Archivi del mese: luglio 2017

Sport e discriminazione

È stato un voto convintamente contrario il nostro in VII Commissione Sport, al parere sui ‘Criteri e le modalità per l’assegnazione della Dote sport 2017’. E non certo per la misura in sé. La decisione di porre un criterio discriminante verso i bambini e i ragazzi stranieri ci ha visto nettamente in disaccordo con la maggioranza di centrodestra.

A causa del fatto che le risorse messe a disposizione sono veramente risicate e che già negli anni scorsi è stata palese l’impossibilità di accontentare tutti, invece di accogliere la nostra richiesta di aumentare la disponibilità da 2 a 5 milioni di euro, il centrodestra ha proposto in un primo momento di mettere come limite la cittadinanza italiana.

Semplicemente inaccettabile. Abbiamo espresso perplessità persino sul limite dei 5 anni di residenza, figuriamoci su una discriminazione del genere.

Dopo una breve sospensione, la maggioranza di Maroni ha riformulato la proposta, inserendo di fatto anche tutti i cittadini stranieri in regola, ma mantenendo un 50% di quote della dote testualmente destinato ‘a famiglie che abbiano la cittadinanza italiana o di uno Stato dell’Unione europea’.

Si è trattato chiaramente di una ennesima scelta elettorale, sottolineata anche dai commenti di alcuni consiglieri leghisti:”Peggio per voi che voterete contro. Starete all’opposizione per altri cento anni!”.

E per un mero calcolo politico hanno svilito il significato stesso di sport che è semmai il modo migliore per procedere sulla strada dell’integrazione, non certo, come vorrebbero Maroni e il centrodestra, una vergognosa discriminazione. Tranne quando si tratta di andare a cercare i campioni per le grandi squadre italiane: allora in quel caso non conta né il passaporto, né la cittadinanza. Anzi, è proprio tra i ragazzi
che ora vorrebbero escludere che vanno a cercare i fuoriclasse.

 sport

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Il fallimento annunciato di Pedemontana

È di settimana scorsa la notizia dell’iniziativa della Procura di Milano di dichiarazione di fallimento della società che gestisce Pedemontana. La società verserebbe infatti in stato di grave insolvenza.

Non è cosa da poco, perché la decisione della Procura rischia di mettere una pietra tombale sul completamento dell’opera.

Del progetto originario, approvato dal CIPE per un importo di 4 miliardi e 115 milioni, con un contributo dello Stato di 1 miliardo e 200 milioni, ad oggi sono state realizzate solo due tratte A e B1 fino a Lentate sul Seveso per 22,5 km: ne mancano ancora 34,5 km.

I lavori sono stati finora eseguiti grazie all’utilizzo del solo contributo pubblico e per la conclusione di Pedemontana è necessario ancora reperire oltre 3 miliardi dai privati, cosa evidentemente non semplice, se in tanti mesi il cantiere è rimasto fermo.

In tutto questo spicca in modo particolare l’inerzia della Regione che avrebbe dovuto garantire la continuità della società, evitare che i costi ricadano sulle finanze pubbliche ed assicurare l’attuazione del progetto. Invece, l’assenza di iniziativa di Maroni ha probabilmente portato al fallimento della più importante opera pubblica che ha sempre
dichiarato di voler fortemente realizzare, bruciando, tra l’altro, 1,2 miliardi di contributi pubblici.

Noi, invece, che non siamo mai stati particolarmente favorevoli all’attuazione di questa infrastruttura, ora guardiamo con sgomento gli immensi sprechi economici e i disastri ambientali prodotti per realizzare questo moncone autostradale senza senso.

Serve subito una exit strategy!

Intanto, complimenti al governatore: il probabile fallimento di Pedemontana è un bel biglietto da visita per colui che vorrebbe maggiori competenze da Roma e non sa fare neppure le cose che già gli competono!

FINE AUTOSTRADA EXTRAURBANA_01

 

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