Archivi del mese: dicembre 2013

Di qua, chi ama l’Europa.

Spero, da italiano prima che da democratico, che il 2014 sia davvero l’anno della ripresa economica, della modernizzazione istituzionale, di un governo che, come si usa dire in questi giorni, “faccia le cose”. Lo spero perché non c’è più tempo, perché servono risposte urgenti.

Il 2014 è anche l’anno delle elezioni europee, del semestre a presidenza italiana del Consiglio dell’UE, deve essere l’anno in cui anche l’Europa cambia rotta.
Per farlo, però, bisogna crederci. Lo ha giustamente ricordato Enrico Letta con un bel passaggio nel discorso di ieri alle Camere.

“Oggi vorrei che tracciassimo una linea.
Di qua, chi ama l’Europa, ne riconosce le contraddizioni, vuole riformarla, non delega ad altri la responsabilità di provare a farlo, sa che, senza l’Unione europea, ripiombiamo nel Medioevo.

Di là, chi vuole bloccare l’Europa, si scaglia contro i suoi limiti per speculare sul malessere, sulla disoccupazione e sul crollo dei consumi di questi cinque anni.

La linea di separazione è la più netta: nessuna sfumatura.
Il mandato che oggi qui vi chiedo è per costruire, insieme a chi si riconosce in questa parte, un’Europa migliore.
Chi vuole isolare l’Italia non voti la fiducia.
Chi vuole conquistare consenso con il populismo anti-europeo non voti la fiducia al mio Governo.”

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J-Mail n°3

Ciao,
immagino ti sia capitato, mentre stai guidando per strada, di vedere nello specchietto retrovisore un’ambulanza a sirene spiegate che si fa largo tra le auto. D’istinto, senza nemmeno pensarci, accosti di lato e la lasci passare, perché sai bene che a bordo c’è una persona che rischia la vita, e con un piccolo gesto puoi fare la tua parte per salvarla. Che cos’è, questa “cosa”? Quella che ti fa fermare, anche se non hai tempo da perdere. Possiamo chiamarla “coscienza civica”? La consapevolezza di quanto le nostre azioni abbiano delle conseguenze, positive o negative, su tutti i cives, i cittadini. Perché l’ambulanza dovrà fare ancora un pezzo di strada, ci sarà poi l’arrivo in ospedale, la prontezza dei medici e una dose di fortuna o casualità, ma potrai comunque dire di aver fatto il massimo. Succede sempre così? Possiamo sempre dire di aver fatto il massimo, nel nostro rapporto con gli altri?

Non sono un prete e questa non è una predica, ma sono convinto che prima di qualsiasi legge, prima di qualsiasi riforma, ci stia la coscienza civica di ognuno. E che tocchi in primis alla politica dare il buon esempio. Per questo, da quando faccio il consigliere, sento ancora più forte su di me il dovere dell’integrità e dell’onestà. Lo ricordava anche Oscar Farinetti in un bell’intervento di qualche settimana fa.

In Regione sono stati approvati due provvedimenti importanti: il primo è una legge di contrasto alle ludopatie, che ha aggiunto la Lombardia all’elenco delle regioni “no slot”. Una piaga, questo il paradosso, che affascina le persone in difficoltà, spesso meno istruite o appena licenziate dal lavoro. Qui qualche dettaglio in più. Il secondo è la riforma della governance Aler: consigli d’amministrazione tagliati, accorpamento di alcune aziende, meccanismi di partecipazione per inquilini e parti sociali, nuova struttura territoriale per la rappresentanza dei Sindaci. In attesa della “fase due”, quella più importante, nella quale decidere se si vuole investire seriamente nell’edilizia residenziale pubblica, viste anche le difficoltà di tutta una fascia di persone, in gran parte giovani, non abbastanza ricchi per affrontare il “mercato libero” e non abbastanza “poveri” da entrare nelle graduatorie comunali.

Il 16 e 17 dicembre arriva in Consiglio il primo bilancio targato Maroni: per ora, nel primo passaggio in commissione, qualche segnale poco incoraggiante sul diritto allo studio, ma vi terrò aggiornati. Qui, intanto, l’elenco dei bandi aperti.

Manca poco alle Primarie, domenica 8 si vota per eleggere il nuovo Segretario del Partito Democratico, in un clima non particolarmente felice per i partiti italiani. Anzi, diciamocelo, tira una brutta aria: il PDL si è diviso a metà, nella Lega i bossiani e i maroniani sono all’ultimo duello, tra i 5 stelle si scannano i filo-governativi contro i “duri e puri”, Scelta Civica è in evaporazione e anche tra di noi si celebra un congresso che fino ad ora, tra tessere e giudizi sul governo, ha parlato poco ai cittadini.
Quanta disillusione, quanta incazzatura tra le persone avvicinate al mercato o ad un gazebo, molte delle quali “non ne vogliono più sapere nulla”. Sbagliano? Certo! Ma dobbiamo pur chiederci come mai più di un italiano su due non si sente rappresentato da alcun partito. E da lì ripartire.
Nella corsa a Segretario nazionale, ho scelto di sostenere la candidatura di Matteo Renzi. Ci sono tanti motivi per farlo, ma ho provato a raccontare i miei con un post più approfondito che trovate qui.
Non basterà un uomo solo, non basterà nemmeno un Partito solo. Ma lamentarci all’infinito di quanto sia brutta e cattiva la classe politica, non ci salverà. Se vogliamo cominciare a rimettere a posto i pezzi di questo paese, dobbiamo partecipare. E domenica è la prima occasione, la prima tappa della ricostruzione.
Una ricostruzione che passa anche attraverso i partiti: non ce ne sono di storie, se un partito raccoglie le istanze dei territori per portarle nelle istituzioni, se si rapporta costantemente con le imprese, le parti sociali, i comitati locali, se è democratico al suo interno e contribuisce a formare una classe dirigente in maniera trasparente e partecipata, beh, allora svolge un ruolo indispensabile. A questo vogliamo lavorare fin dal 9 dicembre.

Intanto, buona settimana.

Un sorriso,
J.

P.S.: se mi vedete sul giornale vestito da giullare, non è perché sono impazzito; è solo che il teatro è una grande passione…

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8 dicembre: la mia scelta per un nuovo PD

Lo scrivevo nella newsletter: “la ricostruzione di cui abbiamo bisogno passa anche attraverso i partiti: non ce ne sono di storie, se un partito raccoglie le istanze dei territori per portarle nelle istituzioni, se si rapporta costantemente con le imprese, le parti sociali, i comitati locali, se è democratico al suo interno e contribuisce a formare una classe dirigente in maniera trasparente e partecipata, beh, allora svolge un ruolo indispensabile per la nostra democrazia. Non basterà un uomo solo, non basterà nemmeno un Partito solo. Perché oggi troppe persone sono convinte che quelle organizzazioni non servano assolutamente a nulla. Ma riscoprire il senso e la forza di una comunità che si muove, e che quindi diventa utile per i suoi cittadini, è il primo obiettivo del nostro Congresso.”

Detto questo, ho scelto di sostenere la candidatura di Matteo Renzi nella corsa a Segretario del Partito Democratico. L’8 dicembre si vota per scegliere una nuova linea politica che ci accompagnerà nei prossimi anni e la leadership sulla quale essa dovrà camminare. Il minimo che si possa fare, avvicinandosi a questo appuntamento, è un’analisi di quanto successo negli ultimi mesi.

Sembra passato un secolo dalle Primarie di dodici mesi fa: la vittoria di Bersani, la coalizione con SEL, la sconfitta elettorale cui seguirono l’elezione del Presidente della Repubblica ed il governo Letta. Un piccolo focus è necessario.

Le elezioni politiche di febbraio ci hanno detto qualcosa che non possiamo ignorare: di fronte all’offerta politica esistente (Berlusconi per il centrodestra e Bersani per il centrosinistra), 1 italiano su 2 ha scelto o di non andare a votare o di votare Grillo, mentre sono stati (indicativamente) più di 8 milioni gli elettori che hanno cambiato schieramento rispetto alle elezioni precedenti. Il quadro è quello di una società frammentata, nella quale ormai più della metà dei cittadini non si sente stabilmente rappresentata da nessuno; non si sente di destra, sinistra o centro, ed è quindi disposta a cambiare idea. Magari l’ultimo giorno prima del voto.

Lo sforzo, che tocca soprattutto a chi invece vive da sempre l’appartenenza al Partito Democratico, è quello di capire che se dentro i nostri circoli ci troviamo a discutere con persone che ancora si riconoscono nel centrosinistra, nei suoi attuali leader e che, salvo eccezioni, hanno sempre votato da quella parte e sempre la voteranno, fuori è pieno zeppo di gente disposta a dare fiducia ieri a Bossi, oggi a Grillo, domani a qualcun altro. Persone alla ricerca di idee nuove e facce credibili; una fetta di elettori sempre più consistente e, tra le altre cose, sempre più decisiva.

Di fronte a questo scenario, dunque, chiediamoci che Partito Democratico vogliamo. Possiamo scegliere di rappresentare al meglio il nostro “zoccolo duro”, il nostro elettorato più fedele, composto in gran parte da dipendenti pubblici e pensionati; possiamo farlo sperando di trovare qualcuno (speranza vana, di questi tempi) con cui allearci prima delle elezioni, per provare così ad ottenere la maggioranza ed il governo del paese. Possiamo farlo dando mandato ad un candidato premier di allargare il recinto del nostro consenso, ma siamo certi che un Partito non plasmato sulle sue idee possa reggere questa sfida? In parole povere, gli faremo fare la fine di Prodi?

Io credo in un Partito Democratico diverso. Un Partito che guardi al futuro, che sappia rigenerare entusiasmo e voglia di fare politica, che non abbia paura di proposte coraggiose, di perdere consenso nel proprio elettorato, di conservare invece che cambiare. Un PD che abbia l’ambizione di tornare ad essere interlocutore di grosse fette della popolazione (giovani, prima di tutto!) che oggi non ci considerano come tale. Che sia chiaro: nessuno lo farà per noi. O riusciamo, come Partito, a riconquistare la fiducia di quelle persone, oppure non riusciremo mai a governare davvero questo Paese.

Per farlo, dicevo, servono due cose: idee coraggiose e facce giuste. In estrema sintesi, parto dalle prime citandone alcune.

LE IDEE

Lavoro e rappresentanza
Siamo il terzo partito tra gli operai, mentre tra chi il lavoro lo crea, lo inventa, siamo ancora visti con diffidenza. Eppure rivendichiamo il ruolo di partito dei lavoratori!
C’è l’universo della cooperazione sociale, ci sono le imprese che investono “green”, i posti di lavoro creati grazie a Internet ed alle nuove tecnologie, l’artigianato e la piccola impresa, a maggior ragione in bergamasca. Costruire soluzioni anche per questi mondi deve essere il nostro obiettivo primario. Che si parli di riduzione delle tasse sul lavoro o di semplificazione burocratica.

Ammortizzatori sociali
In tutta Europa, negli ultimi vent’anni, gli assegni di disoccupazione sono stati fortemente ridotti a fronte di un pesante investimento nelle politiche attive del lavoro, nel potenziamento dei centri per l’impiego e l’avvicinamento di domanda e offerta, nella formazione professionale soprattutto over 45. La scelta è stata meno cassa integrazione, meno spesa passiva che disincentiva la ricerca di una nuova occupazione; più servizi, più formazione, con una rete di protezione sociale che si allarga anche a chi oggi ne è sprovvisto e coinvolge i Comuni e il terzo settore. E’ un’impostazione diversa da quella che abbiamo conosciuto finora. E non sarà certo semplice metterla in pratica. Ma nessuno lo farà al posto nostro!

Pensioni
Altro tema scottante, sul quale dobbiamo fare chiarezza. Spendiamo quasi la stessa cifra per erogare tutte le pensioni al di sotto dei 2500 euro e tutte quelle superiori a 2500 euro, gran parte delle quali derivano dal calcolo effettuato con il metodo retributivo, consegnando al beneficiario molto più di quanto effettivamente versato nella propria carriera lavorativa. Una volta funzionava così, ora non più. Non si tratta di un privilegio ingiustificato? Possiamo dire che in una situazione di difficoltà è indispensabile chiedere un sacrificio anche a queste persone? A volte sento dire: “non innestiamo una guerra generazionale tra vecchi e giovani!”

Di fronte a quelle pensioni (a maggior ragione quelle superiori ai 5000 euro), di fronte ad una disoccupazione giovanile al 40%, di fronte al fatto che chi fra i giovani ha la fortuna di lavorare spesso percepisce meno di 1000 euro, rendiamoci conto che quella guerra c’è già! Non può più funzionare il sistema per cui la pensione del nonno mantiene il nipote, e magari pure il figlio, perché o si recuperano risorse per dare lavoro ai giovani, oppure non ci saranno più nemmeno i soldi per pagare le pensioni.

Scuola
E’ l’unico vero ascensore sociale. Dobbiamo fare di tutto per investire nell’educazione.
Nel 2011 dicevamo che “non era maturo il tempo per una selezione del personale docente da parte dei dirigenti scolastici”. Credo ci voglia più coraggio: perché non promuovere meccanismi valutativi all’interno della scuola, con l’obiettivo di motivare la classe docente e premiare gli insegnanti capaci di trasmettere passione e curiosità ai propri ragazzi?
E poi, la prossima riforma, che nasca dal basso: metteremo in atto la più grande campagna di ascolto dei nostri insegnanti, dei genitori, degli alunni stessi e dei quasi 5000 assessori alla cultura vicini al Partito Democratico su tutto il territorio nazionale.
Il tema centrale, infine, è quello delle risorse: se crediamo nella scuola, dobbiamo piantarla di tagliare laboratori, tempo pieno, mense, borse di studio… Ed in questo senso il decreto Carrozza, con i suoi 400 milioni sulla scuola, ha segnato un’importante inversione di tendenza.

Non sono per forza i più importanti, ma sono alcuni spunti sui quali mi aspetto dal Partito un coraggioso cambio di rotta. Europa, fisco, servizi sociali, ambiente: le sfide sono tante e molto c’è in comune con gli altri candidati alla Segreteria.

LA FACCIA

Perché Renzi?
Ho scelto di sostenere Matteo Renzi perché ritrovo in lui lo spirito entusiasta e coraggioso che vorrei rivedere nel Partito. Sono convinto che dietro ad alcune semplificazioni, dietro ad alcuni slogan ad effetto, ci stiano contenuti forti che ho avuto modo di leggere e studiare ad esempio ne “L’Italia dei democratici” di Giorgio Tonini ed Enrico Morando o “Più uguali più ricchi” di Yoram Gutgeld, per citare alcuni dei sostenitori più celebri. Li trovo particolarmente centrati e adeguati ad un progetto di riforma radicale prima del Partito Democratico e poi del Paese.

Quattro
Ci sono quattro motivi che rendono Matteo Renzi unico tra i candidati in campo:

Renzi è l’unico ad aver capito per tempo quanto fosse dirompente l’esigenza di cambiamento nel nostro Paese; quanto la crisi e le mancate risposte della politica nell’ultimo ventennio avessero esasperato la voglia, sempre più diffusa, di affidare a persone nuove una nuova grossa responsabilità. Dall’etica ai costi della politica, per cominciare.

Renzi è l’unico ad avere l’occasione, se dovesse vincere in maniera “larga”, di attuare davvero questo cambiamento; perché nel Partito Democratico, dal 2007, il rinnovamento ha interessato tutti i livelli: dai circoli locali, ai segretari provinciali e regionali fino agli eletti nelle Istituzioni. Tutti meno la dirigenza nazionale. La stessa che ha avuto cinque elezioni politiche nazionali a disposizione per mostrare il proprio valore e che ci ha portati, nel bene e nel male, fino a qui. “Tra 12 mesi la ruota girerà”, disse Bersani. Ecco, ora è il momento di farla girare e dare una chance ad un gruppo dirigente radicalmente rinnovato.

Renzi è l’unico in grado di esercitare una leadership forte sul gruppo parlamentare; perché non dimentichiamoci che, dentro questa esperienza di Governo, l’obiettivo del PD deve essere quello di contare di più, di farsi sentire di più. Di dettare l’agenda con le proprie idee. Renzi può farlo, a partire dalla legge elettorale. Maggioritaria, a doppio turno, partendo dalla Camera, dove il PD ha la maggioranza. Aiutiamo questo Governo a lavorare meglio, portiamo a casa quelle riforme istituzionali troppo a lungo rimandate. Se non lo faremo, se il Governo Letta mancherà questo appuntamento, non ci salveremo. Non c’è Renzi o Civati che tenga.

Renzi è l’unico, tra i candidati, ad aver amministrato qualcosa. E’ l’unico che può essere giudicato sulla base di quello che ha fatto, non solo su quello che dice di voler fare. Perché, oltre alla filosofia politica, di cui è necessario nutrirsi, ci sta un Partito concreto, comprensibile e immediato. Prima di sostenerlo, ho letto molto sul suo operato a Firenze e credo che siano indiscutibili alcuni risultati importanti raggiunti durante il suo mandato: dalle pedonalizzazioni del centro al piano strutturale a volumi zero, dagli investimenti pesanti nel turismo, nelle aperture di musei e biblioteche al potenziamento degli asili nidi. Cose concrete, cose giuste. E di sinistra, se proprio vogliamo.

Beninteso, non basta essere un buon Sindaco per essere un buon Segretario o un buon Premier. E Renzi è una speranza, non una certezza. Ma sulla base di tutte queste osservazioni, sulla proposta politica e sul suo profilo, credo meriti un’opportunità.

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