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Parco dei Colli, Maroni sconfitto dal voto segreto

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA

PARCO DEI COLLI, MARONI SCONFITTO DAL VOTO SEGRETO DOVRÀ RIPRISTINARE I CONTRIBUTI

PD: vittoria della Ragione, sconfitta di Maroni e dell’assessore Terzi

Il Consiglio regionale sconfessa Maroni e l’assessore leghista Terzi, che con una delibera regionale a inizio ottobre aveva tagliato drasticamente le risorse al Parco dei Colli di Bergamo perché aveva dato accoglienza a dei profughi. Il fatto suscitò molto clamore e la dura replica, tra gli altri, dei consiglieri regionali del centrosinistra. Oggi il Consiglio ha detto la sua, approvando con 34 voti contro 28 una mozione illustrata da Umberto Ambrosoli e firmata anche dai consiglieri regionali del Pd, che chiede senza mezzi termini di revocare quella delibera.

“Il Consiglio regionale ha bocciato una delibera che aveva dell’incredibile ma che per la Lega valeva un programma politico – commenta il capogruppo democratico Enrico Brambilla -. È una bocciatura che deve far riflettere Maroni, che si trova un assessore sostanzialmente sfiduciato dall’Aula e una maggioranza che non lo segue su atti che sono funzionali solo alla propaganda leghista”.

“Una vittoria della ragione e una dura sconfitta di Maroni e dell’assessore Terzi, vera autrice e ispiratrice dell’azione punitiva contro il Parco – dichiarano i consiglieri regionali bergamaschi del Pd Jacopo Scandella e Mario Barboni -. Una sconfessione che dovrebbe fare molto riflettere il presidente della Regione che nel voto sulla nostra mozione ha perso quasi la metà dei consiglieri. Ciò che conta ora è che il Parco potrà tornare a fare quello che sa fare bene, cioè tutelare il patrimonio naturalistico e paesaggistico che gli è affidato, senza dover pagare per aver dato accoglienza, su richiesta del prefetto, a persone che ne avevano davvero bisogno”.

Milano, 3 novembre 2015

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Autonomia regionale: il dibattito in direzione regionale

Ieri in direzione regionale a Milano abbiamo affrontato il tema dell’autonomia regionale, dal referendum di Maroni alla situazione degli enti locali. La penso così: la riforma costituzionale toglie effettivamente una serie di funzioni alle Regioni, tanto a quelle virtuose quanto a quelle non, ma rafforza al contempo la possibilità, attraverso l’art. 116 della Costituzione, di aprire una trattativa Stato-Regione per negoziare forme di autonomia differenziata. Se l’approdo finale sarà quello di togliere autonomia alle Regioni più “spendaccione” e lasciarla invece a chi ha i conti in ordine, allora si sarà fatto un buon lavoro. Su questo attendo il Governo alla prova dei fatti.

Allo stesso modo, però, credo si attribuiscano al Governo colpe non sue, dove invece è Regione Lombardia ad essere completamente inadempiente. Penso al tema province come a quello dell’immigrazione: Debora Serracchiani e Enrico Rossi ci raccontano di due esperienze, Friuli Venezia Giulia e Toscana, nelle quali la Regione mette sul tavolo il proprio peso politico, la propria autorevolezza, per risolvere i problemi dei Comuni. Si fa carico delle funzioni non più finanziate dallo Stato alle province per far sì che il superamento delle stesse sia fatto senza ripercussioni sui servizi, fa pressione sui prefetti e sui Sindaci perché l’accoglienza sia diffusa per ambiti omogenei. Insomma, fa la sua parte perché le cose funzionino.

In Lombardia questo non accade: la Lega deve fare opposizione a Renzi a tutti i costi, anche quello di mettere in difficoltà “i nostri”. E’ giusto ricordarlo.

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Maroni, le vicende giudiziarie e l’inconsistenza politica

Secondo l’accusa, il Presidente Maroni avrebbe fatto pressioni per far assumere due persone all’interno di Expo2015 Spa ed Eupolis, società partecipate dalla Regione. Si tratterebbe di due contratti, il primo da 5.417 Euro al mese per due anni e il secondo da 29.500 Euro all’anno.

Non so, sinceramente, se Maroni sia colpevole di “concussione per induzione indebita a dare o promettere utilità”. Dispiace però che i riflettori si accendano su di lui, e su Regione Lombardia, per una vicenda giudiziaria e non per l’inconsistenza della sua azione politica.

Perché sulle cose concrete, sulle leggi da votare, la realtà è che oggi la maggioranza non ha i numeri per sostenere nemmeno le proprie proposte.

Da mesi si annuncia la presentazione di un testo di riforma della sanità lombarda, e tutto quello che arriva è un “libro bianco” di buone intenzioni. La legge sul consumo di suolo doveva essere discussa in Consiglio l’8 luglio, poi il 15, ancora il 30 per essere infine rinviata a settembre, dal momento che la maggioranza non trova l’accordo su una proposta di legge.

Tradotto, siamo al nulla. A cui è anche complicato opporsi…

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Centrosinistra in Regione: Maroni segni la discontinuità o mozione di sfiducia

PD e Patto Civico danno al presidente della Regione Roberto Maroni una settimana di tempo per compiere alcuni atti di forte discontinuità con il sistema di potere dell’ex PDL e della Lega che governa la Lombardia da vent’anni. In caso contrario, sono pronti a presentare in Consiglio regionale una mozione di sfiducia al presidente.

Ecco le richieste:

1- Ci sono direttori generali indagati perché, secondo la Procura della Repubblica di Milano, avrebbero dato la disponibilità a truccare alcune gare per l’affidamento di servizi di grande rilevanza economica. Queste persone, nominate con un sistema fortemente improntato alla lottizzazione politica, non possono agire per conto della Regione fino a quando ogni ombra non sarà fugata. Per questa ragione, Maroni deve revocare i loro incarichi.

2- Le nomine del sistema sanitario regionale sono regolate da una legge che anche nella sua versione, approvata pochi mesi fa, consegna tutto il potere al decisore politico, quindi alla giunta regionale. Occorre fermare l’invadenza della politica dalle nomine dei vertici di Asl e Aziende ospedaliere, approvando una nuova norma che spezzi i legami con i partiti politici e che tolga i dirigenti dal ricatto relativo alla riconferma e alla progressione di carriera.

3- L’assessore Mantovani ha avuto più di un anno per dare la svolta in un sistema, quello sanitario, che per anni è stato flagellato da gravi scandali, come quello del Santa Rita prima e della corruzione poi. In questo periodo nulla è stato fatto. Non sono stati aumentati i controlli, non è stata cancellata la legge Daccò, non sono state modificate veramente le funzioni non tariffarie. Sulla riforma della Sanità lombarda non c’è un progetto, o meglio, forse la stessa giunta ne ha in mente più di uno. È evidente che l’assessore Mantovani non ha saputo fare fronte al compito straordinario a cui era stato chiamato dal presidente della Regione, e per questo motivo chiediamo a Maroni di revocargli la delega.

4- Per quel che riguarda Expo, valgono analoghe considerazioni. Maroni aveva promesso di illustrare al Consiglio un’attività di revisione (Due Diligence) di tutti gli appalti, ora gli chiediamo di farlo. Maroni deve anche valutare seriamente l’attività delle persone interne alla Giunta chiamate a occuparsi dell’esposizione del 2015.

Maroni ha tempo una settimana per difendere il buon nome della Regione e per imprimere la necessaria svolta. Se così non sarà, Pd e Patto Civico riterranno necessario chiederne le dimissioni per aver fallito nel compito più importante.

Chiediamo le dimissioni del Presidente Maroni – spiega il coordinatore del centrosinistra in Regione Umberto Ambrosoli – perché lo riteniamo colpevole di un immobilismo che sta paralizzando la Regione e perché non ha posto in essere alcuna azione concreta per fermare una situazione che, come ci dimostrano le inchieste, è fuori controllo. Ovviamente ci aspettiamo che si manifesti una vera volontà di discontinuità la cui utilità Maroni ha fino ad ora pubblicamente negato, una discontinuità necessaria anche nell’ambito in cui si sono alimentati i predatori in relazione agli appalti Expo 2015. In una settimana il Presidente può prendere decisioni molto importanti, come far dimettere per opportunità i direttori generali indagati; rendere atto quello che in realtà è già un fatto, cioè togliere le deleghe della sanità a Mantovani che ha dimostrato di non essere in grado di controllare un mondo così complesso e infine presentare un provvedimento che recida alla radice ogni rapporto fra le nomine in sanità e la politica. E’ ovvio se non prenderà neppure questi semplici, e quasi scontati, provvedimenti l’opposizione di centro sinistra presenterà per il primo consiglio utile una mozione di sfiducia che investirà questa volta direttamente Maroni”.

“Da un anno – aggiunge il segretario regionale del PD Alessandro Alfieri – chiediamo a Maroni di smantellare il sistema di potere costruito da Formigoni con il sostegno della Lega in vent’anni. Abbiamo pronta per lui la mozione di sfiducia se non fa alcune cose di buon senso nei prossimi giorni: rimuova i direttori generali indagati, cambi il sistema delle nomine dei vertici di Asl e ospedali e rimuova l’assessore Mantovani che lui stesso ha già provveduto a commissariare con le ultime dichiarazioni.”

Milano, 15 maggio 2014

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Diritto allo studio: non ci siamo

In commissione Cultura e Istruzione arriva il primo bilancio targato Maroni.

Se la nota positiva sono le rassicurazioni rispetto all’investimento nella formazione professionale per il biennio 2014-2015, sul diritto allo studio non ci siamo proprio.

Un breve riassunto
Lo strumento con il quale Regione Lombardia finanzia il “diritto allo studio” è la Dote Scuola, che si compone di diverse parti, tra le quali:
1) il buono scuola, dedicato alle famiglie di ragazzi iscritti alle scuole paritarie, introdotto per garantire la libertà di scelta;
2) il sostegno al reddito, pensato per la permanenza dei ragazzi meno abbienti nel sistema dell’istruzione statale;
3) il merito, creato per premiare gli allievi più brillanti;
4) la Dote Scuola per l’Istruzione e Formazione Professionale, che copre le spese di frequenza dei ragazzi iscritti ai corsi regionali di istruzione e formazione professionale;

Di fronte ai numeri presentati in commissione, la scelta della giunta Maroni è quella di mantenere sostanzialmente invariato il contributo di 30 milioni di € per il “buono scuola” sulle paritarie, mentre viene completamente azzerata la voce “merito” che premiava i più capaci e soprattutto viene drasticamente ridimensionato il “sostegno al reddito”: si passa da 23 milioni a soli 5 milioni per sollevare le famiglie più bisognose dall’acquisto libri e materiale scolastico, la mensa o il trasporto.

La dispersione scolastica in Lombardia raggiunge il 15%, e questa scelta mette in seria difficoltà chi già comincia da tempo a fare fatica sul serio. E’ una decisione folle che si fatica a giustificare se non con la volontà di creare più iniquità e disagio per i ragazzi e le ragazze che provengono da famiglie meno abbienti. Anche se meritevoli.

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