Archivi del mese: marzo 2015

Depurazione: la Lombardia rischia multe pesantissime

Anche la Lombardia rischia di dover rispondere davanti alla Corte di giustizia europea per la mancanza di sistemi per un adeguato trattamento delle acque reflue. La Commissione europea ha inviato in questi giorni a Roma un parere motivato – ultimo passo della procedura d’infrazione prima del deferimento alla Corte – in cui chiede all’Italia, e ai suoi enti locali, di adottare al più presto adeguate misure per porre rimedio a questa situazione. Altrimenti a pronunciarsi sulla vicenda sarà la Corte.

In Lombardia abbiamo 114 agglomerati, composti da uno o più Comuni, in infrazione che hanno già subito la prima segnalazione da parte dell’Europa. Inoltre, ci sono 14 agglomerati che hanno, invece, già subito la prima condanna della Corte europea e alla seconda si paga: si parla anche di 10 milioni di euro per infrazione, non spiccioli!

In Regione ci sono 800 depuratori, la gran parte non adeguata e obsoleta.

La soluzione proposta dal Pd è chiara: occorre un piano di intervento che si può attuare solo attraverso i piani d’ambito e quindi una corretta gestione del servizio idrico integrato. Il problema nasce con la normativa europea del 1991, recepita dall’Italia nel 1999, cioè ben 8 anni dopo, e dalla Lombardia solo con la legge 26 del 2003, quindi con un ritardo di ulteriori 4 anni. La norma Ue di 24 anni fa diceva che bisognava evitare almeno il 75% dei carichi inquinanti, rappresentati da fosforo e azoto, per impedire che entrassero nei corsi d’acqua.

Invece, sia l’Italia che la Lombardia sono in pesante ritardo e ora la questione si può risolvere solo con un servizio idrico integrato veramente efficiente che si può ottenere con l’approvazione dei piani d’ambito e il loro finanziamento.

La Regione deve fare la sua parte anche su questa materia così importante:

ricordiamoci che i soldi per le multe da infrazione sono talmente tanti che basterebbero per realizzare tutte le infrastrutture. E il rischio è che a pagare alla fine sia sempre il cittadino.

I passi sono, dunque, due e da compiere subito: sollecitare tutti gli Ato lombardi a chiudere il percorso, finora estremamente lento, per l’organizzazione del servizio idrico integrato e, contemporaneamente, trovare la maniera in cui Regione Lombardia possa fare da garante con la Banca centrale europea per ottenere i finanziamenti necessari ad adeguare i depuratori, perché da soli gli ambiti non ci riusciranno.

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World water day sui territori lombardi

Tra le montagne bergamasche di S. Giovanni Bianco, nell’elegante sala rinascimentale del Broletto di Pavia e in quel di Monza, i consiglieri PD della Commissione Ambiente hanno parlato di “Acqua e sviluppo sostenibile” per celebrarne degnamente la Giornata mondiale (22 marzo). Proponendo ai territori tre appuntamenti in altrettante serate, hanno voluto approfondire e sviluppare il tema sotto diversi aspetti, toccando argomenti quali l’energia, il servizio idrico integrato, il consumo di suolo ed il dissesto idrogeologico.

La qualità delle acque lombarde e la gestione corretta della risorsa hanno costituito tuttavia i motivi portanti degli incontri. Il patrimonio idrico della nostra regione si compone, infatti, di una fitta rete di canali, fiumi, laghi che lo rendono il più vasto d’Italia e, pertanto, beneficiamo d’acqua superficiale e sotterranea capace di garantire la maggior parte dell’approvvigionamento necessario, senza particolari problemi e con tariffe relativamente basse.

Il nostro territorio, però, è anche caratterizzato da una forte antropizzazione che rende sempre più complessa e non sempre ottimale la gestione dell’acqua che, in alcuni casi, non risulta di buona qualità.

Questo stato delle acque lombarde richiede un impegno ed un intervento straordinario a tutti i livelli non più rinviabile e molto può essere fatto promuovendo una nuova cultura per la tutela della risorsa.

È stato significativo incontrare in queste tre serate amministratori e cittadini che hanno manifestato un interesse vero, anche inaspettato a volte, per gli argomenti trattati. Numerosi gli interventi e le proposte.

Abbiamo raccolto dati e contributi utili per il nostro lavoro in Regione e per l’elaborazione di un futuro testo di legge quadro sulle acque. Uno strumento di riordino e di programmazione per una risorsa così determinante che la Lombardia non ha mai avuto, ma che ora si rende sempre più indispensabile.

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Generazione Web: quali i risultati?

Il progetto Generazione Web Lombardia ha l’innegabile merito di aver messo a disposizione ingenti risorse economiche per sostenere le scuole lombarde nella transizione verso la scuola digitale, cercando di colmare il ritardo del Paese nei confronti del resto dell’Europa. Ammontano a circa 41 milioni di euro i fondi finora erogati dalla Regione per 943 progetti che hanno finanziato l’acquisto di dispositivi individuali, d’aula, e sono serviti per il potenziamento di rete o il supporto alla formazione dei docenti.

Attività lodevole, perché il rinnovamento della scuola e la sua sintonizzazione con il mondo contemporaneo sta diventando sempre più urgente e la digitalizzazione, che richiede anche un ripensamento radicale dei contenuti di insegnamento, va in questa direzione.

Ma, sottoposta all’esame del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione, l’organismo che valuta l’attuazione delle leggi, questa misura politica ha mostrato alcuni difetti che necessariamente dovranno essere corretti.

Innanzitutto, non dovranno più essere distratti i fondi dell’edilizia scolastica per finanziare Generazione Web, come è stato fatto nel 2013.

Bisognerà, poi, migliorare le modalità di comunicazione dei bandi, favorire le scuole periferiche e dare priorità alle scuole che non hanno percepito contributi nelle gestioni precedenti, oltre ad operare per una efficace connessione degli edifici scolastici ed insistere sulla formazione del personale.

Ma, soprattutto, dovrà essere introdotto un monitoraggio sui risultati conseguiti con gli interventi realizzati per valutare quale siano stati i benefici che la misura ha apportato alla didattica.

Che uso fanno le scuole di questi dispositivi? A che serve finanziarne l’acquisto, se poi non vengono usati o usati male? Anche se la competenza non è esclusivamente sua, la Regione non può ignorare la questione, proprio perché l’investimento economico è considerevole.

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Operazione amianto: fermiamo il killer silenzioso

Una recente missione valutativa del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione, l’organismo che verifica l’attuazione delle leggi regionali, è stata dedicata a “L’informazione ai cittadini e la riduzione dell’amianto in Lombardia”.
La legge regionale 29 settembre 2003, n. 17 “Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto”, si poneva, tra gli obiettivi principali, quello di promuovere iniziative di educazione ed informazione finalizzate a ridurre la presenza di amianto.
Tali iniziative, secondo il legislatore, avrebbero dovuto perseguire un obiettivo duplice: da una parte sensibilizzare la cittadinanza sui problemi causati dall’amianto, attraverso iniziative promosse a livello comunale, dall’altra promuovere la partecipazione dei cittadini alle attività di censimento sulla diffusione dell’amianto sul territorio regionale, attraverso iniziative di informazione ambientale, articolate a livello provinciale.
Anche il conseguente Piano Regionale Amianto Lombardia (PRAL), entrato in vigore nel gennaio 2006, si poneva una serie di obiettivi tra cui il completamento del censimento dei siti con presenza di amianto e la completa rimozione dell’amianto dal territorio lombardo entro il gennaio 2016.
Ma le strutture censite in Lombardia fino al luglio 2014 sono state solo 160.444, di cui 138.207 private e 22.237 pubbliche.
Si stima che i dati finora censiti corrispondano ad un 10-15% dell’amianto effettivamente presente in Lombardia. L’obiettivo del PRAL (completa rimozione dell’amianto nel territorio lombardo entro il 2016) è ben lontano dall’essere raggiunto! Ritengo, perciò, che dalla puntuale analisi di questa missione valutativa debba prendere avvio una diversa attività di informazione e di coinvolgimento degli abitanti sui temi dell’amianto e una politica di incentivazione alla rimozione e alla bonifica dei siti contaminati: l’unica che può veramente convincere all’autodenuncia.
Diventa altresì strategico predisporre i siti per lo smaltimento nella nostra regione. Attualmente non ne esistono in Lombardia e tutto l’amianto rimosso viene portato in Germania con costi rilevanti.
Il tutto con urgenza, perché con il passare del tempo l’amianto diventa sempre più friabile e quindi pericoloso per la salute.

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