Senza Arpa al top, l’ambiente non migliora

Il Gruppo regionale del Pd si è astenuto sul progetto di legge che prevedeva delle modifiche alla legge istitutiva di Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, al voto in Consiglio regionale.

L’intenzione dei proponenti, il M5s, era in particolare di eliminare la figura politica del presidente. Ma la maggioranza non ha accettato questo radicale cambiamento e, paradossalmente, alla fine le modifiche sono passate con i voti del centrodestra e con l’astensione di quasi tutta l’opposizione.

Un tormentato testo di legge che, alla fine, introduce una sola novità, il Comitato di indirizzo, una sorta di organismo decisionale allargato e mantiene al vertice la figura inutile e costosa del presidente, un unicum
in campo nazionale: nessuna altra Arpa ce l’ha! Purtroppo in Regione Lombardia è sempre una questione di poltrone.

Noi continuiamo a sostenere che la legge di istituzione di Arpa avrebbe bisogno di ben altra manutenzione per essere al passo con i tempi e che andrebbero affrontati con decisione i problemi veri ancora aperti: la
scarsezza di risorse e la cronica carenza di personale. In campo ambientale, senza l’efficace azione di controllo di Arpa, ogni misura attuata diventa palesemente inutile e l’ambiente lombardo non migliora.

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Insieme ai pendolari di Monza Brianza per un servizio ferroviario migliore

Il gruppo consiliare regionale del PD della Lombardia ha programmato per giovedì 16 novembre una giornata di mobilitazione nelle stazioni ferroviarie per promuovere un’azione di vicinanza ai problemi dei
pendolari, di protesta nei confronti di un servizio ferroviario regionale che riteniamo inadeguato e di proposte per una sua migliore organizzazione.

Per quanto riguarda la provincia di Monza, presidieremo le stazioni di Carnate, Monza, Varedo e Palazzolo Milanese dalle 7 alle 8,30.

Stazioni che si trovano sulle linee ferroviarie più problematiche della nostra regione, dove i disagi sono all’ordine del giorno e complicano ulteriormente la vita dei pendolari con ritardi, soppressioni, guasti di
ogni genere e sovraffollamenti.

Un’azione di protesta e di ascolto che auspichiamo ci permetterà di alzare ancora di più la voce e rendere più energiche le già innumerevoli richieste di intervento presentate alla giunta regionale ormai sorda che
fa solo promesse. Vogliamo treni più puntuali, più vivibili e soprattutto più sicuri, insomma, come dice lo slogan del nostro volantino, Treni per vivere e non da piangere!

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Sono in salvo le linee della Brianza

Alla fine pagherà il Comune di Milano. La cifra che mancava per mettere in sicurezza il trasporto pubblico locale, 1,6 milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai 2,6 milioni stanziati la scorsa estate dalla Regione, se l’accolla il Sindaco Sala.

La Regione no, perché deve pagare i debiti del referendum.

Queste risorse garantiranno la completa copertura dei servizi del Trasporto Pubblico Locale anche in Brianza, in particolare, delle linee Z225 e Z227che collegano Lissone, Muggio’ e Nova alla stazione della metropolitana di Sesto S.G.

Linee frequentatissime da pendolari e studenti che quest’anno hanno rischiato di essere soppresse per mancanza di fondi e che hanno visto una vera e propria sollevazione popolare in loro difesa.

La nuova Agenzia regionale, che da luglio gestisce il servizio di trasporto pubblico nella Città metropolitana e nelle province di Monza, Lodi e Pavia, ora potrà lavorare per completare la progettazione e la realizzazione di un sistema integrato per meglio rispondere alle esigenze dei cittadini. L’obiettivo non può che essere l’incremento dei servizi, come risposta più efficace al preoccupante fenomeno dell’inquinamento atmosferico nei nostri territori.

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Un impegno concreto per le ville e i parchi della Brianza

Per la valorizzazione del Parco e della Villa Reale di Monza erano stati promessi due anni fa da Maroni 70 milioni di euro: 7 milioni l’anno per 10 anni.

Ma l’accordo di programma non era stato poi sottoscritto, lo sarà forse  entro la fine dell’anno. Intanto la cifra si è ridotta a 55 milioni di euro e il governatore riuscirà ad erogarne solo 9 milioni prima della fine del suo mandato. Una parte importante della somma sarà usata per ripristinare le aree del parco adibite ai concerti, per il resto non si sa. Tra l’altro non si sa se nell’impegno è ricompresa anche la ristrutturazione dell’edificio Borsa, già sede della scuola d’arte, che da anni attende un intervento di recupero.

Temiamo che si tratti dell’ennesima occasione persa per rilanciare il complesso della Villa, del parco e dell’Autodromo.

Come, d’altra parte, è ormai indispensabile avviare ragionamenti sul completo recupero e su modelli di gestione culturale per le ville di delizia della Brianza.

Ristrutturare questi immensi patrimoni di storia e di cultura, per gran parte di proprietà pubblica, individuarne le nuove funzioni e mantenerli nel tempo sono azioni irrinunciabili a cui la Regione non si può sottrarre.

La presenza e il coordinamento regionali per questi beni sono fondamentali.

Anzi, una regia della Regione è un passaggio auspicabile che deve essere compiuto quanto prima.

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Sì alla riqualificazione del Canale Villoresi e al completamento della ciclabile

Il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno all’assestamento di bilancio che prevede nuove piste ciclabili, sponde sistemate, maggiore regimentazione per il Canale Villoresi, soprattutto nel territorio del Comune di Agrate Brianza, dei comuni brianzoli e della Martesana.

L’atto impegna la Giunta regionale “a promuovere, d’intesa con tutti gli enti interessati e in particolare con il Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi e i Comuni coinvolti, un Accordo di Programma per la progettazione e la realizzazione degli interventi necessari a consentire il completamento delle opere di riqualificazione del Canale Villoresi, e a intraprendere ogni azione utile all’individuazione e al reperimento delle risorse finanziarie necessarie alla realizzazione delle opere”.

Il Canale Villoresi rappresenta per l’agricoltura e per il paesaggio rurale lombardo una importante opera idraulica e irrigua, ma è anche indicato nel Piano regionale della mobilità ciclistica di Regione Lombardia per l’importanza strategica come collegamento ciclabile turistico per il circuito Adda-Ticino-Martesana e per gli spostamenti quotidiani tra i comuni che attraversa. Ora bisogna procedere al completamento, in particolare per quanto riguarda gli interventi di demolizione e ricostruzione del rivestimento delle sponde e del fondale nel tratto da Brugherio fino a Cassano d’Adda e la nuova realizzazione di percorsi ciclopedonali nei tratti da Brugherio fino a Pessano con Bornago, passando per Agrate Brianza, e da Masate a Cassano d’Adda.

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Sport e discriminazione

È stato un voto convintamente contrario il nostro in VII Commissione Sport, al parere sui ‘Criteri e le modalità per l’assegnazione della Dote sport 2017’. E non certo per la misura in sé. La decisione di porre un criterio discriminante verso i bambini e i ragazzi stranieri ci ha visto nettamente in disaccordo con la maggioranza di centrodestra.

A causa del fatto che le risorse messe a disposizione sono veramente risicate e che già negli anni scorsi è stata palese l’impossibilità di accontentare tutti, invece di accogliere la nostra richiesta di aumentare la disponibilità da 2 a 5 milioni di euro, il centrodestra ha proposto in un primo momento di mettere come limite la cittadinanza italiana.

Semplicemente inaccettabile. Abbiamo espresso perplessità persino sul limite dei 5 anni di residenza, figuriamoci su una discriminazione del genere.

Dopo una breve sospensione, la maggioranza di Maroni ha riformulato la proposta, inserendo di fatto anche tutti i cittadini stranieri in regola, ma mantenendo un 50% di quote della dote testualmente destinato ‘a famiglie che abbiano la cittadinanza italiana o di uno Stato dell’Unione europea’.

Si è trattato chiaramente di una ennesima scelta elettorale, sottolineata anche dai commenti di alcuni consiglieri leghisti:”Peggio per voi che voterete contro. Starete all’opposizione per altri cento anni!”.

E per un mero calcolo politico hanno svilito il significato stesso di sport che è semmai il modo migliore per procedere sulla strada dell’integrazione, non certo, come vorrebbero Maroni e il centrodestra, una vergognosa discriminazione. Tranne quando si tratta di andare a cercare i campioni per le grandi squadre italiane: allora in quel caso non conta né il passaporto, né la cittadinanza. Anzi, è proprio tra i ragazzi
che ora vorrebbero escludere che vanno a cercare i fuoriclasse.

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Il fallimento annunciato di Pedemontana

È di settimana scorsa la notizia dell’iniziativa della Procura di Milano di dichiarazione di fallimento della società che gestisce Pedemontana. La società verserebbe infatti in stato di grave insolvenza.

Non è cosa da poco, perché la decisione della Procura rischia di mettere una pietra tombale sul completamento dell’opera.

Del progetto originario, approvato dal CIPE per un importo di 4 miliardi e 115 milioni, con un contributo dello Stato di 1 miliardo e 200 milioni, ad oggi sono state realizzate solo due tratte A e B1 fino a Lentate sul Seveso per 22,5 km: ne mancano ancora 34,5 km.

I lavori sono stati finora eseguiti grazie all’utilizzo del solo contributo pubblico e per la conclusione di Pedemontana è necessario ancora reperire oltre 3 miliardi dai privati, cosa evidentemente non semplice, se in tanti mesi il cantiere è rimasto fermo.

In tutto questo spicca in modo particolare l’inerzia della Regione che avrebbe dovuto garantire la continuità della società, evitare che i costi ricadano sulle finanze pubbliche ed assicurare l’attuazione del progetto. Invece, l’assenza di iniziativa di Maroni ha probabilmente portato al fallimento della più importante opera pubblica che ha sempre
dichiarato di voler fortemente realizzare, bruciando, tra l’altro, 1,2 miliardi di contributi pubblici.

Noi, invece, che non siamo mai stati particolarmente favorevoli all’attuazione di questa infrastruttura, ora guardiamo con sgomento gli immensi sprechi economici e i disastri ambientali prodotti per realizzare questo moncone autostradale senza senso.

Serve subito una exit strategy!

Intanto, complimenti al governatore: il probabile fallimento di Pedemontana è un bel biglietto da visita per colui che vorrebbe maggiori competenze da Roma e non sa fare neppure le cose che già gli competono!

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Invarianza idraulica: fuori dal cassetto il regolamento!

Molte leggi regionali, si sa, sono vuoti a perdere. Approvate sull’onda di una moda passeggera, vengono poi accantonate e dimenticate. Alcune invece potrebbero arrecare benefici importanti alla comunità, ma non vengono fornite del materiale necessario alla loro attuazione, i decreti o i regolamenti.

Molto spesso occorre riesumare dal fondo di un cassetto le leggi che attendono un regolamento che definisca gli ambiti di applicazione.

È il caso della legge 4/2016 sulla revisione della normativa regionale in materia di difesa del suolo, di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.

La legge è stata approvata più di un anno e mezzo fa ed è finita nel cassetto in attesa dei 18 regolamenti attuativi, in particolare, del regolamento per il rispetto dell’invarianza idraulica. In base a questo principio almeno tutte le nuove costruzioni dovranno trattenere sul loro sedime l’acqua piovana affinché non finisca nei fiumi, rischiando di moltiplicare così gli episodi di dissesto.

Anche nella nostra regione, infatti, la gestione delle esondazioni fluviali continua a non essere adeguata e le opere di laminazione sui fiumi non possono essere l’unica risposta al fenomeno.

Al nostro nuovo sollecito nell’ultima seduta del Consiglio regionale, l’assessore, recuperando la pratica, ha risposto che la giunta approverà il regolamento entro la fine del mese. Speriamo!

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Abroghiamo le leggi inutili

C’è in Regione Lombardia un organismo che controlla se e come le leggi regionali sono state applicate, se l’attuazione ne ha modificato il disegno originario e valuta gli effetti prodotti dalle politiche regionali, verificando se gli interventi promossi hanno risolto o
migliorato i problemi dei cittadini che intendevano risolvere.

Si tratta del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione ed è un organismo no partisan composto da quattro consiglieri di maggioranza e quattro di minoranza.

Al centro delle attività di controllo stanno, da un lato i problemi dei cittadini che chiedono adeguata soluzione e dall’altro le informazioni raccolte con rigore metodologico e imparziali perché svincolate dalla dialettica contingente tra le diverse forze politiche.

È un lavoro intenso e continuo di analisi dei vari provvedimenti legislativi. Un lavoro che è stato presentato recentemente nell’ultima relazione della legislatura del Comitato e che dovrebbe essere utile al Consiglio per comprendere se gli interventi attuati vanno nella direzione attesa oppure se occorrono correttivi, fino a cancellare le leggi che hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza.

La cancellazione delle leggi inutili è un evento rarissimo, eppure di leggi inutili, che hanno esaurito il loro scopo o che lo hanno fallito ce ne sono tantissime, anche in Regione Lombardia. Bisognerebbe fare le pulizie di primavera: occorre solo un po’ di coraggio!

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La finta abolizione del cda di ARPA

Non poteva che andare così: alla maggioranza di centrodestra che governa Regione Lombardia è mancato il coraggio di abolire completamente il consiglio di amministrazione di Arpa e si è tenuta almeno la costosa e “politica” figura del presidente.

Nell’ambito della discussione della legge di semplificazione, il Gruppo regionale del Pd aveva presentato un emendamento per la totale abolizione del consiglio di amministrazione di Arpa che è un organo che non risulta essere presente in nessuna delle altre agenzie regionali per l’ambiente italiane, è privo di una reale utilità e genera notevoli costi. Per questo noi chiedevamo che tutte le funzioni, finora delegate a questo organo, venissero riassegnate al direttore generale.

Non c’è stato nulla da fare, la maggioranza ha voluto mantenere il presidente, che svolge solo funzioni residuali nell’organizzazione dell’agenzia ed è la figura sicuramente più costosa: basti pensare che il suo emolumento si aggira sui 70mila euro l’anno, ai quali vanno aggiunti l’auto a disposizione e una struttura di 7 addetti, tra cui un portavoce e l’autista. Non solo: poiché questa nuova definizione andrà in vigore solo alla scadenza dell’attuale cda, cioè a fine giugno 2018, per ora continueremo a mantenere i 4 membri in carica, più il presidente, che, con il collegio dei revisori, costano circa 150mila euro l’anno, cui va aggiunto il costo della struttura dedicata.

Insistiamo su questo punto perché abbiamo a cuore la situazione di Arpa che rischia di non riuscire a ottemperare ai suoi compiti istituzionali poiché ha poco personale a causa delle scarse risorse. L’agenzia, invece, deve poter rispondere alla sua funzione di tutela dell’ambiente e verifica dei reati ambientali e non può rappresentare solo un ulteriore poltronificio a disposizione della politica regionale.

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