle società pubbliche, inoltre, non sono positivi e sarà una liberazione la chiusura dell’esperienza della maggioranza che ha guidato i Cda di Eal e Bellisolina, anche perché dopo la supponenza di inizio legislatura, con tutte le accuse mosse allora al centrosinistra, adesso arrivano i danni, tant’è che forse qualcuno potrebbe anche chiedere scusa. Abbiamo perso ogni funzione di coordinamento delle politiche sociali in un territorio che sembra disunirsi sull’assistenza ai più deboli, rinunciato a diversi settori di intervento, perso battaglie ambientali nella “bassa”, preservata dall’inceneritore della Elcon solo grazie al comitato di Casalpusterlengo, dove voi avete, tanto per usare un eufemismo, pasticciato alla grande.

In mezzo a tutto questo ci sono i temi del bilancio, l’evidenza di alcune scelte di programmazione ampiamente discutibili (incredibile il “balletto” di risorse tra Sp 116 e Istituto Einaudi), ma anche la nostra consapevolezza delle ristrettezze economiche nelle quali si deve operare. Ma dopo tutto quello che è stato detto contro la precedente amministrazione provinciale, è clamoroso il modo in cui è stato annunciato lo sforamento del patto di stabilità: in campagna elettorale, per pagare le spese e senza metterci la faccia, visto che decadenza o meno, sarebbe stata la prossima amministrazione (o realtà istituzionale che verrà) a doverne valutare gli effetti, comunque certi per i dipendenti.

Per noi, quindi, con la discussione di oggi sul rendiconto 2012, dove per le ragioni sopraespresse esprimeremo il nostro parere contrario al momento del voto, chiude l’amministrazione del centrodestra. E visto l’interesse che esprimiamo verso la volontà del vicepresidente di “non rimanere solo”, diciamo chiaramente che il nostro confronto non si attenuerà nel merito. Non forniremo noi le garanzie che Lui, di sicuro, non troverà nella maggioranza che vi ha portati sin qua. E’ ormai evidente, infatti, che il problema delle relazioni politiche nel centrodestra esploderà ancor più nei prossimi giorni, tant’è che ancora oggi, in un consiglio provinciale non certo marginale, siamo noi a garantire il numero legale. Lo facciamo perché altrimenti i vostri problemi si scaricherebbero altrove, perché irresponsabilmente generano anche difficoltà interne, con un clima conflittuale in diversi settori dell’amministrazione, poi lasciati, tanto per fare un esempio, ad annaspare nell’erba alta delle strade provinciali.

Non forniamo, quindi, garanzie politiche, ma se oggi cessa la Provincia di Lodi così come l’abbiamo conosciuta, di sicuro, quel che deve sapere l’attuale vicepresidente e che sa il territorio, è che non finisce il nostro impegno per il Lodigiano. Anche informale e/o politico nei confronti del futuro commissario, che se “non vuole rimanere solo”, deve innanzitutto dare il segno di un cambiamento di metodo.
Tra pochi anni, infatti, nessuno si ricorderà delle polemiche di questi giorni, ma saprà sicuramente di chi sarà la responsabilità di un decadimento del territorio. E per uscire da questa situazione di difficoltà è necessario aprire nel territorio un confronto vero, dove noi non faremo certo mancare il nostro contributo.

A cominciare da una forte iniziativa politica, che si ponga l’obiettivo di definire un nuovo spazio pubblico, nel quale sia possibile affermare valori imperativi (cioè decisioni) per il bene di tutti; dove sia possibile fare scelte collettive e sovrane. Il territorio deve quindi ripensare se stesso e riflettere sull’importanza che ha avuto la Provincia di Lodi per i Comuni che l’hanno costituita, rilanciando una vicinanza istituzionale che sappia preservare l’identità del Lodigiano.

Chi oggi ricopre responsabilità in questo consiglio provinciale, come detto, farà la sua parte, nella condivisione delle difficoltà e nelle proposte per superarle, ma occorre di più. E’ necessario individuare, su base formale (consorzio) o su base volontaria (associazione), un luogo di confronto territoriale che dia vita ad una nuova aggregazione dei Comuni o che permetta l’evoluzione di forme già esistenti, con meccanismi di rappresentanza e che costituiscano in questo periodo transitorio l’interfaccia istituzionale tra il commissario provinciale e il territorio.

Bisogna però muoversi velocemente e mercoledì 15 maggio, alle ore 18, presso la Federazione PD, noi riuniremo i nostri amministratori locali per definire meglio questa proposta, che ci auguriamo possa diventare e essere una proposta condivisa da tutto il territorio.

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I Giovani Democratici per il diritto di cittadinanza

I Giovani democratici scendono in campo per gli immigrati che abitano nel Lodigiano. Insieme a una rete di 18 associazioni porteranno sul territorio la campagna “Italiano sono anch’io”: «È folle che molti ragazzi nati in Italia da stranieri non abbiamo la cittadinanza nè il diritto di voto – dice il segretario provinciale dei Giovani democratici Roberto Gazzonis -, lo stesso vale per chi è qui, ha il permesso di soggiorno e lavora regolarmente. Noi promuoveremo nelle amministrazioni del territorio un ordine del giorno e faremo partire una raccolta firme». Mattia Mozzicato spiega che l’ordine del giorno avrà tre obiettivi: recepire i principi della campagna, promuovere le due proposte di legge di iniziativa popolare e chiedere ai sindaci di inviare a tutti gli extracomunitari che compiono 18 anni una comunicazione affinché si presentino in comune per avviare le pratiche a favore della cittadinanza. I banchetti per “Italiano sono anch’io” si terranno domenica a Casale dalle 10 alle 12, in piazza del Popolo, e sia sabato che domenica a Lodi dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18 presso il circolo Arci. La discussione approderà a palazzo San Cristoforo, Giulia Acquistapace si augura di poter raggiungere un ordine del giorno condiviso. «Siamo la seconda provincia dopo Cremona per indice di integrazione – afferma -, gli stranieri hanno spesso una casa e un lavoro, non scelgono il Lodigiano come terra di passaggio bensì come luogo in cui fermarsi. In passato è emerso che il 70 per cento vorrebbe scegliere i propri rappresentanti, non possiamo essere tacciati di ideologia nel promuovere questa campagna perché l’orientamento di voto degli immigrati propende per il centrodestra, a differenze delle altre province. Noi vorremmo discutere della questione con i capigruppo e valutare in quale commissione portare l’argomento». Il segretario provinciale Mauro Soldati si compiace del fatto che i Giovani democratici “siano sul pezzo”: «Questo Paese ha bisogno di riallacciarsi all’Europa, ritrovando un senso di comunità. Il fenomeno dell’immigrazione non è certo diminuito con il governo di Pdl e Lega ma questo slancio ideale non può essere confinato nell’ambito dei partiti. Anche in Provincia, non vogliamo innescare polemiche ma promuovere una riflessione sull’argomento». Gr. Bo.

fonte: Il Cittadino del 24/11/11

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Quarto conto energia e politiche ambientali.

E’ di pochi giorni fa il lancio della bozza da parte del ministro Romani del Quarto Conto Energia, la normativa che prevede la possibilità di vendere a prezzi vantaggiosi l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici. Segue a brevissima distanza l’entrata in vigore del Terzo Conto Energia, meno rimunerativo del Secondo, approvato a gennaio e stoppato da questa nuova iniziativa del Governo.
Il Secondo Conto Energia invece, scaduto a fine 2010, riguarda la maggioranza degli impianti solari ora in esercizio, con un incentivo medio stimato in 365 euro per mille chilowattora.
I punti salienti del documento appena stilato riguardano essenzialmente gli incentivi e gli obiettivi del fotovoltaico per i prossimi tre anni: i finanziamenti previsti sono infatti di circa 6-7 miliardi di euro all’anno e, soprattutto, l’obiettivo di produzione fotovoltaica è di 23mila megawatt entro il 2016. Questa la via proposta dal Governo per raggiungere la cosiddetta grid parity, ovvero il momento in cui il fotovoltaico avrà gli stessi costi delle altre tecnologie energetiche e, di conseguenza, potrà sostenersi senza bisogno di incentivi.
Nel Lodigiano, fra gli ambienti dove ferve da sempre la discussione in merito alle energie rinnovabili, ha già preso avvio il dibattito: è di soli due giorni fa la discussione da parte del Consiglio Provinciale di una mozione condivisa PD – Lega Nord in merito al tema.
Rimarcata la necessità fondamentale di regolamentare la diffusione di tali impianti, molto si è detto sulla necessità di favorire, nell’ambito delle bioenergie, il ricorso agli impianti di piccola taglia, sostenendo la filiera corta, alimentata da materie prime provenienti dai territori: per questo sarà fondamentale che la Provincia inviti il Governo a correggere le incertezze determinate da questa fase di transizione fra il decadere del precedente e l’approvazione del nuovo Decreto, recuperando anche le indicazioni giunte dal Parlamento e dalla Conferenza delle Regioni e ad anticipare l’approvazione dello stesso Decreto per determinare il nuovo sistema di incentivazione, senza imporre tetti limitanti allo sviluppo del mercato, garantendo certezza nel tempo agli investimenti e riconoscendo un adeguato valore agli incentivi.
“L’economia verde – dice Giulia Acquistapace, segretario provinciale dei Giovani Democratici del Lodigiano – è l’unica vera opportunità per uscire da due grandi crisi, quella climatica e quella economica, per lasciare un mondo vivibile alle generazioni future, per costruire sviluppo e creare nuovi posti di lavoro tenendo conto del vincolo delle risorse naturali. Essa è quindi una via di sviluppo che può consentire di rilanciare su basi nuove e più solide l’economia che non può tornare su precedenti modelli di crescita alimentati a debito e con un consumo insostenibile di risorse naturali.
Per questo noi, Giovani Democratici, proprio su di essa vogliamo puntare.” “Lavorando all’interno del CLEAR (Comitato Lodigiano Energie Alternative e Rinnovabili) abbiamo voluto rimarcare la nostra scelta, sottolineando con alcune proposte concrete quanto anche nel nostro territorio il sostegno alle forme di energia rinnovabile e al rispetto dell’ambiente in cui viviamo sia cosa fattibile – dice Lorenzo Migliorini, responsabile ambiente dei Giovani Democratici del Lodigiano. Naturalmente con questo non ci sottraiamo al dibattito sorto in merito all’impiego dell’energia nucleare in Italia: sosterremo
in queste settimane di incertezza creata dall’ennesimo colpo di mano antidemocratico del Governo che cerca di sottrarsi al confronto con i cittadini una forte campagna per il sì al terzo quesito referendario. E ci piace pensare che questo sia oltre che un no ad una fonte di energia che, ci teniamo a sottolinearlo, non è né pulita (basti pensare alle scorie) né sicura (e non solo per quanto accaduto in Giappone: non possiamo dimenticare i danni ambientali emersi in Niger a Febbraio, quando una miniera estrattiva ha avuto una perdita di fango radioattivo che ha causato enormi problemi alla popolazione locale) sia anche un sì deciso allo sviluppo tecnologico di forme di energia davvero alternative. E ricordiamolo: qui non si tratta solo di scegliere il meno peggio fra nucleare e termoelettrico, ma di cerare una risorsa
inestimabile già promossa dall’Unione Europea che davvero possa far fare il salto di qualità all’Italia.”
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