Archivi del mese: marzo 2014

Un buco nell’acqua

Le politiche ambientali di Regione Lombardia, intermittenti, episodiche, non coordinate, hanno spesso esiti poco efficaci e finora scarsamente produttivi. Sembra sempre di essere di fronte al classico … “buco nell’acqua”.

Per rimanere in tema, la strada da percorrere, ad esempio, per la corretta gestione di una materia fondamentale come l’acqua è ancora purtroppo lunga e irta di difficoltà .

È quanto è emerso nel convegno su “Acqua ed energia – Per una gestione sostenibile” organizzato dai Consiglieri del gruppo ambiente del PD, che ha visto la partecipazione di qualificati relatori.

La Lombardia, regione ricchissima di laghi, fiumi, corsi d’acqua e risorse idriche, è ben lontana dal garantire la tutela e la valorizzazione delle sue acque. Una legislazione eccessiva e non aggiornata, con norme spesso configgenti tra loro, svariate “autorità ” chiamate ad occuparsi della materia, la competenza divisa tra più uffici e un percorso per la gestione del Servizio Idrico Integrato burocratico e complesso hanno reso l’approccio all’argomento riservato a pochi e la tutela della risorsa un cammino zeppo di ostacoli.

Scarsa è anche l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica che ritengono l’acqua una risorsa sovrabbondante ed inesauribile e, quindi, un argomento trascurabile. La realtà parla invece di una qualità assai scadente, soprattutto per le acque fluviali ( Olona, Seveso e Lambro in testa ) e di problemi anche per le acque sotterranee: quelle che noi beviamo.

Sono due le linee di intervento per noi indispensabili. Regione Lombardia deve rivedere con urgenza tutta la legislazione in materia e mettere in campo un programma di azioni e interventi straordinari, cioè risorse umane ed economiche, che serva a raggiungere gli obiettivi di qualità previsti dall’Europa.

Occorre ridare, inoltre, un ruolo di primo piano alle amministrazioni locali nella gestione del patrimonio delle acque per ottenere risultati incisivi sui temi del l’inquinamento, dello sfruttamento e del risparmio idrico.

Buco_nell'acqua

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Un serio impegno per la Brianza

Non solo infrastrutture e impresa, ma anche e soprattutto cultura, istruzione e turismo: è questo il contenuto della mozione riferita alla  provincia di Monza e Brianza, votata  nell’ultima seduta di Consiglio Regionale, nell’ambito degli impegni presi dall’istituzione durante l’iniziativa “100 tappe in Lombardia”.

Da quel tour nelle province lombarde il Consiglio ha raccolto istanze e priorità che intende trasferire, attraverso le mozioni, direttamente alla Giunta Maroni.

Nel documento sono state raccolte tutte le sollecitazioni dei portatori di interesse che sono stati incontrati. La prima istanza, certamente la più tradizionale, chiede un occhio di riguardo per le imprese, in particolare per il Distretto Green e high tech che coinvolge più di 100 realtà, la sostanziale sburocratizzazione e la riduzione della pressione fiscale.
Il secondo filone di intervento riguarda le infrastrutture e il trasporto su ferro che vede la Brianza in ritardo. La realizzazione delle metrotravie Milano Seregno e Milano Limbiate, il prolungamento della M2 da Cologno Monzese a Vimercate, la fermata ferroviaria di Monza Est sono opere indispensabili per risolvere una mobilità difficile, mentre Pedemontana presenta ancora numerose criticità e non può essere attuata con l’approccio messo in atto finora da Regione Lombardia.
Ma gli interventi più interessanti ed auspicati sono quelli che valorizzano le iniziative per il patrimonio culturale e il turismo, inteso come volano di sviluppo.
La Villa Reale, il Parco, l’Autodromo, il Duomo e il suo tesoro, le ville storiche e di delizia  sono ambiti che devono diventare oggetto di attenzione, attraverso un circuito strutturato ed integrato per creare valore ed occupazione.
Si tratterebbe di far compiere un passo alla Brianza, oltre al classico turismo del bussines e farla partecipare al circuito di promozione turistica che rappresenta un asset fondamentale per il rilancio dell’economia.
Da ultimo, c’è la richiesta di mettere in sicurezza il patrimonio scolastico, in particolare, di prevedere il recupero dell’Istituto Superiore d’Arte, inserito all’interno della Villa Reale.
Queste istanze sono state consegnate alla Giunta con la consapevolezza che esse  rappresentano obiettivi fondamentali per la Brianza e per ciò richiedono un serio impegno da parte della Regione.

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Due leggi per la parità di genere

La parità di genere è uno dei diritti fondamentali della Costituzione, anche se, a seguire i dibattiti  parlamentari di questi giorni, questo concetto non sembra essere patrimonio dei più.

Ne abbiamo parlato ampiamente anche noi in Regione, in un Convegno sulle rappresentanze di genere negli organismi pubblici e privati a cui hanno partecipato figure rappresentative del mondo dell’impresa,  nelle professioni, delle istituzioni e le diverse componenti politiche del Consiglio.

Su questo tema l’Italia è in ritardo per retaggio culturale, per questioni di carattere sociale, per l’eredità di un passato di lenta emancipazione femminile.

Ed è in ritardo anche Regione Lombardia che, negli organismi direttivi dei suoi enti partecipati, conta solo 229 donne a fronte di 1402 uomini.

 La parità di accesso è ancora lontana.

A chi dice: “no alle quote rosa, prevalga il merito”, rispondiamo che proprio il merito non viene mai preso in considerazione e il problema è non essere escluse, come avviene oggi, in quanto donne.

Serve dunque una forzatura per fare evolvere un sistema che è maschilista ed arretrato: se dovessimo  lasciare la soluzione del problema ad una evoluzione naturale delle cose, rischieremmo di non arrivare mai ad un risultato positivo in questo senso. Il vantaggio delle quote rosa sta nel fatto che esse potranno riequilibrare la presenza femminile che è qualificata. Oggi, su cento laureati, sessanta sono donne!

La loro presenza nei luoghi decisionali serve per superare gli stereotipi, modificare la cultura, coltivare finalmente politiche di genere.

Organismi composti in modo equilibrato da donne e uomini saranno in grado di conseguire risultati migliori, perché frutto di decisioni assunte sulla base di un confronto tra sensibilità, esperienze, punti di vista  differenti.

Per questo abbiamo presentato due progetti di legge (di cui è prima firmataria la vicepresidente del  consiglio regionale, Sara Valmaggi), nei quali, superando la normativa nazionale, si stabilisce che le nomine negli enti partecipati della Regione debbano essere per un terzo femminili, pena la loro nullità.

Deve essere la Lombardia, che è la regione dove le donne sono più affermate in tutti i settori della vita sociale e produttiva, a farsi per prima promotrice di un rinnovamento che porti finalmente all’affermazione di una democrazia paritaria vera.

 PariOpportunità

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