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Aree protette: serve una vera regia regionale

Per la legge regionale 28 sulla riorganizzazione del sistema delle aree protette, approvata nel novembre scorso, fra poco più di due mesi, esattamente entro il 18 aprile, gli enti gestori dei parchi regionali dovranno trasmettere alla Giunta una proposta di unificazione di questi ambiti territoriali ecosistemici, sulla base delle nove macroaree nelle quali è stata divisa la Lombardia. Ma la sensazione è che sui territori si stiano definendo singole e isolate proposte e questo non va nella direzione prevista dalla legge.

A nostro parere si rende indispensabile che fin da ora l’assessorato si attivi in un’intensa attività di coordinamento. Chiediamo per questo azioni e iniziative urgenti per garantire una regia regionale a livello di macroarea, che consenta di formulare una proposta omogenea ed unitaria di ambiti territoriali ecosistemici, che assicuri il coinvolgimento di tutti gli enti interessati.

Alla nostra interrogazione, ha risposto l’assessore all’Ambiente Terzi elencando tutti gli incontri e i tavoli tecnici con i vari interlocutori che Regione sta facendo. E si è lamentata perché, a suo dire, alcuni dei soggetti interessati stanno, in qualche modo, remando contro. A nostro parere non bastano delle riunioni che si limitano a spiegare la legge: Regione Lombardia deve avere una funzione di accompagnamento in questo processo di attuazione di una legge che era perfettibile, tant’è che in occasione della sua approvazione il PD aveva chiesto modifiche e, alla fine votato contro. Ma l’obiettivo del provvedimento, l’integrazione del sistema parchi, è condivisibile. Ci è parso importante, allora, proporre una proroga dei termini e chiedere alla Regione di fare da regia. Non dobbiamo sprecare l’occasione e, ancora una volta, non vorremmo che si rivelasse tutto inutile.

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Per l’ambiente: scarsa attenzione, poche risorse

La Lombardia è la regione più popolata d’Italia (10.002.615 abitanti), con più Imprese ( 886.532 ) e con più Imprese a Rischio di Incidente Rilevante (286 ).

Ha 5 siti contaminati di interesse nazionale (SIN), pari a 5.830 ettari, ha 840 siti contaminati, oltre 800 siti potenzialmente contaminati, ha il più alto numero di Comuni d’Italia con livello di attenzione per il rischio idrogeologico “molto elevato” ( 279 ) ed “elevato” ( 687 ), ha specifiche aree con pressioni ambientali estremamente accentuate e, da sempre, problemi di inquinamento atmosferico.

Caratteristiche uniche in Italia che nei decenni precedenti l’entrata in vigore della legislazione ambientale hanno generato grossi problemi ambientali, tant’è che l’epidemiologia evidenzia per la Lombardia una maggiore mortalità per malattie evitabili rispetto alle altre regioni italiane.

Il Governo regionale avrebbe l’onere di porre rimedio agli errori del passato e progettare un futuro eco-sostenibile e con una qualità della vita proporzionale all’importanza della nostra Regione, ma per ora non sembra essere così, o, quantomeno, mettendola in positivo, occorrerebbe che questa Giunta si impegni maggiormente per il benessere dei propri cittadini sotto il profilo della tutela ambientale.

È necessario più che mai investire in risorse. Risorse intellettuali, intese come piani d’intervento e programmi, e risorse economiche.

Invece, a giudicare dai programmi regionali degli ultimi anni e dai risultati, il decisore politico regionale sembra essere semi-paralizzato e stenta a riconoscere e ad attuare persino le politiche nazionali ed europee volte ad affrontare il tema ambientale. Così per la qualità dell’aria e delle acque, così per la difesa del suolo, così per le bonifiche, in particolar modo per la rimozione dell’amianto killer.

Quanto alle risorse economiche messe a disposizione per l’ambiente da questo governo regionale , basterebbe una cifra a dare il senso di un impegno mancato: l’ 1,8% ( 410 milioni di euro ) è quanto Regione Lombardia dedica all’ambiente sull’ammontare complessivo della spesa di bilancio!

In occasione della manovra di assestamento al bilancio abbiamo presentato emendamenti e ordini del giorno per migliorare la situazione, ma questi suggerimenti, per la gran parte, non sono stati accolti.

Evidentemente, per il settore dell’ambiente non c’è interesse!

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Fiumi lombardi inquinati: cosa fare?

Ho partecipato con la VI Commissione Ambiente ad un sopralluogo lungo l’asta del fiume Olona, tra le province di Milano e Varese. Al termine, a Fagnano Olona, i commissari hanno incontrato gli amministratori del territorio, i responsabili dei servizi e i cittadini. Sul fiume la situazione è di nuovo calda, perché in questi mesi ci sono stati fenomeni di inquinamento delle acque sia odorigeni che visivi.

Su questo e su altri corsi d’acqua lombardi i problemi rimangono sempre gli stessi: fenomeni di inquinamento di carattere industriale, dovuti soprattutto agli scarichi in deroga e depuratori vecchi e obsoleti che necessitano urgentemente di interventi di ammodernamento, costosi ma necessari, perché oltre tutto sono soggetti a pericolo di gravose infrazioni comunitarie che alla fine pagherà sempre il cittadino.

La soluzione è data da una Regione che faccia davvero da cabina di regia a tutta la serie di interventi, cosa che finora non ha mai fatto. Serve inoltre il completamento del processo relativo al servizio idrico integrato e il conseguente ammodernamento degli impianti dei depuratori.

Va utilizzato lo strumento del contratto di fiume che per l’Olona, il Seveso e il Lambro già esiste e vede riuniti attorno allo stesso tavolo tutti gli interlocutori che hanno a che fare con il corso d’acqua, quindi amministratori, gestore, Provincia, ma va attivato in maniera seria.

Infine, bisogna intervenire sugli scarichi in deroga che così non hanno più senso, ma devono essere tutti collettati all’interno di un depuratore consortile. La ricetta è semplice, ma non viene mai applicata! Chissà perché …

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Con 5 anni di ritardo il via alla vasca di laminazione di Inzago

Si è parlato della vasca di laminazione sui torrenti delle Trobbie, oggi, in Consiglio regionale, un nodo idraulico particolarmente difficile su cui convergono diversi corsi d’acqua.

In località Villa Fornaci, tra i Comuni di Gessate e Bellinzago Lombardo, si sono infatti avute tre distruttive esondazioni e altre minori, dal 2002 ai giorni nostri, tutte fonte di problemi e disagi per la popolazione. L’ultimo devastante evento del 15 novembre scorso ci ha indotto a presentare una interrogazione all’Assessore competente.

Esiste, infatti, un Accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente e Regione Lombardia che ha previsto la realizzazione di una delle tre vasche di laminazione sui Torrenti delle Trobbie, quella di Inzago, già nel 2010, ma solo nel giugno 2014 si è conclusa la Conferenza dei servizi e tuttora i lavori di realizzazione dell’opera non hanno ancora avuto inizio, nonostante il finanziamento di 2,8 milioni di euro sia lì fermo da allora. Ritardi che comportano una pesante percezione di insicurezza da parte dei cittadini in occasione di ogni evento meteorologico”.

L’assessore al Territorio Beccalossi ha risposto riconoscendo che quello che colpisce la Martesana è uno di maggiori problemi idrogeologici della regione.

Ma ha anche fatto sapere che il Consorzio di bonifica est Ticino Villoresi, a cui è stata affidata l’esecuzione dell’opera, ha previsto la consegna dei lavori entro il 31 marzo 2015 per una durata di 12 mesi, quindi la conclusione sarà entro la primavera del 2016.

Intanto sono passati 5 anni inutilmente. Questa vicenda dimostra una volta di più la necessità di un maggiore attivismo da parte della Regione su interventi così importanti, soprattutto quando anche gli enti locali sono d’accordo su una determinata soluzione.

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Dissesto idrogeologico e consumo di suolo

Ieri è esondato il Lago Maggiore e il fiume Olona nei pressi di Milano.

Oggi è la volta del Seveso, mentre cresce l’allarme per il Lambro e la Brianza si prepara ad un’altra notte di paura.

C’è ancora chi si chiede il perché di questi fenomeni che avvengono con una frequenza ormai ravvicinata. Bastano semplici temporali o una pioggia intensa a provocare, nel migliore dei casi, allagamenti e disagi alla popolazione.

In queste circostanze non è sufficiente parlare di mutamenti climatici.

C’è una strettissima correlazione tra dissesto idrogeologico e consumo di suolo: la progressiva impermeabilizzazione dei suoli, connessa alle forme di urbanizzazione diffusa, è la causa principe del dissesto idrogeologico.

Sono 929 su 1500 i Comuni a rischio idrogeologico in Lombardia, un dato che mette in luce la fragilità del nostro territorio.

Basterebbero queste considerazioni ad innescare un radicale cambio di marcia, rispetto ai tempi della cementificazione esagerata.

Il Consiglio regionale, che in questi giorni sta discutendo una legge sul consumo di suolo, dovrebbe dare un segnale forte e chiaro in questa direzione.

In realtà il provvedimento legislativo, frutto di laboriosi accordi tra le forze politiche della maggioranza di centrodestra, declina al ribasso ogni aspettativa e non frena in alcun modo l’uso di suolo lombardo, anzi ne sollecita un consumo immediato di 600 milioni di metri quadrati.

E così, esondazione dopo esondazione, si amplifica il rischio idrogeologico per gli anni futuri.

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Fiume Seveso: caro Maroni assumiti le tue responsabilità

In tempi di calamità ed esondazioni, anche i cittadini lombardi guardano con preoccupazione i loro fiumi che, ripetutamente negli scorsi mesi, hanno abbandonato l’alveo allagando abitazioni e fabbriche e
provocando ingenti danni.

In Lombardia c’è innanzitutto una emergenza “fiume Seveso” da affrontare. Si tratta di un intervento complesso, atteso da decenni, che chiama in causa numerosi protagonisti, cittadini, associazioni, amministratori locali e del capoluogo, la città metropolitana, le province, la regione, con interessi diversificati e molto spesso tra loro confliggenti.

Non è una questione di risorse, perché le opere previste possono già contare su un discreto tesoretto ( 10 milioni di euro dalla Regione, 20 milioni dal Comune di Milano, più di 50 milioni dallo Stato ), occorre
solo prendere decisioni concrete circa gli interventi da eseguire e condividere le scelte con tutti i portatori di interesse.

Gli obiettivi da raggiungere riguardano l’azzeramento del rischio idraulico lungo l’intero asse del fiume e il miglioramento della qualità delle acque.

Il Presidente Maroni, nominato per l’emergenza Seveso Commissario  straordinario del Governo, non può più permettersi di “fare il pesce in barile”, come ha fatto finora per non dispiacere ad alcune frange del suo partito.

Con estrema urgenza deve assumersi la responsabilità delle scelte da attuare e la responsabilità di guidare tutte le fasi di messa in sicurezza del fiume e degli interventi relativi al miglioramento della qualità delle acque.

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Città Metropolitana? Per la Regione non esiste

Finalmente è arrivata in VI Commissione Ambiente la proposta di revisione della legge 26/2003 relativa al Servizio Idrico Integrato. Il ritardo è imperdonabile.
Si tratta, infatti, di adeguare le norme che indirizzano la gestione dell’acqua con le “novità” introdotte ben tre ( 3!!! ) anni fa dal referendum sull’acqua pubblica e due anni fa dalla sentenza
della Corte costituzionale.
Abbiamo presentato le nostre osservazioni e gli emendamenti per rafforzare le ragioni di una efficace e corretta gestione che veda protagonisti i Comuni. Molti dei nostri emendamenti sono stati accolti, in particolare, uno che ci sta a cuore e che riguarda la possibilità di finanziare i progetti di cooperazione per i Paesi in via di sviluppo. Rimane tuttora aperta una questione fondamentale: il Decreto Sblocca Italia stabilisce che ci sia un unico ATO per la neonata Area Metropolitana, ma l’Assessore tentenna, mantenendo per adesso un ATO per Milano e uno per la sua provincia, in attesa di future determinazioni. Quali? Non si sa. Soprattutto se si considera che la gestione dell’acqua non può che essere affidata ad un ente di secondo livello e, in questo caso, alla città metropolitana. Se la Regione non cambia idea, ci impugneranno sicuramente la legge che non è conforme alle norme nazionali.

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Le vie d’acqua di Expo: una vicenda travagliata

Il progetto delle vie d’acqua era parte integrante del dossier di candidatura di Expo 2015 e, probabilmente, è stato uno dei motivi che hanno fatto prevalere Milano sulle altre città. In se’ era una buona idea.

Attraverso la realizzazione di un canale che si dipartiva dal Canale Villoresi, si alimentava il bacino di Expo e si faceva infine defluire l’acqua nel Naviglio Grande e nella Darsena.

Si prevedeva così di ricucire il legame storico di Milano con l’acqua, di rilanciare il ruolo strategico dell’agricoltura milanese e di potenziare e valorizzare il sistema parchi: Parco di Trenno, Boscoincitta’, Parco delle Cave …

Com’è andata a finire, ormai è risaputo. Difficoltà, incertezze, contestazioni di una parte dell’ambientalismo e di alcuni comitati cittadini. Tant’è che il progetto è stato largamente modificato ( si prevede l’interramento di buona parte del canale ) e quasi sicuramente non sarà completato in tempo per l’esposizione. Si troverà una soluzione provvisoria per il deflusso dell’acqua dal bacino di Expo.

Tardiva è sembrata anche la mozione presentata in Consiglio regionale dal Movimento 5 stelle che chiedeva la completa cancellazione delle vie d’acqua e, quindi, non meritevole di essere presa in considerazione.

In questa travagliata vicenda si è persa un’occasione, quella di mantenere in essere la soluzione originaria del canale a cielo aperto, perché l’acqua è un elemento arricchente dell’ambiente e del paesaggio. Naturalmente, a patto che sia perseguita la sua qualità e
curata la manutenzione dei canali.

C’è infine una lezione da imparare una volta per tutte: che non si possono più realizzare opere pubbliche senza il coinvolgimento e la condivisione dei portatori di interesse, sia nella fase dell’ideazione che in quella della progettazione. È ormai troppo alto il rischio dello spreco di tempo, di energie e di risorse.

 

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Se questo è un Vicegovernatore …

Il ben noto caso dell’insediamento di un allevamento di 320mila galline ovaiole in un Parco di interesse sovraccomunale a Busto Garolfo ha trovato conclusione, dopo 500 giorni, con l’ok della Regione all’impianto.

E ciò, nonostante la sollevazione popolare, l’opposizione al progetto a tutti i livelli di enti locali, Provincia, ente Parco, WWF, Legambiente ed associazioni varie. Nonostante il pronunciamento del Consiglio regionale che ha approvato un’ultima mozione contraria all’insediamento a gennaio scorso, dopo altri atti in questo senso negli anni passati.

A margine dell’annosa vicenda, è spuntata una curiosa registrazione che riprende il Vicegovernatore di Regione Lombardia, Mario Mantovani in una delle sue performance elettorali.

E’ lì che certamente dà il meglio di sè: un mese fa, l’Assessore è stato il destinatario di una mozione di sfiducia, proprio per un video di carattere elettorale in cui proponeva ai giovani di trovare lavoro, grazie alle sue raccomandazioni.

In questa occasione fa ancora di più. Dimostra di essere in grado di convincere un imprenditore a non realizzare un progetto milionario solo e se vincerà la lista da lui sostenuta.

https://www.youtube.com/watch?v=zuRNtAZ_qEY

L’episodio ci sembra gravissimo. Al di là del tentativo di condizionare il voto dei cittadini alle elezioni comunali, il fatto getta più di un’ombra sulla correttezza dell’iter regionale.

In ogni caso, un uomo delle istituzioni non dovrebbe prestarsi a simili esibizioni.
Se questo è il Vicegovernatore della Regione più importante d’Italia …

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Distribuzione del gas: i Comuni possono cedere la proprietà delle infrastrutture

Nell’immenso calderone della legge regionale di semplificazione è finito anche un provvedimento in tema di dotazioni strutturali destinate alla distribuzione del gas, di ragguardevole portata per i Comuni.

Si tratta della possibilità per gli enti proprietari delle infrastrutture di cedere la relativa proprietà secondo la disciplina statale vigente in materia di regime giuridico della proprietà pubblica.

L’argomento è di assoluta attualità, perché sono moltissimi i Comuni impegnati nel passaggio dell’espletamento delle gare.

Tutto prende avvio con il decreto legislativo 164/2000, il cosiddetto decreto Letta, che aveva come obiettivo la liberalizzazione e l’efficientamento della gestione delle reti del gas. Un percorso che non si è ancora concluso con la gran parte degli attuali gestori che continuano a gestire le reti in forza di una concessione assegnata in via diretta e, quindi, senza gara.

Con il decreto del 2011 è stata disposta la costituzione degli ATEM (ambiti minimi territoriali) che avranno il compito, soprattutto, di svolgere le gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas.

E’ un’operazione estremamente complessa che vedrà impegnati 17 ATEM ad indire le gare entro il 2014 e 11 ATEM entro il 2015.

In una fase congiunturale come quella attuale, in cui i Comuni sono sempre più impossibilitati a fare nuovi investimenti, per la necessità di rispettare i vincoli derivanti dal patto di stabilità, la possibilità di alienare parti del proprio patrimonio costituisce una risorsa fondamentale che regala ossigeno a bilanci ormai asfittici.

Questo provvedimento ha ricevuto il nostro contributo alla sua elaborazione in fase preparatoria, ma, come tutti gli altri articoli della legge semplificazione ha avuto il voto contrario del PD.

Il modo di operare della maggioranza, che decide di modificare con un solo provvedimento ben 26 leggi e che ha generato oltre 400 emendamenti, non risponde ai criteri dell’organicità e della chiarezza, vanifica l’obiettivo stesso della semplificazione e porta a confusione normativa.

Ancora di più per materie come quella dei servizi pubblici locali che, per la loro complessità, necessiterebbero di testi unici dedicati.

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