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Autonomia regionale: il dibattito in direzione regionale

Ieri in direzione regionale a Milano abbiamo affrontato il tema dell’autonomia regionale, dal referendum di Maroni alla situazione degli enti locali. La penso così: la riforma costituzionale toglie effettivamente una serie di funzioni alle Regioni, tanto a quelle virtuose quanto a quelle non, ma rafforza al contempo la possibilità, attraverso l’art. 116 della Costituzione, di aprire una trattativa Stato-Regione per negoziare forme di autonomia differenziata. Se l’approdo finale sarà quello di togliere autonomia alle Regioni più “spendaccione” e lasciarla invece a chi ha i conti in ordine, allora si sarà fatto un buon lavoro. Su questo attendo il Governo alla prova dei fatti.

Allo stesso modo, però, credo si attribuiscano al Governo colpe non sue, dove invece è Regione Lombardia ad essere completamente inadempiente. Penso al tema province come a quello dell’immigrazione: Debora Serracchiani e Enrico Rossi ci raccontano di due esperienze, Friuli Venezia Giulia e Toscana, nelle quali la Regione mette sul tavolo il proprio peso politico, la propria autorevolezza, per risolvere i problemi dei Comuni. Si fa carico delle funzioni non più finanziate dallo Stato alle province per far sì che il superamento delle stesse sia fatto senza ripercussioni sui servizi, fa pressione sui prefetti e sui Sindaci perché l’accoglienza sia diffusa per ambiti omogenei. Insomma, fa la sua parte perché le cose funzionino.

In Lombardia questo non accade: la Lega deve fare opposizione a Renzi a tutti i costi, anche quello di mettere in difficoltà “i nostri”. E’ giusto ricordarlo.

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Maroni, le vicende giudiziarie e l’inconsistenza politica

Secondo l’accusa, il Presidente Maroni avrebbe fatto pressioni per far assumere due persone all’interno di Expo2015 Spa ed Eupolis, società partecipate dalla Regione. Si tratterebbe di due contratti, il primo da 5.417 Euro al mese per due anni e il secondo da 29.500 Euro all’anno.

Non so, sinceramente, se Maroni sia colpevole di “concussione per induzione indebita a dare o promettere utilità”. Dispiace però che i riflettori si accendano su di lui, e su Regione Lombardia, per una vicenda giudiziaria e non per l’inconsistenza della sua azione politica.

Perché sulle cose concrete, sulle leggi da votare, la realtà è che oggi la maggioranza non ha i numeri per sostenere nemmeno le proprie proposte.

Da mesi si annuncia la presentazione di un testo di riforma della sanità lombarda, e tutto quello che arriva è un “libro bianco” di buone intenzioni. La legge sul consumo di suolo doveva essere discussa in Consiglio l’8 luglio, poi il 15, ancora il 30 per essere infine rinviata a settembre, dal momento che la maggioranza non trova l’accordo su una proposta di legge.

Tradotto, siamo al nulla. A cui è anche complicato opporsi…

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J-Mail n°3

Ciao,
immagino ti sia capitato, mentre stai guidando per strada, di vedere nello specchietto retrovisore un’ambulanza a sirene spiegate che si fa largo tra le auto. D’istinto, senza nemmeno pensarci, accosti di lato e la lasci passare, perché sai bene che a bordo c’è una persona che rischia la vita, e con un piccolo gesto puoi fare la tua parte per salvarla. Che cos’è, questa “cosa”? Quella che ti fa fermare, anche se non hai tempo da perdere. Possiamo chiamarla “coscienza civica”? La consapevolezza di quanto le nostre azioni abbiano delle conseguenze, positive o negative, su tutti i cives, i cittadini. Perché l’ambulanza dovrà fare ancora un pezzo di strada, ci sarà poi l’arrivo in ospedale, la prontezza dei medici e una dose di fortuna o casualità, ma potrai comunque dire di aver fatto il massimo. Succede sempre così? Possiamo sempre dire di aver fatto il massimo, nel nostro rapporto con gli altri?

Non sono un prete e questa non è una predica, ma sono convinto che prima di qualsiasi legge, prima di qualsiasi riforma, ci stia la coscienza civica di ognuno. E che tocchi in primis alla politica dare il buon esempio. Per questo, da quando faccio il consigliere, sento ancora più forte su di me il dovere dell’integrità e dell’onestà. Lo ricordava anche Oscar Farinetti in un bell’intervento di qualche settimana fa.

In Regione sono stati approvati due provvedimenti importanti: il primo è una legge di contrasto alle ludopatie, che ha aggiunto la Lombardia all’elenco delle regioni “no slot”. Una piaga, questo il paradosso, che affascina le persone in difficoltà, spesso meno istruite o appena licenziate dal lavoro. Qui qualche dettaglio in più. Il secondo è la riforma della governance Aler: consigli d’amministrazione tagliati, accorpamento di alcune aziende, meccanismi di partecipazione per inquilini e parti sociali, nuova struttura territoriale per la rappresentanza dei Sindaci. In attesa della “fase due”, quella più importante, nella quale decidere se si vuole investire seriamente nell’edilizia residenziale pubblica, viste anche le difficoltà di tutta una fascia di persone, in gran parte giovani, non abbastanza ricchi per affrontare il “mercato libero” e non abbastanza “poveri” da entrare nelle graduatorie comunali.

Il 16 e 17 dicembre arriva in Consiglio il primo bilancio targato Maroni: per ora, nel primo passaggio in commissione, qualche segnale poco incoraggiante sul diritto allo studio, ma vi terrò aggiornati. Qui, intanto, l’elenco dei bandi aperti.

Manca poco alle Primarie, domenica 8 si vota per eleggere il nuovo Segretario del Partito Democratico, in un clima non particolarmente felice per i partiti italiani. Anzi, diciamocelo, tira una brutta aria: il PDL si è diviso a metà, nella Lega i bossiani e i maroniani sono all’ultimo duello, tra i 5 stelle si scannano i filo-governativi contro i “duri e puri”, Scelta Civica è in evaporazione e anche tra di noi si celebra un congresso che fino ad ora, tra tessere e giudizi sul governo, ha parlato poco ai cittadini.
Quanta disillusione, quanta incazzatura tra le persone avvicinate al mercato o ad un gazebo, molte delle quali “non ne vogliono più sapere nulla”. Sbagliano? Certo! Ma dobbiamo pur chiederci come mai più di un italiano su due non si sente rappresentato da alcun partito. E da lì ripartire.
Nella corsa a Segretario nazionale, ho scelto di sostenere la candidatura di Matteo Renzi. Ci sono tanti motivi per farlo, ma ho provato a raccontare i miei con un post più approfondito che trovate qui.
Non basterà un uomo solo, non basterà nemmeno un Partito solo. Ma lamentarci all’infinito di quanto sia brutta e cattiva la classe politica, non ci salverà. Se vogliamo cominciare a rimettere a posto i pezzi di questo paese, dobbiamo partecipare. E domenica è la prima occasione, la prima tappa della ricostruzione.
Una ricostruzione che passa anche attraverso i partiti: non ce ne sono di storie, se un partito raccoglie le istanze dei territori per portarle nelle istituzioni, se si rapporta costantemente con le imprese, le parti sociali, i comitati locali, se è democratico al suo interno e contribuisce a formare una classe dirigente in maniera trasparente e partecipata, beh, allora svolge un ruolo indispensabile. A questo vogliamo lavorare fin dal 9 dicembre.

Intanto, buona settimana.

Un sorriso,
J.

P.S.: se mi vedete sul giornale vestito da giullare, non è perché sono impazzito; è solo che il teatro è una grande passione…

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