Archivi del mese: dicembre 2010

Il rigore padano mette in ginocchio i Comuni virtuosi

L’ANCI Lombardia ha inviato ai propri associati una comunicazione in cui comunicano le decisioni del Governo sui tagli ai Comuni con più di 5.000 abitanti. Ecco uno stralcio della comunicazione:

“Il Ministro dell’Interno, con Decreto del 9 dicembre 2010 in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, ha determinato gli importi delle riduzioni dei trasferimenti erariali, per l’anno 2011, a Province e Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, in applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 14, comma 2, del decreto legge n. 78 del 2010.
Il Decreto non e’ mai stato portato al vaglio della Conferenza Stato-Citta’ che avrebbe dovuto stabilire criteri e modalità della riduzione dei trasferimenti erariali. In merito, l’ Associazione dei Comuni italiani aveva anche predisposto proposte di individuazione di criteri, diversi da quelli che sono stati effettivamente adottati dal Governo.

Ho evidenziato in neretto il giudizio dell’Associazione dei Comuni. Nulla è stato concordato. Era stato promesso che si sarebbero premiati i Comuni virtuosi, in attesa del Federalismo! Si proceduto da Roma, come al solito, peggio del solito! La firma sotto il decreto l’ha messa il varesino leghista Maroni. La nota di protesta è dell’ANCI Lombardia,presieduta dal Sindaco di Varese e, pure Lui leghista, Fontana. Misteri della fede!

Nella nostra Provincia mancheranno oltre 4 milioni di euro. Questi sono in più ai tagli sui fondi sociali, sugli affitti, sulle case per i giovani e chi più ne ha più ne metta.

Per evitare miei commenti, riporto alcuni brani di un articolo apparso oggi sulla Stampa di Marco Alfieri, giornalista economico e scrittore di libri sui problemi del Nord:

Il titolo è “Il rigore padano mette in crisi i Comuni virtuosi”. Vengono descritti alcune situazioni locali dove la Lega ha percentuali di voto impressionanti.

“Isola di Fondra e Cunardo, due paeselli lontanissimi dalle tentazioni dei derivati e dalla vanagloria del socialismo municipale, sono la metafora di un territorio affamato di federalismo che rischia di arrivare in apnea all’appuntamento. Il blocco delle aliquote, l’abolizione dell’Ici prima casa, i tagli lineari senza distinguere tra virtuosi e spreconi, il Patto di stabilità sopra i 5 mila abitanti e il crollo degli oneri di urbanizzazione, stanno prosciugando i municipi, uccidendo in culla il sogno federalista, se mai arriverà. Secondo i calcoli di Anci Lombardia, nel 2011 i 1536 Comuni della regione saranno costretti ad un ulteriore taglio del 30% nella spesa per investimenti.
Insomma il presidio al centimetro della Padania dei campanili a cui la Lega deve molto del suo successo, è a rischio asfissia prima ancora di vedere «andare in gol il federalismo.

A fine giugno, spossati, i sindaci veneti sono scesi a Roma per chiedere almeno un anticipo di federalismo. Respinti con perdite dal governo amico.
Nonostante, parole del borgomastro di Verona, Flavio Tosi, «riceviamo dallo Stato 1,6 miliardi con 5 milioni di abitanti rispetto alla Campania che ne incassa 3,6 con solo un milione di residenti in più». Perché alla fine sempre lì si torna, alle due Italie: mai scalfite nemmeno dal governo più nordista della storia repubblicana.”

Mi pare ci sia da meditare senza fare molta propaganda.

Ambrogio Sala- Direzione provinciale


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La polemica sul crocefisso

L’amministrazione provinciale ha trasformato in evento pubblico la consegna dei crocifissi alle scuole superiori della Provincia.

L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un’altra polemica sul crocifisso. Il Paese ha ben altri problemi e tornare a parlare di crocifissi nelle aule sarebbe fumo negli occhi in un momento così grave per la crisi politica ed economica.

L’esposizione del crocifisso nelle scuole è prevista da una legge dello Stato, pertanto la Provincia, competente per le scuole superiori, fa bene ad adempiere a un suo compito rifornendo le scuole dei crocifissi mancanti in quanto deteriorati o persi.

Sospetto è però il voler cogliere l’occasione per costruire un’operazione mediatica di chiaro stampo politico, che strumentalizza il simbolo religioso a fini estranei alla legge e anche alla religione: come se il crocifisso fosse un simbolo identitario di cui appropriarsi per marcare il campo.

Se la Provincia fosse così solerte nel rifornire le scuole di banchi e lavagne, nel sostituire vetri, riparare guasti e attrezzare laboratori… naturalmente non si richiederebbero cerimonie di consegna.

Voler compiere il gesto della consegna dei crocifissi proprio in occasione del Natale, poi, aggiunge un che di grottesco alla già diffusa mercificazione del “povero” Cristo.

La Provincia farebbe bene a ricordarsi delle scuole non solo al fine di spolverare la propria immagine piuttosto appannata, ma per difenderne la dignità e la qualità nel momento in cui il governo le priva di risorse vitali.

Agnese Mascellani

Responsabile scuola PD provinciale

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Sulla vicenda Salumificio Beretta a Rovagnate

immagine del Comune di RovagnateAbbiamo assistito, da un mese a questa parte, ad un balletto mediatico che ha trasformato una questione amministrativa importante, quella relativa all’ipotizzato insediamento Beretta nel Comune di Rovagnate, in un palcoscenico sul quale molti hanno voluto recitare la propria parte.

Le informazioni necessarie per una corretta valutazione di merito della questione non sono ancora disponibili e, tuttavia, sono state molto nette alcune prese di posizione in funzione di evidente strumentalizzazione e captatio benevolentiae.

Due fatti anomali, in particolare, possono aiutare a chiarire il senso della vicenda:

-        Chissà perchè una vicenda che era iniziata nel 1991 (da allora datano i primi approcci del Salumificio Beretta nei confronti del Comune di Rovagnate per ottenere la possibilità di insediamenti produttivi in quell’area) e che, nel 2008, era approdata ad un accordo, condiviso dalla Ditta, tra Provincia, Comune di Rovagnate e Comune di Castello Brianza, viene riproposta in tutta fretta, in termini modificati e senza adeguata documentazione, nel mese di marzo 2010;

-        Chissà perchè, dopo ulteriori pochi mesi di silenzio, la questione viene ripresa attraverso una violenta campagna di stampa che vede schierati, contro il Sindaco di Rovagnate, dipinto come colui che ostacola lo sviluppo economico e favorisce la disoccupazione, Parlamentari e Amministratori provinciali di centrodestra insieme con giornalisti e Direttori di giornale.

Quella che era stata e che è ancora una normale trattativa tra un bravo imprenditore che cerca di massimizzare il profitto e un bravo Sindaco che desidera favorire lo sviluppo e l’occupazione creando le condizioni per un nuovo insediamento produttivo in un’area delicata dal punto di vista ambientale e idrogeologico, è stata trasformata, da una ben individuabile parte politica, nel tentativo di forzare la mano con un’azione il cui obiettivo prioritario non è lo sviluppo nè l’incremento dell’occupazione, ma semplicemente la conquista della gratitudine dell’imprenditore, con comportamenti che vengono spacciati per “liberismo”.

Tralasciando ogni considerazione sull’accettabilità di un simile comportamento in capo a esponenti pubblici, è evidente che tutto ciò non ha favorito il rapido raggiungimento di una conclusione positiva per l’azienda, per il Comune e, soprattutto, per i potenziali lavoratori. Anzi, ingenera diffidenza e sospetto nei confronti di tutta l’operazione.

Il Sindaco di Rovagnate, che merita il più ampio apprezzamento, sta faticando non poco per sottrarsi a questo gioco che non ha nulla a che vedere con il buon governo e per far comprendere a tutte le parti interessate come intenda esercitare le competenze che sono del Comune e non di altri.

Faticherebbe molto meno se la Provincia di Lecco, anzichè partecipare attivamente al balletto, svolgesse correttamente il proprio ruolo di Ente pubblico amministrativo con compiti di indirizzo e di coordinamento a vantaggio del Comune di Rovagnate e di tutti i Sindaci della nostra provincia.

La Giunta Brivio ( provinciale9 aveva promosso accordi di programma con diversi comuni per individuare, secondo indirizzi programmatori razionali e condivisi, alcune aree sovraccomunali per insediamenti industriali nell’Oggionese, nel Meratese, nell’Alto Lago e aveva avviato procedure per il raggiungimento di intese per insediamenti industriali specifici nell’area del Mais e nel comparto in questione.

Complessivamente si tratta di circa mezzo milione di mq di aree da rendere disponibili per le aziende per nuovi insediamenti.

La giunta Nava sta completamente ignorando quei provvedimenti, e sta rinunciando a portare a termine i procedimenti avviati, acquisendo i consensi dei Comuni ancora mancanti e  traducendo quegli accordi di programma in interventi sulle infrastrutture.

Nel Meratese, ad esempio, l’individuazione dell’area industriale era contestuale con l’indicazione di interventi sulla viabilità di collegamento con la Pedemontana in fase di realizzazione.

Si tratta di programmi di intervento a medio termine che prevedono anche il reperimento di parte delle risorse necessarie per la loro realizzazione.

Oggi la Provincia non solo tace su quei programmi, ma distrae verso altre destinazioni le poche risorse già stanziate allo scopo.

Che cosa succederà alla viabilità del Meratese quando, tra pochi anni, i tre svincoli della pedemontana previsti a Usmate, Bellusco e Cornate scaricheranno traffico in quest’area?

Qualcuno ci sta pensando?

La Provincia di Lecco sa che cosa significhi favorire lo sviluppo e l’occupazione?

Ercole Redaelli

Segretario provinciale Partito Democratico

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