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Neve, Soldati (Pd): “Qualcuno sa che fine ha fatto il modello altotesino?”

“Fa un certo effetto sentire, da chi non riesce ad iniziare alcuna riflessione senza attaccare il centrosinistra, che qualche problema c’è stato nel servizio di sgombero neve messo in atto dalla Provincia”, così Mauro Soldati, segretario provinciale del Pd, commenta le parole dell’Assessore Provinciale Capezzera, la quale ha ammesso le criticità riscontrate nel lo sgombero della neve da alcune strade provinciali.

“Stranamente l’Assessore Capezzera non imputa la nevicata al centrosinistra – dichiara ironicamente Soldati – e questo, per quanto scontata, è già una novità. Noi abbiamo una cultura e uno stile amministrativo differente, che ci permettono di registrare le cose con oggettività al punto che, come in passato, i problemi sono ascrivibili alla realizzazione dell’intervento, che è soggetto a molte variabili e non sempre alla cattiva realizzazione della programmazione. Certo, se usassimo il loro stesso metro di confronto politico sarebbe facile innescare polemiche e chiedere: qualcuno sa che fine ha fatto il modello “altoatesino” di gestione della viabilità provinciale in caso di neve? Probabilmente non se ne ricorda più neppure l’assessore provinciale competente, che pure tre anni fa all’atto del suo insediamento aveva promesso un’efficienza tale da fare invidia, appunto, alla risaputa abilità dell’amministrazione bolzanina nel far fronte alle conseguenze di una nevicata”.

“A distanza di tanto tempo – continua Soldati – non solo dell’annunciata “rivoluzione” non c’è traccia, ma ci tocca persino leggere dichiarazioni dell’assessore Capezzera che scarica sugli “uffici” la responsabilità dei disagi che si sono verificati su alcune strade del Lodigiano: chissà come saranno contenti i dipendenti del servizio viabilità della Provincia…Sarebbe bastata una semplice espressione: Scusateci”.

Per il Pd tutto ciò è ancora più noioso se si pensa alla leggerezza con cui l’assessore Capezzera, che oltre ad essere in estrema difficoltà nel gestire le cose di sua stretta competenza, non ha neppure il bon ton di accettarne le relative responsabilità e interviene persino ad ogni piè sospinto per sentenziare su questioni che riguardano altri enti: vedi, non molto tempo fa, la pretesa di spiegare al Comune di Lodi come dovrebbe organizzare l’intervento della Polizia Locale per gestire il traffico nelle ore di punta sul piazzale del Belfagor, dimenticandosi di spiegare che se i bus che portano gli studenti a Lodi si fermano in quel punto, indubbiamente critico, è solo per una scelta della Provincia.

“Mi auguro – conclude Soldati – che l’occasione sia utile per un bagno di umiltà e di maggior consapevolezza in merito alla complessità degli interventi”

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Referendum e scelte: Legge elettorale e Acqua del Lodigiano.

In questi giorni sono due le decisioni che non sono all’altezza delle attese dei cittadini, che s’intrecciano tra il livello nazionale e quello locale e che hanno come elemento comune il significato dell’istituto referendario e come la politica interpreta le domande che provengono dal Paese.

Di percezione più immediata è quella relativa alla decisione della Consulta, che ha dichiarato inammissibili entrambi i quesiti referendari sulla legge elettorale: sia, dunque, quello che chiedeva l’abrogazione totale del “porcellum” di Calderoli, sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti.
In questo caso, quindi, il referendum non ci sarà e chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme, non può certo gioire per la decisione della Consulta, ma la rispettiamo e nei prossimi giorni ne leggeremo le motivazioni nella sentenza.

A questo punto spetta al Parlamento agire e questa è una delle esigue possibilità che ha per dimostrare che mantiene ancora qualche contatto con il Paese.
L’attuale legge, infatti, è insostenibile e inaccettabile e non cambiarla significherebbe offendere il sentimento democratico dei cittadini, che se oggi dovessero tornare a firmare supererebbero anche il milione e duecentomila firme raccolte questa estate. E’ il momento, quindi, di misurare la volontà riformatrice e la sincerità delle forze politiche che a grande maggioranza hanno detto di voler cambiare la legge. Il Pd è l’unica forza politica ad aver presentato formalmente la propria proposta di riforma elettorale per cancellare il “porcellum” e introdurre il sistema a doppio turno (assegnazione 70% collegi su base uninominale, 30% su base proporzionale – www.partitodemocratico.it), al fine di ristabilire il giusto rapporto tra elettori, eletti e territori e consentire ai cittadini di esprimere un giudizio sulla persona che aspira a essere eletta in Parlamento. Vedremo, adesso, chi si tirerà indietro.

Ma se in questo caso, pur in assenza del pronunciamento referendario (ma alla presenza di un’evidente richiesta generale) la politica nazionale ha ancora la possibilità (prima del termine della legislatura) di interpretare la richiesta di cambiamento espressa dal Paese, in un altro caso, invece, è la politica locale che non è stata in grado di cogliere quanto avvenuto con il successo di un altro referendum, quello sull’acqua, dove oltre al merito della questione, che tonerà ancor più alla ribalta nei prossimi mesi, è stato raggiunto un altro importante risultato, quello della partecipazione, con significative parti della società (e della politica) che hanno rafforzato e in alcuni casi “ri”scoperto l’impegno diretto per il bene comune. Pur senza un legame diretto, credo ci sia, però, da riflettere su come quel senso di partecipazione sia stato frustrato dalle recenti decisioni riguardanti l’istituzione della nuova Azienda Speciale Provinciale per la regolazione e il controllo della gestione del servizio idrico integrato. Non si è trattato solo per l’incomprensibile chiusura dell’amministrazione provinciale a ogni proposta di modifica da noi presentata, ma quel che è mancata è stata un’attenzione generale e trasversale sulla possibilità, poi sfumata, di inserire all’interno del Cda (o in subordine all’interno dell’Assemblea), con il solo “diritto di tribuna”, un auditore in rappresentanza delle realtà che svolgono attività associativa a favore dell’acqua pubblica.
Mi auguro che su questi aspetti ci sia la possibilità di rilanciare il confronto, nella convinzione della “permeabilità” del livello locale, a patto che venga colta l’opportunità che anche il Lodigiano ha nel costruire un pezzo di risposta nei confronti delle domande generali che la Società rivolge alla Politica.

Mauro Soldati
Segretario Pd Provincia di Lodi

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Province, Soldati: “Basta ai piagnistei dei leghisti. Noi non ci sottraiamo alla sfida di ripensare il sistema delle autonomie locali”

Il rischio di fallimento per il Paese è dietro l’angolo e la manovra è dura, molto dura e questo noi ce lo aspettavamo, visto che abbiamo sempre detto che andavamo verso il disastro, mentre per tre anni ci hanno raccontato (Lega compresa) un sacco di storie e che non c’erano problemi; ma adesso siamo al dunque e mi auguro che gli italiani non dimentichino perché siamo arrivati sin qui.

Ci aspettavamo misure che dessero più il senso di uno sforzo collettivo, per questo motivo vorremmo più equità e abbiamo segnalato anche i punti, dove sarebbe possibile secondo noi intervenire. Abbiamo subito chiesto modifiche per quanto riguarda il sistema pensionistico e l’indicizzazione delle pensioni, attraverso un meccanismo più graduato di avvicinamento alla riforma strutturale della previdenza, perché ci sono delle persone a reddito basso che per avvicinarsi all’età della pensione non possono sopportare decurtazioni troppo forti…Abbiamo anche detto dove prendere i soldi e quindi apprezziamo che sia passato un principio sul quale ci siamo spesi molto, come la tassazione dei capitali scudati, anche se l’1,5% è solo un buffetto e rischia di apparire persino come una presa in giro. Altre cose al momento non convincono, dalla mancanza di una patrimoniale, alla mancata modifica degli scaglioni irpef sopra i 50mila euro, dalla lotta all’evasione, alla reintroduzione dell’Ici o Imu (prevista anche dalla riforma federalista della Lega) senza una forte progressione per le esenzioni e senza una riflessione che desse il senso di chi e cosa esentare e perché.

Il Pd è una forza responsabile, abbiamo deciso di sostenere il governo Monti nella consapevolezza piena di quel che rischia l’Italia, perché il rischio essere come la Grecia, oggi, sarebbe già una certezza. Mi auguro che il partito riesca a portare le nostre proposte e quelle delle classi più popolari all’interno del dibattito parlamentare che si svilupperà nei prossimi giorni, nella consapevolezza che in parlamento la destra ha un peso maggioritario, ma ripeto è necessario ristabilire il senso di uno sforzo collettivo, altrimenti il rischio di deprimere tutto e tutti renderà ingannevole ogni sforzo.

Quel che è certo e che noi abbiamo fatto un’operazione politica complessa con questo governo. L’abbiamo fatto perché abbiamo messo l’Italia davanti alle nostre esigenze di partito e questo è il nostro punto di partenza, dopodiché i gruppi parlamentari facciano quelle cose che non può fare il governo, dalla modifica dei regolamenti parlamentari alla legge elettorale, dalla riforma del bicameralismo al dimezzamento dei parlamentari.

Per quanto concerne il riassetto istituzionale, quindi, ribadiamo la nostra opinione: massima disponibilità, soprattutto di fronte ai sacrifici richiesti agli italiani, a partire dai rami alti fino a raggiungere i livelli territoriali.

Per quanto riguarda il tema delle Province, riteniamo che l’art. 23 del decreto “Salva Italia” appaia caotico e poco chiaro. Rispetto alla prima versione è stato eliminato il comma 18 che recitava “gli organi in carica delle Province decadono al momento dell’entrata in vigore delle Leggi Statali o Regionali di trasferimento delle funzioni e comunque decadono entro il 30 novembre 2012” e che ci appariva essere una norma assolutamente sbagliata e lesiva.

Nell’ultimo articolato, invece, si rimanda a legge statale per le norme di elezione (comma 16) e a legge regionale per il trasferimento delle funzioni ai Comuni o alle Regioni (comma 18). È inoltre fissato il numero dei componenti eletti (10) dagli organi elettivi dei Comuni ricadenti nel territorio della Provincia (comma 16).
Se ne ricava, insomma, una proposta di riforma alquanto disorganica e non rispondente alla reale esigenza di riorganizzazione dell’Ente Stesso.
Abbiamo chiesto ai nostri parlamentari presenti in Commissione Affari Istituzionali di Camera e Senato, di vigilare attentamente in merito al contenuto e all’iter di queste norme, e di tenere uno stretto collegamento con i territori per monitorare la situazione.

In generale, comunque, è confermata la necessità di un Ente intermedio tra Comuni e Province, ma l’impressione è che ormai siamo giunti a un punto di non ritorno. Pur non credendo che dal punto di vista economico ciò risolverà molto (i numeri sono quelli che tutti citano), non ci sottraiamo alla sfida e credo che da questo punto di vista, possa anche essere stimolante ripensare il sistema delle autonomie locali, partendo però da cosa devono fare gli enti, prima che da come devono essere governati.

Mauro Soldati
Segretario Pd del Lodigiano

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