Archivi del mese: maggio 2017

Abroghiamo le leggi inutili

C’è in Regione Lombardia un organismo che controlla se e come le leggi regionali sono state applicate, se l’attuazione ne ha modificato il disegno originario e valuta gli effetti prodotti dalle politiche regionali, verificando se gli interventi promossi hanno risolto o
migliorato i problemi dei cittadini che intendevano risolvere.

Si tratta del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione ed è un organismo no partisan composto da quattro consiglieri di maggioranza e quattro di minoranza.

Al centro delle attività di controllo stanno, da un lato i problemi dei cittadini che chiedono adeguata soluzione e dall’altro le informazioni raccolte con rigore metodologico e imparziali perché svincolate dalla dialettica contingente tra le diverse forze politiche.

È un lavoro intenso e continuo di analisi dei vari provvedimenti legislativi. Un lavoro che è stato presentato recentemente nell’ultima relazione della legislatura del Comitato e che dovrebbe essere utile al Consiglio per comprendere se gli interventi attuati vanno nella direzione attesa oppure se occorrono correttivi, fino a cancellare le leggi che hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza.

La cancellazione delle leggi inutili è un evento rarissimo, eppure di leggi inutili, che hanno esaurito il loro scopo o che lo hanno fallito ce ne sono tantissime, anche in Regione Lombardia. Bisognerebbe fare le pulizie di primavera: occorre solo un po’ di coraggio!

Cattura

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La finta abolizione del cda di ARPA

Non poteva che andare così: alla maggioranza di centrodestra che governa Regione Lombardia è mancato il coraggio di abolire completamente il consiglio di amministrazione di Arpa e si è tenuta almeno la costosa e “politica” figura del presidente.

Nell’ambito della discussione della legge di semplificazione, il Gruppo regionale del Pd aveva presentato un emendamento per la totale abolizione del consiglio di amministrazione di Arpa che è un organo che non risulta essere presente in nessuna delle altre agenzie regionali per l’ambiente italiane, è privo di una reale utilità e genera notevoli costi. Per questo noi chiedevamo che tutte le funzioni, finora delegate a questo organo, venissero riassegnate al direttore generale.

Non c’è stato nulla da fare, la maggioranza ha voluto mantenere il presidente, che svolge solo funzioni residuali nell’organizzazione dell’agenzia ed è la figura sicuramente più costosa: basti pensare che il suo emolumento si aggira sui 70mila euro l’anno, ai quali vanno aggiunti l’auto a disposizione e una struttura di 7 addetti, tra cui un portavoce e l’autista. Non solo: poiché questa nuova definizione andrà in vigore solo alla scadenza dell’attuale cda, cioè a fine giugno 2018, per ora continueremo a mantenere i 4 membri in carica, più il presidente, che, con il collegio dei revisori, costano circa 150mila euro l’anno, cui va aggiunto il costo della struttura dedicata.

Insistiamo su questo punto perché abbiamo a cuore la situazione di Arpa che rischia di non riuscire a ottemperare ai suoi compiti istituzionali poiché ha poco personale a causa delle scarse risorse. L’agenzia, invece, deve poter rispondere alla sua funzione di tutela dell’ambiente e verifica dei reati ambientali e non può rappresentare solo un ulteriore poltronificio a disposizione della politica regionale.

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