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Non baciamo le mani!

Nasce a Lodi il “Percorso della legalità”: il Partito Democratico Lodigiano, su iniziativa di “Prossima Lodi”, organizza, a partire da venerdì 11 maggio, quattro serate con esperti di livello nazionale per discutere di come è possibile combattere le infiltrazioni mafiose nel Nord Italia e nel Lodigiano.

Sempre più spesso si sente parlare di infiltrazioni mafiose nel Nord Italia, di un fenomeno criminale ritenuto in un recente passato confinato al sud del nostro Paese, che invece si è diffuso in modo pervasivo in ambito nazionale e internazionale, al punto di rendere necessaria la costituzione della Commissione Antimafia nell’ambito del Parlamento Europeo.

Anche nel lodigiano non mancano i segnali di infiltrazioni mafiose e come Partito Democratico Lodigiano ci siamo quindi chiesti quali siano le dimensioni di tale fenomeno, quali gli ambiti privilegiati di azione scelti dalle mafie e che cosa possano fare le istituzioni, la politica e i cittadini per opporsi e non lasciare sole le persone che si trovano in prima fila nella denuncia e nel contrasto.

Da qui è nata l’idea di Prossima Lodi di un “percorso della legalità” che si struttura, come punto di partenza, in quattro incontri serali:

Nel primo incontro “Le mafie contro lo sviluppo” (che si terrà venerdì 11 maggio alle 21.00, nell’aula magna del Liceo Classico Verri, via S. Francesco 11, a Lodi) Andrea Di Stefano (economista e direttore della rivista “Valori”), Marcello Avico (segretario regionale del Sindacato della Polizia di Stato SIULP) e Gabriele Ghezzi (consigliere comunale PD Milano e componente commissione antimafia) ci illustreranno le dimensioni del fenomeno dal punto di vista economico e degli indici di criminalità e le conseguenze su competitività e sviluppo.

Nel secondo incontro “L’affare degli appalti” (venerdì 25 maggio, ore 21.00, aula magna Liceo Verri), Alberto Nobili (magistrato), Sergio Cannavò (responsabile nazionale Centri di Azione Giuridica di Legambiente) e Giovanni Fazzi (sindaco del Comune di Merlino, rappresentante dell’associazione “Avviso Pubblico”) parleranno di appalti pubblici e infiltrazioni mafiose e delle azioni di contrasto che possono essere attuate dalla Pubblica Amministrazione.

Nel terzo incontro “Politica vs mafia” (venerdì 8 giugno, ore 21.00, aula magna Liceo Verri) sarà protagonista la Politica: saranno con noi Rosario Crocetta con un passato da sindaco antimafia di Gela, obiettivo di vari attentati sventati di Cosa Nostra, attualmente parlamentare europeo per il Partito Democratico e promotore della Commissione europea Antimafia, e Giuseppe “Pippo” Civati, consigliere regionale lombardo per il Partito Democratico noto per il suo impegno contro la corruzione.

Infine, nell’ultimo incontro “La mafia non esiste…a Lodi?” (che si terrà martedì 19 giugno, alle 21.00, presso la festa regionale del Partito Democratico, area Capanno a Lodi) i riflettori saranno sul lodigiano, con la presenza di: Giulio Cavalli attore e regista teatrale, consigliere regionale SEL Lombardia, Margherita de Vizzi del Coordinamento Legalità e Responsabilità del Lodigiano, Mauro Soldati, segretario provinciale del Partito Democratico Lodigiano e Ferruccio Pallavera, direttore de “Il Cittadino”, al quale spetterà il compito di moderare la serata, con l’obiettivo di raccontare cosa succede nel nostro territorio e sottolineare l’importanza della cultura e dell’informazione come veri e propri fari della legalità.

Da una parte quindi persone impegnate a vario titolo nella lotta alle mafie, dall’altra noi cittadini con il compito di sostenerli e di mettere in atto tutte le possibili azioni utili a contrastare e respingere tentativi di infiltrazione, coinvolgendo le Amministrazioni Pubbliche del lodigiano e rendendo concrete le indicazioni che emergeranno nei nostri incontri.

Abbiamo scelto la Magnolia come simbolo del “percorso della legalità”: un albero che a Palermo è stato dedicato alla memoria dei magistrati Falcone e Borsellino. Con questo simbolo vogliamo ricordare le centinaia di persone che hanno perso la vita per combattere le mafie: donne e uomini di grandissima dignità, con un senso profondo dello Stato e della giustizia sociale.

A noi cittadini, alla Politica, il compito di tenere viva la loro memoria, impegnandoci a costruire una cultura della legalità e chiedendo agli Amministratori e alla società tutta di farne propri gli ideali e attuarne i principi.

Vedi anche:

http://prossimalodi.wordpress.com/

www.pdlodigiano.it/

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Lavoro? Vogliamo una riforma utile.

Questa sera, alle ore 21 presso il Comune di Livraga, via Dante, n. 30, si terrà l’iniziativa Pd per approfondire il tema della Riforma del Mercato del Lavoro.
La situazione in cui si trova l’Italia è molto critica ed è figlia della mancata risoluzione di alcuni nodi strutturali della nostra economia. E in un momento così delicato, di fronte alla riforma del mercato del lavoro, che ha fatto emergere differenze tra le forze che sostengono il governo Monti, i sindacati e la società in generale, le domande che ci porremo avranno quindi l’obiettivo di riflettere in merito all’utilità di una riforma che possa servire ai lavoratori, al Paese, ai giovani e che ha la necessità di integrarsi con i provvedimenti necessari a rilanciare l’economia.

Interverranno:
Mauro Soldati – Segretario Provinciale Pd del Lodigiano
Domenico Campagnoli – Segretario Provinciale CGIL
Mario Uccellini – Segretario Provinciale CISL
Santino Bolognesi – Segretario Provinciale UIL

Modera:

Enrico Cremaschi – Portavoce Circolo Pd di Livraga

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Ma dove sono stati sino ad ora?

Lasciano sbigottiti alcune dichiarazioni rilasciate martedì 13 marzo dal presidente della Provincia di Lodi Pietro Foroni in merito all’attuale crisi economica e al calo dei consumi.

Foroni si chiede: “Cosa sta facendo il Governo Monti per sostenere la nostra economia e per aiutare le aree industrializzate come la nostra che necessitano d’interventi strutturali a sostegno delle proprie aziende e che tanto soffrono della concorrenza di Cina e India? Dov’è la tanto decantata fase del rilancio dell’economia?” Anziché concentrarsi bene sul ruolo che gli compete e per il quale è stato eletto, cioè presidente della nostra Provincia, la quale non sta certo brillando per sviluppo, tutela del suolo e salvaguardia dell’occupazione, preferisce indossare i panni del “tribuno leghista” e rispolvera nel comunicato i soliti vecchi slogan del dualismo fra sud Italia sprecone ed evasore e nord vessato dallo stato centrale.

Si fa così “diligente interprete” dell’ordine di scuderia emanato dalla segreteria nazionale della Lega Nord ai suoi dirigenti locali, per contrastare il crollo di consensi nella base leghista, ormai apertamente critica e in disaccordo con i vertici del partito.

Una domanda sorge spontanea: se secondo Foroni il governo Monti in poco più di cento giorni ha fatto poco per contenere la spesa pubblica, combattere l’evasione fiscale, ridurre la pressione fiscale e sostenere l’economia e le aziende, cosa ha fatto invece il governo di centrodestra dell’alleanza Berlusconi-Bossi dal 2001 al 2011 (un lasso di tempo enorme a confronto) con brevissima parentesi di centrosinistra? Sicuramente molto meno, direi quasi nulla, soprattutto se rapportato agli altri Paesi occidentali.

E’ palese che la politica di risanamento dei conti pubblici si è resa necessaria perché i governi precedenti, in particolare quelli di centrodestra, hanno pesantemente contribuito alla lievitazione della spesa pubblica e dell’evasione fiscale, ma non hanno contribuito al miglioramento dell’economia nazionale. E la pressione fiscale purtroppo era già aumentata con Berlusconi. Anche l’Ocse a fine 2011 ha certificato il fatto che l’Italia è stato il Paese occidentale in cui nell’ultimo decennio i redditi da lavoro sono cresciuti di meno e la pressione fiscale di più.

Vorrei ricordare a Foroni che nell’ultimo decennio è avvenuta la più elevata delocalizzazione della produzione industriale da parte delle aziende italiane nei paesi dell’est europeo e del sud-est asiatico, la maggiore “fuga di cervelli” all’estero, la maggiore perdita di credibilità e di immagine dell’Italia nel consesso internazionale, il minor tasso di sviluppo industriale, di investimento in infrastrutture e la più bassa crescita del PIL fra i paesi dell’Unione Europea. Un esempio su tutti: il “caso Fiat” non è certo maturato e scoppiato con la complicità dell’attuale governo.

“Il Governo Monti – continua nel suo comunicato stampa il presidente Foroni – più che un Governo di professori, si è dimostrato essere un governo centralista, che ha adottato la vecchia equazione della prima Repubblica: tasse al Nord e valanga soldi al Sud”. Ma la Lega dov’era quando veniva approvata dal governo Berlusconi la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, quando venivano stanziati centinaia di milioni di euro per ripianare i buchi di bilancio di Roma, Catania e Palermo? Solo per fare qualche esempio.
E che dire dell’attacco e dei tagli perpetrati alle finanze degli enti locali da parte di Tremonti e Berlusconi in tutti questi anni? Foroni e Gibelli dov’erano?

Per cui quando gli esponenti leghisti, a tutti i livelli, fanno certe affermazioni, dovrebbero prima guardarsi allo specchio. E soprattutto Foroni si concentri sulla Provincia invece di partecipare al triste teatrino nazionale di quei “politici” che cercano di demolire il governo in carica per nascondere le proprie responsabilità nell’aver pesantemente contribuito a portare l’Italia nella situazione attuale.
Ormai anche la maggioranza dei militanti e simpatizzanti leghisti è stanca di sentirsi ripetere i soliti slogan, dopo che i parlamentari e ministri “padani” sono stati per anni e continuano a stare bellamente seduti sugli scranni di “Roma ladrona” con scarsi risultati all’attivo.

Gianni Saccani
Responsabile Economia e Lavoro
PD Lodigiano

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Prospettive della scuola italiana.

Dalle emergenze come l’edilizia scolastica, le liste d’attesa in alcune scuole dell’Infanzia, il dimensionamento e le classi pollaio, sino alle proposte di riforma che comprendono gli intereventi sul sistema di valutazione, l’organico funzionale, la formazione iniziale e il reclutamento dei docenti, ma anche la valorizzazione dell’autonomia scolastica e l’attuazione del Titolo V della Costituzione e senza dimenticare i cosiddetti “nativi digitali”, i bambini di oggi che hanno bisogno di un piano straordinario di infrastrutture e strutture tecnologiche.

Sono i temi che il Pd del Lodigiano affronterà nell’appuntamento organizzato per giovedì 15 marzo, alle ore 21, presso la sala Antonella Granata (ex sala San Paolo) in via Fanfulla, 3 a Lodi, al quale parteciperà Francesca Puglisi, Responsabile Nazionale Scuola Pd, che illustrerà il documento presentato nei giorni scorsi dai democratici al Ministro Profumo e ai sottosegretari Rossi Doria e Ugolini.

“Proseguiamo negli appuntamenti dedicati alla scuola – dichiara Maria Grazia Decarolis, responsabile scuola Pd del Lodigiano – con l’obiettivo di coinvolgere il territorio nella definizione del programma che presenteremo per le politiche del 2013. La disponibilità di Franscesca Puglisi è importante proprio per capire cosa sta succedendo e per raccogliere i contributi che possono emergere dal territorio”.

“Occorre una legge – continua Mauro Soldati, Segretario Provinciale del Pd – che rimotivi nella scuola la partecipazione degli studenti, delle famiglie e di tutto il personale scolastico

Il documento del Pd è consultabile all’indirizzo

http://www.partitodemocratico.it/doc/231331/emergenze-riforme-prospettive-della-scuola-italiana.htm

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La Lega rompe il fronte istituzionale sui servizi sociali.

Di seguito troverete il resoconto del dibattito consiliare, dell’ultimo mese, nel Comune di Casalpusterlengo.
A farla da padrone ci sono temi cruciali inerenti il futuro della gestione dei servizi nella nostra città.

La decisione più importante di questo inizio 2012 è stata la recessione del comune di Casalpusterlengo dalla partecipazione al Consorzio Lodigiano dei Servizi alla persona,
Questa decisione rema in direzione contraria alla armonizzazione dei servizi e alla ottimizzazione della loro offerta. L’appellarsi del sindaco agli indirizzi legislativi è scorretto, l’intransigenza e la perentorietà della scelta palesano una volontà politica piuttosto che tecnica. Le indicazioni arrivate con la finanziaria 2010 (l. 191/2009) e recepite dalle sezioni regionali della Corte dei Conti, prevedono l’obbligo di scioglimento dei consorzi di funzioni tra enti locali. Solo la Corte dei Conti della Campania però ha espresso un parere restrittivo, secondo il quale anche il consorzio intercomunale con finalità socio-assistenziali viene considerato come consorzio di funzioni. L’approccio della giunta casalina, abbastanza affrettato, ricalca questo solo parere. Occorre ricordare che la legge non prevede, esplicitamente la soppressione dei “consorzi di servizi” (come ricordato sia dalla Corte dei Conti del Lazio che del Piemonte nei mesi scorsi) ovvero quei consorzi dove l’azione della pubblica amministrazione si traduca nella pura erogazione di un servizio alla collettività, in attuazione di precetti costituzionali riguardanti diritti soggettivi assoluti, quali il diritto alla salute o all’assistenza domiciliare per gli anziani o per i diversamente. Gli orientamenti legislativi in materia stanno però sollevando non poche contraddittorietà:

- la mancanza di coordinamento con altre leggi statali – peraltro di notevole spessore ed importanza;
- la violazione della competenza legislativa regionale attraverso la soppressione con legge dello stato di una tipologia di enti prevista e disciplinata da leggi regionali;
- l’adozione di un sistema, la soppressione dei consorzi, che avrà un impatto durissimo sulle realtà di molti comuni di piccole dimensioni.

Tenendo conto del ridotto bacino demografico del lodigiano, costituito da comuni piccoli che necessariamente devono trovare, nella solidarietà dell’intero territorio la forza per affrontare le problematiche di tipo sociale, l’uscita dalla forma consortile ci avvia ad una logica “Casale centrica” senza alcun interesse verso il territorio nel quale siamo inseriti. Questo isolamento non si armonizza con l’idea integrata e meglio organizzata dei servizi paventata dalla giunta: oggi per organizzare un efficiente servizio sociale si deve necessariamente operare su scala intercomunale. Concretamente l’uscita dal consorzio porterebbe il comune a dover gestire in prima persona (tramite l’azienda speciale servizi) il servizio di assistenza domiciliare, per i casi eccedenti a quelli seguiti dal servizio sociale, e di assistenza ai minori affetti da disabilità o seguiti dal tribunale dei minori. Ciò comporterà l’assunzione da parte della ASSC di due operatori per il SAD e di due educatori e uno psicologo infantile per l’equipe minori; il tutto con un aumento di costi per il l’azienda. La giunta casalina prevedeva che questa uscita avrebbe consentito un risparmio di 45.000 euro. Dato scorretto e creato ad arte per confondere, perché non tiene conto di diversi fattori:

- le ipotesi di contabilità effettuate non riguardano il costo che l’azienda affronterà per erogare i nuovi servizi nel 2012 ma sono esempi di cosa l’azienda avrebbe speso se quei servizi li avesse sostenuti nel 2011. Oggi però le condizioni sono cambiate e anche la spesa per le singole prestazioni sono differenti;
- le previsioni stilate dall’amministrazione non tengono conto che nel 2012 il taglio ai fondi nazionali e regionali per le politiche sociali faranno sì che nel lodigiano arriveranno solo 400.000 euro di contributi ai servizi anziché 1 milione e 100.000 euro dell’anno scorso. Questo significa che anche il trasferimento dall’ufficio di piano provinciale al comune di Casale si ridurrà: da 73.000 euro a 25.000 euro. Così, con minori contributi per il settore sociale, il ventilato risparmio comunale non ci sarà affatto;
-le ipotesi di gestione interna dei servizi contemplano la presenza all’interno dell’ASSC della farmacia comunale e dei suoi 80.000 euro di utili annui, mancano previsioni di spesa con l’assetto aziendale privo della farmacia così come dovrebbe essere a partire dall’anno venturo vista la confermata volontà dell’amministrazione di alienare questo cespite;
-cosa accadrà al servizio di assistenza domiciliare? Dal 2013, dai documenti presentati dalla giunta, non sono escluse ipotesi di un trasferimento totale del servizio di SAD all’azienda speciale. Tuttavia l’assessore al personale ha detto di non aver ancora idea di cosa accadrà al personale oggi in carico al SAD gestito dai servizi sociali (4 persone, due a tempo pieno e due part time). Non si sa se saranno trasferiti all’ASSC o se rimarranno nell’organico dei servizi sociali.
-Se le assunzioni di personale verranno confermate, tutto il costo ricadrà sull’azienda. Ci sono però alcune difficoltà che aggraverebbero i costi a carico dell’ente: eventuali sostituzioni per malattie, maternità o un aumento dell’organico causato dall’incremento dei casi da seguire ricadrebbero completamente sull’Azienda comunale. Con il consorzio questi fattori non comportavano variazioni di costo

Tutto ciò allunga una strana ombra sul settore dei servizi sociali nel nostro comune. Un filo rosso sembra collegare la scelta di uscire dal consorzio, l’intenzione di vendere la farmacia comunale (passaggio essenziale per poter trasformare l’Azienda Speciale in una fondazione e darla in gestione a privati) e la logica, mascherata dalla sussidiarietà, di esternalizzare al privato sociale gran parte dei servizi cittadini. Se i motivi sono politici sarebbe però doveroso che gli amministratori li esplicitino e se ne assumano la responsabilità senza nascondersi dietro a presunte giustificazioni tecniche.

DOCUMENTO COMUNALE “OMNIBUS”
A fine del mese di gennaio l’amministrazione comunale ha pubblicato un documento “omnibus” con il quale ha dettato una serie di linee di indirizzo politico per riorganizzare la macchina amministrativa nell’ottica del contenimento della spesa pubblica e dell’ottimizzazione delle risorse. Nell’articolato programma compaiono diversi aspetti contradditori e inopportuni sui quali è doveroso fare chiarezza.

PARTNERSHIP CON GLI ORATORI
In nome del principio di sussidiarietà e nella convinzione che gli oratori siano il principale presidio socio-culturale della città, la giunta di centro destra ha scelto di avviare una più intensa collaborazione con le parrocchie in merito alla cura ricreativa dei minori. Nessuno mette in discussione il valore delle iniziative che la parrocchia e gli oratori mettono in campo, tuttavia questa ammissione da parte di una amministrazione denota la sfiducia dell’ente nei confronti delle sue risorse culturali (teatro, biblioteca, servizi educativi…) e esprime una scelta di campo e di sensibilità che mina l’equilibrio di una amministrazione impegnata a garantire e tutelare tutti. Nell’esposizione del nuovo progetto per il centro estivo persistono delle incongruenze e dei passaggi oscuri che in sede di consiglio non sono stati chiariti. Esplicitamente non si parla della sostituzione del cred con i grest, tuttavia la natura fumosa del documento e la ripetuta presa di posizione della giunta a favore della sussidiarietà e dell’ingresso dei privati nell’erogazione dei servizi, legittimano questo dubbio limite. Infine, la reticenza degli amministratori a rispondere a queste domande ha acuito le perplessità.
- Il Cred a partire da questo anno si scioglierà definitivamente per confluire nei Grest? Dai documenti ufficiali si stenta a capire l’organicità del progetto. Le sinergie con gli oratori non vengono specificate nei loro contenuti e nemmeno si chiarisce a quanto ammonterebbe e a quale fine precisamente sarebbe finalizzato il contributo aggiuntivo comunale a loro favore;
- la perplessità sugli oratori riguarda innanzitutto la presenza di personale non specializzato come volontari del grest (semplici ragazzi dai 14 ai 18 anni), dunque non sempre adeguati a portare avanti progetti educativi per minori;
- la non accettazione dei bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni e dei bambini affetti da particolari disabilità. Il conferimento dell’intero servizio agli oratori lascia scoperte queste fasce poiché essi non dispongono di personale specializzato per accudire questi minori. Il servizio di Cred comunale poteva contare su educatori professionali con esperienza.
- i grest, finendo ai primi di luglio lasciano scoperete ben tre settimane di quel mese, altra complicazione per i genitori lavoratori che non disporrebbero più di alternative per l’accudimento dei loro figli.
- Nel documento si parla anche di contributo di 30.000€ per far ripartire l’attivi dell’oratorio di Zorlesco. Tale scelta la trovo un po’ strana e inopportuna da parte di un’amministrazione comunale (30.000. € sono la somma che poteva servire come quota di partecipazione al fondo di solidarietà provinciale e nemmeno il fondo di solidarietà comunale ha mai stanziato cifre simili per le famiglie bisognose. In cosa sarebbero utilizzati? Quali attività riguarderebbero? Al momento nessuna risposta.
Seppur vero che negli oratori notiamo esempi positivi di aggregazione e integrazione, sappiamo bene che si fatica sempre di più a coinvolgere i ragazzi sia nelle iniziative educative che in quelle ricreative. Uno dei problemi all’ordine del giorno è la difficoltà ad intercettare ragazzi dalle scuole medie in su sia come destinatari delle proposte che come volontari. Ci sono dunque criticità che non possono essere trascurate quando si pensa alle realtà oratoriane. Esse oggi rappresentano solo una parte del mondo giovanile (e questo discorso non riguarda solo coloro che professano un’altra fede). Per tutti gli altri che non rientrano in questa sfera il comune deve avere un progetto, deve esercitare la sua responsabilità.
Preoccupa poi un passaggio delicato del documento programmatico comunale, quello che richiama l’autonomia di organizzazione dei progetti per i giovani da parte degli oratori anche nelle partnership con l’ente comunale. Giustamente gli oratori devono avere libertà nel compiere le loro scelte educative, ma questo non può portare il comune ad appiattirsi su di esse, non possono essere le parrocchie a scrivere le agende educative e ricreative per il comune. Le scelte di campo in materia educativa e culturale spettano alla famiglia e ai singoli, l’ente pubblico dovrebbe assicurare un presidio laico e pluralista accessibile a tutti. La sussidiarietà non può esonerare il comune dalle sue responsabilità di guida e di coordinamento delle azioni rivolte alla tutela e all’erogazione delle prestazioni al servizio dei cittadini. È doveroso assicurare a tutte le famiglie, cattoliche e no il diritto di scegliere a quali spazi e servizi educati-ricreativi destinare i propri figli.

CONTRIBUTI SCUOLE PRIVATE
Il capitolo scuole crea altre contraddizioni. Non metto in discussione il valore delle scuole private paritarie, mi sembra però inopportuno prevedere che anch’esse possano accedere al contributo comunale per i progetti scolastici quando già percepiscono un buon contributo pubblico (sulla cui entità, 60.000 euro annui ho già espresso le mie perplessità). Sappiamo quanto è stato difficile reperire le risorse necessarie a finanziare i progetti nell’anno in corso per le scuole pubbliche di ogni grado e di come sia stato utile attingere ai contributi annuali di Sorgenia al comune per coprire i costi delle proposte didattiche…questa scelta mi lascia un po’ perplesso.

ESTERNALIZZAZIONE DEL SERVIZIO SCUOLABUS
In data 30/6/2012 il servizio di trasporto alunni verrà esternalizzato. Oggi il servizio viene effettuato da personale interno con mezzi propri del comune. la nuova organizzazione mirerà alla ricerca di un operatore terzo che dovrà erogare il medesimo servizio rilevando i pulmini comunali. Obiettivo della pratica è ancora il risparmio economico. Le economie di spesa rischiano di farsi però con il licenziamento dei 3 autisti. Il futuro dei tre dipendenti è incerto: saranno messi in lista di mobilità per due anni con l’80 per cento di stipendio e l’impegno alla ricollocazione in altri enti pubblici da parte dell’apposita agenzia regionale o saranno integrati nel personale della società privata che rileverà il servizio o ritorneranno nell’ente casalino? Alternative chiare l’amministrazione ancora non le propone. Tuttavia persistono indirizzi contradditori. Il vicesindaco Braguti sembra aprire al passaggio dei dipendenti alla società che si aggiudicherà l’appalto del servizio. Dovrebbe però ricordare l’assessore al personale e vicesindaco che il Comune non può però imporre l’assunzione dei tre a un’azienda privata. Inoltre, se andasse a buon fine, l’eventuale passaggio alla società appaltante, modificherebbe le condizioni contrattuali e di garanzie che fino ad oggi avevano riguardato l’esperienza lavorativa dei tre autisti. Da dipendenti pubblici diventerebbero infatti dipendenti privati, con una minore certezza circa l’entità del contratto e la sua durata: sarebbe legato alla durata dell’appalto. Divertente l’uscita del primo cittadino Parmesani che auspica la scrittura di clausole di accordo con i privati per assicurare un accordo duraturo tale da accompagnare i tre autisti all’età della pensione. Trovo questa un’ipotesi difficile, in particolare mi chiedo quale privato potrebbe accettare il rischio di accettare una convenzione così lunga. Notare che a soli 4 mesi dalla chiusura del bando il comune non ha ancora idea di quale destino spetterà a questi tre dipendenti pubblici e di quale tipo di tutele sarà in grado di offrire loro, denota l’approccio approssimativo e frettoloso con cui si sta cercando di riorganizzare i costi della macchina comunale. Le posizioni del sindaco e del vicesindaco confliggono però con le parole dell’assessore al bilancio Mussida che invece si diceva favorevole ad un eventuale licenziamento per l’esigenza di avere nuovi margini nella gestione del personale il cui costo è oggi arrivato ai messimi consentiti. La prospettiva però non convince perché si perderebbero tre posti di lavoro in cambio di una non sicura promessa di future assunzioni. In tempi di crisi mercificare il lavoro pubblico con risparmi non sicuri sul servizio rischia di palesare un approccio aggressivo e irriguardoso nei confronti dei servizi comunali e dei loro operatori concepiti come un semplice capitolo di spesa e non come un capitale umano e materiale di relazioni sociali e competenze civiche. Anche con il nuovo gestore i trasporti per le uscite didattiche per tragitti limitati continueranno ad essere gratuiti o avranno un costo aggiuntivo per le famiglie? I tre pulmini, passando sotto la proprietà del nuovo gestore privato, costringeranno il comune a stipulare, al termine del primo accordo di gestione, un eventuale accordo futuro più oneroso di quello che si prospetta per l’estate 2012, poiché il contributo riguarderà necessariamente anche i mezzi per il trasporto alunni. Sono queste domande che dal consiglio comunale non hanno ancora ricevuto risposta.

ALIENAZIONI DEL PATRIMONIO PUBBLICO
Il centrodestra, dopo aver formalizzato in campagna elettorale la sua ferma contrarietà alle alienazioni del patrimonio pubblico e dopo aver palesato all’inizio del mandato amministrativo piena disapprovazione nei confronti del piano alienazioni del centrosinistra per reperire risorse in tempi di crisi, si trova ora a invertire la rotta. Nel decreto omnibus c’è spazio anche per un inedito colpo di fulmine tra la giunta verde-azzurra con la pratica della vendita del patrimonio comunale. Ora, per far fronte ai ratei dei mutui contratti per le importanti opere pubbliche, la giunta si è decisa di rispolverar e parte degli indirizzi tanto contestati della precedente amministrazione. Tuttavia il piano risulta debole in quanto manca di una progettualità: le risorse reperite dalle vendite servirebbero solo a pagare i ratei dei mutui e non c’è spazio per investimenti a favore della città. Al momento si segnalano come cespiti alienabili la farmacia comunale e il complesso di piazza Repubblica comprendente la palazzina della polizia locale e l’ex sede del CFP. Nei prossimi mesi dovranno comparire elenchi completi. Tuttavia non c’è ancora una stima delle somme che il comune intende incassare dalle vendite.
Grazie a tutti per l’attenzione e la pazienza nella lettura;
alla prossima.

Andrea Bossi
(Consigliere comunale per Casale Democratica)

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Aumento RC auto: dalla Provincia motivazioni non convincenti e troppe ambiguità.

“Ha ragione De Vecchi, siamo alla canna del gas, quello prodotto dalle sue dichiarazioni, le quali però hanno un effetto esilarante”, così Mauro Soldati, segretario provinciale Pd, replica all’Assessore al Bilancio di Palazzo San Cristoforo, il quale nei giorni scorsi aveva sostenuto, a seguito delle sue perplessità in merito alla tangenziale di Codogno e della richiesta di spiegazioni da parte del Pd, di essere oggetto di attacchi strumentali.

“Per prima cosa prediamo atto delle precisazioni dell’Assessore, che provano a recuperare le banalizzazioni, definite infelici anche dal Pdl, con le quali è intervenuto sulla tangenziale di Codogno – dichiara Soldati – ribadendo quindi l’importanza dell’opera. Ma quel che sorprende è il riferimento che fa De Vecchi alle sue deleghe, dicendo che capirebbe la posizione del Pd se fosse riferita alle manovre di bilancio. Nessun problema, è proprio qui che la faccenda si fa ancora più incomprensibile”.

I Democratici fanno riferimento a quando dichiarato da De Vecchi in merito alla stangata sulla Rc auto per i lodigiani, annunciata nei giorni scorsi dalla Provincia, con l’imposta che passerà dal 13,5% al 16% e che porterà nelle casse di San Cristoforo circa 700 mila euro in più rispetto allo scorso anno.

“Per motivare l’aumento e nel tentativo di rifarsi una verginità, La Lega le prova tutte – prosegue Soldati – ma De Vecchi sbaglia sia nelle premesse sia nelle conclusioni. Nelle premesse perché non è vero che il taglio dei trasferimenti è dovuto ai soli provvedimenti del governo Monti, che ci mette del suo, ma che in grande parte sono ascrivibili al governo di Bossi/Berlusconi, visto che “maturano” i tagli di 585 mila euro effettuati nel Luglio 2011, replicati anche per il 2012 e ai quali si sommano altri 390mila euro di tagli con la manovra estiva di Tremonti. Quel che però stupisce è che De Vecchi arriva a sostenere che grazie alle loro scelte, la Provincia potrebbe anche rinunciare al milione di euro ancora trasferito dallo Stato. Ma se le cose stessero davvero così, allora perché tassare i lodigiani con un aggravio delle Rc auto?”

“La Lega – conclude Soldati – è il partito che da tangentopoli ad oggi è stato più di tutti gli altri al governo e non può far finta di niente. Sarebbe quantomeno più corretto caricare sul carroccio maggior responsabilità, anziché tentare di confondere l’opinione pubblica scaricando su altri i problemi che essa stessa ha causato”.

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Referendum e scelte: Legge elettorale e Acqua del Lodigiano.

In questi giorni sono due le decisioni che non sono all’altezza delle attese dei cittadini, che s’intrecciano tra il livello nazionale e quello locale e che hanno come elemento comune il significato dell’istituto referendario e come la politica interpreta le domande che provengono dal Paese.

Di percezione più immediata è quella relativa alla decisione della Consulta, che ha dichiarato inammissibili entrambi i quesiti referendari sulla legge elettorale: sia, dunque, quello che chiedeva l’abrogazione totale del “porcellum” di Calderoli, sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti.
In questo caso, quindi, il referendum non ci sarà e chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme, non può certo gioire per la decisione della Consulta, ma la rispettiamo e nei prossimi giorni ne leggeremo le motivazioni nella sentenza.

A questo punto spetta al Parlamento agire e questa è una delle esigue possibilità che ha per dimostrare che mantiene ancora qualche contatto con il Paese.
L’attuale legge, infatti, è insostenibile e inaccettabile e non cambiarla significherebbe offendere il sentimento democratico dei cittadini, che se oggi dovessero tornare a firmare supererebbero anche il milione e duecentomila firme raccolte questa estate. E’ il momento, quindi, di misurare la volontà riformatrice e la sincerità delle forze politiche che a grande maggioranza hanno detto di voler cambiare la legge. Il Pd è l’unica forza politica ad aver presentato formalmente la propria proposta di riforma elettorale per cancellare il “porcellum” e introdurre il sistema a doppio turno (assegnazione 70% collegi su base uninominale, 30% su base proporzionale – www.partitodemocratico.it), al fine di ristabilire il giusto rapporto tra elettori, eletti e territori e consentire ai cittadini di esprimere un giudizio sulla persona che aspira a essere eletta in Parlamento. Vedremo, adesso, chi si tirerà indietro.

Ma se in questo caso, pur in assenza del pronunciamento referendario (ma alla presenza di un’evidente richiesta generale) la politica nazionale ha ancora la possibilità (prima del termine della legislatura) di interpretare la richiesta di cambiamento espressa dal Paese, in un altro caso, invece, è la politica locale che non è stata in grado di cogliere quanto avvenuto con il successo di un altro referendum, quello sull’acqua, dove oltre al merito della questione, che tonerà ancor più alla ribalta nei prossimi mesi, è stato raggiunto un altro importante risultato, quello della partecipazione, con significative parti della società (e della politica) che hanno rafforzato e in alcuni casi “ri”scoperto l’impegno diretto per il bene comune. Pur senza un legame diretto, credo ci sia, però, da riflettere su come quel senso di partecipazione sia stato frustrato dalle recenti decisioni riguardanti l’istituzione della nuova Azienda Speciale Provinciale per la regolazione e il controllo della gestione del servizio idrico integrato. Non si è trattato solo per l’incomprensibile chiusura dell’amministrazione provinciale a ogni proposta di modifica da noi presentata, ma quel che è mancata è stata un’attenzione generale e trasversale sulla possibilità, poi sfumata, di inserire all’interno del Cda (o in subordine all’interno dell’Assemblea), con il solo “diritto di tribuna”, un auditore in rappresentanza delle realtà che svolgono attività associativa a favore dell’acqua pubblica.
Mi auguro che su questi aspetti ci sia la possibilità di rilanciare il confronto, nella convinzione della “permeabilità” del livello locale, a patto che venga colta l’opportunità che anche il Lodigiano ha nel costruire un pezzo di risposta nei confronti delle domande generali che la Società rivolge alla Politica.

Mauro Soldati
Segretario Pd Provincia di Lodi

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Province, Soldati: “Basta ai piagnistei dei leghisti. Noi non ci sottraiamo alla sfida di ripensare il sistema delle autonomie locali”

Il rischio di fallimento per il Paese è dietro l’angolo e la manovra è dura, molto dura e questo noi ce lo aspettavamo, visto che abbiamo sempre detto che andavamo verso il disastro, mentre per tre anni ci hanno raccontato (Lega compresa) un sacco di storie e che non c’erano problemi; ma adesso siamo al dunque e mi auguro che gli italiani non dimentichino perché siamo arrivati sin qui.

Ci aspettavamo misure che dessero più il senso di uno sforzo collettivo, per questo motivo vorremmo più equità e abbiamo segnalato anche i punti, dove sarebbe possibile secondo noi intervenire. Abbiamo subito chiesto modifiche per quanto riguarda il sistema pensionistico e l’indicizzazione delle pensioni, attraverso un meccanismo più graduato di avvicinamento alla riforma strutturale della previdenza, perché ci sono delle persone a reddito basso che per avvicinarsi all’età della pensione non possono sopportare decurtazioni troppo forti…Abbiamo anche detto dove prendere i soldi e quindi apprezziamo che sia passato un principio sul quale ci siamo spesi molto, come la tassazione dei capitali scudati, anche se l’1,5% è solo un buffetto e rischia di apparire persino come una presa in giro. Altre cose al momento non convincono, dalla mancanza di una patrimoniale, alla mancata modifica degli scaglioni irpef sopra i 50mila euro, dalla lotta all’evasione, alla reintroduzione dell’Ici o Imu (prevista anche dalla riforma federalista della Lega) senza una forte progressione per le esenzioni e senza una riflessione che desse il senso di chi e cosa esentare e perché.

Il Pd è una forza responsabile, abbiamo deciso di sostenere il governo Monti nella consapevolezza piena di quel che rischia l’Italia, perché il rischio essere come la Grecia, oggi, sarebbe già una certezza. Mi auguro che il partito riesca a portare le nostre proposte e quelle delle classi più popolari all’interno del dibattito parlamentare che si svilupperà nei prossimi giorni, nella consapevolezza che in parlamento la destra ha un peso maggioritario, ma ripeto è necessario ristabilire il senso di uno sforzo collettivo, altrimenti il rischio di deprimere tutto e tutti renderà ingannevole ogni sforzo.

Quel che è certo e che noi abbiamo fatto un’operazione politica complessa con questo governo. L’abbiamo fatto perché abbiamo messo l’Italia davanti alle nostre esigenze di partito e questo è il nostro punto di partenza, dopodiché i gruppi parlamentari facciano quelle cose che non può fare il governo, dalla modifica dei regolamenti parlamentari alla legge elettorale, dalla riforma del bicameralismo al dimezzamento dei parlamentari.

Per quanto concerne il riassetto istituzionale, quindi, ribadiamo la nostra opinione: massima disponibilità, soprattutto di fronte ai sacrifici richiesti agli italiani, a partire dai rami alti fino a raggiungere i livelli territoriali.

Per quanto riguarda il tema delle Province, riteniamo che l’art. 23 del decreto “Salva Italia” appaia caotico e poco chiaro. Rispetto alla prima versione è stato eliminato il comma 18 che recitava “gli organi in carica delle Province decadono al momento dell’entrata in vigore delle Leggi Statali o Regionali di trasferimento delle funzioni e comunque decadono entro il 30 novembre 2012” e che ci appariva essere una norma assolutamente sbagliata e lesiva.

Nell’ultimo articolato, invece, si rimanda a legge statale per le norme di elezione (comma 16) e a legge regionale per il trasferimento delle funzioni ai Comuni o alle Regioni (comma 18). È inoltre fissato il numero dei componenti eletti (10) dagli organi elettivi dei Comuni ricadenti nel territorio della Provincia (comma 16).
Se ne ricava, insomma, una proposta di riforma alquanto disorganica e non rispondente alla reale esigenza di riorganizzazione dell’Ente Stesso.
Abbiamo chiesto ai nostri parlamentari presenti in Commissione Affari Istituzionali di Camera e Senato, di vigilare attentamente in merito al contenuto e all’iter di queste norme, e di tenere uno stretto collegamento con i territori per monitorare la situazione.

In generale, comunque, è confermata la necessità di un Ente intermedio tra Comuni e Province, ma l’impressione è che ormai siamo giunti a un punto di non ritorno. Pur non credendo che dal punto di vista economico ciò risolverà molto (i numeri sono quelli che tutti citano), non ci sottraiamo alla sfida e credo che da questo punto di vista, possa anche essere stimolante ripensare il sistema delle autonomie locali, partendo però da cosa devono fare gli enti, prima che da come devono essere governati.

Mauro Soldati
Segretario Pd del Lodigiano

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I Giovani Democratici per il diritto di cittadinanza

I Giovani democratici scendono in campo per gli immigrati che abitano nel Lodigiano. Insieme a una rete di 18 associazioni porteranno sul territorio la campagna “Italiano sono anch’io”: «È folle che molti ragazzi nati in Italia da stranieri non abbiamo la cittadinanza nè il diritto di voto – dice il segretario provinciale dei Giovani democratici Roberto Gazzonis -, lo stesso vale per chi è qui, ha il permesso di soggiorno e lavora regolarmente. Noi promuoveremo nelle amministrazioni del territorio un ordine del giorno e faremo partire una raccolta firme». Mattia Mozzicato spiega che l’ordine del giorno avrà tre obiettivi: recepire i principi della campagna, promuovere le due proposte di legge di iniziativa popolare e chiedere ai sindaci di inviare a tutti gli extracomunitari che compiono 18 anni una comunicazione affinché si presentino in comune per avviare le pratiche a favore della cittadinanza. I banchetti per “Italiano sono anch’io” si terranno domenica a Casale dalle 10 alle 12, in piazza del Popolo, e sia sabato che domenica a Lodi dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18 presso il circolo Arci. La discussione approderà a palazzo San Cristoforo, Giulia Acquistapace si augura di poter raggiungere un ordine del giorno condiviso. «Siamo la seconda provincia dopo Cremona per indice di integrazione – afferma -, gli stranieri hanno spesso una casa e un lavoro, non scelgono il Lodigiano come terra di passaggio bensì come luogo in cui fermarsi. In passato è emerso che il 70 per cento vorrebbe scegliere i propri rappresentanti, non possiamo essere tacciati di ideologia nel promuovere questa campagna perché l’orientamento di voto degli immigrati propende per il centrodestra, a differenze delle altre province. Noi vorremmo discutere della questione con i capigruppo e valutare in quale commissione portare l’argomento». Il segretario provinciale Mauro Soldati si compiace del fatto che i Giovani democratici “siano sul pezzo”: «Questo Paese ha bisogno di riallacciarsi all’Europa, ritrovando un senso di comunità. Il fenomeno dell’immigrazione non è certo diminuito con il governo di Pdl e Lega ma questo slancio ideale non può essere confinato nell’ambito dei partiti. Anche in Provincia, non vogliamo innescare polemiche ma promuovere una riflessione sull’argomento». Gr. Bo.

fonte: Il Cittadino del 24/11/11

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La Lega? C’è da restare allibiti!

Ho letto le dichiarazioni del Presidente della Provincia di Lodi e ce n’è abbastanza per rimanere basiti, soprattutto quando, riferendosi al Governo Monti, dice: “i nostri imprenditori, i lavoratori e tutta l’economia del Nord si troveranno ancora una volta defraudati delle loro risorse”. Ancora una volta defraudati? Ma scusi, signor Presidente, defraudati da chi? Ma scusi, Signor Presidente, dov’è stata la Lega negli ultimi dieci anni? Possibile che Lei non si ricorda che per otto anni è stata al governo? Visto che ciò non è possibile, non credo che sarà così facile fregare le persone e spogliarsi delle responsabilità che derivano da quanto fatto dalla Lega al “non governo” dell’Italia e di come molte battaglie del carroccio non abbiano minimamente centrato il bersaglio. Non una liberalizzazione, non una soppressione di enti inutili, non il raggiungimento di un obiettivo da sventolare senza bisogno di accusare qualcuno.
La strategia della Lega di tornare a rispolverare i vecchi cavalli di battaglia in un momento così difficile per il Paese, quindi, non è assolutamente credibile, sia perché la Lega stessa è implicata nei mali e nei vizi del nostro Paese, sia perché la gente non si farà prendere nuovamente in giro. Cosa dire ad esempio degli incarichi multipli degli esponenti padani (anche Foroni è Presidente e Sindaco, mentre alla Camera siedono 25 leghisti con doppio incarico e 3 con triplo e al Senato sono 14 con doppio incarico e 3 con triplo), sul nepotismo che colpisce il partito di Bossi (“il Trota” consigliere regionale, solo ed esclusivamente per il seme paterno che l’ha generato, il fratello Franco a Bruxelles a fare l’assistente all’europarlamentare Matteo Salvini, mentre la moglie del leader, Manuela Marrone, ha ricevuto un contributo di 800.00 euro per la sua scuola privata di ispirazione padana, dove si insegnano filastrocche locali e tante materie folk, alla faccia dei bisogni che ci sono nelle nostre scuole), sulla pseudo lotta agli sprechi, quando le cricche sono state difese in tutto e per tutto? E che dire delle quote latte e del disastro Malpensa, sul sì al Ponte sullo Stretto, sui rapporti con le banche amiche del Carroccio e sul rientro dei capitali dall’estero al 5%, quando un lavoratore dipendente paga il 44% del proprio reddito in tasse? E che dire dei 50 milioni di euro di finanziamento pubblico per il quotidiano “la Padania”, degli spot da 200mila euro o dei lampadari da 920mila per la sede della provincia di Treviso, oppure dei 50 milioni da spendere in comunicazione che Luca Zaia, ora alla Regione Veneto, ha lasciato al suo successore Giancarlo Galan, che se n’è lamentato dicendo che: “Servono solo a favorire sprechi e parassitismi”? Mica male per un partito che in un giorno vuole tornare a gridare “Roma Ladrona”, nel tentativo di ricostruirsi una verginità svenduta per l’interesse di bottega, che alla fine altro non lascia che tre targhette sbiadite alla Villa Reale di Monza.
La Lega è il partito che può vantare il periodo più lungo trascorso al governo da tangentopoli in poi, ma è anche il partito che più volte si è comportata da amica di imputati per reati non di poco conto, tradendo innanzitutto i propri elettori. Che dire, ad esempio, dei “salvataggi” di Caliendo, Cosentino, Milanese e Romano? Che dire delle leggi ad personam che la Lega ha votato: ex Cirielli, lodo Alfano, legittimo impedimento, leggi pro-Mondadori?
Caro Presidente Foroni, siamo sufficientemente preoccupati per il presente che la Lega ha contribuito a farci vivere, da non perdere tempo ulteriore nel sentire certe cose, per cui anziché diffondere le veline del partito, si preoccupi più del futuro del nostro territorio, visto che non ci sono idee e tutto sembra giocato in contrapposizione al passato e senza alcuno slancio sul futuro.

Renata Cabrini

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