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Tirocini: manca il rapporto annuale previsto dalla Regione

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA

Formazione
SCANDELLA (PD): “TIROCINI: MANCA IL RAPPORTO ANNUALE PREVISTO DALLA REGIONE”

Regione Lombardia inadempiente. Lo è, secondo il consigliere Pd Jacopo Scandella, sul monitoraggio dei tirocini, previsto dalla delibera 825 del 25 ottobre 2013. Per questo ha presentato oggi un’interrogazione a risposta immediata in Aula, per avere notizie precise su un istituto così importante nella filiera della formazione-lavoro. “Ad oggi non esiste un’analisi complessiva dei dati sullo strumento dei tirocini che interessa moltissimi cittadini, soprattutto giovani, e che ci risulta in aumento del 40% tra il 2014 e il 2015. Regione Lombardia non vi ha dedicato alcuna attenzione e non ha realizzato alcun rapporto, come invece aveva promesso nella delibera stessa. Dietro ad ogni numero c’è un ragazzo o una ragazza, ed è importante capire quanti sono i tirocini “positivi”, che fanno fare esperienza e magari evolvono in un contratto di lavoro, e quanti invece servono a sostituire malattia o gravidanza camuffate da tirocinio. Il valore formativo del tirocinio va salvaguardato. Oltre al rapporto annuale, sarebbe interessante promuovere un registro provinciale dei tirocini con la collaborazione delle divisioni Istruzione Lavoro delle province, dei sindacati e degli Enti promotori”.

Milano, 6 ottobre 2015

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Contributi per i libri solo a fine settembre

COMUNICATO STAMPA

Dote scuola

SCANDELLA (PD): “CONTRIBUTI PER I LIBRI SOLO A FINE SETTEMBRE: L’ASSESSORE CONFERMA”

A differenza degli altri anni Dote scuola di Regione Lombardia è in ritardo e le famiglie dovranno anticipare i soldi per i libri, la voce che interessa di più e che pesa maggiormente sul bilancio famigliare. “Ma l’assessore regionale all’Istruzione Aprea ci ha assicurato che poi la Regione pagherà. E noi monitoreremo che ciò avvenga”, commenta Jacopo Scandella, consigliere regionale del Pd e componente della Commissione Istruzione del Consiglio regionale, che oggi, martedì 8 settembre 2015, ha chiesto delucidazioni all’assessore attraverso una question time durante la seduta d’Aula.

“Abbiamo ricevuto diverse lamentele da parte delle famiglie lombarde in attesa dei buoni, i quali non verranno erogati prima della fine di settembre – prosegue Scandella –. E questo ritardo per gli alunni significa cominciare l’anno scolastico senza la dotazione libraria e tecnologica sufficiente e necessaria. All’assessore abbiamo chiesto per quale ragione, nella tanto decantata efficiente Regione Lombardia, ci sia un ritardo del genere nell’erogazione del buono per l’acquisto di libri e dotazioni tecnologiche, poiché dalla chiusura del bando a fine luglio, c’è stato un mese di tempo per espletare la valutazione delle domande e per conoscere il numero delle richieste presentate”.

E prosegue: “Sapevamo già che l’erogazione del ‘Contributo per l’acquisto dei libri di testo e dotazioni tecnologiche’ sarebbe stato in ritardo perché era stato prorogato di due mesi il termine di presentazione delle domande, dalla fine di maggio alla fine di luglio, per il rilascio della nuova certificazione Isee da inserire obbligatoriamente all’interno della domanda di Dote Scuola da parte dei Caaf. Ma tutto questo non può andare a inficiare l’efficacia e l’importanza dell’intervento: le famiglie hanno davvero bisogno di quei contributi – aggiunge Scandella –. Tuttavia, all’assessore non è rimasto che confermare il ritardo. Ci auguriamo solo che non ci siano famiglie che non sono in grado di anticipare il denaro per i libri”.

Milano, 8 settembre 2015

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Le cose si possono fare, ci stiamo provando

Economia e Lavoro, Immigrazione, Giustizia e sicurezza, Scuola, Pubblica amministrazione: dalla Segreteria nazionale del Partito Democratico, cinque quaderni per conoscere quello che stiamo portando avanti alla guida del paese:

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Edilizia scolastica – Bando mutui – Approvato Piano 2015 e ulteriore fabbisogno

Dal sito di Regione Lombardia:

In attuazione dell’art. 10 del D.L. n. 104/2013 e del bando per la rilevazione del fabbisogno di interventi di edilizia scolastica, approvato dalla Giunta regionale con DGR n. X/3293 del 16 marzo 2015, la Struttura regionale competente ha provveduto all’approvazione del Piano contenente i progetti realizzabili nell’anno 2015 e ammissibili a finanziamento e del restante fabbisogno da soddisfare negli anni 2106-2017.

Il Piano per l’anno 2015 si compone di due elenchi:

  •  “Comuni”, contenente la graduatoria delle domande presentate dai Comuni e ammesse a finanziamento per l’anno 2015, per un totale di contributi richiesti pari a euro 275.492.733,81 (Allegato “A”);
  • “Province e Città Metropolitana”, contenente la graduatoria delle domande presentate dalle Province e dalla Città Metropolitana di Milano e ammesse a finanziamento per l’anno 2015, per un totale di contributi richiesti pari a euro 28.637.118,00 (Allegato “B”).

Il restante fabbisogno di interventi di edilizia scolastica del territorio lombardo da soddisfare negli anni 2016-2017 ammonta ad un totale di contributi richiesti pari a euro 205.205.154,97 (Allegato “C”).

Gli allegati “A”, “B” e “C” sono stati trasmessi al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, come previsto dall’art. 2 del decreto interministeriale del 23 gennaio 2015, segnalando un fabbisogno complessivo pari a euro 509.335.006,78. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca provvederà a trasmettere la documentazione pervenuta da tutte le Regioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ad inserire il tutto in un’unica programmazione nazionale, che potrà trovare attuazione nei limiti delle risorse finanziarie che saranno rese disponibili. Si fa presente che è in corso la formalizzazione del decreto con cui i tre Ministeri competenti dispongono la proroga dei termini e modificano alcune determinazioni contenute nel decreto interministeriale del 23 gennaio 2015.

TIPOLOGIA: Bando

Allegati

Decreto numero 3788 del 12 maggio 2015 - Approvazione piano interventi Decreto n. 3788 del 12 maggio 2015 – Approvazione piano interventi (117 KB) PDF
Allegato A - Piano Annuale 2015 - Comuni Allegato A – Piano Annuale 2015 – Comuni (344 KB) PDF
Allegato B - Piano Annuale 2015 - Province Allegato B – Piano Annuale 2015 – Province (204 KB) PDF
Allegato C - Fabbisogno interventi 2016-2017 Allegato C – Fabbisogno interventi 2016-2017 (201 KB) PDF
Allegato D - Domande no ammissibilità Allegato D – Domande no ammissibilità (121 KB) PDF
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“La buona scuola” – diretta su BlogDem

Alle 12.30 siamo in diretta su blogdem.it per parlare de “La buona scuola”: si tratta delle linee guida presentate dal Governo per la riforma della scuola, e sono davvero ben fatte.

E’ possibile inviare osservazioni fino al 15 novembre: entro quella data, l’obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero di studenti, genitori, presidi, insegnanti e dipendenti in un dibattito pubblico sul futuro della scuola. Che non è altro che il futuro del paese.

Perché come recita la premessa, “l’istruzione è l’unica soluzione strutturale alla disoccupazione”.

 

QUI la diretta web su BlogDem 

Clicca QUI per consultare “La buona scuola”, leggere il rapporto e capire come partecipare.

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Scandella su Dote Scuola: “Non c’è libertà di scelta tagliando gli aiuti ai redditi più bassi”

“Se davvero la Giunta volesse incentivare la ‘libertà di scelta’ per le scuole paritarie, dovrebbe concentrare i finanziamenti su quelle fasce di reddito che da sole non possono permettersi questa libertà”. E’ categorico Jacopo Scandella, consigliere regionale del Pd, commentando il voto contrario di oggi, martedì 6 maggio 2014, in Consiglio regionale, alla mozione sul sistema della Dote scuola di Regione Lombardia.

“Dispiace che nemmeno dentro al Consiglio regionale si riesca ad entrare seriamente nel merito delle questioni” aggiunge e specifica specificando “le fasce sotto i 15mila euro di Isee vedono tagliate le risorse, quelle fino a 38mila le vedono aumentare. Si trovano poi i soldi per raddoppiare il contributo alle famiglie con un reddito da 70-80mila euro e contemporaneamente si annulla ogni risorsa per acquisto libri, trasporto e mensa per le scuole statali. E’ un principio che non possiamo tollerare, soprattutto in un momento come questo”, conclude Scandella.

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8 dicembre: la mia scelta per un nuovo PD

Lo scrivevo nella newsletter: “la ricostruzione di cui abbiamo bisogno passa anche attraverso i partiti: non ce ne sono di storie, se un partito raccoglie le istanze dei territori per portarle nelle istituzioni, se si rapporta costantemente con le imprese, le parti sociali, i comitati locali, se è democratico al suo interno e contribuisce a formare una classe dirigente in maniera trasparente e partecipata, beh, allora svolge un ruolo indispensabile per la nostra democrazia. Non basterà un uomo solo, non basterà nemmeno un Partito solo. Perché oggi troppe persone sono convinte che quelle organizzazioni non servano assolutamente a nulla. Ma riscoprire il senso e la forza di una comunità che si muove, e che quindi diventa utile per i suoi cittadini, è il primo obiettivo del nostro Congresso.”

Detto questo, ho scelto di sostenere la candidatura di Matteo Renzi nella corsa a Segretario del Partito Democratico. L’8 dicembre si vota per scegliere una nuova linea politica che ci accompagnerà nei prossimi anni e la leadership sulla quale essa dovrà camminare. Il minimo che si possa fare, avvicinandosi a questo appuntamento, è un’analisi di quanto successo negli ultimi mesi.

Sembra passato un secolo dalle Primarie di dodici mesi fa: la vittoria di Bersani, la coalizione con SEL, la sconfitta elettorale cui seguirono l’elezione del Presidente della Repubblica ed il governo Letta. Un piccolo focus è necessario.

Le elezioni politiche di febbraio ci hanno detto qualcosa che non possiamo ignorare: di fronte all’offerta politica esistente (Berlusconi per il centrodestra e Bersani per il centrosinistra), 1 italiano su 2 ha scelto o di non andare a votare o di votare Grillo, mentre sono stati (indicativamente) più di 8 milioni gli elettori che hanno cambiato schieramento rispetto alle elezioni precedenti. Il quadro è quello di una società frammentata, nella quale ormai più della metà dei cittadini non si sente stabilmente rappresentata da nessuno; non si sente di destra, sinistra o centro, ed è quindi disposta a cambiare idea. Magari l’ultimo giorno prima del voto.

Lo sforzo, che tocca soprattutto a chi invece vive da sempre l’appartenenza al Partito Democratico, è quello di capire che se dentro i nostri circoli ci troviamo a discutere con persone che ancora si riconoscono nel centrosinistra, nei suoi attuali leader e che, salvo eccezioni, hanno sempre votato da quella parte e sempre la voteranno, fuori è pieno zeppo di gente disposta a dare fiducia ieri a Bossi, oggi a Grillo, domani a qualcun altro. Persone alla ricerca di idee nuove e facce credibili; una fetta di elettori sempre più consistente e, tra le altre cose, sempre più decisiva.

Di fronte a questo scenario, dunque, chiediamoci che Partito Democratico vogliamo. Possiamo scegliere di rappresentare al meglio il nostro “zoccolo duro”, il nostro elettorato più fedele, composto in gran parte da dipendenti pubblici e pensionati; possiamo farlo sperando di trovare qualcuno (speranza vana, di questi tempi) con cui allearci prima delle elezioni, per provare così ad ottenere la maggioranza ed il governo del paese. Possiamo farlo dando mandato ad un candidato premier di allargare il recinto del nostro consenso, ma siamo certi che un Partito non plasmato sulle sue idee possa reggere questa sfida? In parole povere, gli faremo fare la fine di Prodi?

Io credo in un Partito Democratico diverso. Un Partito che guardi al futuro, che sappia rigenerare entusiasmo e voglia di fare politica, che non abbia paura di proposte coraggiose, di perdere consenso nel proprio elettorato, di conservare invece che cambiare. Un PD che abbia l’ambizione di tornare ad essere interlocutore di grosse fette della popolazione (giovani, prima di tutto!) che oggi non ci considerano come tale. Che sia chiaro: nessuno lo farà per noi. O riusciamo, come Partito, a riconquistare la fiducia di quelle persone, oppure non riusciremo mai a governare davvero questo Paese.

Per farlo, dicevo, servono due cose: idee coraggiose e facce giuste. In estrema sintesi, parto dalle prime citandone alcune.

LE IDEE

Lavoro e rappresentanza
Siamo il terzo partito tra gli operai, mentre tra chi il lavoro lo crea, lo inventa, siamo ancora visti con diffidenza. Eppure rivendichiamo il ruolo di partito dei lavoratori!
C’è l’universo della cooperazione sociale, ci sono le imprese che investono “green”, i posti di lavoro creati grazie a Internet ed alle nuove tecnologie, l’artigianato e la piccola impresa, a maggior ragione in bergamasca. Costruire soluzioni anche per questi mondi deve essere il nostro obiettivo primario. Che si parli di riduzione delle tasse sul lavoro o di semplificazione burocratica.

Ammortizzatori sociali
In tutta Europa, negli ultimi vent’anni, gli assegni di disoccupazione sono stati fortemente ridotti a fronte di un pesante investimento nelle politiche attive del lavoro, nel potenziamento dei centri per l’impiego e l’avvicinamento di domanda e offerta, nella formazione professionale soprattutto over 45. La scelta è stata meno cassa integrazione, meno spesa passiva che disincentiva la ricerca di una nuova occupazione; più servizi, più formazione, con una rete di protezione sociale che si allarga anche a chi oggi ne è sprovvisto e coinvolge i Comuni e il terzo settore. E’ un’impostazione diversa da quella che abbiamo conosciuto finora. E non sarà certo semplice metterla in pratica. Ma nessuno lo farà al posto nostro!

Pensioni
Altro tema scottante, sul quale dobbiamo fare chiarezza. Spendiamo quasi la stessa cifra per erogare tutte le pensioni al di sotto dei 2500 euro e tutte quelle superiori a 2500 euro, gran parte delle quali derivano dal calcolo effettuato con il metodo retributivo, consegnando al beneficiario molto più di quanto effettivamente versato nella propria carriera lavorativa. Una volta funzionava così, ora non più. Non si tratta di un privilegio ingiustificato? Possiamo dire che in una situazione di difficoltà è indispensabile chiedere un sacrificio anche a queste persone? A volte sento dire: “non innestiamo una guerra generazionale tra vecchi e giovani!”

Di fronte a quelle pensioni (a maggior ragione quelle superiori ai 5000 euro), di fronte ad una disoccupazione giovanile al 40%, di fronte al fatto che chi fra i giovani ha la fortuna di lavorare spesso percepisce meno di 1000 euro, rendiamoci conto che quella guerra c’è già! Non può più funzionare il sistema per cui la pensione del nonno mantiene il nipote, e magari pure il figlio, perché o si recuperano risorse per dare lavoro ai giovani, oppure non ci saranno più nemmeno i soldi per pagare le pensioni.

Scuola
E’ l’unico vero ascensore sociale. Dobbiamo fare di tutto per investire nell’educazione.
Nel 2011 dicevamo che “non era maturo il tempo per una selezione del personale docente da parte dei dirigenti scolastici”. Credo ci voglia più coraggio: perché non promuovere meccanismi valutativi all’interno della scuola, con l’obiettivo di motivare la classe docente e premiare gli insegnanti capaci di trasmettere passione e curiosità ai propri ragazzi?
E poi, la prossima riforma, che nasca dal basso: metteremo in atto la più grande campagna di ascolto dei nostri insegnanti, dei genitori, degli alunni stessi e dei quasi 5000 assessori alla cultura vicini al Partito Democratico su tutto il territorio nazionale.
Il tema centrale, infine, è quello delle risorse: se crediamo nella scuola, dobbiamo piantarla di tagliare laboratori, tempo pieno, mense, borse di studio… Ed in questo senso il decreto Carrozza, con i suoi 400 milioni sulla scuola, ha segnato un’importante inversione di tendenza.

Non sono per forza i più importanti, ma sono alcuni spunti sui quali mi aspetto dal Partito un coraggioso cambio di rotta. Europa, fisco, servizi sociali, ambiente: le sfide sono tante e molto c’è in comune con gli altri candidati alla Segreteria.

LA FACCIA

Perché Renzi?
Ho scelto di sostenere Matteo Renzi perché ritrovo in lui lo spirito entusiasta e coraggioso che vorrei rivedere nel Partito. Sono convinto che dietro ad alcune semplificazioni, dietro ad alcuni slogan ad effetto, ci stiano contenuti forti che ho avuto modo di leggere e studiare ad esempio ne “L’Italia dei democratici” di Giorgio Tonini ed Enrico Morando o “Più uguali più ricchi” di Yoram Gutgeld, per citare alcuni dei sostenitori più celebri. Li trovo particolarmente centrati e adeguati ad un progetto di riforma radicale prima del Partito Democratico e poi del Paese.

Quattro
Ci sono quattro motivi che rendono Matteo Renzi unico tra i candidati in campo:

Renzi è l’unico ad aver capito per tempo quanto fosse dirompente l’esigenza di cambiamento nel nostro Paese; quanto la crisi e le mancate risposte della politica nell’ultimo ventennio avessero esasperato la voglia, sempre più diffusa, di affidare a persone nuove una nuova grossa responsabilità. Dall’etica ai costi della politica, per cominciare.

Renzi è l’unico ad avere l’occasione, se dovesse vincere in maniera “larga”, di attuare davvero questo cambiamento; perché nel Partito Democratico, dal 2007, il rinnovamento ha interessato tutti i livelli: dai circoli locali, ai segretari provinciali e regionali fino agli eletti nelle Istituzioni. Tutti meno la dirigenza nazionale. La stessa che ha avuto cinque elezioni politiche nazionali a disposizione per mostrare il proprio valore e che ci ha portati, nel bene e nel male, fino a qui. “Tra 12 mesi la ruota girerà”, disse Bersani. Ecco, ora è il momento di farla girare e dare una chance ad un gruppo dirigente radicalmente rinnovato.

Renzi è l’unico in grado di esercitare una leadership forte sul gruppo parlamentare; perché non dimentichiamoci che, dentro questa esperienza di Governo, l’obiettivo del PD deve essere quello di contare di più, di farsi sentire di più. Di dettare l’agenda con le proprie idee. Renzi può farlo, a partire dalla legge elettorale. Maggioritaria, a doppio turno, partendo dalla Camera, dove il PD ha la maggioranza. Aiutiamo questo Governo a lavorare meglio, portiamo a casa quelle riforme istituzionali troppo a lungo rimandate. Se non lo faremo, se il Governo Letta mancherà questo appuntamento, non ci salveremo. Non c’è Renzi o Civati che tenga.

Renzi è l’unico, tra i candidati, ad aver amministrato qualcosa. E’ l’unico che può essere giudicato sulla base di quello che ha fatto, non solo su quello che dice di voler fare. Perché, oltre alla filosofia politica, di cui è necessario nutrirsi, ci sta un Partito concreto, comprensibile e immediato. Prima di sostenerlo, ho letto molto sul suo operato a Firenze e credo che siano indiscutibili alcuni risultati importanti raggiunti durante il suo mandato: dalle pedonalizzazioni del centro al piano strutturale a volumi zero, dagli investimenti pesanti nel turismo, nelle aperture di musei e biblioteche al potenziamento degli asili nidi. Cose concrete, cose giuste. E di sinistra, se proprio vogliamo.

Beninteso, non basta essere un buon Sindaco per essere un buon Segretario o un buon Premier. E Renzi è una speranza, non una certezza. Ma sulla base di tutte queste osservazioni, sulla proposta politica e sul suo profilo, credo meriti un’opportunità.

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Diritto allo studio: non ci siamo

In commissione Cultura e Istruzione arriva il primo bilancio targato Maroni.

Se la nota positiva sono le rassicurazioni rispetto all’investimento nella formazione professionale per il biennio 2014-2015, sul diritto allo studio non ci siamo proprio.

Un breve riassunto
Lo strumento con il quale Regione Lombardia finanzia il “diritto allo studio” è la Dote Scuola, che si compone di diverse parti, tra le quali:
1) il buono scuola, dedicato alle famiglie di ragazzi iscritti alle scuole paritarie, introdotto per garantire la libertà di scelta;
2) il sostegno al reddito, pensato per la permanenza dei ragazzi meno abbienti nel sistema dell’istruzione statale;
3) il merito, creato per premiare gli allievi più brillanti;
4) la Dote Scuola per l’Istruzione e Formazione Professionale, che copre le spese di frequenza dei ragazzi iscritti ai corsi regionali di istruzione e formazione professionale;

Di fronte ai numeri presentati in commissione, la scelta della giunta Maroni è quella di mantenere sostanzialmente invariato il contributo di 30 milioni di € per il “buono scuola” sulle paritarie, mentre viene completamente azzerata la voce “merito” che premiava i più capaci e soprattutto viene drasticamente ridimensionato il “sostegno al reddito”: si passa da 23 milioni a soli 5 milioni per sollevare le famiglie più bisognose dall’acquisto libri e materiale scolastico, la mensa o il trasporto.

La dispersione scolastica in Lombardia raggiunge il 15%, e questa scelta mette in seria difficoltà chi già comincia da tempo a fare fatica sul serio. E’ una decisione folle che si fatica a giustificare se non con la volontà di creare più iniquità e disagio per i ragazzi e le ragazze che provengono da famiglie meno abbienti. Anche se meritevoli.

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