Archivi del mese: novembre 2016

Il difficile cammino della parità di genere in Regione Lombardia

Alla fine la legge sulla parità di genere negli organi di governo di enti e di società regionali è stata approvata dal Consiglio. Con ben cinque anni di ritardo sulla legge nazionale che aveva introdotto norme simili e con un iter talmente accidentato, da mettere in apprensione fino all’ultimo istante le sostenitrici del progetto, a partire dalla prima firmataria della legge, la vicepresidente Sara Valmaggi.

Le motivazioni di tanta fatica sono ben ravvisabili nel clima difficile in cui maturano simili provvedimenti in Regione Lombardia. Queste difficoltà si sono palesate anche nella discussione in aula martedì scorso attraverso interventi imbarazzanti che denotano una visione retrograda della condizione femminile, da parte di un consigliere di maggioranza.

L’obiettivo della legge consiste nel rimuovere gli ostacoli che finora hanno limitato l’accesso delle donne a ruoli di comando favorendo un processo di rinnovamento culturale. Su questo tema nel nostro paese siamo in ritardo per retaggio culturale, per questioni di carattere sociale, per l’eredità di un passato di lenta emancipazione femminile. Serviva dunque una forzatura per fare evolvere un sistema arretrato.

Non si tratta di quote rosa o della rivendicazione di spicchi a quote di potere, ma di avviare davvero un processo di pari opportunità, perché organismi composti in modo equilibrato saranno in grado di conseguire risultati migliori in quanto frutto di decisioni assunte sulla base di un confronto tra sensibilità, esperienza, punti di vista differenti.

C’è ancora molto da fare. La fotografia dell’aula del Consiglio regionale, così come ce l’hanno consegnata le ultime elezioni è emblematica: su 80 consiglieri solo 19 sono donne e tutto questo nella evoluta Lombardia.

Come si fa a parlare di equa rappresentanza di genere, di democrazia paritaria?

Occorre introdurre quanto prima il meccanismo della doppia preferenza di genere sulle schede elettorali per correggere questa patologia del sistema. Ma già prevediamo che anche questo progetto di legge vedrà un percorso tutto in salita!

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Senza visione la riorganizzazione delle aree protette

Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la riorganizzazione del sistema lombardo di gestione dei  parchi e delle aree protette con una legge che non è ne’ di grande respiro, ne’ ambiziosa. Il testo, infatti, non affronta una revisione organica della normativa precedente, ma si pone quale unico obiettivo la razionalizzazione degli enti gestori. L’iter del progetto è stato travagliato e difficoltoso a causa di incertezze, contrarietà, della mancanza di un disegno di fondo, di una visione.

E se la giunta ha aderito a una nostra precisa richiesta iniziale, ovvero che fosse la Regione a dettare gli indirizzi per le aggregazioni tra parchi e le integrazioni di riserve e monumenti naturali nei parchi – senza scaricare, come avrebbe voluto, le decisioni sui parchi stessi – si fa fatica a capire le motivazioni di certe individuazioni.

Delle 9 macro aree previste, che suddividono il territorio regionale e costituiscono il riferimento per la progressiva aggregazione tra i parchi, poche presentano caratteristiche di omogeneità. Diventerà difficile in futuro valorizzare le peculiarità delle aree protette e favorire il passaggio da una funzione di esclusiva salvaguardia ad una funzione di “tutela e fruizione” in sinergia con lo sviluppo sostenibile dei territori.

Senza contare che i fondi messi a disposizione dei parchi per incentivare le aggregazioni, cioè 420 mila euro, non bastano nemmeno per iniziare.

Insomma, ci pare un’occasione persa: l’ennesima della giunta Maroni.

Cattura

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