Archivi del mese: dicembre 2014

La Regione deve trovare i fondi per il Liceo Valentini

In questo istituto scolastico di Monza è nato il design, hanno preso il via i primi laboratori di arte applicata e si sono formati artisti rinomati in Italia e all’estero.

Oggi la scuola è riconosciuta come Liceo Artistico e ospita 900 alunni di 4 Province diverse e di 42 Comuni. La sua valenza, quindi, non è solo territoriale e rappresenta una realtà molto solida e ben organizzata, non solo per la formazione liceale, ma anche professionale.

In previsione c’è anche l’apertura di corsi post diploma che darebbero la possibilità all’istituto di diventare, a pieno titolo, punto di riferimento per tutte le arti.

Spiace constatare che la storia prestigiosa e le splendide aspettative siano fiaccate da anni da seri problemi logistici e di sicurezza di parte dell’edificio che ospita la scuola, un immobile storico, tutelato dalla soprintendenza, dichiarato inagibile dal 2011 e che, ad oggi, presenta il pericolo di crollo.

Questa situazione è dovuta anche all’inattività di Regione Lombardia che è proprietaria al 50 % di tutti gli edifici in cui la scuola risiede (l’altro 50% è di proprietà del Comune di Monza).

Per caldeggiare la soluzione dell’annoso problema del liceo artistico ‘Nanni Valentini’ della Villa Reale di Monza, si tenuta in VII Commissione Istruzione l’audizione con una delegazione, composta dal dirigente, dal presidente del Comitato genitori, dai  rappresentanti degli alunni e degli insegnanti. L’incontro è stato preceduto, in mattinata, da una visita all’assessore regionale all’Istruzione Aprea.

L’assessore ha manifestato tutto il suo interesse per la situazione di questo istituto, ma ha anche evidenziato che mancano le risorse.

Noi ribadiamo che essendo questo un edificio di proprietà regionale, si deve assolutamente pensare a un modo per recuperarne le strutture. Le parole, seppur gradite, non servono più: ora, concretamente, va pensata una soluzione per arrivare al recupero degli spazi per gli studenti.

Questi fondi, in un modo o nell’altro, devono essere trovati: la Commissione ha perciò deciso di presentare un apposito ordine del giorno nell’ambito del bilancio.

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Tutti gli uomini del presidente

La figura del sottosegretario regionale non è prevista dalla Costituzione.

Regione Lombardia la contempla, tuttavia, nel suo statuto: “Il Presidente può nominare fino a quattro sottosegretari per farsi coadiuvare nello svolgimento delle sue funzioni”.

Maroni era partito con due soli incarichi, anche perché il Consiglio Regionale si era espresso a maggioranza chiedendogli di non avvalersi di queste figure che mancano di uno specifico profilo amministrativo e posseggono, invece, la specifica funzione di aumentare notevolmente i costi della Regione.

Poi, si sa, l’appetito vien mangiando e, in men che non si dica, i sottosegretari sono diventati quattro.

Quale contributo forniscano al miglioramento della qualità amministrativa regionale, non è dato conoscere. Sappiamo solo che, tra le materie di competenza, uno si occupa “dell’attuazione del programma”, il secondo è sottosegretario “alla programmazione”, un terzo è addetto alla “programmazione negoziata”.

E a forza di programmare, temiamo che alla fine non si concluderà nulla di concreto.

Anche in occasione dell’ultimo rimpasto, Maroni ha confermato la quadriglia. Ne ha promosso uno ad assessore, ne ha scaricato un altro, ma ha subito reintegrato il gruppo con due impazienti novità, desiderose di fare carriera.

Per parte nostra, abbiamo chiesto da tempo di cancellare questa figura inutile e costosa, presentando un progetto di legge che ne prevede l’abolizione.

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Formazione professionale: fondi dedicati e risorse certe perché la scuola è una priorità

Non ci sono scuse: la scuola è una priorità, quindi la formazione professionale deve passare da una fase sperimentale a una istituzionale, con risorse dedicate e sicure. E’ questo il contenuto di una interpellanza sul tema dei fondi alla formazione professionale presentata nell’ultima seduta del Consiglio regionale, in merito al proseguimento dei corsi per gli studenti che vogliono iscriversi al quarto e quinto anno di formazione professionale.

Ci sono giunte, infatti, segnalazioni dal territorio e dagli stessi centri di formazione che denunciano una mancanza di risorse per attivare gli ultimi due anni, creando l’impossibilità per i ragazzi di terminare gli studi, per arrivare, attraverso questo canale alternativo, alla maturità.

Ma la risposta della Giunta regionale (assessore Aprea assente) ci ha lasciato ancora più basiti. Ci è stato confermato che per quanto riguarda il quarto anno rimangono fuori circa 500 ragazzi su 6.175 unità. E la soluzione sta, secondo Regione Lombardia, nelle defezioni fisiologiche, cioè gli abbandoni per le più varie motivazioni che potrebbero “fare posto” a chi è rimasto fuori. Per quanto riguarda il quinto anno, ci è stato risposto che solo il 15 per cento dei diplomati ha la possibilità di ottenere i fondi del sistema dotale per terminare la carriera scolastica. E la selezione avviene sulla base della motivazione e della preparazione, ma non si sa da chi e in che modo.

A nostro parere, invece, ci vuole maggiore stabilità e sicurezza, perché gli enti non possono stare sul chi vive ogni anno per capire se possono o meno mettere in attuazione una annualità del percorso.

Per questo bisogna uscire dalla fase sperimentale: se la nostra legge regionale prevede questo percorso, deve diventare istituzionale, quindi servono fondi dedicati.

E non vale la scusa dei tagli del Governo, perché proprio l’assessore continua a dire quanto sia importante il capitale umano e la sua formazione, che diventano imprescindibili. I soldi della scuola sono una priorità, non si possono far passare in secondo piano i diritti di questi alunni meritevoli che vogliono proseguire, magari andando anche oltre al diploma.

"learn" written on blackboard with apple and books

 

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