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8 marzo, mind the gap!

Rawan, sposa-bambina. Mariam, sottoposta a infibulazione. Sharbat, nascosta sotto un burqa. Katie, sfigurata con l’acido perché troppo bella. Simona, “caduta dalle scale” per colpa del marito. Cristina, che se ha fatto carriera “è per forza andata a letto con qualcuno”. Letizia, che a 16 anni ha smesso di mangiare per essere magra come quelle delle pubblicità. Alice, che fa l’impiegata, cresce i figli e cura i genitori senza mai apparire stanca. Samantha, che fa l’astronauta.
Oggi è la giornata di tutte loro. Oggi è la giornata di tutte le donne.
BUON 8 MARZO!

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Convegno sulla famiglia tradizionale, il PD non ci sta

Mattia Mozzicato, responsabile Diritti e Pari Opportunità del PD Lodigiano, ha voluto esprimere con forza – attraverso una lettera aperta al Cittadino – la posizione della Segreteria Provinciale riguardo al convegno Difendere la famiglia per difendere la comunità tenutosi il 17 gennaio all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia con l’intervento del governatore Roberto Maroni.

“In primo luogo” scrive Mozzicato “ci teniamo a dire che per il Partito Democratico difendere la famiglia non vuol dire trattare alla stregua di malati mentali o pericolosi sovversivi per gli equilibri naturali cittadine e cittadini che, secondo la stessa Costituzione Italiana, hanno tutto il diritto di vedersi riconosciuta pari dignità sociale; il PD semmai si pone come obbiettivo l’esatto opposto, ovvero attuare l’art. 3 della Costituzione rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Difendere la famiglia e la comunità, per noi, vuol dire anzitutto guardare alla realtà delle famiglie italiane senza paraocchi, considerandone l’evoluzione spontanea nel tempo, i bisogni e le difficoltà concrete, impiegando le proprie energie e possibilità per capire le diversità e valorizzarle come preziose, impegnandosi in riforme che migliorino i servizi; difendere la famiglia vuol dire anche, ad esempio, migliorare la sanità: per questo preferiremmo che Regione Lombardia si concentrasse più sui malati veri che su malati da alcuni immaginati, portando avanti una Riforma della Sanità seria ed efficace. Vorremmo poi osservare con dispiacere, come già ha fatto il Segretario Regionale PD Alessandro Alfieri, che la Lega Nord e la Regione a guida Maroni confondono ancora una volta l’attività di partito con l’attività istituzionale: non si può, nel modo più assoluto, usare il logo di Expo per una manifestazione di parte, per nulla calzante con gli argomenti che Expo 2015 si prefigge di approfondire e per giunta carente della valorizzazione delle diversità e dell’apertura culturale su cui questa manifestazione mondiale si fonda: non si può “nutrire il Pianeta” con manifestazioni di questo tenore. In conclusione, vorremmo rilanciare l’appello (inascoltato) che a più voci il Ministro Martina, Il Sindaco di Milano Pisapia, il Commissario per Expo Sala e il Segretario Generale del Bureau International des Expositions Loscertales avevano fatto al Presidente Maroni prima del 17 Gennaio: non esponga (più) Expo e la Regione a brutte figure in sede internazionale, eviti di isolare la Lombardia e (aggiungiamo noi) di usare strumentalmente un’occasione planetaria di confronto culturale per portare avanti una visione discriminatoria e di parte”.

Alla manifestazione di sabato pomeriggio per protestare contro il Convegno erano presenti, a fianco di tantissimi cittadini e delle associazioni LGBT, anche i Giovani Democratici del Lodigiano.

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Davvero “basta femminismo?”

Puntuale come il ferragosto e le feste comandate, ritorna: BASTA FEMMINISMO!
Effettivamente non se ne può più, anche se quest’ultima assomiglia più a una campagna pubblicitaria “faidate” che ad un’azione organizzata.

Alcune giovani americane ricordano alle “femministe”che hanno stancato perché loro amano rappresentarsi come delle gattine vezzose o, in altri casi ancora, quest’ultima frequente da noi, si pensa che ormai le donne possono fare tutto ciò che fanno gli uomini e quindi, che cos’hanno queste donne sempre da contestare, da urlare?

Le donne possono fare quello che fanno gli uomini tranne che essere donne.

Ancora l’emancipazione femminile diventa “inglobazione”, cioè stare dentro un modello che altro non è che un modello maschile con e da cui si rappresenta l’individuo, il sociale, il politico; quindi basta femminismo?

Personalmente dò a questa parola una connotazione storica da cui oggi discendono tante cose, tante riflessioni, tante azioni. Oggi si parla di differenza di genere proprio per affermare la necessità di riconoscersi in quanto donne. Ed è proprio per “significarsi” in quanto donne che le donne devono trovare autorevolezza nel pensiero delle proprie simili, di madri simboliche (Luce Irigaray) che consentono un “luogo” delle giovani per costruire un percorso con criteri di misura del proprio sesso.

E allora, abbiamo raggiunto tutto ciò?

In questi anni ho avuto la fortuna di incontrare donne che sono state e sono per me un punto di riferimento, sono le mie madri simboliche e ad esse sono infinitamente grata.

Venera Tomarchio
Responsabile provinciale Pari Opportunità

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