Archivi del mese: novembre 2013

Joint Research Centre – l’Europa che ci piace

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Ieri mattina, con la Commissione Ambiente e Protezione Civile, abbiamo avuto la fortuna di andare ad Ispra, in provincia di Varese, per visitare il Joint Research Centre. E’ un centro di ricerca della Commissione Europea, tra i più grandi e rinomati in Europa.

Si studia di tutto: dalle prestazioni dei pannelli fotovoltaici alle emissioni inquinanti delle automobili, dalle simulazioni dei terremoti al centro analisi sugli Tsunami, e ancora gli OGM, le nanotecnologie, la ricerca sul cancro.

E’ il volto più bello dell’Europa: quella squadra che investe 80 miliardi di euro per dare a chi deve prendere le decisioni, ovvero la politica, tutti gli strumenti per farlo nel migliore dei modi.

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Tutte le foto: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.773421532684686.1073741825.582381828455325&type=1

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Furti in bergamasca: assemblea pubblica

Il fenomeno dei furti nelle case è tra i più odiosi, perché entra nell’intimo, vìola la sfera privata delle famiglie. E il succedersi di casi (una vera e propria escalation nelle valli bergamasche) genera insicurezza, paura, frustrazione.

Riuscire a fare rete tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini è il modo migliore per difendersi. Questa sera ad Ardesio proviamo, con il Sindaco Alberto Bigoni, a spiegare come. Ore 20,45 presso la sala Consiliare.

La serata verrà ripresa e pubblicata in diretta streaming tramite Google Hangout e verrà predisposta una diretta live twitting tramite l’hashtag #sicurezzaardesio per porre domande direttamente ai relatori.

http://www.ardesiounita.it/?p=3263

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Diritto allo studio: non ci siamo

In commissione Cultura e Istruzione arriva il primo bilancio targato Maroni.

Se la nota positiva sono le rassicurazioni rispetto all’investimento nella formazione professionale per il biennio 2014-2015, sul diritto allo studio non ci siamo proprio.

Un breve riassunto
Lo strumento con il quale Regione Lombardia finanzia il “diritto allo studio” è la Dote Scuola, che si compone di diverse parti, tra le quali:
1) il buono scuola, dedicato alle famiglie di ragazzi iscritti alle scuole paritarie, introdotto per garantire la libertà di scelta;
2) il sostegno al reddito, pensato per la permanenza dei ragazzi meno abbienti nel sistema dell’istruzione statale;
3) il merito, creato per premiare gli allievi più brillanti;
4) la Dote Scuola per l’Istruzione e Formazione Professionale, che copre le spese di frequenza dei ragazzi iscritti ai corsi regionali di istruzione e formazione professionale;

Di fronte ai numeri presentati in commissione, la scelta della giunta Maroni è quella di mantenere sostanzialmente invariato il contributo di 30 milioni di € per il “buono scuola” sulle paritarie, mentre viene completamente azzerata la voce “merito” che premiava i più capaci e soprattutto viene drasticamente ridimensionato il “sostegno al reddito”: si passa da 23 milioni a soli 5 milioni per sollevare le famiglie più bisognose dall’acquisto libri e materiale scolastico, la mensa o il trasporto.

La dispersione scolastica in Lombardia raggiunge il 15%, e questa scelta mette in seria difficoltà chi già comincia da tempo a fare fatica sul serio. E’ una decisione folle che si fatica a giustificare se non con la volontà di creare più iniquità e disagio per i ragazzi e le ragazze che provengono da famiglie meno abbienti. Anche se meritevoli.

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Il buon esempio – incontro con Nando dalla Chiesa

Ho avuto la fortuna di partecipare ad una splendida serata, martedì a Parre, in compagnia di Nando dalla Chiesa. Un grazie va a Giovanni Cominelli dell’associazione “Il testimone” che l’ha resa possibile e a tutti gli ospiti intervenuti: Rocco Artifoni di Libera, Ottorino Bettineschi dell’Ance, Marina Mazzeo, curatrice del sito stampoantimafioso.it.

Si è parlato di criminalità organizzata in bergamasca, dalle testimonianze dirette ai dati sulle infiltrazioni, dalle colpe della politica a quelle della società civile. Sala piena.

“La forza della mafia sta fuori dalla mafia”, ha ripetuto più volte Dalla Chiesa: nelle nostre debolezze, nell’indifferenza (“io mi occupo delle mie cose e basta”), persino nella scarsa conoscenza del fenomeno, soprattutto al Nord. “Perché la mafia non viene studiata nelle Università? Perché non si approfondiscono le strategie, così da rendere più consapevoli i funzionari, i dipendenti pubblici e privati, tutti i cittadini?” Sarebbe il primo passo.

Poi ci sta la coscienza civica, la capacità di resistere alle intimidazioni, il non sentirsi soli di fronte alla violenza. Troppe connivenze hanno agevolato la criminalità organizzata. Troppe. Dalla politica, alla magistratura, fino al medico che firma una finta perizia per far sì che il boss possa essere scarcerato. Appunto, “la forza della mafia sta fuori dalla mafia”.

Ma se è così, allora la speranza è nelle nostre mani. E’ nelle mani di ognuno, è nelle scelte quotidiane di ognuno. E proprio per le colpe gravi che in questo senso sono state attribuite alla politica, anche durante la serata, da quando faccio il consigliere regionale sento ancora più forte su di me il dovere dell’esempio, la responsabilità di essere sempre più integro, più trasparente. Come in una famiglia l’onestà del padre è contagiosa sui figli, così un dirigente d’azienda che fa bene il suo mestiere influenza positivamente tutti i suoi dipendenti. Ecco, alla stessa maniera, credo che la politica abbia il dovere di fornire ai propri cittadini tutto meno che l’alibi del “così fanno tutti, persino chi ci governa!” E’ la riforma più importante che abbiamo davanti.

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Sull’aeroporto di Montichiari

Cuneo, Torino, Malpensa, Linate, Orio al Serio, Montichiari, Verona. Sono solo alcuni degli aeroporti “del Nord”, sparsi (spesso a pochi km. di distanza) tra Piemonte, Lombardia e Veneto.

Il Consiglio Regionale della Lombardia, tre anni fa, aveva impegnato la giunta a realizzare un vero e proprio piano degli scali aeroportuali lombardi, per uscire dall’anarchia e chiarire una volta per tutte “chi fa che cosa”. Passeggeri, cargo, low cost… Non se ne fece nulla.

Oggi si torna a parlare di Montichiari: uno scalo svuotato, rimasto sotto il controllo della società Catullo di Verona e che sta in piedi soltanto grazie a qualche volo postale notturno. Insomma, stando così, potrebbe chiudere domani.

Poi c’è Orio al Serio, i cui volumi di traffico hanno raggiunto livelli imponenti; direi, anzi, che nell’equilibrio tra occupazione e sostenibilità ambientale, si è andati fin troppo oltre.

Per questo motivo Montichiari potrebbe tornare di moda. La costruzione della Bre.Be.Mi e di un’apposita “bretella” di collegamento, unita alla distanza dai centri abitati, lo rendono appetibile per tutto quanto riguarda il traffico merci, che potrebbe diventare la vera e unica vocazione di questo scalo. Ancora molte realtà del nord-est preferiscono il trasporto su gomma verso l’estero allo scalo merci di Malpensa; per questo Montichiari, grazie alla sua posizione, può avere un futuro.

Soltanto, però, a patto di entrare nell’orbita di Orio, sgravando quest’ultimo e riequilibrando una situazione che, anche per i cittadini dei comuni limitrofi, si è fatta insostenibile.

Si tratta pur sempre di una trattativa tra società, (SACBO, Catullo, SAVE, con SEA spettatore interessato: è il caso di metterci il naso, per capire se e come l’operazione possa andare in porto), ma se questa scelta di buonsenso fosse condivisa tra Lombardia e Veneto, sarebbe tutto più facile. Come con i treni, prove di Macroregione

Eco - Montichiari con Orio

 

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