Archivi del mese: ottobre 2015

La maggioranza sorda alle richieste del territorio di Brianza

Il centrodestra ha detto no alle richieste del Pd di rivedere l’assetto degli ospedali brianzoli uscito dalla riforma della sanità a inizio agosto. Con un emendamento “canguro” firmato dai due relatori della riforma della sanità lombarda, il leghista Fabio Rizzi e Angelo Capelli di Ncd, votato dalla maggioranza in modo unanime, gli emendamenti del Pd sono automaticamente decaduti. Nulla da fare, quindi, per le proposte di riassetto delle ASST che ricalcavano le tre opzioni avanzate dalla Conferenza dei sindaci dell’attuale Asl di Monza e Brianza: in primis il mantenimento dell’Azienda ospedaliera del San Gerardo di Monza, con il resto del territorio brianzolo riunito in un’unica ASST; poi, la ridefinizione dell’ASST di Monza, che doveva comprendere Monza e i comuni limitrofi, mentre il resto del territorio avrebbe fatto capo all’ASST di Desio e Vimercate; infine, la creazione di un’unica ASST di tutto il territorio dell’attuale provincia.

Maroni e la sua maggioranza si sono dimostrati sordi di fronte alle richieste dei sindaci mantenendo una suddivisione territoriale che riteniamo dannosa per il territorio della Brianza. Le tre proposte di assetto differenti, più confacenti alle esigenze del territorio, sono state cassate senza nemmeno essere messe in discussione. Ora, oltre a complicare per i cittadini la facilità di accesso alle strutture sanitarie, a causare inutili spostamenti e interruzioni di presa in carico, gli accorpamenti previsti da Maroni richiederanno una pesante ristrutturazione dei servizi che avrà anche un notevole impatto economico.

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Trasparenza per la nomina dei manager della sanità

Tra i risvolti dell’inchiesta giudiziaria che questa settimana ha messo sottosopra la Regione, c’è un aspetto che rischia di passare inosservato, ma che è di fondamentale importanza per la qualità attuale e futura del settore sanitario.

Dalle intercettazioni legate all’inchiesta, infatti, emerge uno spaccato inquietante che riguarda la figura dei direttori generali della sanità regionale.

Nelle quasi duecento pagine dell’ordinanza, che ha portato all’arresto dell’ex assessore alla sanità Mantovani, si tratteggia un’immagine dei manager sanitari lombardi

caratterizzata da una scarsa indipendenza o, addirittura, da evidente sudditanza nei confronti di coloro che li hanno nominati – come riconosceva l’allora assessore leghista Bresciani – in virtù del loro colore politico. E, d’altra parte, oggi l’esito di questa modalità di designazione, che privilegia l’affinità politica al merito, appare chiaro quanto sconvolgente: i due terzi dei 45 manager ai vertici della sanità lombarda sono coinvolti in inchieste giudiziarie.

Bene ha fatto dunque il PD a chiedere e ad ottenere di inserire nella legge di riforma, recentemente approvata, la regola per cui i manager sanitari non potranno più essere nominati direttamente dalla giunta a propria discrezione, ma dovranno essere individuati all’interno di una short list (ampia da due a tre volte il numero delle figure da nominare) e selezionati da una commissione indipendente secondo criteri di merito.

La bontà della politica passa da qui: da regole chiare e certe, dalla trasparenza e dalla legalità.

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Pedemontana: quando i nodi vengono al pettine …

Inutile ormai fingere e dispensare ottimismo a piene mani. Dichiarare con la consueta baldanza: “Pedemontana la faremo e la faremo tutta”, è diventato un esercizio quasi patetico per Maroni e la sua maggioranza.

Nuvole sempre più nere si addensano su questa opera stradale contestatissima.

Venerdì scorso è scaduta la gara per il finanziamento dei lotti B2 e C, da Lentate sul Seveso a Vimercate, senza che alcun istituto di credito abbia fatto un’offerta.

L’esperienza negativa di Brebemi e della sua sostanziale inutilità ha spaventato tutti gli investitori, i quali non sono più certi che il capitale investito per questo tipo di opere rientri in tempi adeguati attraverso i ricavi del pedaggio.

Pedaggi che, oltretutto i cittadini non vogliono pagare neppure per le tratte già in esercizio, in particolare per le tangenziali di Varese e di Como.

Che fare? Di sicuro non dovranno essere spesi altri soldi pubblici per finanziare un’opera dalla dubbia utilità!

Arrivano oggi al pettine i nodi di un progetto datato, non più in linea con i tempi, le necessità territoriali ed il sentire della gente, avviato per magnificare la grandeur della Regione, portato avanti a spizzichi e bocconi e caratterizzato da uno scarso confronto con le realtà locali.

Se persino le banche non credono più in questo progetto faraonico, troppo costoso e decisamente sovradimensionato, occorre rapidamente “cambiare strada”.

Servono idee chiare ed un’alternativa certa e condivisa con la generalità degli interlocutori interessati. Tutto ciò, prima di aprire al traffico il tratto B1 sulla Milano Meda e, quindi, in Brianza.

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