Archivi categoria: Sanità e welfare

Centri dialisi di Carate Brianza e Seregno: prima i bisogni dei pazienti

Infatti adesso vengono purtroppo al pettine i nodi che noi avevamo evidenziato in occasione dell’approvazione della legge di riforma 23/2015 quando la Brianza fu spezzettata in due ASST, Desio con Monza e Giussano; Seregno, Carate con Vimercate. Avevamo detto a suo tempo che questa modalità organizzativa non sarebbe stata efficace: sarebbe bastato prendere una cartina stradale per capirlo. Non è possibile che pazienti (in molti casi con gravi problemi di salute) di Lentate, Lazzate, o Giussano debbano percorrere oltre 45 chilometri, attraversando tutta la Brianza, per essere assistiti. Questa è davvero una politica che complica la vita al paziente, più che agevolarla.

L’assessore alla sanità, Gallera si è impegnato a portare avanti un approfondimento puntuale considerata la complessità dei bisogni di questo target di pazienti e ha promesso un momento di confronto e incontro tra la ASST e i pazienti e le loro famiglie, al fine di migliorare il servizio. Speriamo dunque che le decisioni che saranno assunte d’ora in avanti siano orientate a non creare disagio alcuno ai dializzati.

Gallera ha dichiarato che la legge 23 è una legge che ha come obiettivo proprio di collegare l’ospedale al territorio: il caso specifico è l’esempio emblematico del fallimento degli obiettivi. La riforma deve migliorare i servizi ai cittadini e non certo peggiorarli, come abbiamo detto, monitoreremo nei prossimi mesi affinché questa diventi una certezza.

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Il ridimensionamento dell’ospedale di Desio e la riforma sanitaria che non va

La notizia che da fine agosto probabilmente sarà a rischio anche il servizio della risonanza magnetica, perché il proprietario, un privato, per mancanza di accordi con la dirigenza porterà via questo macchinario, ha destato sconcerto nell’ambiente ospedaliero desiano. Questa notizia si va a sommare ad altre raccolte in questi mesi piuttosto preoccupanti per quanto riguarda il presidio ospedaliero di Desio, perché sembra essere in atto un vero e proprio ridimensionamento della struttura, punto di
riferimento ben preciso per tutto il territorio.

Il ridimensionamento che sta avvenendo dopo la riforma sanitaria regionale e l’accorpamento con l’ex Azienda ospedaliera di Monza, riguarda sia i servizi, ad esempio, radiologia o alcuni ambulatori chiusi parzialmente, sia le professionalità presenti, perché molti primari vengono dirottati su altri ospedali, sia le competenze.
Il “caso Desio” non è tuttavia un episodio isolato.

Le segnalazioni arrivano da più parti e riguardano i disservizi che si stanno creando anche in altre ASST. È quanto paventavamo come opposizioni in occasione della discussione in aula e della approvazione di ciò che pomposamente Maroni aveva chiamato “Evoluzione del sistema socio sanitario lombardo”. Questa riforma, a un anno giusto dalla sua approvazione, mostra la corda e ha bisogno di essere rivista. È necessario fare cioè una profonda verifica dell’attuazione della legge. Siamo convinti che ha portato solo grande confusione all’interno del settore sanitario lombardo e, finora, nessun effetto positivo. Perciò, a settembre ci faremo promotori, nelle sedi adeguate, di alcune iniziative per giungere ad una rivisitazione della riforma che, dopo solo un anno, mostra tutte le sue incongruenze.

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La maggioranza sorda alle richieste del territorio di Brianza

Il centrodestra ha detto no alle richieste del Pd di rivedere l’assetto degli ospedali brianzoli uscito dalla riforma della sanità a inizio agosto. Con un emendamento “canguro” firmato dai due relatori della riforma della sanità lombarda, il leghista Fabio Rizzi e Angelo Capelli di Ncd, votato dalla maggioranza in modo unanime, gli emendamenti del Pd sono automaticamente decaduti. Nulla da fare, quindi, per le proposte di riassetto delle ASST che ricalcavano le tre opzioni avanzate dalla Conferenza dei sindaci dell’attuale Asl di Monza e Brianza: in primis il mantenimento dell’Azienda ospedaliera del San Gerardo di Monza, con il resto del territorio brianzolo riunito in un’unica ASST; poi, la ridefinizione dell’ASST di Monza, che doveva comprendere Monza e i comuni limitrofi, mentre il resto del territorio avrebbe fatto capo all’ASST di Desio e Vimercate; infine, la creazione di un’unica ASST di tutto il territorio dell’attuale provincia.

Maroni e la sua maggioranza si sono dimostrati sordi di fronte alle richieste dei sindaci mantenendo una suddivisione territoriale che riteniamo dannosa per il territorio della Brianza. Le tre proposte di assetto differenti, più confacenti alle esigenze del territorio, sono state cassate senza nemmeno essere messe in discussione. Ora, oltre a complicare per i cittadini la facilità di accesso alle strutture sanitarie, a causare inutili spostamenti e interruzioni di presa in carico, gli accorpamenti previsti da Maroni richiederanno una pesante ristrutturazione dei servizi che avrà anche un notevole impatto economico.

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Trasparenza per la nomina dei manager della sanità

Tra i risvolti dell’inchiesta giudiziaria che questa settimana ha messo sottosopra la Regione, c’è un aspetto che rischia di passare inosservato, ma che è di fondamentale importanza per la qualità attuale e futura del settore sanitario.

Dalle intercettazioni legate all’inchiesta, infatti, emerge uno spaccato inquietante che riguarda la figura dei direttori generali della sanità regionale.

Nelle quasi duecento pagine dell’ordinanza, che ha portato all’arresto dell’ex assessore alla sanità Mantovani, si tratteggia un’immagine dei manager sanitari lombardi

caratterizzata da una scarsa indipendenza o, addirittura, da evidente sudditanza nei confronti di coloro che li hanno nominati – come riconosceva l’allora assessore leghista Bresciani – in virtù del loro colore politico. E, d’altra parte, oggi l’esito di questa modalità di designazione, che privilegia l’affinità politica al merito, appare chiaro quanto sconvolgente: i due terzi dei 45 manager ai vertici della sanità lombarda sono coinvolti in inchieste giudiziarie.

Bene ha fatto dunque il PD a chiedere e ad ottenere di inserire nella legge di riforma, recentemente approvata, la regola per cui i manager sanitari non potranno più essere nominati direttamente dalla giunta a propria discrezione, ma dovranno essere individuati all’interno di una short list (ampia da due a tre volte il numero delle figure da nominare) e selezionati da una commissione indipendente secondo criteri di merito.

La bontà della politica passa da qui: da regole chiare e certe, dalla trasparenza e dalla legalità.

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Non si trasferisce così un servizio socio sanitario

L’Unita’ Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA), ospitata a Muggio’ nello stesso stabile della Pediatria di famiglia, del Consultorio familiare, dei Servizi sociali e del Dipartimento di medicina preventiva, ha permesso per decenni di fornire alla popolazione un servizio integrato di eccellenza, unico in Lombardia, con la presa in carico globale del paziente, realizzando così da tempo l’integrazione dei servizi che viene auspicata nei diversi settori della sanità. Questa realtà che si rivolge a più di 200 bambini e ragazzi e alle rispettive famiglie è in corso di trasferimento all’Ospedale di Desio. La decisione dello spostamento è stata presa dalla direzione ospedaliera nei mesi estivi senza nessuna comunicazione, confronto e  condivisione con le Amministrazioni comunali interessate, con le famiglie dei pazienti e con i loro pediatri, un grave vulnus per queste famiglie fragili e per questi ragazzi problematici che andrebbero adeguatamente preparati ai cambiamenti.

La delocalizzazione comporterà disagi notevoli alle famiglie e ai percorsi didattici degli utenti che attualmente raggiungono con i propri mezzi gli ambulatori UONPIA di Muggio’ per le terapie riabilitative, ma ciò che più desta preoccupazione è il fatto che, a trasferimento avvenuto, i bambini si troveranno in un ambiente a loro non familiare, senza una opportuna preparazione che limiti gli effetti di cambiamenti così traumatici.

Insomma, siamo di fronte ad un caso emblematico di come non dovrebbe essere gestito un servizio socio sanitario e il suo trasferimento in altra sede.

Ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale auspicando la convocazione di un tavolo di confronto per rivedere l’ipotesi riorganizzativa e per renderla funzionale ai bisogni dei cittadini e del territorio.

Il presidente Maroni nella risposta ha garantito interessamento e il coinvolgimento immediato di Sindaci e famiglie.

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Medaglia di legno

In questo afosissimo clima ferragostano, doccia gelida per il Presidente Maroni, l’Assessore Mantovani e la maggioranza PDL Lega: il tanto decantato modello lombardo della sanità risulta solo al quarto posto nella classifica diffusa recentemente dal Ministero della Salute sulle migliori Regioni d’Italia.

La graduatoria è stata elaborata sui criteri di qualità dei servizi erogati, appropriatezza ed efficienza e sul rispetto dell’equilibrio economico.

La Lombardia, . che per la sanità riceve da Roma 17,5 miliardi di euro, non è dunque la Regione più virtuosa.

Dov’è finita la cosiddetta “eccellenza” della sanità lombarda?

Chiedetelo a Giovanni che ha dovuto attendere sei mesi per una visita geriatrica o a Maria e ai suoi 358 giorni per una visita oculistica. Chiedetelo a coloro che stanno pagando i ticket più alti di tutto il Paese.

Ve lo direbbero senza bisogno di avere conferma da una graduatoria.

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Addio ai consultori?

Nel  Piano regionale di sviluppo, il documento programmatico della Giunta Maroni un po’ grigio, scontato e senza grandi novità, sono presenti alcuni “indirizzi” che inducono a perplessità.

E’ il caso, ad esempio, dei provvedimenti pensati per i consultori familiari. Per i prossimi anni si delinea, infatti, la volontà della Giunta di procedere ad una riforma dei consultori familiari che prevede la loro trasformazione in non ben definiti “Centri per la famiglia”, con funzioni di ascolto, orientamento e supporto psicopedagogico alle famiglie nelle diverse fasi del ciclo di vita.

Tale trasformazione snaturerebbe la missione e le funzioni che la normativa nazionale e regionale attribuisce ai consultori che , a quasi quarant’anni dalla loro istituzione, continuano a rappresentare una realtà estremamente moderna.

Si tratta di strutture finalizzate ad assicurare l’ informazione e l’ assistenza psicologica, sanitaria e sociale per la maternità, la paternità e la procreazione responsabile, la tutela della salute della donna, l’assistenza per i problemi dell’infertilità, dell’adozione e dell’affidamento.

Una rete, quella dei consultori pubblici, che andrebbe sicuramente ampliata e valorizzata, come andrebbe assicurato l’ampliamento degli organici sociosanitari, fortemente impoveriti negli ultimi anni.

I consultori rappresentano un patrimonio unico: non sono residui del passato, ma fondamenti per sistemi sanitari del futuro, volti a tutelare e promuovere la salute pubblica.

La Giunta Maroni pare invece voler scegliere una strada diversa, ancora circondata da un alone di mistero.

Di certo, senza la previsione di risorse aggiuntive non si potranno assicurare i servizi, né tantomeno le professionalità e la qualità degli stessi.

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