FIAT. Rispettare l’esito del referendum. Ma no agli strappi.

Il referendum? Non c’è altra strada da seguire che rispettarne il risultato. L’Italia è incapace di attirare gli investimenti dall’estero, ogni anno mancano all’appello 30 miliardi, questo vuol dire che non ci sono quei quindici Marchionne in giro per il mondo che vogliono impegnano il loro denaro nel nostro Paese. In Europa siamo al penultimo posto. Il progetto del colosso dell’auto prospetta importanti potenzialità anche se gli investimenti previsti restano incerti. L’accordo non riguarda solo i dipendenti di Mirafiori, ma tutta la galassia di imprese e lavoratori che ruota attorno alla Fiat. Gli accordi, o meglio, gli atti unilaterali imposti, devono essere valutati su due piani distinti: quello della riorganizzazione delle condizioni di lavoro e quello delle regole di rappresentanza. La riorganizzazione del lavoro avviene a fronte di prospettive di sviluppo e occupazionali, anche se non si definiscono le condizioni legate alla ricerca, da anni la Fiat non sforna modelli competitivi. Sul fronte delle regole di rappresentanza, ci sono strati degli strappi ingiustificabili, non si è parlato per esempio della presenza dei sindacati all’interno dei consigli di amministrazione, come avviene in Germana, una riflessione che non è stata affrontata. Ciò che colpisce è l’atteggiamento del Governo, che soffia sulle divisioni senza essere capace di adempiere al suo ruolo.

Mauro Soldati

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