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ll deputato PD Lorenzo Guerini Ministro della Difesa

Con grande piacere segnaliamo la nomina di Lorenzo Guerini a Ministro della Difesa del nuovo Governo, la cui composizione è stata da poco ufficializzata, con cerimonia del giuramento prevista per domani alle 10.00.

Si tratta di uno straordinario traguardo politico personale per Lorenzo, che giunge dopo un lungo e brillante percorso che l’ha visto sviluppare il suo impegno nelle istituzioni dalla prima elezione nel consiglio comunale di Lodi nel 1990, passando per la storica elezione a primo Presidente della Provincia di Lodi nel 1995, a capo di una maggioranza di centrosinistra che aveva saputo persino anticipare successive tendenze nazionali, quindi l’esperienza come Sindaco di Lodi, i ruoli ricoperti in Anci (presidenza regionale e consiglio nazionale), la prima legislatura da parlamentare tra il 2013 ed il 2018, l’incarico di vice segretario nazionale Pd dal 2014 al 2017, quindi la rielezione alla Camera nel 2018 e l’importante nomina a presidente del Copasir.

La sua chiamata al Governo, per giunta ad un dicastero di grande significato come quello della Difesa, rappresenta però un motivo di soddisfazione ed orgoglio per tutti noi, dirigenti locali, attivisti, simpatizzanti ed elettori, con i quali Lorenzo ha sempre mantenuto uno stretto rapporto, mettendo a disposizione del territorio le sue competenze, la sua esperienza ed il suo contributo in termini di elaborazione politica, capacità progettuale e disponibilità al confronto.

Auguriamo a lui, a tutto il Governo ed alla nuova maggioranza parlamentare che lo sostiene un buon lavoro, con l’entusiasmo e la dedizione che servono al Paese per una autentica svolta che favorisca ripresa economica, crescita occupazionale, ampliamento dei diritti e delle opportunità, sostegno alle persone in condizioni di fragilità, sostenibilità ambientale, qualità formativa, equità fiscale: anche noi, dalla nostra realtà locale, siamo pronti a partecipare a questo sforzo con generosità e convinzione, sicuri di trovare in Lorenzo un prezioso punto di riferimento.

 

Roberta Vallacchi con tutta la segreteria provinciale del Partito Democratico lodigiano

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L’INCENDIO DI CODOGNO NON E’ SOLO UNA MINACCIA AD AMBIENTE E SALUTE O UN CAMPANELLO D’ALLARME SU POSSIBILI AZIONI DOLOSE: E’ UN MONITO A RICORDARE CHE SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI IL LODIGIANO E’ RIMASTO SENZA UNA GUIDA ED UNA STRATEGIA DI LIVELLO TERRITORIALE

L’incendio che ha colpito un centro di stoccaggio rifiuti a Codogno non è solo l’ennesimo episodio di una allarmante serie da tempo in corso in Lombardia e non pone soltanto una pur doverosa questione di prevenzione dei rischi e di rigorosa vigilanza sull’idoneità strutturale e l’efficienza gestionale degli impianti dove si svolgono attività di questo tipo (questione che in primis richiama le prerogative e le funzioni della Regione).

Anche se le numerose e diversificate dinamiche sottintese a questo grave fatto richiamano questioni di scala ben più ampia di quella locale (dalla sovrapproduzione di rifiuti ad aspetti critici delle normative comunitarie, sino ad alcune controverse scelte legislative anche nazionali), l’occasione porta inevitabilmente (e opportunamente) a sviluppare anche riflessioni in chiave territoriale.

A questo proposito, ciò che emerge con evidenza è la mancanza di una seria e puntuale politica territoriale in materia di rifiuti, frutto anche della incapacità della Provincia di assumere un forte ruolo di regia per l’intero Lodigiano, in questo come in molti altri ambiti in cui sarebbe necessaria una pianificazione in grado di governare i fenomeni ed i problemi in un’ottica di area vasta, oltre ad una capacità progettuale che restituisca al territorio un protagonismo diretto anche nella gestione dei servizi.

La prima “picconata” all’autonomia dei territori in questa delicata materia è stata portata dalla Regione con la Legge 5 del 2015, che ha abrogato i Piani Provinciali di Gestione dei Rifiuti, lasciando alle Province solo il compito di individuare nei Ptp le aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento, esautorandole invece da ogni altro aspetto di coordinamento del “sistema rifiuti” (monitoraggio quali/quantitativo sulla produzione, costruzione di soluzioni impiantistiche per rendere il territorio autonomo in termini di capacità di smaltimento, elaborazione di politiche ambientali etc.).

In questo scenario, solo una iniziativa forte ed il più possibile condivisa da parte degli enti locali avrebbe potuto garantire al territorio di mantenere una “cabina di regia” e di intervenire in questo cruciale settore con strumenti efficaci. Questa iniziativa c’era e si chiamava Sogir, la società pubblica creata per promuovere una gestione territoriale del servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, all’insegna delle economie di scala, del controllo del tariffe, della solidarietà a favore dei Comuni meno strutturati, dell’apertura a innovazioni di processo capaci di incentivare la riduzione degli scarti e le pratiche di recupero, della tutela di competenze e professionalità sviluppate negli anni dagli oltre 100 dipendenti delle ex aziende municipalizzate attive nel settore.

C’era e non c’è più, perché le amministrazioni di centrodestra, trainate dal capoluogo Lodi, l’hanno affossata prima che diventasse operativa (tra l’altro sprecando senza motivo le risorse investite dai Comuni per la costituzione del capitale di partenza). Il tutto nel silenzio assoluto della Provincia, che sull’argomento non ha una strategia, una posizione, una direzione.

Così come senza direzione sono rimasti i singoli Comuni, che procedono in ordine sparso, tra le insidie di un mercato complicato ed esposto anche ad infiltrazioni criminali, nelle difficoltà amministrative di gare d’appalto complesse e con standard di servizio che cambiano da località a località.

Ecco perché le fiamme che si sono levate a Codogno non sono solo un’emergenza immediata a livello ambientale e sanitario o il possibile segnale di una inquietante azione dolosa, ma sono anche l’ammonimento al Lodigiano a riprendere in mano un tema che richiede coordinamento, unità di intenti e condivisione di scelte.

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GIOVEDI’ 22 AGOSTO L’APERTURA DELLA FESTA DELL’UNITA’ DI LODI, NEL SEGNO DELLE PREOCCUPAZIONI E DELLA MOBILITAZIONE DEMOCRATICA PER SUPERARE LA CRISI POLITICA E ISTITUZIONALE INNESCATA DALLA CADUTA DEL GOVERNO

Nel corso della riunione svoltasi oggi della direzione nazionale del Partito Democratico, facendo riferimento alla crisi di Governo che si è formalmente aperta ieri con le dimissioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, il segretario Nicola Zingaretti ha esortato a “chiamare a raccolta tutte le nostre forze e già nei prossimi giorni rivolgerci a partire dalle numerose Feste dell’Unità a una mobilitazione che chiarisca quanto è accaduto”.

E’ sotto questo segno che domani si aprirà l’edizione 2019 della Festa dell’Unità di Lodi e l’invito del segretario nazionale trova sicuramente pronta e convinta risposta da parte dei dirigenti, degli iscritti, degli attivisti e dei simpatizzanti lodigiani del Pd, perché (come recita l’Ordine del Giorno approvato dalla direzione all’unanimità) proprio a partire dalle organizzazioni territoriali si sviluppi “il massimo della mobilitazione e della iniziativa democratica, in un passaggio particolarmente delicato per il futuro del Paese”.

Proprio l’importanza cruciale del frangente rimarca una volta di più quanto sia essenziale il ruolo del Pd a garanzia della tenuta dell’intero sistema politico e istituzionale. Citando il passo conclusivo dell’Ordine del Giorno, siamo davvero tutti consapevoli che “la democrazia ed i suoi canali di partecipazione sono un patrimonio prezioso che tutte e tutti noi dobbiamo preservare”.

Nel corso degli 11 giorni della Festa daremo prova di questa consapevolezza e di questo senso di responsabilità, cercando di portare un contributo al confronto ed alla riflessione sulle possibilità e le modalità con cui sarà forse possibile avviare una nuova fase politica che sappia affrontare i problemi del Paese, attraverso la nascita di un governo di svolta per questa legislatura o se sarà invece inevitabile il ricorso alle urne, con il Pd che sarà allora impegnato a costruire un progetto che sappia indicare alla nostra società una alternativa efficace all’inconcludente e dannoso esperimento del sedicente “governo del cambiamento”.

Roberta Vallacchi, segretaria provinciale

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