Apriamo di notte le stazioni ferroviarie

Da Bergamonews.it:

Otto senzatetto morti assiderati, Scandella: “Apriamo di notte le stazioni ferroviarie”

Jacopo Scandella, consigliere regionale del Partito Democratico, scrive: “Otto senzatetto sono morti assiderati. Abbiamo chiesto di aprire loro le stazioni in queste notti di freddo, perché nessuno debba più morire così”. Jacopo Scandella, consigliere regionale del Partito Democratico, scrive: “Otto senzatetto sono morti assiderati. Abbiamo chiesto di aprire loro le stazioni in queste notti di freddo, perché nessuno debba più morire così”. Il gruppo regionale del Pd ha, infatti, depositato in Regione una mozione urgente per l’apertura delle stazioni ferroviarie ai clochard per la fase di emergenza freddo. Proprio nella mattina di martedì 10 gennaio, durante la seduta di Consiglio regionale, il Pd chiederà di discuterla. Si tratterebbe di una soluzione di emergenza e temporanea per ovviare alla mancanza di posti letto nei dormitori e per quelle persone che rifiutano l’accoglienza in queste strutture. Con la mozione il Pd chiede a Maroni di intervenire sulla controllata FNM e su RFI perché deroghino, fino a quando dureranno le temperature particolarmente rigide, alle disposizioni che prevedono l’allontanamento dei senzatetto dalle stazioni. Nello stesso periodo va anche garantito l’accesso alle associazioni e agli enti che si occupano di assistere queste persone e di tentare di indirizzarle a strutture di accoglienza dedicate.

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La difesa del punto nascita di Piario è una priorita

PIARIO: SCANDELLA (PD), “DIFESA DEL PUNTO NASCITA È UNA PRIORITÀ CHE VA AL DI LÀ DELLO SCHIERAMENTO POLITICO

“Per la Valle Seriana la difesa del punto nascita e dell’ospedale di Piario è una priorità che va al di là dello schieramento politico. Qualcosa tra la Regione e il Ministero della Salute è andato per il verso sbagliato. Per fare chiarezza ho chiesto alla Regione, attraverso un accesso agli atti, di vedere la documentazione inviata a Roma al Comitato percorso nascite, intanto è importante che il ministero abbia chiarito che c’è ancora spazio per ottenere una deroga in virtù della particolare collocazione del nostro ospedale.”

Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella in merito alla possibile chiusura del punto nascita dell’ospedale di Piario.

Milano, 14 dicembre 2016

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J-Mail n.10

Ciao,
di tutte le cose dette sulla riforma costituzionale ce n’è una che non viene sottolineata a sufficienza: fuori dal litigio perenne raccontato dai media c’è un referendum che ha risvegliato l’interesse per la politica. Mai prima d’ora mi era capitato di avvertire tanta passione per un appuntamento politico: ogni sera una sala piena, ogni sera tanti giovani ad ascoltare. Sguardi attenti e interessati, domande, dibattiti che durano fino a tardi per approfondire la posta in gioco. Mi sento fortunato: è stato bello prendere parte, vivere da protagonista questo tempo e questa sfida.

Oltre alle tante occasioni di confronto a cui ho partecipato (qui il link ad un dibattito integrale tra me e l’assessore Claudia Terzi, dove trovate tutti gli argomenti pro e contro la riforma), avevo promesso una newsletter dedicata ai temi della riforma: provo allora a raccontarvi a cosa serve votare “Sì” domenica 4 dicembre.


Primo. Questa riforma non è un’invenzione di Matteo Renzi, ma il punto di arrivo di un dibattito che in Italia dura almeno dal 1983 (qui il link). Già all’epoca dell’assemblea costituente, in realtà, Meuccio Ruini (che fu relatore nel ’47 della proposta di Costituzione) disse che sulla prima parte del testo – i principi fondamentali – si era raggiunto un “compromesso di alto livello”, mentre sulla seconda – in particolare sul funzionamento di Camera e Senato – c’erano “gravi imperfezioni e noi per primi ne riconosciamo i limiti”.

Due Camere, a volte con maggioranze diverse, che votano entrambe la fiducia al Governo, la legge di bilancio e tutti i provvedimenti che il Parlamento discute, non hanno agevolato negli anni la stabilità di governo, la qualità e la velocità dell’iter legislativo o una maggiore rappresentanza delle regioni e dei comuni a Roma. La “commissione dei saggi” (di destra, centro e sinistra) che nel 2013 venne incaricata di redigere un documento di proposte sulle riforme costituzionali scriveva così:

“La Commissione si è innanzitutto pronunciata, con un’opinione unanime, in favore del superamento del bicameralismo paritario. A tal fine sono state prospettate due ipotesi: il bicameralismo differenziato e il monocameralismo.
È largamente prevalente l’ipotesi di introdurre una forma di bicameralismo differenziato per attribuire al Senato della Repubblica la rappresentanza degli enti territoriali, e alla Camera dei deputati il rapporto fiduciario e l’indirizzo politico.

Questa scelta è frutto di due motivazioni:

  • la necessità di garantire al governo nazionale una maggioranza politica certa, maggiore rapidità nelle decisioni, e dunque stabilità;
  • l’esigenza di portare a compimento il processo di costruzione di un sistema autonomistico compiuto, con una Camera che sia espressione delle autonomie territoriali.

E’ tutta colpa della Costituzione se abbiamo governi instabili o leggi pasticciate? No, ovviamente. La classe politica ha le sue responsabilità. Ma la qualità della classe politica e l’efficienza delle istituzioni sono due gambe dello stesso corpo. Perché un paese vada avanti, devono funzionare bene entrambe. E con questa riforma si cominciano a risolvere alcuni problemi.


Secondo. Il rapporto tra lo Stato e le Regioni. Per quelle virtuose, con i conti in ordine, il saldo della riforma è largamente positivo. Non è un caso che in alcune regioni del Sud il No sembra prevalere con un ampio margine. Con la riforma ci sono competenze legislative che tornano allo Stato (distribuzione dell’energia, politiche turistiche nazionali, grandi infrastrutture sovraregionali), ma in Lombardiacontinueremo a gestire la sanità ed i servizi sociali, la formazione professionale, la mobilità ed il governo del territorio regionali, il diritto allo studio.

Non solo: il nuovo Senato darà l’occasione alle Regioni di far sentire la propria voce a Roma, di legiferare su materie che prima erano loro precluse (riforme costituzionali; norme in attuazione delle direttive Europee su cui poggiano i programmi della commissione europea che le regioni gestiscono direttamente; leggi in materia di enti locali come unioni e fusioni di comuni); all’art. 116 si rafforza la possibilità per le regioni virtuose di negoziare con lo Stato ulteriori forme di autonomia, mentre all’art.120 si prevede il commissariamento per quelle che si dimostrano incapaci di svolgere i propri compiti senza generare dissesto economico. In più, l’art.119 inserisce per la prima volta il principio dei costi e fabbisogni standard dentro la Costituzione.
Il quadro è quello di un federalismo differenziato dove chi “fa bene le cose” ne deve fare sempre di più, chi le fa male sempre di meno. Un principio di merito che condivido.

Il limite più grosso? Non essere riusciti ad affrontare una riforma delle regioni, sia per quanto riguarda gli statuti speciali, sia soprattutto per l’accorpamento di quelle più piccole: non regge un sistema dove il Molise, 300.000 abitanti, e la Lombardia, 10 milioni, hanno gli stessi poteri.
Il “Sì” è un primo passo, ma non bisogna fermarsi. Ci sono tante altre cose da cambiare.


Terzo. Un altro passo avanti della riforma è quello sui cosiddetti “istituti di democrazia diretta”: referendum abrogativipropositivi e leggi di iniziativa popolare. Parto dai primi: negli ultimi 24 casi su 29, i referendum per abrogare una legge non hanno raggiunto il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Con la riforma, al raggiungimento di 800.000 firme, il quorum si abbassa al 50% + 1 degli elettori alle ultime politiche, stimolando l’informazione e la partecipazione dei cittadini, che saranno spinti a votare Sì o No invece che astenersi, dal momento che il raggiungimento del quorum è molto più probabile.
Referendum propositivi: non c’erano e ci saranno se passa la riforma.
Leggi di iniziativa popolare: delle ultime 260 presentate, pochissime sono state discusse dal Parlamento. Con la riforma si introduce l’obbligo di discussione, una questione di rispetto e chiarezza nei confronti delle persone che firmano. “Però si triplicano le firme necessarie, da 50.000 a 150.000!” Sì, consideriamo però che nel ’47 gli elettori erano 28 milioni, oggi sono 50, e allora non c’erano whatsapp, facebook o la televisione per far conoscere la propria proposta…


Quarto. Il metodo ed il significato politico del voto. Questo percorso di riforma parte nel 2013 con l’assenso di PD, Scelta Civica, UDC, Popolo della Libertà, Lega (tanto che Calderoli ne è stato relatore di minoranza), ovvero partiti che proporzionalmente rappresentavano quasi il 70% del Parlamento. Tutti condividevano l’esigenza di una riforma: l’avevano scritto nei loro programmi elettorali, l’avevano dichiarato di nuovo all’inizio della legislatura.

Quando si tratta di cambiare davvero, però, cominciano i problemi. Chi per questioni politiche che nulla hanno a che vedere con il merito del testo, chi per convenienza, opportunismo o mancanza di coraggio, succede che il fronte si restringe ed al PD, nel 2015, tocca una scelta: fermarsi, per l’ennesima volta, rimandando ad un futuro non ben precisato questa riforma, oppure andare avanti, assumersi fino in fondo la responsabilità di questo cambiamento, e rimettere la scelta in mano ai cittadini con il referendum.

Se c’è un significato politico attorno alla riforma costituzionale, che va aldilà del merito del testo, non è tanto sul futuro di Renzi o di questo governo, ma sulla disponibilità di tutti noi a prendere coscienza che o le cose si cambiano una per volta, con fatica e con errori, oppure non si cambiano proprio.

Questa riforma renderà le nostre istituzioni più solide, i nostri governi più stabili. Non farà bene soltanto al PD, ma a chiunque si troverà a governare il paese in futuro, perché darà più strumenti per provare a risolvere i problemi delle persone. Istituzioni fragili sono sempre più succubi di altri poteri, economici (finanza, grande impresa) o politici (Angela Merkel ha visto passare Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi: tutto questo ci ha resi più forti nei confronti della Germania, ad esempio?), e chi ci rimette sono le persone più deboli, quelle che hanno più bisogno di una politica che dia risposte all’altezza.

Il 4 dicembre dobbiamo scegliere tra questa riforma e nessuna riforma. Tra il fare un passo avanti e il rimanere fermi. Io vi propongo di andare avanti.

Un sorriso,

Jacopo

PS: per qualsiasi domanda, dubbio o curiosità sulla riforma, scrivetemi!
Prima di fine anno arriva il bilancio 2017 in Consiglio regionale: ci risentiamo presto per gli auguri e per tutte le novità!

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Sorte è un disco rotto. Per la Lombardia 11 miliardi da Roma concordati con Maroni

Scandella (PD): “Sorte è un disco rotto. Per la Lombardia 11 miliardi da Roma concordati con Maroni”

“Esattamente tre giorni fa il presidente Maroni ha firmato il Patto per al Lombardia con il premier Renzi che prevede  lo stanziamento per la nostra regione di ben 11 miliardi di euro. Soldi che andranno a finanziare opere infrastrutturali concordate con la stessa Regione Lombardia. Le dichiarazioni dell’assessore Sorte mi sembrano  del tutto  fuori luogo. Ormai è un disco rotto”. Così replica il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella alle dichiarazioni dell’assessore regionale alle Infrastrutture Sorte che accusa il Governo di “latitanza”.  “Piuttosto consiglierei all’assessore di  occuparsi più e meglio delle questioni di sua competenza – aggiunge – ad iniziare dalle risorse per il funzionamento delle agenzie per l’anno prossimo. Questa mattina al tavolo del tpl i sindaci sono stati netti: per il 2017 c’è una situazione di totale incertezza, non vorremmo che a pagare siano come ogni volta i cittadini con riduzioni delle corse o, magari, un aumento delle tariffe che in questo momento sarebbe ingiustificabile”.

Milano, 28 novembre 2016

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Consumo di suolo, blitz per affondare la legge

CONSUMO DI SUOLO, LA REGIONE TENTA IL BLITZ PER AFFONDARE LA LEGGE REGIONALE

SCANDELLA (PD): “VOGLIONO FARNE CARTA STRACCIA CON UN DOCUMENTO ATTUATIVO”

La Regione tenta il blitz per stravolgere con un documento attuativo la legge sul consumo di suolo, approvata nel 2014. Il documento, dal titolo “Criteri di individuazione degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo”, è stato portato oggi all’attenzione della commissione territorio del Consiglio regionale. Con il provvedimento, predisposto dall’assessorato di Viviana Beccalossi, verrebbero escluse dal computo delle soglie di consumo di suolo un lungo elenco di opere di pubblica utilità e di interesse generale di carattere intercomunale come strade, autostrade, cave, impianti di trattamento rifiuti, aeroporti, linee ferroviarie, ospedali, case di cura, centri di ricerca, edilizia residenziale pubblica. Interventi anche importanti, ma che se sottratti completamente al meccanismo delle soglie poste in legge contro il consumo eccessivo di territorio renderebbero la stessa inutile. La pensa così il Partito Democratico che con il capodelegazione in commissione Jacopo Scandella ha presentato un emendamento per chiedere alla giunta di tornare sui propri passi. Di diverso avviso il consigliere di Lombardia Popolare Carlo Malvezzi che in commissione ha invece annunciato l’intenzione di allargare ulteriormente le maglie della legge intervenendo con una modifica sulla stessa. Il documento sarà messo al voto nella prossima seduta.

“Il centrodestra sta prendendo in giro i cittadini e i comuni che attendono da due anni di poter applicare la legge contro il consumo di suolo – attacca Scandella -. La Lombardia è la Regione italiana che ha subito la maggior cementificazione negli ultimi anni, Maroni a parole aveva assicurato di voler invertire la tendenza ma i fatti lo smentiscono. Oggi abbiamo le amministrazioni comunali che vorrebbero contenere l’edificazione ma che non lo possono fare per i ritardi e le interpretazioni controverse di Palazzo Lombardia. Se questo documento venisse approvato la legge contro il consumo di suolo, che già aveva limiti pesanti, diverrebbe carta straccia.”

La legge n. 31 del 2014, dal titolo “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”, prevede delle soglie massime di consumo del suolo differenziate per ambito territoriale secondo una programmazione che deve essere formalizzata dalla Regione nel Piano Territoriale Regionale, peraltro ancora non approvato.

 

Milano, 17 novembre 2016

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La Commissione approva il progetto di legge su incandidabilità e incompatibilità

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA


Nomine, La Commissione Affari istituzionali approva il progetto di legge su incandidabilità e incompatibilità

Voto favorevole di Pd e Patto civico. Emendamenti ad hoc martedì in Aula

Questo pomeriggio la Commissione Affari istituzionali ha approvato a larga maggioranza il progetto di legge relativo alla “Disciplina delle cause di ineleggibilità e incompatibilità con la carica di Presidente della Regione, Consigliere regionale, Assessore regionale e Sottosegretario regionale”.  Il Partito democratico e il Patto civico hanno espresso voto favorevole anche se si riservano di presentare alcuni emendamenti ad hoc in occasione della votazione finale in Aula calendarizzata per martedì prossimo. “Questo provvedimento è frutto di un lavoro condiviso tra i gruppi consiliari – dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella  –. Si mette ordine alla normativa e si definiscono alcuni punti fino ad oggi controversi. Penso ad esempio al limite tassativo dei due mandati per il presidente di Regione Lombardia, evitando così il ripetersi di “regni” ventennali come nel caso di Formigoni e favorendo un ricambio che è sempre auspicabile. Rimangono aperte alcune questioni – aggiunge – prima tra tutte la questione delle incompatibilità con la carica di consigliere regionale per professionisti che ricoprono incarichi in enti regionali. Noi abbiamo espresso perplessità su questo punto che solleveremo nuovamente in aula”. “Grazie a un lavoro unitario improntato al senso istituzionale, si è prodotta una legge equilibrata, non troppo rigida, ma nemmeno lassista – dichiara il consigliere regionale del Patto civico Roberto Bruni -. Si tratta di un risultato complessivamente apprezzabile anche se permangono alcuni punti critici, non dirimenti ma certamente migliorabili, sui quali ci riserviamo di presentare emendamenti nel passaggio in Aula”.

 

Milano, 16 novembre 2016

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Confronto Jacopo Scandella – Claudia Terzi sul referendum costituzionale 2016

Sala gremita come poche altre volte, ieri, a Clusone nell’auditorium comunale, dove si è tenuto un confronto sul tema del referendum costituzionale 2016. A sostenere le ragioni del SI, Jacopo Scandella (consigliere regionale del Partito Democratico), quelle del NO Claudia Terzi (assessore regionale della Lega Nord). Il dibattito è stato moderato da Andrea Filisetti, giornalista di Antenna2 e MyValley.it.

Le fotografie scattate da Alberto Bigoni:

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Il video della serata, riprese di Riccardo Albanese:

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Scandella: “Porteremo all’attenzione dell’assessore le proteste dei comitati pendolari”

TPL, Martedì in Aula approvazione del Piano regionale trasporti

Scandella(PD): “Porteremo all’attenzione dell’assessore le proteste dei comitati pendolari”

Ancora pesanti ritardi e cancellazioni si registrano sulla tratta ferroviaria lunga la direttrice bergamasca. I comitati pendolari sono sul piede di guerra per una situazione di disagio perenne ma senza che la Regione prenda i dovuti provvedimenti. “Riceviamo quotidianamente lettere di denuncia da parte dei rappresentanti dei pendolari - dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella - solo ieri sera un treno della linea Milano – Bergamo è stato bloccato per 103 minuti in attesa che si risolvesse un guasto a uno scambio. Questa mattina, invece, il treno S9 portava ben 37 minuti di ritardo, cosa che peraltro capita fin troppo spesso. C’è stato chi ha optato per un treno MM2, che nell’ orario di punta è sovraffollato, e all”arrivo a Romolo, alle 8,45, ha dovuto destreggiarsi con pullman di linea funzionanti a intermittenza che esponeva l’avviso ‘fuori servizio’. Tutto senza un preavviso o alcun tipo di informazione da parte dell’azienda. Proporremo nuovamente questo tema martedì in Aula, in occasione della discussione del Programma regionale della mobilità e dei trasporti, e richiameremo l’assessore alle sue responsabilità non solo per quanto concerne il sistema ferroviario ma anche sull’intermodalità ferro/gomma e il rapporto con il sistema metropolitano milanese. In Commissione trasporti invece chiederemo l’audizione dell’amministratore delegato Trenord Farisè per capire come l’azienda mira a risolvere questa situazione inaccettabile“, conclude.

 

Milano, 15 settembre 2016

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J-Mail n.9

Ciao,
una ventina d’anni fa, un noto esponente del centrosinistra italiano disse una cosa del genere: “Berlusconi si vanta di non essere un politico… ma è come se uno entrasse in sala operatoria e dicesse al paziente: “tranquillo, tranquillo, non sono un chirurgo!”.

Erano gli anni successivi a Tangentopoli, poco dopo sarebbero emersi gli sprechi de “La Casta”, poi ancora gli scandali sui rimborsi, la crisi economica e una serie di occasioni perse per riformare i partiti e le istituzioni. C’era (e c’è…) un sentimento popolare d’insofferenza verso la classe politica, a cui fece seguito il tentativo di trovare fuori da quest’ultima la soluzione ai problemi: tra chi non aveva frequentato i partiti, tra chi si presentava come estraneo a quel sistema. Da Berlusconi passando per la miriade di piccole o grandi personalità “prestate” alla politica, si arriva ai giorni nostri ed al mantra 5 stelle: non politici ma cittadini. Una cosa diversa.

Anche io, quando mi sono candidato in Consiglio regionale, l’ho fatto per essere diverso. Diverso dal mio coetaneo Renzo Bossi che mi aveva preceduto tra quei banchi; diverso da chi aveva usato la carica pubblica per il proprio tornaconto personale (www.jacoposcandella.it/trasparenza); diverso da chi si vedeva di rado sul territorio se non per una campagna elettorale di promesse, mai rendicontate.

Ho sempre pensato, però, che come non ci si improvvisa chirurghi, non ci si improvvisa nemmeno politici. E che se l’onestà va dimostrata sul campo, questa non è da sola sufficiente. Servono studio e approfondimento; serve la giusta dose di umiltà per riconoscere le ragioni dell’altro e il fatto che intorno a te non ci sono solo mele marce da denunciare, ma una quantità di brave persone che svolge il proprio ruolo con passione e onestà. Altrimenti, saremmo messi molto peggio di come siamo.

A questo proposito, e a partire dalle difficoltà della giunta M5S di Roma, Roberto Saviano ha scritto un pezzo che vi consiglio.


Da consiglio a Consiglio: al Pirellone mi sto occupando di giovani, montagna e trasporti.

Primo: ci sono ragazzi e ragazze in Lombardia che avrebbero diritto alla borsa di studio regionale per l’università, perché rientrano nei requisiti di merito e di reddito, ma che la borsa di studio non la prendono. Perché? La risposta più semplice, dopo tre anni di tentativi, è che questo non interessa. Non interessa che ci siano più giovani, soprattutto da famiglie meno ricche, che decidono di proseguire gli studi.
Potrebbe sembrare propaganda, per cui meglio affidarsi ai dati.

Per coprire tutte le richieste servono 56 milioni di euro; ben 38 li pagano gli studenti con le loro tasse; 15 milioni provengono dal fondo integrativo statale; ne mancano solo 3, lo 0,012% circa del bilancio regionale. Eppure, Regione Lombardia decide di stanziare la miseria di 687.000 euro, l’1,2% del totale richiesto. E questo sul 2016, perché la previsione sul 2017 ad oggi è ZERO.

I numeri parlano da soli. Ma dietro ad ogni numero c’è una persona a cui viene tolta la possibilità di studiare, una persona che non vede realizzato quel “rimuovere gli ostacoli di ordine economico che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” che la nostra Costituzione assume come impegno. E’ semplicemente inaccettabile. Qualcosa a cui, in ogni caso, non ci si può rassegnare.

Secondo: in Alta Valle Seriana ci sono più o meno 40 mila abitanti distribuiti in 463 km quadrati. A Milano gli abitanti sono 1 milione e 200 mila, in 181 km. Due mondi diversi. Eppure le regole fissate dalla Regione sono spesso molto simili.
Sarebbe come se facessimo giocare una squadra di calcio a 5 su un campo da 11 giocatori. Potrebbe essere la più forte del mondo, ma non vincerebbe mai. Sono intervenuto in Consiglio regionale (prima parte sul diritto allo studio, seconda sulla montagna) per spiegare questa metafora e chiedere una cosa sola:fateci giocare alla pari, altrimenti in montagna non gioca più nessuno!

Terzo: il 20 settembre arriva in aula il Programma Regionale della Mobilità e deiTrasporti (PRMT). Un malloppo da mille e passa pagine a cui ho dedicato ore di “studio matto e disperatissimo”. Scherzi a parte, lì dentro c’è la visione delle infrastrutture e della mobilità lombarda per i prossimi dieci anni. E, ahimè, è una visione troppo ancorata al passato, che non tiene conto di quanto le cose siano cambiate negli ultimi anni.

Autostrade come la Broni-Mortara o la Varese-Como-Lecco (e molte altre ancora) sono state pensate quando si credeva che una grande massa di persone sarebbe stata disposta a pagare un pedaggio più caro per risparmiare un po’ di tempo. Il problema è che oggi non è più così: la crisi non ha modificato solo le disponibilità economiche degli enti pubblici, le cui risorse (più scarse) vanno utilizzate con grande cura, ma anche l’attitudine alla spesa dei cittadini. E di questo bisogna tenerne conto.

Vogliamo un Piano che abbia cura tanto della sostenibilità economica quanto di quella ambientale; meno autostrade ma più tangenziali e tranvie che possano risolvere gli ingorghi nei territori; un piano per i pendolari e la mobilità ferroviaria, per le piste ciclabili, per l’elettrico e le nuove tecnologie che possono migliorare il trasporto privato su gomma.
Ci proveremo martedì in aula.


C’è un appuntamento, nei prossimi mesi, che occuperà l’agenda politica del nostro paese, ed è il referendum costituzionale. Gli dedicherò la prossima newsletter: credo infatti sia nostro compito quello di fornire alle persone quante più occasioni di confronto su una riforma così importante, affinché la partecipazione al voto siaconsapevole e informata.
Dalla prossima settimana sarò impegnato in una fitta serie di dibattiti: si parte mercoledì 22 settembre a Casnigo e si prosegue martedì 27 a Lurano… mi auguro di poterti incontrare di persona!

Intanto,
un sorriso

Jacopo

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Programma Regionale Mobilità e Trasporti: la situazione

L’approvazione del Programma Regionale Mobilità e Trasporti è attualmente prevista per la ripresa dei lavori del Consiglio Regionale ed è attualmente programmata per il prossimo 20 settembre. In origine era previsto il termine dell’intero iter per la fine del 2015 ma alcuni prevedibili ritardi tecnici e l’accavallarsi di provvedimenti legislativi in V Commissione hanno portato alla chiusura della fase istruttoria in V Commissione ed al voto a fine giugno con l’impegno di votare il Piano il 19 luglio in aula. Martedì 5 luglio, senza alcun preavviso la maggioranza ha deciso di posticipare il voto, adducendo il fitto calendario della seduta ma più probabilmente per problemi nella chiusura del PRMT vista la debolezza della posizione dell’Assessore Sorte e le numerose sollecitazioni che provengono dai territori e dagli attori economici ed istituzionali.

Si tratta di un provvedimento molto atteso visto che la precedente programmazione regionale risale al 1982 e si innesta in un contesto di grandi cambiamenti sia nella governance del TPL con il ruolo duale di Trenitalia e Trenord (società al 50% Trenitalia e 50% Regione Lombardia) e i possibili cambiamenti che potrebbero portare a fusioni e incorporazioni, sia attraverso la rimodulazione dei servizi integrati e su gomma con la nascita delle Agenzie che faticosamente stanno avviando il proprio percorso che nella struttura stessa della mobilità con il deciso incremento degli utenti ferroviari e della mobilità dolce e la prospettiva di uno spostamento di una parte consistente del traffico merci dalla gomma al ferro in una logica intermodale avanzata.

Il PD ha da subito proposto emendamenti di sostanza al PRMT, documento complesso e molto articolato,  incentrati nella modifica strutturale di alcune delle ‘azioni’ previste e che sono la parte descrittiva della politica della mobilità regionale.  Troppo debole il segnale di cambiamento presente nel PRMT di fronte alla mutata situazione economica in Lombardia che ha comportato una modifica sostanziale delle necessità infrastrutturali regionali che vedono una drastica diminuzione delle risorse disponibili per interventi a grande impiego di capitali, il fallimento del project financing, l’incremento costante a tassi intorno al 5% degli spostamenti ferroviari di persone, nuovi flussi di merci su ferro con apertura del Gottardo e la conseguente necessità di intermodalità, la lenta ma progressiva avanzata della mobilità sostenibile sotto forma di elettrico o sharing mobility.

La stesura originaria del PRMT difatti fotografa una situazione proponendo scenari evolutivi sulla base di stime e previsioni che sono variate e che devono giocoforza trovare una declinazione nella programmazione. Le politiche attive sul trasporto da attuare in concorso con la pianificazione nazionale e lo scenario europeo risultano essere sbiadite restando sullo sfondo gestionale dell’esistente o poco più e rimangono irrisolti i nodi reali, politici, della pianificazione a medio e lungo termine: risorse, strategie, visione di sviluppo.

La posizione della maggioranza di centro destra rimane ferma sull’assunto che il Governo ha tagliato i fondi per il TPL, che la proporzione tra le risorse assegnate e il fabbisogno derivante dall’estesa rete di trasporti è penalizzante per la Lombardia e che i fondi per l’estensione della rete autostradale lombarda devono provenire dalla redistribuzione dei proventi fiscali centrali.

Il primo punto è palesemente falso e strumentale perché il Fondo Nazionale per il TPL non ha subito tagli negli ultimi anni e con i recenti atti governativi alla Lombardia dovrebbe essere riconosciuta parte della redistribuzione derivante della penalizzazione per le Regioni che non abbiano raggiunto standard di qualità prefissati. Sul punto della proporzione tra fabbisogno e assegnazione di risorse effettivamente appare necessaria una riflessione sull’introduzione dei costi standard per evitare il ripetersi di storture e inefficienze. Sulla vicenda delle risorse per le autostrade è da sottolineare il fallimento della logica lombarda del project financing e ricordare le defiscalizzazioni di cui hanno goduto alcune delle opere più esposte economicamente che gravano sul bilancio statale.

Per quanto riguarda l’attività consiliare, l’analisi e la successiva attività emendativa, frutto del confronto con il territorio e i portatori di interesse (si sono svolte decine di audizioni oltre al percorso obbligatorio della VAS con relative osservazioni e proposte) hanno portato il PD a seguire due percorsi paralleli di richiesta di modifica:

  • richiesta di stralcio delle opere giudicate insostenibili finanziariamente ed ambientalmente laddove i benefici sono largamente inferiori ai costi diretti ed indiretti e i finanziamenti appaiono impossibili da trovare la breve, medio e lungo termine per opere stratecigamente marginali
  • richiesta di modifica o di integrazione

Le principali richieste di stralcio riguardano le opere stradali autostradali quali la Lecco-Como-Varese, il lotto da Vimercate a Dalmine della Pedemontana, la Broni -Mortara e il raccordo con la A 26 di Stroppiana, la TOEM (unico accolto in fase preliminare) mentre modifiche e integrazioni (quasi tutte accettate) hanno riguardato la possibilità di interventi di raddoppio di linee ferroviarie o prolungamenti di metrotramvie e alcune connessioni stradali importanti per i territori.

Nel corso della seduta che vedrà l’approvazione del PRMT il PD presenterà, oltre agli emendamenti sopra ricordati che non sono stati assunti dalla Giunta, alcuni ordini del giorno che, in quanto atti di indirizzo politico, proveranno a dare alcune indicazioni per la Giunta Regionale per affrontare i nodi di sistema irrisolti sopra descritti oltre ad alcune proposte per migliorare localmente la situazione attuale.

DATI ECONOMICI (fonte Regione Lombardia dicembre 2015)

prmt_regione_lombardia_2016

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