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Situazione nazionale e questioni locali. Intervista a tutto campo al segretario PD

Intervista a tutto campo con il Segretario Provinciale del PD Lodigiano, Mauro Soldati, dalla situazione nazionale, con il governo Renzi al via, ai temi locali, tra cui spiccano le questioni del Colatore Muzza, dei registri comunali per le coppie di fatto, della discarica di Cavenago, la tangenziale di Massalengo e di Casalpusterlengo, passando per le amministrative e le europee del 25 maggio 2014. Insomma, sono molti i fronti aperti. Qual è la posizione del PD?

imagesSegretario Soldati, qual è lo stato di salute del PD Lodigiano?

Amministriamo la maggioranza dei Comuni del Lodigiano, tra cui il capoluogo e finalmente abbiamo chiuso tutta la fase organizzativa del Congresso che, con le primarie di domenica 16 febbraio per il Segretario Regionale, ha messo tutte le figure apicali del partito nella condizione di poter svolgere in pieno la propria funzione.

A proposito, la partecipazione alle primarie regionali è stata bassa, ve lo aspettavate?
Nel Lodigiano hanno votato in 710, un numero più basso dei votanti al congresso provinciale, che aveva visto la partecipazione di 850 persone. In più, per il regionale potevano votare tutti, per il provinciale solo gli iscritti. Devo dire, però, che mi aspettavo un’affluenza ancora inferiore, sia perché le decisioni nazionali hanno lasciato perplessi molti nostri elettori, che credo abbiano voluto dare un segnale, nel non voto come nel voto espresso, sia perché nei territori non è molto sentita la figura del Segretario Regionale, nonostante sia decisiva. C’è poi un altro fattore…

Quale?
Le primarie sono l’elemento distintivo del Partito Democratico, ma non possono essere l’unico strumento decisionale che abbiamo e non se ne può abusare. Si devono utilizzare per scelte davvero sentite dai cittadini e nel partito. Quest’ultimo elemento non dovrebbe mai mancare ed essere sempre tenuto al di sopra di altri interessi, perché altrimenti non avrebbe senso il nostro stare insieme, il “perdere” serate su serate ad approfondire temi come i rifiuti e i servizi sociali con l’obiettivo di realizzare quegli obiettivi, seguendo un orientamento comune. Lo so che in questo momento sono controcorrente, ma sinceramente io credo ancora in un partito capace di svolgere un ruolo autorevole anche nel confronto interno per la selezione delle candidature, senza che questo porti qualcuno a gridare a manovre di palazzo rispetto al volere della gente. Anche perché, e le primarie lo dimostrano, i nostri militanti sono pienamente in linea con il sentire del Paese. Sia le primarie vinte da Bersani, sia quelle vinte da Renzi, infatti, sono state precedute dal voto degli iscritti, e in entrambi i casi, chi è risultato vincente tra gli iscritti lo è poi stato anche tra gli elettori.

Durante il congresso nazionale il quotidiano locale fece un titolo molto forte sul PD Lodigiano: “Conversione di massa, tutti con Renzi. Solo Soldati sostiene Cuperlo”. Che idea si è fatto rispetto alle prime mosse del segretario nazionale del PD, nonché premier?

Se cambiare idea è segno di incoerenza allora è anche vero che chi non cambia di fronte all’evidenza è un ottuso. Nessuna delle due affermazione è però vera, almeno secondo me. Di sicuro io non ho condiviso l’idea di partito che ha Renzi, la quale mi sembra troppo vicina ad un comitato elettorale. Ma a Renzi, che è il mio segretario, riconosco di aver coraggio e questo non è poco. Rispetto alle prime mosse…..credo che la citazione di Dante da parte di Civati (“il modo ancor m’offende”, ndr) renda chiaro lo stato d’animo che abbiamo vissuto nei giorni in cui è stato dato il benservito a Letta. Ed è proprio il modo che urta i militanti, perché simile a quella poca chiarezza che c’è stata nel passaggio dei famosi 101 sul Presidente della Repubblica. Credo, però, che se ognuno di noi provasse a soffermarsi sulla scelta politica, a sgombrare il campo dal tifo pro o contro Renzi, che c’è e che lui ha utilizzato abilmente e sul quale è buona cosa correggere il tiro per recuperare il senso di un impegno comune, si renderebbe conto che siamo certo di fronte ad un azzardo, ma lucido e che il percorso iniziato da Renzi non poteva che portare a questo.

Cosa intende?

Non mi è piaciuto il fatto che per giorni abbia detto di non voler sostituire Letta e che poi l’abbia fatto. Non mi convince il fatto che la minoranza interna abbia votato quella scelta senza riempirla di obiettivi programmatici. Ma di sicuro e soprattutto non mi convince chi si limita a dire che l’abbia fatto solo per ambizione, sete di potere, o che sia caduto in un “trappolone”.

Quindi, perché ha fatto questa scelta?

Il governo Letta era sostenuto dal PdL di Berlusconi, che nel frattempo si è sciolto e dal PD di Bersani, che nel frattempo si è dimesso. C’è stato il congresso nazionale del PD e la linea politica è profondamente cambiata.

Quindi, giusto silurare Letta? Non era meglio sostenerlo e svolgere in pieno la funzione di segretario, stimolando l’azione del Partito in Parlamento per il compimento delle riforme? Dopotutto il PD era già al governo, il PD già esprimeva il Presidente del Consiglio…

Renzi, appena eletto segretario, ha dato un forte segnale sulle riforme istituzionali. Ha trovato un accordo, in parte discutibile, sicuramente accompagnato da parole che io non ho condiviso, e se è vero che le regole del gioco si scrivono insieme è anche vero che è riuscito a fare molto in poco tempo. Trovato l’accordo, usciti dall’effetto annuncio, occorre però approvare le riforme in Parlamento.

E la legge elettorale si è inceppata quasi subito.

Per molte ragioni: giuste osservazioni all’impianto della Legge, opportunismi politici….e poi soprattutto una cosa: gli avversari politici di Renzi non hanno alcun interesse ad incoronarlo come salvatore della patria.

Quindi?

Un Parlamento c’è finché c’è un governo e Renzi, sapendo che il suo governo è l’ultimo che può permettersi questa legislatura, ha fatto la scelta più azzardata o coraggiosa, dipende da che punto la si guarda. Lo schema è: niente alibi, se salta questo governo, saltiamo tutti e la colpa, mal che vada, è vostra…e per far ciò ha preso il coltello dalla parte del manico, rilanciando completamente la prospettiva con un governo di legislatura, dicendo quindi a 630 deputati e 315 senatori che si vota nel 2018 e non nel 2015. E questo non è poco.

Ma questo Governo, come può fare, con la stessa maggioranza, ciò che non è riuscito a fare Letta?

Un governo di legislatura interessa in modo particolare ad Alfano, che se no verrebbe risucchiato da Berlusconi se si votasse nel 2015. L’impressione però è che questa volta sia Renzi a tenere il coltello dalla parte del manico, a dire ciò che si deve fare, cosa che forse avrebbe evitato il pasticcio dell’Imu…senza dimenticare che il 25 maggio, insieme alle amministrative. ci sono le elezioni europee.

Cosa vuol dire?

Le elezioni europee sono difficilissime per i governi in carica. La partecipazione è in calo e spesso il voto alle europee premia i partiti più radicali, esprime un disagio verso chi guida. Nel 2009 l’Italia dei Valori prese l’8 per cento, nel 1999 i Radicali presero l’8,5 per cento. Di fronte alla radicale opposizione al Governo Letta, da parte di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle, ciò avrebbe attestato nuovamente il PD su una posizione di serietà e di responsabilità, ma nella realtà avrebbe significato una campagna elettorale con Forza Italia e il Movimento 5 Stelle pronti ad esercitarsi nel tiro al piccione con Letta, mentre il PD doveva difenderlo, insomma si respirava lo stesso clima che c’era intorno al governo Monti, con il conseguente risultato elettorale…

Il quadro a questo punto è abbastanza chiaro.

Visto il profilo col quale Renzi si è assunto delle responsabilità, è chiaro che lui dovrà sempre dimostrare che sta facendo delle cose. E ciò, con le europee davanti, significa farle subito. Modi e parole sono importanti, ma la situazione del Paese è tale che possono anche non essere condivise se prevalgono i fatti e, aggiungo, i valori. Se questi fatti determineranno una spinta nella giusta direzione, alle europee il PD potrebbe ottenere un buon successo, allora il Governo sarà più forte e magari nel frattempo le riforme avranno ripreso a camminare.

Una politica fatta quindi di strategie e comunicazione, sembra mancare l’orizzonte a cui tendere, l’ideale…

Renzi sa che la sua ascesa al governo, pienamente legittima in una democrazia parlamentare come la nostra, è stata discutibile. In molti l’hanno definita una manovra di palazzo e in tanti sono altresì rimasti delusi dal suo discorso di insediamento. Ma Renzi, a questo punto, lo ripeto, lo si misura sui fatti, non sulle parole. Se farà cose buone e popolari tra sei mesi nessuno nemmeno si ricorderà come è arrivato al governo. E per essere buone, le cose che farà dovranno essere “di sinistra” altrimenti si aprirà un altro fronte difficile da governare.

Insomma, una difesa a spada tratta della strategia renziana. Quindi l’adesione al PSE è forse un segnale alla sinistra del partito?

Io sono del PD, a prescindere dal segretario, nella consapevolezza che in questo partito le maggioranze possano variare e credo che Bersani abbia espresso benissimo, in una recente intervista, come si sta in un partito. Di sicuro anche a me non convince la sovraesposizione di Renzi e condivido l’idea che se è vero che la modernità esalta la leadership, è altrettanto vero che questo partito ha senso se c’è qualcosa di più di una squadra attorno al leader: c’è una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce. In questi mesi il partito, gli iscritti, il popolo delle primarie sono stati ridotti a spettatori delle mosse del leader. Su questa cosa ho anche espresso recentemente a Lorenzo Guerini tutti i miei dubbi, chiedendo che venisse riattivato al più presto un lavoro con la base. Non vorrei che si sottovalutasse troppo tale aspetto, che ritengo decisivo per il successo del PD, che difendo a spada tratta. C’è poi un’altra questione.

Quale?

L’adesione al PSE non è che una logica conseguenza del percorso fatto dal PD e dal ruolo che il PD ha nello scenario europeo. In ciò non c’è quindi nessuna concessione. E ci faremo una ragione del dissenso di Fioroni L’altra questione è che condivido quanto mi ha detto qualche giorno fa Roberto Gazzonis dei GD, ovvero che la sinistra deve ripensare i temi e le battaglie sulle quali spendersi, oltre a decidere come farlo. La sinistra deve trasmettere fiducia, il che significa dare agli italiani il lavoro perduto.

Passiamo alle vicende locali: com’è la posizione del PD Lodigiano riguardo agli interventi sul colatore di Muzza?

Il complesso iter burocratico a cui il progetto è stato sottoposto ha ottenuto tutte le autorizzazioni del caso, tuttavia, si è fatta sentire la protesta di tante persone, che non può e non deve essere sottovalutata, ma compresa e che merita risposte. Oggi, come ha ben sottolineato la nostra responsabile ambiente, Chiara Valenzano, occorre portare a sintesi le posizioni sin qui espresse. Il Sindaco di Bertonico, Verusca Bonvini, ha già dato più volte la disponibilità per un incontro, e so che questo incontro con il Comitato c’è stato ed è stato positivo, mentre l’idea che l’ente Parco estenda le proprie competenze, anche laddove non sia di sua competenza, credo sia da perseguire sino in fondo.

E’ sufficiente per calmare gli ambientalisti?

Qui non si tratta di calmare nessuno, ma di fare le cose per bene e per far ciò è necessario che la Provincia, quale soggetto deputato all’autorizzazione paesaggistica, riconsideri alcuni elementi resi problematici dalla fase esecutiva conclusasi nel territorio di Bertonico, chiamando quindi al confronto, in qualità di ente di coordinamento territoriale, i soggetti interessati, al fine di rivedere eventuali prestazioni e per porre la massima attenzione sul progetto di ripristino, sul quale è necessario avere le più ampie garanzie. Tra le garanzia, la proposta del Plis della Muzza, crediamo possa contribuire a raggiungere la sintesi citata sopra.

Ci sono però altre questioni ambientali: l’ampliamento dell’inceneritore Ecowatt di Castiraga Vidardo e la “riprofilatura” della discarica di Cavenago D’Adda…

L’inceneritore è un problema serio che porta con sé la necessità di una verifica continua sul rispetto dei parametri di sicurezza ambientale previsti dalla Legge. Se da un lato è quindi necessario avere garanzia di personale altamente specializzato, porre in atto l’utilizzo di tecniche che permettano di abbassare il livello di inquinamento olfattivo, analizzando le composizioni chimiche dei gas fuoriusciti dall’inceneritore, dall’altro è importante che si sviluppi una consapevolezza diffusa. Recentemente il commissario provinciale mi ha comunicato che non vi sono riscontri legislativi che impediscono l’ampliamento; una ragione in più affinché queste decisioni non vengano però prese senza il coinvolgimento dei cittadini. E’ importante, quindi, che sia la Provincia di Lodi sia la Regione Lombardia siano garanti di tutto il percorso.

E per quanto riguarda la Discarica di Cavenago?

Io non voglio prendere in giro nessuno, come mi pare stiano facendo in tanti. E ciò è riferito a quelli che parlano, ma anche a quelli che non dicono nulla o peggio, fanno parlare altri. Apro una parentesi: su questa questione, come su altre, altro non emerge che la profonda frattura interna che ha accompagnato l’amministrazione provinciale di centrodestra in questi anni, chiusa la parentesi. In ogni caso, sulla discarica il PD ha preso posizioni chiare. In commissione ambiente ci siamo trovati di fronte una proposta di modifica del tracciato della Lodi-Castelnuovo, della rete irrigua e degli svincoli per far posto all’ampliamento della discarica. Abbiamo respinto al mittente con forza quel progetto, nonostante fossimo in minoranza, e lo stesso venne poi sconfessato dalla maggioranza, dove Capezzera e Foroni erano insieme, mica c’eravamo noi. Abbiamo poi assistito a una sarabanda di ipotesi di riduzione di volumi e quantità dei rifiuti, che dovevano andare prima in inceneritore fuori provincia e poi in parte inertizzati. Poi, invece, ce li siamo ritrovati tutti qui”.

Agli atti ci sono sette relazioni geologiche che dicono che sia possibile sopraelevare l’attuale discarica, un piano rifiuti approvato dal consiglio provinciale e un ciclo dei rifiuti del nostro territorio che prevede il conferimento in discarica per i rifiuti non riciclabili.

E’ opportuno che il territorio riveda nel complesso e al più presto tutta la sua strategia in merito ai rifiuti? Io dico di si, nonostante sia questa una fase di passaggio, che però con le elezioni amministrative del 25 maggio 2014 ci consegnerà una nuova classe di amministratori, che avrà davanti a sé il tempo e la responsabilità per assumere decisioni in merito, a cominciare dalla raccolta dei rifiuti, attraverso la concretizzazione di Sogir, sino alla revisione dell’intero ciclo. Soltarico è un sito ad esaurimento, che ha chiuso la sua funzione storica. Quel che resta da riempire in ampliamento deve servire a smaltire i rifiuti lodigiani; su questo non abbiamo remore e se questo non è, noi siamo pronti a porre il problema. Il confronto sui rifiuti deve quindi farsi sempre più stringente, anche alla luce della volontà della provincia di vendere Eal, che insieme al silenzio di tomba calato sul progetto “Carbon next” previsto a Bellisolina, già in ritardo di due anni, porterà il pubblico ad uscire da un settore strategico come quello dei rifiuti, senza che sia chiaro il cosa fare dopo.

Sul fare dopo, voi cosa proponete?

Abbiamo appena costituito un apposito gruppo di lavoro, che avrà proprio il compito di studiare soluzioni alternative. Nei prossimi giorni, oltre ad un aggiornamento sul progetto per Bellisolina, è infatti previsto un incontro presso il comune di Capannori, in Toscana, il primo comune italiano che ha aderito alla strategia Rifiuti Zero, che oggi raggruppa 72 Comuni per un bacino complessivo di 2.230.560 abitanti.

Nei giorni scorsi abbiamo visto l’accensione di un altro dibattito, quello sull’istituzione di un registro comunale delle coppie di fatto; cosa ne pensa a tale proposito?

Non bisogna cadere nel tranello di legare il tema dell’unione civile a quello del matrimonio omosessuale poiché questo andrebbe ad accendere dei dibattiti culturali che devierebbero il discorso. Sono straconvinto che la nostra società sia, da tanto tempo, pronta su questo terreno. Le strade possono essere due: l’istituzione di un registro comunale come scelta simbolica, come pressione sul livello legislativo affinché prenda a cuore l’interesse delle persone e non quello dei gruppi di interesse, proprio perché è sul piano legislativo nazionale che i veri ostacoli alle coppie di fatto possono essere rimossi. Oppure quello su un piano più sostanziale, che già dal livello comunale possa portare all’eliminazione di eventuali ostacoli, nel caso se ne individuino. L’approfondimento che si sta avviando a Lodi è una scelta giusta, ragione per cui sostengo la proposta a continuare in questo verso. So che Uggetti ha la giusta attenzione al riguardo e che saprà risolvere la questione con la praticità e la concretezza che lo contraddistinguono.

Prima, parlando della discarica di Cavenago, ha detto che su quella questione, come su altre, emerge la profonda fattura interna che ha accompagnato l’amministrazione provinciale di Foroni in questi anni. A cosa si riferiva?

L’ultimo esempio in ordine di tempo è quello rappresentato dalla tangenziale di Massalengo. Sulla questione ero già intervenuto pubblicamente due anni fa, per spronare la Provincia, in quanto la vita dei cittadini di Motta Vigana è diventata davvero insopportabile, dal momento che vi sono centinaia di camion in transito lungo la provinciale Lodi/Borghetto. E’ evidente che la tangenziale porta con sé costi e benefici. Qualcuno ha delle alternative? Rimango basito quando sento Capezzera da una parte e Lega Nord di Massalengo dall’altra, dire tutto e il contrario di tutto, quando di fatto lì c’è un’amministrazione comunale che d’intesa con la Provincia, colpevolmente silente e di sicuro in imbarazzo rispetto a questa polemica, sta cercando di trovare una soluzione.

Insomma, è sempre colpa di qualcuno, anche per la tangenziale di Casalpusterlengo?

No, non è sempre colpa di qualcuno, ma qualcuno ha sempre delle responsabilità e le cose non possono sempre essere affrontate polemicamente. Sulla tangenziale di Casalpusterlengo, quando si farà, il merito sarà di tutte le persone che in questi 20anni o più hanno lavorato nell’interesse del territorio e della città affinché, anche lì, si possa trovare una soluzione.

Si cerca quindi di superare gli ostacoli, non sarebbe meglio non crearli?

Da anni il PTCP è chiuso nei cassetti della Provincia, e su questa cosa il centrodestra ha delle grosse responsabilità, ma a questo punto avrebbe poco senso tirarlo fuori, visto che il 25 maggio 52 comuni andranno al voto e anche il Commissario Provinciale, probabilmente, chiuderà il suo mandato, per cui spetta alla prossima legislatura il compito di riaprire il confronto sullo sviluppo del Lodigiano. Ed è lì che si misureranno le posizioni in campo, non solo nell’evidenziare gli errori commessi nel passato, ma soprattutto per immaginare il futuro.

Prima ha citato il Commissario Provinciale, ci sono stati dei cambiamenti nel passaggio da Foroni a De Vecchi in Provincia?

Di sicuro il nostro coinvolgimento è minore, anche perché con lo scioglimento del consiglio provinciale il flusso delle informazioni in nostro possesso è quello che è. Devo però dire che se l’Amministrazione Foroni era un’amministrazione impostata erroneamente al contrasto, con l’obiettivo di distruggere polemicamente l’esperienza di governo del centrosinistra, cosa che ha prodotto notevoli guasti al territorio, De Vecchi ha invece dimostrato di essere disponibile alla costruzione di percorsi decisionali più condivisi. Questo non toglie che le posizioni possano rimanere differenti, ma lo stile è indubbiamente migliorato. Spiace il fatto che il Commissario non abbia però interpretato il suo ruolo in chiave politica, riducendosi di fatto al ruolo di funzionario. Se invece si fosse assunto il ruolo di padre costituente della futura Provincia, attraverso il coinvolgimento dei Comuni, come a più riprese da noi proposto, credo che nel futuro del Lodigiano avrebbe inciso di più.

52 Comuni al voto nel Lodigiano, più San Colombano che fa riferimento alla vostra Federazione, più le elezioni europee, sono una sfida importante…All’inizio dell’intervista, citando la fine del congresso, ha detto che finalmente si era chiusa la fase organizzativa….

E se per qualche strano motivo, finito il semestre europeo, dovessero esserci le elezioni anticipate?
A parte le battute…non voglio nemmeno pensarci, ma voglio dire una cosa innanzitutto. Trovo grave il fatto che ad oggi non ci siano certezze rispetto alla Legge istitutiva delle Province di secondo livello, sul terzo mandato per i sindaci sotto i 3mila abitanti e sul numero dei candidati ai consigli comunali. Mi auguro che al più presto la cosa si definisca anche e soprattutto per permettere a delle persone, prima che alla politica, di riflettere serenamente rispetto alla scelta di impegnarsi in prima persona o meno. Amministrare oggi un Comune è davvero un grande impegno sia in termini di tempo, sia per il carico di responsabilità e sacrifici famigliari che questo comporta. A volte vedo persone amareggiate perché impossibilitate a risolvere delle banalità e non per colpa loro, ma altre volte le vedo soddisfatte perché la soluzione è stata trovata, con fatica, litigi, delusioni, ma anche soddisfazione. Si parte quindi da qui, da un giudizio assolutamente positivo delle nostre amministrazioni uscenti e con la fiducia di vincere laddove oggi siamo all’opposizione.

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Intervista a cura di Alessio Cantoni, realizzata in data 7/3/2014

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Colatore Muzza, l’intervento della responsabile ambiente del PD

Pubblichiamo l’intervento di Chiara Valenzano, responsabile provinciale PD all’ambiente, sul tema del Colatore Muzza, molto presente in questi giorni sulla stampa locale.

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Egr. Direttore,
da alcune settimane il suo giornale ospita un ampio dibattito sul “Colatore Muzza” e in molti hanno chiesto ai partiti di esprimersi sulla vicenda. Come responsabile Ambiente del PD Lodigiano, mi sembra quindi giusto entrare nel dibattito con alcune considerazioni, esprimendo quindi la posizione del mio partito, maturato nel confronto instaurato con i rappresentanti istituzionali del territorio.
Mi permetto alcune premesse e riflessioni sulle prassi e sui metodi. La prima riguarda il complesso iter burocratico a cui il progetto è stato sottoposto. Nessuno ha giustamente intravisto alcunché di illecito nella sua approvazione, sia all’interno del Comitato costituitosi a difesa della Muzza, sia, ovviamente, tra gli enti chiamati ad esprimersi sul progetto e sulla riqualificazione ambientale conseguente alla manutenzione approvata. Di sicuro, tra i promotori del gruppo “Salviamo il Colatore Muzza” è, invece, fortissima la critica sul metodo utilizzato.
La seconda: sui tentavi, fino ad oggi falliti, di prendere le distanze dall’intervento, di nascondersi dietro nuove vesti (considerato che l’autorizzazione paesaggistica è stata rilasciata dalla Provincia di Lodi nel gennaio 2013), di starsene alla finestra o di strumentalizzare la protesta a fini elettorali, il nostro giudizio è negativo, ma senza che ciò diventi il cuore della questione, anche perché, a questo punto, occorre portare a sintesi le posizioni sin qui espresse.
La terza: sull’esecuzione del progetto di competenza regionale, rispetto al quale credo sia utile che lo stesso Ster intervenga nel dibattito, se non altro per spiegare e motivare le pratiche adottate.
La quarta: la condivisione delle parole del Sindaco di Bertonico, Verusca Bonvini, che in qualità di ente capofila dell’iter amministrativo demandato dalla Regione ai Comuni, si è giustamente dichiarata più volte disponibile ad un incontro, dopo aver già chiesto, alle imprese e alla direzione dei lavori, la verifica sulla corretta esecuzione degli interventi.
Entro quindi nel merito del metodo, su due piani. Il primo riguarda la prosecuzione di quanto previsto dal progetto, che interviene su un ambito di competenza regionale e dopo che per circa 50 anni è rimasto senza alcun tipo di manutenzione. Ravvediamo una possibile soluzione, per il proseguo dai lavori, nell’ipotesi che l’ente Parco diventi elemento di garanzia estendendo le proprie competenze, anche laddove non sia di sua competenza, mettendo a disposizione
quell’operatività necessaria nell’identificazione selettiva delle essenze da tagliare, nella salvaguardia degli esemplari di pregio, preservando quegli aspetti del paesaggio e quegli ecosistemi che il progetto rischia di compromettere.
Il secondo piano, invece, è quello che riguarda la Provincia, quale soggetto deputato all’autorizzazione paesaggistica, alla quale chiediamo di riconsiderare alcuni elementi resi problematici dalla fase esecutiva conclusasi nel territorio di Bertonico, chiamando quindi al confronto, in qualità di ente di coordinamento territoriale, i soggetti interessati, al fine di rivedere i contenuti del progetto sul quale, non solo per la sua esecuzione, ma anche e soprattutto per il
suo successo e il suo mantenimento futuro, è necessario avere le più ampie garanzie. All’interno del confronto crediamo possa essere inserita anche la proposta del Plis della Muzza, sulla quale riteniamo sia opportuno avviare un percorso, per la sua costituzione, con tutti i soggetti istituzionali coinvolti.
Rimane sul campo l’onesta protesta dei tanti che non può e non deve essere sottovalutata ma compresa e che merita risposte. Nelle posizioni espresse si coglie chiaramente la sentita appartenenza di tante cittadine e cittadini ad un territorio, l’affezione ad un paesaggio, il desiderio di partecipare alle scelte della sua tutela. In ciò vi è un giusto richiamo alla politica, affinché cambi davvero passo, in un rapporto positivo tra le ragioni in campo e nel rispetto delle responsabilità, delle possibilità e dei ruoli che ognuno di noi ricopre.

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