Ridistribuire la speranza

Qualche giorno fa ho incontrato una compagna di classe delle superiori.
Non la vedevo da un po’ e ci siamo scambiati qualche aggiornamento sulle rispettive vite:
“Dai, eh, consigliere, che crediamo in te!”, “Tu, invece, cosa fai?”

Lavorava come operaia con un contratto da apprendista che non le è stato rinnovato (“assumerti mi costa troppo, meglio un altro apprendista”); cerca lavoro da qualche mese, ma per qualcuno “non ha esperienza”, per altri è “troppo qualificata per la mansione”; sopravvive grazie alla pensione della nonna, in quella spirale per cui sono i genitori o i nonni a mantenere i giovani che non possono costruirsi una propria autonomia, un lavoro, una famiglia.

Ho letto nei suoi occhi la delusione, la stanchezza, la frustrazione di una generazione a corto di fiducia, di prospettive, a cui si somma un’altra generazione, perduta, quella dei “figli non fatti”.
40% di disoccupazione giovanile; milioni di inattivi, spesso laureati.

Ecco, se penso a quello che deve fare la politica, ed in particolare il PD, penso a ridistribuire la speranza.
Tra i territori e le generazioni.

Un esempio concreto: oggi abbiamo presentato una mozione, di cui sono primo firmatario, che impegna la giunta a stabilire in 400 euro mensili il rimborso minimo per tirocini e praticantati. Un piccolo passo per i ragazzi e le ragazze che intraprendono questi percorsi: almeno da non rimetterci…

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Una risposta a Ridistribuire la speranza

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