Archivi categoria: Idee e politica

Il modo giusto di promuovere la cultura

Si chiama “Bellezza@. Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati” il progetto ideato dal Governo nel 2016 che ha come obiettivo quello di valorizzare i luoghi simbolo di cultura e storia, tuttavia non conosciuti come le architetture più famose. Negli scorsi mesi i cittadini e le amministrazioni comunali hanno avuto la possibilità di segnalare un luogo pubblico da recuperare, da ristrutturare o un progetto culturale da finanziare.

 La commissione per la selezione degli interventi ha pubblicato l’elenco dei progetti approvati il 29 dicembre scorso. I 150 milioni di euro sono stati distribuiti su 273 opere meritevoli di intervento, 31 delle quali in Lombardia.

Anche nella provincia di Monza Brianza sono arrivati 535.742 euro. Potranno così partire i restauri per l’Oratorio di Mocchirolo a Lentate sul Seveso (25.742 euro), l’antico organo e l’Antiquarium in antica canonica a Ronco Briantino (160.000 euro), Palazzo Rezzonico a Barlassina (350.000 euro).

Regione Lombardia dovrebbe prendere esempio, invece di disperdere le risorse in mille rivoli, soprattutto a favore delle amministrazioni affini.

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Per la cultura dei Lombardi : il costo di un caffè!

È quanto Maroni ha messo a disposizione per la promozione culturale di ognuno dei 10 milioni di Lombardi. Nel bilancio di previsione 2016, infatti, la cifra prevista per la cultura è proprio di 9 milioni di euro e comprende il sostegno alle biblioteche (487 mila euro), ai musei (1,280 mila euro), i patrocini, gli spettacoli, le attività culturali in genere e la gestione della “lunga tradizione artistico culturale che nel corso dei secoli ha lasciato numerose tracce di prestigio nel territorio regionale”!

Non se la passa meglio il settore dello sport a cui è stata dedicata la stessa cifra di soli 9 milioni di euro. Sul versante dell’istruzione è stato dimezzato il contributo per le scuole dell’infanzia (- 4 milioni di euro) e per le sezioni primavera (- 500 mila euro).

Per la formazione professionale sono stati previsti 90 milioni di euro, ma la situazione dei Centri di formazione professionale delle province non è certamente allegra perché mancano i soldi.

Dopo la riforma di questi enti, non sono infatti pervenuti agli istituti gli stanziamenti previsti nel vecchio regime, prima che entrasse in vigore il sistema delle doti, con il finanziamento regionale assegnato attraverso “una dote” ad ogni singolo studente.

Mancano all’appello quasi 11 milioni. Il tema sollevato dal PD non ha trovato una adeguata risposta e la funzionalità dei Centri di formazione è a rischio già da quest’anno.

Vi diranno che la colpa di queste decisioni al ribasso è dei tagli del governo Renzi: non credeteci! Ancora una volta si tratta di una questione di scelte e la cultura e l’istruzione proprio non sono nelle corde della maggioranza di centrodestra che governa la Regione.

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Dissesto idrogeologico e consumo di suolo

Ieri è esondato il Lago Maggiore e il fiume Olona nei pressi di Milano.

Oggi è la volta del Seveso, mentre cresce l’allarme per il Lambro e la Brianza si prepara ad un’altra notte di paura.

C’è ancora chi si chiede il perché di questi fenomeni che avvengono con una frequenza ormai ravvicinata. Bastano semplici temporali o una pioggia intensa a provocare, nel migliore dei casi, allagamenti e disagi alla popolazione.

In queste circostanze non è sufficiente parlare di mutamenti climatici.

C’è una strettissima correlazione tra dissesto idrogeologico e consumo di suolo: la progressiva impermeabilizzazione dei suoli, connessa alle forme di urbanizzazione diffusa, è la causa principe del dissesto idrogeologico.

Sono 929 su 1500 i Comuni a rischio idrogeologico in Lombardia, un dato che mette in luce la fragilità del nostro territorio.

Basterebbero queste considerazioni ad innescare un radicale cambio di marcia, rispetto ai tempi della cementificazione esagerata.

Il Consiglio regionale, che in questi giorni sta discutendo una legge sul consumo di suolo, dovrebbe dare un segnale forte e chiaro in questa direzione.

In realtà il provvedimento legislativo, frutto di laboriosi accordi tra le forze politiche della maggioranza di centrodestra, declina al ribasso ogni aspettativa e non frena in alcun modo l’uso di suolo lombardo, anzi ne sollecita un consumo immediato di 600 milioni di metri quadrati.

E così, esondazione dopo esondazione, si amplifica il rischio idrogeologico per gli anni futuri.

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Coriandoli

Per alcuni l’attività politica è uno show senza fine. Complice una stampa di scarsa qualità, si danno da fare quotidianamente per carpire lo scatto di un fotografo e finire in ogni modo sulla sospirata pagina di un giornale.
Ieri, ad esempio, in piena aula consiliare, il capogruppo della Lega ha rovesciato un catino colmo di coriandoli sul capo del segretario regionale del PD per protestare, a suo dire, contro i tagli della legge di stabilità.
Innumerevoli gli scatti dei fotografi appostati ad arte, grandi risate da parte dei consiglieri di maggioranza.
Sono gli stessi che, alla bisogna, allestiscono grandi discorsi e promuovono mozioni e documenti a difesa “dell’insostituibile ruolo dell’istituzione Regione”.
Tuttavia, se l’istituzione non viene rispettata, ma ridotta ad una manciata di coriandoli lì, dove massimamente si rappresenta, ci domandiamo come si faccia poi a pretendere il rispetto da parte dei cittadini.
E questi ultimi perché dovrebbero essere felici di pagare tasse e ticket per permettere al Consigliere Romeo di divertirsi?

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Quando lo sport viene usato per discriminare

La legge sullo sport che è stata approvata questa settimana contiene i principi fondamentali di disciplina e, contemporaneamente, cerca di regolamentare nel dettaglio l’attività sportiva nelle linee di competenza della Regione. È una legge che dà organicità alla materia, riordinando una serie di norme, prima sparse in vari testi, ora abrogati.

È una buona legge che, come gruppo PD in VII Commissione, abbiamo contribuito a costruire. Ma è anche un lavoro che l’ideologia e la propaganda della maggioranza di centrodestra rischia di vanificare. Se nelle premesse generali lo sport è considerato strumento per favorire l’integrazione sociale e per contrastare ogni forma di discriminazione, la legge si smentisce subito all’articolo 5, riservando la Dote sport, ovvero un contributo economico per le famiglie disagiate con minori, solo a coloro che risiedono da 5 anni in regione.

Inutile il nostro tentativo di convertire il meccanismo ideologizzato della Dote in un Piano regionale del diritto allo sport, che preveda un sostegno economico indirizzato ai Comuni e rivolto in particolare alle famiglie meno abbienti che non debbano considerare l’attività sportiva dei figli un ulteriore aggravio.

Lo sport, che dovrebbe eliminare ogni barriera ed essere un’occasione di integrazione e relazione, qui viene usato per discriminare.

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Con le pive nel sacco

L’origine del detto risalirebbe alle ritirate militari che, in caso di sconfitta, avvenivano in silenzio, senza che le pive (uno strumento antico simile alla cornamusa, guarda caso!) suonassero. I soldati riponevano le pive nella loro custodia o nello zaino: il sacco, appunto. Tornavano senza aver concluso nulla, delusi.

Così deve essere stata cocente la delusione per i nostri leghisti, partiti addirittura in delegazione verso la Scozia per assistere da vicino al sicuro successo del referendum per l’indipendenza di quella regione.

Per la verità, facendo anche un po’ di confusione sulla destinazione.

Deboli in geografia, avevano infatti indicato come meta, prima Amburgo, poi Strasburgo e, finalmente, Edimburgo.

Il popolo sovrano, ne erano sicuri, avrebbe deciso per il sì all’indipendenza, fornendo un incredibile viatico al referendum da 30 milioni di euro che Maroni e la sua maggioranza vogliono a tutti i costi per consultare i Lombardi sulla Regione a Statuto speciale.

A questo proposito, per sottolineare l’occasione storica, la settimana scorsa l’assessorato alla Cultura aveva già speso una congrua cifra per organizzare il convegno “Un referendum per l’Europa dei popoli, il caso scozzese e le opportunità per la rinascita europea”, comprensivo di buffet a base di prodotti tipici scozzesi.

Le cose, invece, non sono proprio andate per il verso giusto. Ora torneranno a casa tutti. Con le pive nel sacco.

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Politiche abitative: verso il fallimento

L’emergenza casa è ancora di rilevante attualità, purtroppo, ma i risultati delle politiche di sostegno della Regione Lombardia alla domanda abitativa espressa dai soggetti a basso reddito sono tutt’altro che esaltanti.

Lo conferma l’esito di una missione valutativa che ha verificato l’efficacia delle misure in atto dal 2000, il Fondo Sostegno Affitto e il Contributo Mutuo Prima Casa.

Oltre ad una sensibile diminuzione delle risorse ( dagli 85 milioni di euro originari, ai 13 milioni disponibili nel 2013 per il FSA e dai 66 milioni di euro, ai 5 milioni per il CMPC ), occorre fare i conti con l’efficacia delle misure che cala nel corso degli anni, mettendo in evidenza numerose criticità.

Lo studio ha permesso di riscontrare che esiste un consistente problema di equità della misura, infatti la sua efficacia si è rivelata maggiore per i beneficiari con bisogno basso, rispetto a quella per i beneficiari con bisogno alto e la disparità distributiva si esprime anche a livello territoriale, con aree non toccate dal contributo.

Per il Contributo Mutuo Prima Casa bisogna registrare, inoltre, il drastico calo delle domande ( solo 79 nel 2013! ) per le difficoltà delle giovani coppie ad accedere al credito in mancanza di garanzie finanziarie.

È necessario intervenire subito, riesaminando criticamente le finalità di questi provvedimenti pubblici, ridisegnando le misure, ripensando ai requisiti di accesso.

Le leggi, progettate molto tempo fa, in contesti socio-economici diversi dall’attuale, hanno bisogno di un’attenta revisione globale.

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Vincere la sfida con le mafie

Raccogliere dal territorio le indicazioni per migliorare gli interventi legislativi regionali e avviare collaborazioni con gli enti locali e le associazioni, con questi obiettivi la Commissione regionale Antimafia, lo scorso lunedì, ha compiuto una visita istituzionale in Brianza, nei luoghi dove l’infiltrazione mafiosa si è manifestata con maggiore intensità.

Il tour ha toccato il Consiglio comunale di Desio, la cava di via Molinara, teatro dello smaltimento incontrollato e del traffico illecito dei rifiuti, la Prefettura e la Procura di Monza. L’incontro finale è stato dedicato alle associazioni e ai sindacati che quotidianamente sono impegnati in questa difficile lotta di contrasto.

Un’intera giornata destinata a registrare dalla viva voce dei protagonisti le difficoltà, gli sforzi, le preoccupazioni, le sconfitte e le vittorie.

La diagnosi è presto fatta. Il territorio brianteo è ricco e questa circostanza per il tema in questione rappresenta una calamità: le mafie vanno dove ci sono affari da  intraprendere. Nessuna comunità può illudersi di esserne immune e non esistono  confini tra un comune ed un altro. Le mafie e la corruzione camminano affiancate e trovano terreno fertile in alcuni ambiti, soprattutto, in materia di urbanistica, di bonifica di siti inquinati, di gestione dei rifiuti. Le mafie, infine, si servono di tutti e hanno la capacità di coinvolgere nei loro traffici anche le persone semplici, oltre a coloro che occupano posizioni di potere.

Qualcosa è stato fatto e oggi c’è la consapevolezza da parte di molti della presenza della criminalità organizzata. Si ha la sensazione che la società stia reagendo in modo positivo.

Occorre continuare a produrre gli anticorpi attraverso un lavoro in rete che coinvolga tutte le istituzioni, un impegno formativo, culturale, di sensibilizzazione nelle scuole e nella cittadinanza.

La sfida con la mafia potrà essere vinta solo con la consapevolezza e la collaborazione di tutti e con un controllo capillare del territorio.

La Commissione Antimafia, costituita dopo che il governo di Regione Lombardia si era sciolto per infiltrazioni mafiose, dovrà ora allestire una batteria di strumenti da mettere in campo per un contrasto efficace ai fenomeni della criminalità organizzata.

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Sindaci

Sono stata nella terra delle acque, dove tanti fiumi affluiscono quasi insieme nel grande Po, dove il reticolo dei canali che solcano le campagne è imponente e dove l’orizzonte, da qualunque parte lo si guardi, è sempre verde.

E’ un territorio suggestivo, quest’ultima propaggine di Lombardia tra il Veneto e l’Emilia, abituato a vivere in simbiosi con il Fiume, a goderne le risorse, a temerne le piene devastanti. Le case sotto l’argine, ultimo baluardo di difesa.

E’ una terra di Sindaci forti e genuini, veri rappresentanti di una comunità che parla attraverso la loro voce. C’erano tutti nella sala civica di Pieve di Coriano e il tema, inutile dirlo, era la sicurezza idraulica del Po. La mancata manutenzione degli argini, le nutrie e le volpi che scavano le tane compromettendo la tenuta degli stessi, gli sfalci male eseguiti dal gestore, il controllo che non c’è, le difficoltà a relazionarsi con le autorità (quali?),  le carte di rischio e i fontanazzi…

E mentre parlano e si accalorano, i Sindaci trasmettono la competenza, la padronanza della materia maturata con l’esperienza e le notti passate a controllare gli argini, la passione per i problemi dei loro cittadini, il desiderio di trovare presto una soluzione definitiva al tema della sicurezza.

Cercheremo di aiutarli e faremo da tramite con gli enti preposti. Ci daremo da fare a cercare di districare i mille gomitoli della burocrazia, a trovare i finanziamenti, enormi, per quel metro in altezza di argine in più che rappresenta la sicurezza necessaria anche in caso di eventi eccezionali.

Si meritano davvero tutta l’attenzione questi Sindaci, che hanno scelto l’impegno più bello e difficile del mondo e che, senza inutile retorica, rappresentano una delle poche certezze del nostro bellissimo Paese.

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Obiettivo della Lega: liberare le strade, non le donne

È un’operazione chiaramente elettorale quella orchestrata dalla Lega Nord a proposito del referendum per l’abrogazione parziale della legge Merlin.

Un’operazione con una evidente matrice identitaria e di richiamo per il proprio elettorato ormai disperso e disilluso.

Le parole chiave sono infatti pulizia, ordine, sicurezza e…ipocrisia, ci viene da dire, perché questo progetto non incide minimamente sul fenomeno, non propone soluzioni, ma soprattutto non è di competenza regionale.

Come tutte le abrogazioni, lascerebbe, inoltre, un pericoloso vuoto legislativo, con il risultato immediato di permettere addirittura la riapertura delle case chiuse di antica concezione che sono stati luoghi di schiavitù’  e di sfruttamento della donna voluti dallo Stato e sostenuti dalla vecchia morale, mai morta: si tollera  la prostituzione, purché si svolga lontana dalle nostre strade e dai nostri occhi.

La legge Merlin ha avuto un grande merito nel suo contesto storico, mettere un punto fermo e dare una risposta ai problemi sollevati dal fenomeno per come era conosciuto allora. Oggi sicuramente occorre un nuovo intervento legislativo con un approccio diverso al tema, una trattazione che non può che essere fatta nelle aule parlamentari.

Le priorità sono il controllo e la punizione della tratta e dello sfruttamento delle donne, sempre più spesso minorenni.

Occorre, dunque, una legge che sottragga le donne alla criminalità organizzata e alle mafie, che affronti il tema delle nuove schiavitù, dello sfruttamento sessuale e che, prima di tutto, riconsegni la dignità alla donna.

Non può essere dimenticata l’altra faccia  del problema, quella dei 9 milioni di clienti, coloro che con la loro domanda sostengono l’offerta e che finora la legge ha sempre tutelato.

Sono tutti aspetti che indicano l’estrema complessità del tema, che non può essere liquidato con la proposta di un referendum abrogativo dal sapore elettorale, né banalizzato con una raccolta di firme ad un banchetto, ma che necessita di studio e discussione approfondita nelle aule parlamentari.

Al grido di “liberiamo i lampioni, liberiamo le strade” il referendum della Lega è passato in aula, solo grazie al Movimento 5 stelle che ha prestato i suoi voti e ha fatto da stampella ad una maggioranza divisa e litigiosa.

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