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Sulla vicenda Salumificio Beretta a Rovagnate

immagine del Comune di RovagnateAbbiamo assistito, da un mese a questa parte, ad un balletto mediatico che ha trasformato una questione amministrativa importante, quella relativa all’ipotizzato insediamento Beretta nel Comune di Rovagnate, in un palcoscenico sul quale molti hanno voluto recitare la propria parte.

Le informazioni necessarie per una corretta valutazione di merito della questione non sono ancora disponibili e, tuttavia, sono state molto nette alcune prese di posizione in funzione di evidente strumentalizzazione e captatio benevolentiae.

Due fatti anomali, in particolare, possono aiutare a chiarire il senso della vicenda:

-        Chissà perchè una vicenda che era iniziata nel 1991 (da allora datano i primi approcci del Salumificio Beretta nei confronti del Comune di Rovagnate per ottenere la possibilità di insediamenti produttivi in quell’area) e che, nel 2008, era approdata ad un accordo, condiviso dalla Ditta, tra Provincia, Comune di Rovagnate e Comune di Castello Brianza, viene riproposta in tutta fretta, in termini modificati e senza adeguata documentazione, nel mese di marzo 2010;

-        Chissà perchè, dopo ulteriori pochi mesi di silenzio, la questione viene ripresa attraverso una violenta campagna di stampa che vede schierati, contro il Sindaco di Rovagnate, dipinto come colui che ostacola lo sviluppo economico e favorisce la disoccupazione, Parlamentari e Amministratori provinciali di centrodestra insieme con giornalisti e Direttori di giornale.

Quella che era stata e che è ancora una normale trattativa tra un bravo imprenditore che cerca di massimizzare il profitto e un bravo Sindaco che desidera favorire lo sviluppo e l’occupazione creando le condizioni per un nuovo insediamento produttivo in un’area delicata dal punto di vista ambientale e idrogeologico, è stata trasformata, da una ben individuabile parte politica, nel tentativo di forzare la mano con un’azione il cui obiettivo prioritario non è lo sviluppo nè l’incremento dell’occupazione, ma semplicemente la conquista della gratitudine dell’imprenditore, con comportamenti che vengono spacciati per “liberismo”.

Tralasciando ogni considerazione sull’accettabilità di un simile comportamento in capo a esponenti pubblici, è evidente che tutto ciò non ha favorito il rapido raggiungimento di una conclusione positiva per l’azienda, per il Comune e, soprattutto, per i potenziali lavoratori. Anzi, ingenera diffidenza e sospetto nei confronti di tutta l’operazione.

Il Sindaco di Rovagnate, che merita il più ampio apprezzamento, sta faticando non poco per sottrarsi a questo gioco che non ha nulla a che vedere con il buon governo e per far comprendere a tutte le parti interessate come intenda esercitare le competenze che sono del Comune e non di altri.

Faticherebbe molto meno se la Provincia di Lecco, anzichè partecipare attivamente al balletto, svolgesse correttamente il proprio ruolo di Ente pubblico amministrativo con compiti di indirizzo e di coordinamento a vantaggio del Comune di Rovagnate e di tutti i Sindaci della nostra provincia.

La Giunta Brivio ( provinciale9 aveva promosso accordi di programma con diversi comuni per individuare, secondo indirizzi programmatori razionali e condivisi, alcune aree sovraccomunali per insediamenti industriali nell’Oggionese, nel Meratese, nell’Alto Lago e aveva avviato procedure per il raggiungimento di intese per insediamenti industriali specifici nell’area del Mais e nel comparto in questione.

Complessivamente si tratta di circa mezzo milione di mq di aree da rendere disponibili per le aziende per nuovi insediamenti.

La giunta Nava sta completamente ignorando quei provvedimenti, e sta rinunciando a portare a termine i procedimenti avviati, acquisendo i consensi dei Comuni ancora mancanti e  traducendo quegli accordi di programma in interventi sulle infrastrutture.

Nel Meratese, ad esempio, l’individuazione dell’area industriale era contestuale con l’indicazione di interventi sulla viabilità di collegamento con la Pedemontana in fase di realizzazione.

Si tratta di programmi di intervento a medio termine che prevedono anche il reperimento di parte delle risorse necessarie per la loro realizzazione.

Oggi la Provincia non solo tace su quei programmi, ma distrae verso altre destinazioni le poche risorse già stanziate allo scopo.

Che cosa succederà alla viabilità del Meratese quando, tra pochi anni, i tre svincoli della pedemontana previsti a Usmate, Bellusco e Cornate scaricheranno traffico in quest’area?

Qualcuno ci sta pensando?

La Provincia di Lecco sa che cosa significhi favorire lo sviluppo e l’occupazione?

Ercole Redaelli

Segretario provinciale Partito Democratico

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