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Insieme ai pendolari di Monza Brianza per un servizio ferroviario migliore

Il gruppo consiliare regionale del PD della Lombardia ha programmato per giovedì 16 novembre una giornata di mobilitazione nelle stazioni ferroviarie per promuovere un’azione di vicinanza ai problemi dei
pendolari, di protesta nei confronti di un servizio ferroviario regionale che riteniamo inadeguato e di proposte per una sua migliore organizzazione.

Per quanto riguarda la provincia di Monza, presidieremo le stazioni di Carnate, Monza, Varedo e Palazzolo Milanese dalle 7 alle 8,30.

Stazioni che si trovano sulle linee ferroviarie più problematiche della nostra regione, dove i disagi sono all’ordine del giorno e complicano ulteriormente la vita dei pendolari con ritardi, soppressioni, guasti di
ogni genere e sovraffollamenti.

Un’azione di protesta e di ascolto che auspichiamo ci permetterà di alzare ancora di più la voce e rendere più energiche le già innumerevoli richieste di intervento presentate alla giunta regionale ormai sorda che
fa solo promesse. Vogliamo treni più puntuali, più vivibili e soprattutto più sicuri, insomma, come dice lo slogan del nostro volantino, Treni per vivere e non da piangere!

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Sono in salvo le linee della Brianza

Alla fine pagherà il Comune di Milano. La cifra che mancava per mettere in sicurezza il trasporto pubblico locale, 1,6 milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai 2,6 milioni stanziati la scorsa estate dalla Regione, se l’accolla il Sindaco Sala.

La Regione no, perché deve pagare i debiti del referendum.

Queste risorse garantiranno la completa copertura dei servizi del Trasporto Pubblico Locale anche in Brianza, in particolare, delle linee Z225 e Z227che collegano Lissone, Muggio’ e Nova alla stazione della metropolitana di Sesto S.G.

Linee frequentatissime da pendolari e studenti che quest’anno hanno rischiato di essere soppresse per mancanza di fondi e che hanno visto una vera e propria sollevazione popolare in loro difesa.

La nuova Agenzia regionale, che da luglio gestisce il servizio di trasporto pubblico nella Città metropolitana e nelle province di Monza, Lodi e Pavia, ora potrà lavorare per completare la progettazione e la realizzazione di un sistema integrato per meglio rispondere alle esigenze dei cittadini. L’obiettivo non può che essere l’incremento dei servizi, come risposta più efficace al preoccupante fenomeno dell’inquinamento atmosferico nei nostri territori.

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Arrivano le risorse per la metrotranvia Milano Limbiate

Grazie alla politica per il trasporto pubblico locale voluta fortemente dal Governo nazionale, ma anche alle nostre battaglie, finalmente verrà realizzata la nuova metrotranvia Milano-Limbiate. Il progetto, che prevede la trasformazione dell’attuale impianto tranviario in una nuova metrotranvia, con rifacimento radicale dell’attuale infrastruttura e non una semplice riqualificazione o messa in sicurezza, nel 2015 era stato parzialmente definanziato, provocando le proteste del territorio.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio ha annunciato, invece, che è stata recentemente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la delibera del Cipe che ripristina l’intero finanziamento statale di 58,9 milioni di euro, ovvero il 60 per cento del costo dell’opera.

Non possiamo che esprimere una viva soddisfazione per questo atteso intervento del Governo. Per la realizzazione del progetto, come Gruppo regionale del Pd, anche con interpellanze in Consiglio, ci siamo spesi per anni, raccogliendo le sollecitazioni che venivano direttamente dal territorio. Oggi l’obiettivo è di mantenere un collegamento efficace attraverso un trasporto rapido di massa tra la Brianza milanese e Milano.

Nel tempo ci siamo sempre assicurati che Regione Lombardia mantenesse a bilancio la sua quota di partecipazione all’opera, consistente in 31 milioni di euro. E adesso, per gli utenti della Milano-Limbiate è importante che quest’opera veda la realizzazione in tempi rapidissimi. Ma nel frattempo la linea deve assolutamente rimanere attiva, perché serve un bacino di 300mila abitanti appena a nord-ovest di Milano.

Ci aspettiamo che tutto proceda nel migliore dei modi. Non vorremmo che si seguisse l’esempio del progetto di metrotranvia Milano-Seregno, la cui linea è stata interrotta una decina di anni fa per la realizzazione della nuova infrastruttura. In realtà, solo ora stanno iniziando i primi lavori preparatori.

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Un sostegno concreto per il trasporto pubblico

La vicenda delle linee z 225 e z 227 che, transitando da Muggio’ e Cinisello, collegano Nova e Lissone con la metropolitana a Sesto S. Giovanni continua a tenere banco nelle cronache brianzole.

Sulla questione si sono mossi tutti con tempismo, Provincia e Comuni, per cercare di scongiurare l’incredibile cancellazione di un servizio che riguarda almeno 9000 pendolari al giorno.

Martedì scorso in un’assemblea pubblica affollatissima e animata, ma allo stesso tempo composta, sono stati chiariti i termini del problema e le eventuali possibilità di soluzione che passano soprattutto da un intervento concreto della Regione. Proprio alla Regione infatti è affidato il compito di ripartire il contributo annuo erogato dallo Stato per il trasporto pubblico che per la Lombardia vale 854 milioni di euro.

Le risorse statali tuttavia non bastano a garantire tutti i servizi e per il nostro bacino, che comprende i territori di Monza Brianza, Milano, Lodi e Pavia, necessiterebbero ulteriori 5 milioni di euro.

Soldi che dovrebbe integrare la Regione, come ha fatto negli ultimi due anni, in attesa che l’Agenzia dei trasporti, appena costituita per il bacino MB MI LO PV, possa avviare la propria attività predisponendo un nuovo piano dei trasporti e bandendo gli appalti.

Se davvero si vuole aggredire il problema dell’inquinamento atmosferico, non solo a parole, la strada passa necessariamente per il sostegno e l’incentivazione del trasporto pubblico.

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Trasporti, si attivi anche Regione per evitare la soppressione di due linee briantee

La vicenda del taglio ai trasporti pubblici in provincia di Monza e Brianza sta procurando un grave allarme nella popolazione. Dall’1 febbraio potrebbero infatti essere soppresse due linee di autobus – Z225 e Z227 – che da Lissone, Muggiò e Nova Milanese, attraversando Cinisello Balsamo, portano almeno 9.000 pendolari al giorno alla metropolitana di Sesto San Giovanni.

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Si tratta di un servizio irrinunciabile e insostituibile per gli abitanti di questi comuni che non hanno altra possibilità di raggiungere Milano, se non utilizzando mezzi privati con le ben note conseguenze dell’aumento del traffico e dell’inquinamento. Per non parlare dei numerosissimi studenti che si servono delle due linee. Un servizio di cui tra l’altro conosco bene l’importanza anche in qualità di utente.

Per questi motivi chiediamo che anche Regione Lombardia si attivi al più presto. Comprendiamo, infatti, le difficoltà della provincia di Monza Brianza e della Città Metropolitana a finanziare queste tratte di trasporto pubblico locale, ma non si può interrompere il servizio neppure per un giorno. Sollecitiamo quindi l’immediata convocazione di un tavolo presso l’Agenzia del TPL che è la sede più adatta per la definizione e la programmazione dei servizi. Coinvolgeremo l’assessorato alla Mobilità perché Regione è l’unico ente che può avere le risorse necessarie a mantenere in vita un servizio indispensabile per migliaia di cittadini.

Come gruppo consiliare PD, presenteremo una mozione urgente da discutere nella seduta del Consiglio Regionale di martedì 10 gennaio e cercheremo di interessare anche gli altri gruppi consiliari.

 

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Trasporto pubblico in Brianza: tra sogni e realtà

Da tempo immemore, il prolungamento delle linee metropolitane da Milano verso il territorio di Monza e della Brianza corrisponde solo ad alcuni tratti di colore sulle carte, ad uso esclusivo dei media.

In realtà, il prolungamento della linea 5 fino alla Villa Reale di Monza e della linea 2 da Cologno a Vimercate rappresenterebbe il vero punto di svolta per il servizio di trasporto pubblico dell’intera area briantea. Non osiamo neppure immaginare che cosa potrebbe voler dire per tutto il territorio la presenza di un servizio metropolitano in termini di sviluppo locale, efficienza trasportistica, abbattimento del traffico e, contemporaneamente, dell’inquinamento atmosferico…

Di questo si è parlato giovedì scorso al tavolo, istituito dall’assessorato regionale, al quale hanno partecipato i consiglieri regionali del territorio, i rappresentanti degli enti locali e di Metropolitana milanese. Le belle notizie: sono stati impegnati 75 mila euro dalla Regione per lo studio di fattibilità del prolungamento della M5 fino a Monza e si riapre la procedura relativa al prolungamento della M2 da Cologno Nord a Vimercate. La triste realtà: per concludere i lavori del prolungamento della M1 fino a Monza Bettola mancano ancora 23 milioni di euro e, da settembre, forse non potremo più usufruire in Brianza del trasporto pubblico locale (2000 corse e 70 mila utenti al giorno).

Banalmente mancano 1milione e 8mila euro per garantire il servizio fino alla fine dell’anno. La provincia non ha più risorse e la Regione non vuole mettercele!

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Nessuna garanzia sulle opere complementari di Pedemontana

Regione Lombardia ha bocciato la mozione del Pd che chiedeva adeguate compensazioni per le comunità che insistono sulla tratta di Pedemontana della Brianza Ovest. Il documento era stato presentato martedì 5 maggio 2015, in seduta di Consiglio regionale. La maggioranza ha votato contro.

La richiesta era quella di avere rassicurazioni sul fatto che le opere di compensazione e di viabilità complementare legate alla tratta B2 venissero realizzate prima dell’apertura, a Lentate sul Seveso, della tratta B1, apertura prevista per la prossima estate. Avevamo bisogno di questa certezza. Diversamente, siamo del parere che la tratta B1 non si deve connettere alla Milano-Meda.

I comuni interessati, infatti, ovvero Meda, Seveso, Lentate, Barlassina, Cesano  Maderno, devono poter avere le strade sistemate prima di trovarsi addosso questo traffico aggiuntivo che arriva su una superstrada già ampiamente congestionata, in qualsiasi ora del giorno, soprattutto la mattina.

Ma in fase di discussione, non è andata così, anzi ci è sembrato che questa necessità non sia stata neppure capita da chi rappresentava in quel momento la Giunta in Aula, preoccupato com’era a difendere l’intera realizzazione dell’opera, senza entrare nel vero problema che era stato presentato, cioè che le compensazioni venissero realizzate prima della connessione.

Ancora una volta i sindaci, che portano la preoccupazione loro e delle loro comunità, non vengono ascoltati dalla Regione. Perché se l’autostrada venisse aperta, come previsto, alla fine di luglio, queste amministrazioni dovrebbero gestire, senza avere gli strumenti adatti e le infrastrutture necessarie, un forte impatto veicolare sui loro territori. E ancora una volta Maroni e la sua Giunta voltano le spalle ai cittadini della Brianza Ovest.

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Aria pulita

Sono 500 mila le autovetture che entrano tutti i giorni a Milano. Messe in fila, formano una colonna di 2500 chilometri : la distanza tra Milano e il Circolo polare artico!

Si tratta di una cattiva notizia se si pensa che il traffico veicolare è il maggiore responsabile dell’inquinamento atmosferico da particolato, una sostanza cancerogena, presente in gran quantità in tutto il territorio lombardo.

Una situazione che, oltre a riguardare i temi legati alla salute, tocca anche il nostro portafoglio, perché, se non si interviene adeguatamente, bisognerà presto far fronte alle salatissime sanzioni in arrivo dall’Europa.

L’unica soluzione al problema dell’inquinamento dell’aria passa attraverso la modifica radicale di una realtà lombarda che presenta una densità di 321 veicoli per chilometro quadrato, contro una media nazionale di 162 ed europea di 70 veicoli.

Per ottenere questo risultato occorrerà rendere efficiente il trasporto pubblico locale ed i servizi alternativi all’uso dell’automobile.

Ma, al di là dei buoni propositi e dei convegni, Regione Lombardia ha deciso finora di intraprendere una politica di incentivo al trasporto privato a discapito del trasporto sostenibile, attuando misure incoerenti con gli stessi documenti di programmazione regionale. E’ il caso della passione sfrenata del governatore Maroni per le nuove autostrade: ne vuole realizzare per almeno 200 chilometri!

O della scelta della sua Giunta che ha recentemente sottratto 50 milioni di euro al trasporto pubblico, ma ha regalato 60 milioni di euro in tre anni alla Brebemi (società per azioni privata e non pubblica) sotto la voce “finanziamento opere di viabilità”. Non si tratta di un investimento, ma di un favore ai soliti noti per ripagarli del mancato
introito da pedaggi di un’opera sicuramente sbagliata.

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Pedemontana, la polpa e gli ossi

I Sindaci delle Brianza adesso si sono arrabbiati sul serio e, attraverso una diffida, hanno chiesto al presidente Maroni di smetterla di giocare a nascondino con la vicenda Pedemontana.

Dopo undici anni, l’opera, che avrebbe dovuto risolvere i problemi di mobilità dei Lombardi e sostenere la crescita dell’economia brianzola, è in pesante ritardo di esecuzione, ha creato ferite laceranti nel territorio, ha allarmato tutti per i temi ambientali ad essa connessi (diossina) ed è in completa asfissia di risorse per la sua realizzazione.

L’autostrada avrebbe dovuto essere finanziata solo in parte con i soldi pubblici (su una spesa complessiva di 4,11 miliardi, il contributo statale del Piano Economico ammontava a 1,25 miliardi di euro), per tutto il resto ci avrebbero pensato i privati. Peccato non si sia mai visto il becco di un quattrino!

I gruppi bancari presenti in Pedemontana, disattendendo l’impegno contrattuale assunto, si sono guardati bene dal versare la loro parte e i soldi finora spesi sono stati solo quelli dello Stato.

Infatti, a fronte del mancato rispetto da parte dei soci privati degli obblighi di partecipazione nel capitale, la concedente pubblica CAL spa ha dovuto intervenire aumentando dal 35% all’80% l’intensità del contributo alla tratta in corso di realizzazione, sottraendo di fatto centinaia di milioni di euro alle risorse pubbliche destinate, secondo convenzione, alle tratte B1, B2, C e D.

Questo fatto mette in forse il completamento dell’intera autostrada, ma, soprattutto, l’esecuzione degli interventi complementari, delle compensazioni e mitigazioni ambientali.

L’aggiuntiva richiesta di defiscalizzazione dell’opera per 450 milioni, infine, non farebbe altro che sottrarre ancora denaro pubblico (di tutti noi!), regalandolo a chi, in questo momento, sta disattendendo gli impegni assunti.

A chi “la polpa”, dunque? Naturalmente, ai privati che si ritroverebbero gratis Pedemontana finita, in tutto o in parte, pronti a riscuotere i pedaggi.

A chi “gli ossi”? Ai cittadini che rimedierebbero, ad un prezzo salato, una soluzione impattante con livelli inaccettabili di traffico e inquinamento, i territori devastati e costosi pedaggi.

Maroni, se ci sei, batti un colpo.

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Ritardi ingiustificati per le compensazioni ambientali di Pedemontana

Quello che più impressiona dell’enorme ferita che i lavori di Pedemontana hanno aperto nei territori dell’ovest lombardo è la completa scomparsa del bosco della Moronera. Il principale elemento di naturalità della piana agricola comasca con permanenze secolari è stato letteralmente squarciato da uno svincolo a quadrifoglio
dell’infrastruttura. Prima c’erano rilevanti presenze di olmi, querce, lecci, castagni …
Ora, asfalto.

Sulla necessità di realizzare Pedemontana e di squassare ulteriormente questo territorio, già fortemente urbanizzato, per fare passare nuove strade abbiamo da tempo compreso l’esistenza delle più svariate convinzioni e dei diversi punti di vista. Ma sull’inflessibilità di pretendere le compensazioni ambientali che, innestandosi sugli interventi di mitigazione da disporre lungo il tracciato, ricostruiscano il più possibile le aree consumate, non ci devono essere tentennamenti.

L’obiettivo deve essere quello di riprodurre il disegno tipico del territorio agrario lombardo, fatto di appezzamenti di terreno coltivato inframmezzati da aree boschive, filari e strade sterrate… Questo progetto, dal costo di 100 milioni di euro, deve essere realizzato pari passo con l’infrastruttura principale. Con questo intento sono stati chiamati in audizione nella VI Commissione Ambiente i dirigenti della Società Pedemontana che hanno confermato nei loro interventi il sostanziale blocco dei lavori scaricando le colpe sui Comuni, incapaci, a loro avviso, di collaborare con puntualità.

Sappiamo benissimo che non è così e che i ritardi non possono che essere attribuiti a chi gestisce le opere. Fatto sta che la ferita, per ora, rimane e le popolazioni, presenti anche in audizione con i comitati e le associazioni ambientaliste, siano giustamente preoccupate.

E sono ancora più preoccupate per la mancata attuazione di quanto prescritto dal Cipe circa la tratta B2 interessata da inquinamento da diossina, in particolare per il piano di caratterizzazione che dovrebbe essere fatto in contraddittorio con Arpa.

L’opera procede a fatica tra ritardi, incertezze, mancanza cronica di risorse e tentativi di modifica dei progetti e degli impegni iniziali. Il modello assomiglia sempre di più a quello della Salerno – Reggio Calabria.

Una cosa è certa: non è più possibile permettere l’avvio di opere pubbliche a queste condizioni.

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