Archivi del mese: giugno 2013

Nessuno è indispensabile

In Consiglio si parla di doppi incarichi. Si parte dall’Assessore Mantovani, appena dimessosi da Senatore, ma ancora attualmente Sindaco del proprio Comune.

Credo che nessuno sia indispensabile.
Che per ogni Sindaco, Parlamentare, Consigliere Regionale seduto accanto a me, ci siano altrettante persone capaci e meritevoli di svolgere quel ruolo.

“Sì, ma, se la gente ti vota, devi poter ricoprire tutte le cariche insieme…”, sostiene il PDL.

E’ vero, la sovranità appartiene al popolo. Che la esercita però nei modi e nei limiti previsti. Per far sì che il potere non vada concentrato in poche mani, che la partecipazione alle scelte sia allargata, che si riscopra il gusto di svolgere un ruolo al massimo delle proprie possibilità senza ambire contemporaneamente ad altro. Anche se non ci sono costi aggiuntivi per l’istituzione.

Perché si abbia l’umiltà di non considerarsi insostituibili.

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Prossimi appuntamenti

Venerdì 21 giugno, ore 20.30
Festa democratica di Scanzorosciate
“Il PD in Regione Lombardia”, insieme a Mario Barboni

Sabato 22 giugno, dalle 16.30 alle 18.30
Pradalunga, sede PD
“Il sabato nel villaggio”, aperitivo in piazza

Mercoledì 26 giugno, ore 21.00
Ardesio, scuole elementari
“Questione time con il circolo PD”, ascolto e rispondo alle domande dei cittadini

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La nostra piccola rivoluzione quotidiana

Quando penso alla criminalità organizzata, mi viene in mente Ettore Pirovano, presidente della provincia di Bergamo, il quale, intervistato a proposito delle infiltrazioni mafiose in bergamasca, se la cavò così: “la ‘ndrangheta? Io non ho mai visto una coppola”.

Ecco, se c’è qualcosa che dobbiamo evitare come la peste è proprio mettere la testa sotto la sabbia e dirci che questo fenomeno non esiste. Leggere il Report di Libera per credere.

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Pirovano a parte, mi piace ricordare come Paolo Borsellino parlava della lotta alla mafia: “non solo una distaccata opera di repressione (circoscritta alle forze dell’ordine), ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti”.

Ovvero, la cultura della legalità.

In un paese, il nostro, in cui viviamo nell’illegalità diffusa. Una quotidianità fatta di scontrini non emessi, limiti superati, fatture non richieste o tasse non pagate. E se il compito della politica è far sì che l’illegalità non nasca per sfinimento di fronte alla burocrazia o per disperazione di fronte alla povertà, il compito di ognuno di noi è quello di dar vita all’unica rivoluzione che possiamo auspicare, una quotidiana rivoluzione morale.

Un’azione per volta, una persona per volta, una comunità per volta: senza farci annientare dal senso di colpa ma senza accontentarci mai di essere ogni giorno un pizzico più onesti. Questo è il segreto, tanti piccoli passi che rendano il nostro mondo ogni giorno un po’ più giusto, ed il nostro territorio sempre meno fertile per qualsiasi fenomeno di infiltrazione mafiosa. Credo sia questo l’orgoglio più autentico per la nostra terra.

Dipende da noi.

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Mafia, moralità ed etica pubblica – Stasera ad Alzano con PIF

“La lotta alla mafia non è solo una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni, più adatte a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Questa sera ad Alzano parliamo di moralità, criminalità organizzata e infiltrazioni mafiose, etica pubblica anche in provincia di Bergamo.

Dalle 20.30 alla Festa PD, zona piscine, in compagnia di

- PIF, direttamente da MTV

- Gianantonio Girelli, Presidente Commissione Antimafia Consiglio Regionale

- Roberto Anelli, Consigliere regionale

- Nicola Foresti, Responsabile Osservatorio Criminalità organizzata in Bergamasca

- Sebastiano di Salvo, Rapporto Beni confiscati in Bergamasca per Libera

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Quanto contano i Partiti?

La lettura, a caldo, risulterà controcorrente.

Perché 16 capoluoghi su 16 al centrosinistra, in aggiunta alla netta affermazione del primo turno, sono motivo di grande soddisfazione. Penso all’adrenalina di tanti colleghi impegnati nei propri Comuni, a due settimane vissute con il cuore in gola culminate con gli scrutini di ieri. Grandi a Brescia, a Roma, in tutta Italia. E in bocca al lupo a tutti perché il bello viene adesso.

Goditela e basta, vi direte.

Ma un livello così alto di cittadini che si sono astenuti dal voto non può non indurre una seria riflessione su quanto sta accadendo nel nostro paese. Perché se è vero che ci sono milioni di italiani che si sono recati alle urne ed hanno scelto il loro Sindaco preferito (a loro dico grazie, hanno fatto bene ad uscire di casa e scegliere), ce ne sono altrettanti che, in un momento di grave difficoltà dei partiti tutti, non votano più nemmeno le persone.

Milioni di italiani ci stanno dicendo chiaramente che questo PD, questo Movimento e questo PDL, non li votano! A prescindere dalle persone che candidano a Sindaco. E questo, a mio modo di vedere, certifica al contempo sia la crisi profonda dei partiti, sia la loro straordinaria importanza. Perché senza fiducia nei partiti, insomma, molti se ne stanno a casa anche dalle elezioni del proprio comune. Persone che al centrosinistra hanno dato fiducia in passato e che potrebbero certamente rifarlo ancora. Tocca a noi riconquistarle.

Perché i singoli, spesso, fanno la differenza tra vincere e perdere un’elezione. Noi ne abbiamo di veramente in gamba, oltre ad uno “zoccolo duro” più radicato. Ma solo se sapremo creare entusiasmo attorno ad un progetto, ridare credibilità al nostro Partito, allora potrà tornare anche la fiducia di quei milioni di elettori che restano in attesa di essere convinti. Sempre di più e sempre più decisivi.

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Ridistribuire la speranza

Qualche giorno fa ho incontrato una compagna di classe delle superiori.
Non la vedevo da un po’ e ci siamo scambiati qualche aggiornamento sulle rispettive vite:
“Dai, eh, consigliere, che crediamo in te!”, “Tu, invece, cosa fai?”

Lavorava come operaia con un contratto da apprendista che non le è stato rinnovato (“assumerti mi costa troppo, meglio un altro apprendista”); cerca lavoro da qualche mese, ma per qualcuno “non ha esperienza”, per altri è “troppo qualificata per la mansione”; sopravvive grazie alla pensione della nonna, in quella spirale per cui sono i genitori o i nonni a mantenere i giovani che non possono costruirsi una propria autonomia, un lavoro, una famiglia.

Ho letto nei suoi occhi la delusione, la stanchezza, la frustrazione di una generazione a corto di fiducia, di prospettive, a cui si somma un’altra generazione, perduta, quella dei “figli non fatti”.
40% di disoccupazione giovanile; milioni di inattivi, spesso laureati.

Ecco, se penso a quello che deve fare la politica, ed in particolare il PD, penso a ridistribuire la speranza.
Tra i territori e le generazioni.

Un esempio concreto: oggi abbiamo presentato una mozione, di cui sono primo firmatario, che impegna la giunta a stabilire in 400 euro mensili il rimborso minimo per tirocini e praticantati. Un piccolo passo per i ragazzi e le ragazze che intraprendono questi percorsi: almeno da non rimetterci…

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