Ospedali, impegno concreto per il potenziamento del presidio brembano

San Giovanni del Bianco
SCANDELLA-BARBONI (PD): “IMPEGNO CONCRETO PER IL POTENZIAMENTO DEL PRESIDIO BREMBANO”

Segnalare un’attenzione speciale sul presidio di San Giovanni Bianco affinché l’ospedale resti in vita e continui ad essere punto di riferimento per la comunità della Val Brembana. Lo chiede una mozione approvata oggi in Consiglio regionale, con il voto positivo del Pd. “La montagna ha bisogno di servizi – hanno ricordato i consiglieri Pd Jacopo Scandella e Mario Barboni in Aula – . Le scelte aziendali e politiche, non dimentichiamolo, influenzano le scelte di vita dei cittadini. In montagna, specialmente, la presenza o meno di servizi porta all’aumento della popolazione o viceversa allo spopolamento. In questo momento perciò c’è bisogno di chiarezza da parte dell’assessore al Welfare e dell’azienda sanitaria e di portare avanti gli impegni che già in passato erano stati presi. È importante però avere un piano strategico sostenibile che dia risposte nel breve termine ma che soprattutto abbia una visione di come si vuole gestire la struttura nei prossimi anni definendo le necessità più cogenti al territorio montano. I medici e tutta la struttura operativa dovranno avere la possibilità – e l’impegno – di diventare più attrattivi non solo per la popolazione residente.”.

Milano, 7 febbraio 2017

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Recupero dei seminterrati: ennesimo rinvio per una maggioranza in confusione

Seminterrati, Scandella (PD): “Ennesimo rinvio per una maggioranza in confusione”

Ancora un rinvio per il progetto di legge sul recupero dei seminterrati in Commissione Territorio in Consiglio regionale. Questo pomeriggio doveva esserci la discussione e votazione degli emendamenti, ma la seduta è stata sospesa e riconvocata per giovedì prossimo per consentire alla maggioranza di trovare un accordo sul testo. Dopo la presentazione del maxiemendamento sostitutivo del relatore Altitonante, settimana scorsa, alcuni esponenti del centrodestra hanno presentato emendamenti di modifica che per alcuni punti richiedevano un ritorno al testo originario. “Una maggioranza in confusione che rallenta l’iter dei lavori – dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella -. Anche noi nutriamo riserve sul nuovo testo presentato dal relatore che allarga troppo le maglie d’intervento, quando invece servirebbero regole più chiare e definite nel rispetto delle normative vigenti. La priorità deve essere quella di riqualificare l’esistente soprattutto in un’ottica commerciale e terziaria o pertinenze di abitazioni esistenti, e non quella di accelerare la realizzazione di nuovi spazi abitativi attraverso il recupero facilitato dei seminterrati. Inoltre riserviamo perplessità in merito al termine massimo di sessanta giorni entro i quali i comuni hanno la possibilità di disporre l’esclusione motivata di parti del territorio dall’ambito di applicazione della legge. Secondo noi un lasso di tempo troppo risicato: per questo presenteremo a riguardo un emendamento per allungare i tempi almeno a sei mesi. Sarebbe bello però poterne iniziare a discutere seriamente” conclude il consigliere Pd.

Milano, 26 gennaio 2017

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Apriamo di notte le stazioni ferroviarie

Da Bergamonews.it:

Otto senzatetto morti assiderati, Scandella: “Apriamo di notte le stazioni ferroviarie”

Jacopo Scandella, consigliere regionale del Partito Democratico, scrive: “Otto senzatetto sono morti assiderati. Abbiamo chiesto di aprire loro le stazioni in queste notti di freddo, perché nessuno debba più morire così”. Jacopo Scandella, consigliere regionale del Partito Democratico, scrive: “Otto senzatetto sono morti assiderati. Abbiamo chiesto di aprire loro le stazioni in queste notti di freddo, perché nessuno debba più morire così”. Il gruppo regionale del Pd ha, infatti, depositato in Regione una mozione urgente per l’apertura delle stazioni ferroviarie ai clochard per la fase di emergenza freddo. Proprio nella mattina di martedì 10 gennaio, durante la seduta di Consiglio regionale, il Pd chiederà di discuterla. Si tratterebbe di una soluzione di emergenza e temporanea per ovviare alla mancanza di posti letto nei dormitori e per quelle persone che rifiutano l’accoglienza in queste strutture. Con la mozione il Pd chiede a Maroni di intervenire sulla controllata FNM e su RFI perché deroghino, fino a quando dureranno le temperature particolarmente rigide, alle disposizioni che prevedono l’allontanamento dei senzatetto dalle stazioni. Nello stesso periodo va anche garantito l’accesso alle associazioni e agli enti che si occupano di assistere queste persone e di tentare di indirizzarle a strutture di accoglienza dedicate.

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La difesa del punto nascita di Piario è una priorita

PIARIO: SCANDELLA (PD), “DIFESA DEL PUNTO NASCITA È UNA PRIORITÀ CHE VA AL DI LÀ DELLO SCHIERAMENTO POLITICO

“Per la Valle Seriana la difesa del punto nascita e dell’ospedale di Piario è una priorità che va al di là dello schieramento politico. Qualcosa tra la Regione e il Ministero della Salute è andato per il verso sbagliato. Per fare chiarezza ho chiesto alla Regione, attraverso un accesso agli atti, di vedere la documentazione inviata a Roma al Comitato percorso nascite, intanto è importante che il ministero abbia chiarito che c’è ancora spazio per ottenere una deroga in virtù della particolare collocazione del nostro ospedale.”

Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella in merito alla possibile chiusura del punto nascita dell’ospedale di Piario.

Milano, 14 dicembre 2016

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J-Mail n.10

Ciao,
di tutte le cose dette sulla riforma costituzionale ce n’è una che non viene sottolineata a sufficienza: fuori dal litigio perenne raccontato dai media c’è un referendum che ha risvegliato l’interesse per la politica. Mai prima d’ora mi era capitato di avvertire tanta passione per un appuntamento politico: ogni sera una sala piena, ogni sera tanti giovani ad ascoltare. Sguardi attenti e interessati, domande, dibattiti che durano fino a tardi per approfondire la posta in gioco. Mi sento fortunato: è stato bello prendere parte, vivere da protagonista questo tempo e questa sfida.

Oltre alle tante occasioni di confronto a cui ho partecipato (qui il link ad un dibattito integrale tra me e l’assessore Claudia Terzi, dove trovate tutti gli argomenti pro e contro la riforma), avevo promesso una newsletter dedicata ai temi della riforma: provo allora a raccontarvi a cosa serve votare “Sì” domenica 4 dicembre.


Primo. Questa riforma non è un’invenzione di Matteo Renzi, ma il punto di arrivo di un dibattito che in Italia dura almeno dal 1983 (qui il link). Già all’epoca dell’assemblea costituente, in realtà, Meuccio Ruini (che fu relatore nel ’47 della proposta di Costituzione) disse che sulla prima parte del testo – i principi fondamentali – si era raggiunto un “compromesso di alto livello”, mentre sulla seconda – in particolare sul funzionamento di Camera e Senato – c’erano “gravi imperfezioni e noi per primi ne riconosciamo i limiti”.

Due Camere, a volte con maggioranze diverse, che votano entrambe la fiducia al Governo, la legge di bilancio e tutti i provvedimenti che il Parlamento discute, non hanno agevolato negli anni la stabilità di governo, la qualità e la velocità dell’iter legislativo o una maggiore rappresentanza delle regioni e dei comuni a Roma. La “commissione dei saggi” (di destra, centro e sinistra) che nel 2013 venne incaricata di redigere un documento di proposte sulle riforme costituzionali scriveva così:

“La Commissione si è innanzitutto pronunciata, con un’opinione unanime, in favore del superamento del bicameralismo paritario. A tal fine sono state prospettate due ipotesi: il bicameralismo differenziato e il monocameralismo.
È largamente prevalente l’ipotesi di introdurre una forma di bicameralismo differenziato per attribuire al Senato della Repubblica la rappresentanza degli enti territoriali, e alla Camera dei deputati il rapporto fiduciario e l’indirizzo politico.

Questa scelta è frutto di due motivazioni:

  • la necessità di garantire al governo nazionale una maggioranza politica certa, maggiore rapidità nelle decisioni, e dunque stabilità;
  • l’esigenza di portare a compimento il processo di costruzione di un sistema autonomistico compiuto, con una Camera che sia espressione delle autonomie territoriali.

E’ tutta colpa della Costituzione se abbiamo governi instabili o leggi pasticciate? No, ovviamente. La classe politica ha le sue responsabilità. Ma la qualità della classe politica e l’efficienza delle istituzioni sono due gambe dello stesso corpo. Perché un paese vada avanti, devono funzionare bene entrambe. E con questa riforma si cominciano a risolvere alcuni problemi.


Secondo. Il rapporto tra lo Stato e le Regioni. Per quelle virtuose, con i conti in ordine, il saldo della riforma è largamente positivo. Non è un caso che in alcune regioni del Sud il No sembra prevalere con un ampio margine. Con la riforma ci sono competenze legislative che tornano allo Stato (distribuzione dell’energia, politiche turistiche nazionali, grandi infrastrutture sovraregionali), ma in Lombardiacontinueremo a gestire la sanità ed i servizi sociali, la formazione professionale, la mobilità ed il governo del territorio regionali, il diritto allo studio.

Non solo: il nuovo Senato darà l’occasione alle Regioni di far sentire la propria voce a Roma, di legiferare su materie che prima erano loro precluse (riforme costituzionali; norme in attuazione delle direttive Europee su cui poggiano i programmi della commissione europea che le regioni gestiscono direttamente; leggi in materia di enti locali come unioni e fusioni di comuni); all’art. 116 si rafforza la possibilità per le regioni virtuose di negoziare con lo Stato ulteriori forme di autonomia, mentre all’art.120 si prevede il commissariamento per quelle che si dimostrano incapaci di svolgere i propri compiti senza generare dissesto economico. In più, l’art.119 inserisce per la prima volta il principio dei costi e fabbisogni standard dentro la Costituzione.
Il quadro è quello di un federalismo differenziato dove chi “fa bene le cose” ne deve fare sempre di più, chi le fa male sempre di meno. Un principio di merito che condivido.

Il limite più grosso? Non essere riusciti ad affrontare una riforma delle regioni, sia per quanto riguarda gli statuti speciali, sia soprattutto per l’accorpamento di quelle più piccole: non regge un sistema dove il Molise, 300.000 abitanti, e la Lombardia, 10 milioni, hanno gli stessi poteri.
Il “Sì” è un primo passo, ma non bisogna fermarsi. Ci sono tante altre cose da cambiare.


Terzo. Un altro passo avanti della riforma è quello sui cosiddetti “istituti di democrazia diretta”: referendum abrogativipropositivi e leggi di iniziativa popolare. Parto dai primi: negli ultimi 24 casi su 29, i referendum per abrogare una legge non hanno raggiunto il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Con la riforma, al raggiungimento di 800.000 firme, il quorum si abbassa al 50% + 1 degli elettori alle ultime politiche, stimolando l’informazione e la partecipazione dei cittadini, che saranno spinti a votare Sì o No invece che astenersi, dal momento che il raggiungimento del quorum è molto più probabile.
Referendum propositivi: non c’erano e ci saranno se passa la riforma.
Leggi di iniziativa popolare: delle ultime 260 presentate, pochissime sono state discusse dal Parlamento. Con la riforma si introduce l’obbligo di discussione, una questione di rispetto e chiarezza nei confronti delle persone che firmano. “Però si triplicano le firme necessarie, da 50.000 a 150.000!” Sì, consideriamo però che nel ’47 gli elettori erano 28 milioni, oggi sono 50, e allora non c’erano whatsapp, facebook o la televisione per far conoscere la propria proposta…


Quarto. Il metodo ed il significato politico del voto. Questo percorso di riforma parte nel 2013 con l’assenso di PD, Scelta Civica, UDC, Popolo della Libertà, Lega (tanto che Calderoli ne è stato relatore di minoranza), ovvero partiti che proporzionalmente rappresentavano quasi il 70% del Parlamento. Tutti condividevano l’esigenza di una riforma: l’avevano scritto nei loro programmi elettorali, l’avevano dichiarato di nuovo all’inizio della legislatura.

Quando si tratta di cambiare davvero, però, cominciano i problemi. Chi per questioni politiche che nulla hanno a che vedere con il merito del testo, chi per convenienza, opportunismo o mancanza di coraggio, succede che il fronte si restringe ed al PD, nel 2015, tocca una scelta: fermarsi, per l’ennesima volta, rimandando ad un futuro non ben precisato questa riforma, oppure andare avanti, assumersi fino in fondo la responsabilità di questo cambiamento, e rimettere la scelta in mano ai cittadini con il referendum.

Se c’è un significato politico attorno alla riforma costituzionale, che va aldilà del merito del testo, non è tanto sul futuro di Renzi o di questo governo, ma sulla disponibilità di tutti noi a prendere coscienza che o le cose si cambiano una per volta, con fatica e con errori, oppure non si cambiano proprio.

Questa riforma renderà le nostre istituzioni più solide, i nostri governi più stabili. Non farà bene soltanto al PD, ma a chiunque si troverà a governare il paese in futuro, perché darà più strumenti per provare a risolvere i problemi delle persone. Istituzioni fragili sono sempre più succubi di altri poteri, economici (finanza, grande impresa) o politici (Angela Merkel ha visto passare Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi: tutto questo ci ha resi più forti nei confronti della Germania, ad esempio?), e chi ci rimette sono le persone più deboli, quelle che hanno più bisogno di una politica che dia risposte all’altezza.

Il 4 dicembre dobbiamo scegliere tra questa riforma e nessuna riforma. Tra il fare un passo avanti e il rimanere fermi. Io vi propongo di andare avanti.

Un sorriso,

Jacopo

PS: per qualsiasi domanda, dubbio o curiosità sulla riforma, scrivetemi!
Prima di fine anno arriva il bilancio 2017 in Consiglio regionale: ci risentiamo presto per gli auguri e per tutte le novità!

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Sorte è un disco rotto. Per la Lombardia 11 miliardi da Roma concordati con Maroni

Scandella (PD): “Sorte è un disco rotto. Per la Lombardia 11 miliardi da Roma concordati con Maroni”

“Esattamente tre giorni fa il presidente Maroni ha firmato il Patto per al Lombardia con il premier Renzi che prevede  lo stanziamento per la nostra regione di ben 11 miliardi di euro. Soldi che andranno a finanziare opere infrastrutturali concordate con la stessa Regione Lombardia. Le dichiarazioni dell’assessore Sorte mi sembrano  del tutto  fuori luogo. Ormai è un disco rotto”. Così replica il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella alle dichiarazioni dell’assessore regionale alle Infrastrutture Sorte che accusa il Governo di “latitanza”.  “Piuttosto consiglierei all’assessore di  occuparsi più e meglio delle questioni di sua competenza – aggiunge – ad iniziare dalle risorse per il funzionamento delle agenzie per l’anno prossimo. Questa mattina al tavolo del tpl i sindaci sono stati netti: per il 2017 c’è una situazione di totale incertezza, non vorremmo che a pagare siano come ogni volta i cittadini con riduzioni delle corse o, magari, un aumento delle tariffe che in questo momento sarebbe ingiustificabile”.

Milano, 28 novembre 2016

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Consumo di suolo, blitz per affondare la legge

CONSUMO DI SUOLO, LA REGIONE TENTA IL BLITZ PER AFFONDARE LA LEGGE REGIONALE

SCANDELLA (PD): “VOGLIONO FARNE CARTA STRACCIA CON UN DOCUMENTO ATTUATIVO”

La Regione tenta il blitz per stravolgere con un documento attuativo la legge sul consumo di suolo, approvata nel 2014. Il documento, dal titolo “Criteri di individuazione degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo”, è stato portato oggi all’attenzione della commissione territorio del Consiglio regionale. Con il provvedimento, predisposto dall’assessorato di Viviana Beccalossi, verrebbero escluse dal computo delle soglie di consumo di suolo un lungo elenco di opere di pubblica utilità e di interesse generale di carattere intercomunale come strade, autostrade, cave, impianti di trattamento rifiuti, aeroporti, linee ferroviarie, ospedali, case di cura, centri di ricerca, edilizia residenziale pubblica. Interventi anche importanti, ma che se sottratti completamente al meccanismo delle soglie poste in legge contro il consumo eccessivo di territorio renderebbero la stessa inutile. La pensa così il Partito Democratico che con il capodelegazione in commissione Jacopo Scandella ha presentato un emendamento per chiedere alla giunta di tornare sui propri passi. Di diverso avviso il consigliere di Lombardia Popolare Carlo Malvezzi che in commissione ha invece annunciato l’intenzione di allargare ulteriormente le maglie della legge intervenendo con una modifica sulla stessa. Il documento sarà messo al voto nella prossima seduta.

“Il centrodestra sta prendendo in giro i cittadini e i comuni che attendono da due anni di poter applicare la legge contro il consumo di suolo – attacca Scandella -. La Lombardia è la Regione italiana che ha subito la maggior cementificazione negli ultimi anni, Maroni a parole aveva assicurato di voler invertire la tendenza ma i fatti lo smentiscono. Oggi abbiamo le amministrazioni comunali che vorrebbero contenere l’edificazione ma che non lo possono fare per i ritardi e le interpretazioni controverse di Palazzo Lombardia. Se questo documento venisse approvato la legge contro il consumo di suolo, che già aveva limiti pesanti, diverrebbe carta straccia.”

La legge n. 31 del 2014, dal titolo “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”, prevede delle soglie massime di consumo del suolo differenziate per ambito territoriale secondo una programmazione che deve essere formalizzata dalla Regione nel Piano Territoriale Regionale, peraltro ancora non approvato.

 

Milano, 17 novembre 2016

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La Commissione approva il progetto di legge su incandidabilità e incompatibilità

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA


Nomine, La Commissione Affari istituzionali approva il progetto di legge su incandidabilità e incompatibilità

Voto favorevole di Pd e Patto civico. Emendamenti ad hoc martedì in Aula

Questo pomeriggio la Commissione Affari istituzionali ha approvato a larga maggioranza il progetto di legge relativo alla “Disciplina delle cause di ineleggibilità e incompatibilità con la carica di Presidente della Regione, Consigliere regionale, Assessore regionale e Sottosegretario regionale”.  Il Partito democratico e il Patto civico hanno espresso voto favorevole anche se si riservano di presentare alcuni emendamenti ad hoc in occasione della votazione finale in Aula calendarizzata per martedì prossimo. “Questo provvedimento è frutto di un lavoro condiviso tra i gruppi consiliari – dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella  –. Si mette ordine alla normativa e si definiscono alcuni punti fino ad oggi controversi. Penso ad esempio al limite tassativo dei due mandati per il presidente di Regione Lombardia, evitando così il ripetersi di “regni” ventennali come nel caso di Formigoni e favorendo un ricambio che è sempre auspicabile. Rimangono aperte alcune questioni – aggiunge – prima tra tutte la questione delle incompatibilità con la carica di consigliere regionale per professionisti che ricoprono incarichi in enti regionali. Noi abbiamo espresso perplessità su questo punto che solleveremo nuovamente in aula”. “Grazie a un lavoro unitario improntato al senso istituzionale, si è prodotta una legge equilibrata, non troppo rigida, ma nemmeno lassista – dichiara il consigliere regionale del Patto civico Roberto Bruni -. Si tratta di un risultato complessivamente apprezzabile anche se permangono alcuni punti critici, non dirimenti ma certamente migliorabili, sui quali ci riserviamo di presentare emendamenti nel passaggio in Aula”.

 

Milano, 16 novembre 2016

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Confronto Jacopo Scandella – Claudia Terzi sul referendum costituzionale 2016

Sala gremita come poche altre volte, ieri, a Clusone nell’auditorium comunale, dove si è tenuto un confronto sul tema del referendum costituzionale 2016. A sostenere le ragioni del SI, Jacopo Scandella (consigliere regionale del Partito Democratico), quelle del NO Claudia Terzi (assessore regionale della Lega Nord). Il dibattito è stato moderato da Andrea Filisetti, giornalista di Antenna2 e MyValley.it.

Le fotografie scattate da Alberto Bigoni:

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Il video della serata, riprese di Riccardo Albanese:

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Scandella: “Porteremo all’attenzione dell’assessore le proteste dei comitati pendolari”

TPL, Martedì in Aula approvazione del Piano regionale trasporti

Scandella(PD): “Porteremo all’attenzione dell’assessore le proteste dei comitati pendolari”

Ancora pesanti ritardi e cancellazioni si registrano sulla tratta ferroviaria lunga la direttrice bergamasca. I comitati pendolari sono sul piede di guerra per una situazione di disagio perenne ma senza che la Regione prenda i dovuti provvedimenti. “Riceviamo quotidianamente lettere di denuncia da parte dei rappresentanti dei pendolari - dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella - solo ieri sera un treno della linea Milano – Bergamo è stato bloccato per 103 minuti in attesa che si risolvesse un guasto a uno scambio. Questa mattina, invece, il treno S9 portava ben 37 minuti di ritardo, cosa che peraltro capita fin troppo spesso. C’è stato chi ha optato per un treno MM2, che nell’ orario di punta è sovraffollato, e all”arrivo a Romolo, alle 8,45, ha dovuto destreggiarsi con pullman di linea funzionanti a intermittenza che esponeva l’avviso ‘fuori servizio’. Tutto senza un preavviso o alcun tipo di informazione da parte dell’azienda. Proporremo nuovamente questo tema martedì in Aula, in occasione della discussione del Programma regionale della mobilità e dei trasporti, e richiameremo l’assessore alle sue responsabilità non solo per quanto concerne il sistema ferroviario ma anche sull’intermodalità ferro/gomma e il rapporto con il sistema metropolitano milanese. In Commissione trasporti invece chiederemo l’audizione dell’amministratore delegato Trenord Farisè per capire come l’azienda mira a risolvere questa situazione inaccettabile“, conclude.

 

Milano, 15 settembre 2016

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