Archivi del mese: giugno 2014

Distribuzione del gas: i Comuni possono cedere la proprietà delle infrastrutture

Nell’immenso calderone della legge regionale di semplificazione è finito anche un provvedimento in tema di dotazioni strutturali destinate alla distribuzione del gas, di ragguardevole portata per i Comuni.

Si tratta della possibilità per gli enti proprietari delle infrastrutture di cedere la relativa proprietà secondo la disciplina statale vigente in materia di regime giuridico della proprietà pubblica.

L’argomento è di assoluta attualità, perché sono moltissimi i Comuni impegnati nel passaggio dell’espletamento delle gare.

Tutto prende avvio con il decreto legislativo 164/2000, il cosiddetto decreto Letta, che aveva come obiettivo la liberalizzazione e l’efficientamento della gestione delle reti del gas. Un percorso che non si è ancora concluso con la gran parte degli attuali gestori che continuano a gestire le reti in forza di una concessione assegnata in via diretta e, quindi, senza gara.

Con il decreto del 2011 è stata disposta la costituzione degli ATEM (ambiti minimi territoriali) che avranno il compito, soprattutto, di svolgere le gare per l’affidamento del servizio di distribuzione del gas.

E’ un’operazione estremamente complessa che vedrà impegnati 17 ATEM ad indire le gare entro il 2014 e 11 ATEM entro il 2015.

In una fase congiunturale come quella attuale, in cui i Comuni sono sempre più impossibilitati a fare nuovi investimenti, per la necessità di rispettare i vincoli derivanti dal patto di stabilità, la possibilità di alienare parti del proprio patrimonio costituisce una risorsa fondamentale che regala ossigeno a bilanci ormai asfittici.

Questo provvedimento ha ricevuto il nostro contributo alla sua elaborazione in fase preparatoria, ma, come tutti gli altri articoli della legge semplificazione ha avuto il voto contrario del PD.

Il modo di operare della maggioranza, che decide di modificare con un solo provvedimento ben 26 leggi e che ha generato oltre 400 emendamenti, non risponde ai criteri dell’organicità e della chiarezza, vanifica l’obiettivo stesso della semplificazione e porta a confusione normativa.

Ancora di più per materie come quella dei servizi pubblici locali che, per la loro complessità, necessiterebbero di testi unici dedicati.

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Ritardi ingiustificati per le compensazioni ambientali di Pedemontana

Quello che più impressiona dell’enorme ferita che i lavori di Pedemontana hanno aperto nei territori dell’ovest lombardo è la completa scomparsa del bosco della Moronera. Il principale elemento di naturalità della piana agricola comasca con permanenze secolari è stato letteralmente squarciato da uno svincolo a quadrifoglio
dell’infrastruttura. Prima c’erano rilevanti presenze di olmi, querce, lecci, castagni …
Ora, asfalto.

Sulla necessità di realizzare Pedemontana e di squassare ulteriormente questo territorio, già fortemente urbanizzato, per fare passare nuove strade abbiamo da tempo compreso l’esistenza delle più svariate convinzioni e dei diversi punti di vista. Ma sull’inflessibilità di pretendere le compensazioni ambientali che, innestandosi sugli interventi di mitigazione da disporre lungo il tracciato, ricostruiscano il più possibile le aree consumate, non ci devono essere tentennamenti.

L’obiettivo deve essere quello di riprodurre il disegno tipico del territorio agrario lombardo, fatto di appezzamenti di terreno coltivato inframmezzati da aree boschive, filari e strade sterrate… Questo progetto, dal costo di 100 milioni di euro, deve essere realizzato pari passo con l’infrastruttura principale. Con questo intento sono stati chiamati in audizione nella VI Commissione Ambiente i dirigenti della Società Pedemontana che hanno confermato nei loro interventi il sostanziale blocco dei lavori scaricando le colpe sui Comuni, incapaci, a loro avviso, di collaborare con puntualità.

Sappiamo benissimo che non è così e che i ritardi non possono che essere attribuiti a chi gestisce le opere. Fatto sta che la ferita, per ora, rimane e le popolazioni, presenti anche in audizione con i comitati e le associazioni ambientaliste, siano giustamente preoccupate.

E sono ancora più preoccupate per la mancata attuazione di quanto prescritto dal Cipe circa la tratta B2 interessata da inquinamento da diossina, in particolare per il piano di caratterizzazione che dovrebbe essere fatto in contraddittorio con Arpa.

L’opera procede a fatica tra ritardi, incertezze, mancanza cronica di risorse e tentativi di modifica dei progetti e degli impegni iniziali. Il modello assomiglia sempre di più a quello della Salerno – Reggio Calabria.

Una cosa è certa: non è più possibile permettere l’avvio di opere pubbliche a queste condizioni.

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Un nuovo impegno per l’ambiente

E’ passata quasi sotto silenzio la ricorrenza della giornata mondiale dell’ambiente, voluta dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’umanità sulle problematiche ambientali, quest’anno focalizzata soprattutto sul cambiamento climatico e gli impatti che si avranno sul nostro stile di vita.

In Italia l’attenzione a queste tematiche e i comportamenti conseguenti di impegno per la salvaguardia dell’ambiente sono limitati.

Una recente ricerca Istat ha confermato il dato: meno della metà della popolazione
( 45% ) è sensibile e mostra interesse per le tematiche ambientali.

La preoccupazione della popolazione si indirizza soprattutto verso l’inquinamento atmosferico ( indicato dal 52% dei cittadini ), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti, i cambiamenti climatici ( entrambi al 47 % ) e l’inquinamento delle acque ( 38% ).
Rispetto al passato cresce solo leggermente la diffusione dei comportamenti attenti all’ambiente, ad eccezione della quota di individui attenti al risparmio dell’acqua.

Sono ancora il 14,2 per cento le famiglie che dichiarano di non effettuare la raccolta differenziata per nessuna tipologia di rifiuto.

A migliorare questo quadro sconfortante non contribuisce certo l’azione di Regione Lombardia, sempre avara di iniziative per la promozione ambientale e impegnata quasi esclusivamente a rincorrere le emergenze.

Occorre imprimere anche qui un cambiamento di marcia dedicando alla causa nuove risorse umane ed economiche.

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