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Rosso di sera, la puntata del 18 aprile 2016

Nuova ed ultima puntata di Rosso di Sera, per quanto concerne il ciclo 2015-2016. In studio con Jacopo Scandella anche Lucio Imberti, la coppia affronta il tema della puntata, ovvero la riforma costituzionale, vista non in toni propagandistici ma concreti. Superamento del bicameralismo perfetto, la revisione del riparto delle competenze tra Stato e Regioni, l’eliminazione delle Province dalla Costituzione e la soppressione del CNEL.

Il filmato della puntata:

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Le province vanno superate. Non dobbiamo aver paura di cambiare fino in fondo

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA

Autonomie locali, Scandella (PD): “Le province vanno superate. Non dobbiamo aver paura di cambiare fino in fondo”

“Con la riforma costituzionale abbiamo l’occasione di rivedere il modello di regionalismo in Lombardia riducendo i livelli politici e semplificando il quadro degli enti locali, riconoscendo ai comuni maggiore autonomia nella gestione amministrativa”. Questo il commento del consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella intervenuto quest’oggi durante la seduta tematica sulle riforme istituzionali in Consiglio regionale. “Se non ci fosse stata la riforma delle province (che le ridimensiona) e la riforma costituzionale (che le abolisce), in Lombardia avremmo potuto continuare a vivere con tre livelli istituzionali come la Regione, le province stesse ed i Comuni. Ognuno con i propri poteri, le proprie risorse, la propria legittimazione popolare. Non ha più senso rincorrere un modello, quello delle vecchie province, che non ha più le gambe per camminare. Quelle nuove, gli enti di area vasta, non avranno né le risorse economiche né il personale politico retribuito per svolgere il ruolo di rappresentanza e di decisione che avevano in passato. Non dobbiamo avere paura di cambiare fino infondo – aggiunge – le province vanno superate completamente ridistribuendo le funzioni tra la regione e i comuni organizzato in aree omogenee. Quello che manca e che rivendichiamo è la rilettura del modello regionale alla luce della riforma costituzionale cosa che purtroppo anche oggi nella discussione in Aula ha fatto fatica a venir fuori”.

Su questi presupposti il Partito democratico ha annunciato quest’oggi la presentazione di una propria proposta di legge di riforma degli assetti delle autonomie locali. “L’obiettivo – spiega l’esponente del Pd – è quello di eliminare gli enti inutili, semplificare la vita dei cittadini, risparmiare risorse e migliorare i servizi. Tutto questo coinvolgendo le forze sociali e le associazioni di categoria il cui contributo sarà imprescindibile”.

Milano, 19 gennaio 2016

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Sulla riforma delle province

La riforma Delrio ha tolto alle province una serie di funzioni, la legge di stabilità ha tagliato le risorse e tre letture della riforma costituzionale (in attesa della quarta) hanno sancito l’abolizione dell’ente.

Che ci piaccia o meno, la volontà del legislatore nazionale è piuttosto chiara: superare le province, eliminare un livello decisionale e suddividere le competenze tra Regioni e Comuni. Ma a chi tocca questo compito?

Nel dibattito di queste settimane, ho l’impressione che si continui a mirare un obiettivo solo, il Governo, reo innanzitutto di aver voluto questo riordino istituzionale in un momento di risorse decrescenti rendendolo ancora più difficile da praticare, mentre non si dice una parola sulla Giunta di Regione Lombardia, che da mesi decide di non decidere con l’obiettivo dichiarato di veder fallire tutto il percorso.

Di certo si poteva fare meglio (e qualche soldo in più da Roma è indispensabile), ma questo non accade solo quando non si fa nulla.
Prendete la Toscana: lì si è deciso che le province, finché ci sono, gestiscono la manutenzione delle strade e l’edilizia scolastica. Stop. Tutto il resto va in capo alla Regione (autorizzazioni ambientali, costruzione di infrastrutture, formazione professionale, ecc.) che assorbe e mantiene le strutture decentrate sul territorio, o alle Unioni di Comuni.

Se in Lombardia si vuole immaginare un ente intermedio di coordinamento tra Sindaci, che si chiami area omogenea, ben venga! Ma deve essere la Regione a prevederla per legge, per via di una specificità (tantissimi Comuni, tantissimi abitanti) che esiste qui e non altrove. Non il Parlamento, che dentro la Delrio e la riforma costituzionale prevede che questi spazi di manovra se li prendano proprio le Regioni. Altrimenti si invoca l’autonomia ma non si fa nulla per esercitarla, nemmeno quando c’è.

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Un po’ di chiarezza sulle province

Un po’ di chiarezza sulle province (“ma non le avevano abolite?!”):

 Sì, nel testo di riforma costituzionale votato al Senato, le province vengono abolite dalla Costituzione. Ci saranno ancora tre passaggi parlamentari (Camera, Senato, Camera) perché la riforma diventi operativa.

Per questo, in attesa della definitiva approvazione, le province vengono trasformate in enti di secondo livello, eletti e gestiti da Sindaci e consiglieri comunali.

Edilizia scolastica e viabilità sono le due funzioni principali assegnategli dallo Stato, oltre ad una serie di deleghe che Regione Lombardia non ha ancora deciso se riconsegnare a questi “nuovi” enti di area vasta al servizio dei Comuni.

E’ in corso un cambiamento radicale nella struttura istituzionale del nostro Paese, tra Senato delle autonomie, unioni e fusioni di Comuni, superamento delle province: questa fase di transizione deve essere l’occasione per mettere ordine e rendere più efficiente la macchina.

Magari, per province troppo grandi, con troppi comuni, troppo diverse al loro interno come lo sono Bergamo, Brescia ed alcune altre, sfruttando quelle “zone omogenee” previste dalla legge Delrio.

Ci tornerò a breve.

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