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Raccogliamo le firme contro la chiusura del Tribunale di Vigevano

Ho partecipato all’assemblea degli avvocati dell’ordine del Tribunale di Vigevano e, oltre a preparare una mozione per salvare il Tribunale anche eventualmente attraverso l’accorpamento con alcuni Comuni del magentino, voglio esprimere pieno apprezzamento per l’iniziativa avviata dal quotidiano locale di raccolta delle firme perché naturalmente il problema del Tribunale è una questione che non deve riguardare solo gli avvocati ma rappresenta invece un tema di fondamentale importanza per tutto il territorio.   

Innanzitutto apprezzo il lavoro degli avvocati che si sono aperti al territorio, inoltre la soppressione del Tribunale di Vigevano e di quello di Voghera indebolirebbe i servizi sul territorio e potrebbe portare a diseducare i cittadini nei confronti della giustizia.

D’altro canto il tribunale di Pavia non riuscirebbe a sobbarcarsi tutta la mole di lavoro proveniente da un territorio così vasto. Anche il risparmio sarebbe di modestissima entità e non commisurato al danno che ne deriverebbe dalla cancellazione di un servizio che riguarda tante categorie e tanti singoli cittadini, soprattutto in una zona che presenta diverse criticità.

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Se Formigoni ha il coraggio, stacchi la spina!

“Il Pd e il Governo del Paese, il Pd e la Regione Lombardia, il Pd e il nostro territorio” è il titolo del dibattito pubblico che si svolgerà questa sera a Carbonara. Altra bella iniziativa per chiedere le dimissioni di Formigoni, le elezioni subito e per costruire la Lombardia del futuro. E’ del tutto evidente, infatti, come già affermato, che non basta chiedere e magari ottenere che il centro destra che attualmente governa la Regione Lombardia vada a casa. Tutto questo naturalmente è fondamentale per fare pulizia ma soprattutto per ridare credibilità, autorevolezza e stabilità al Governo regionale.

E’chiaro che mentre ci si impegna veramente per la realizzazione di questo obiettivo, nel contempo si deve lavorare per una reale alternativa programmatica.

Abbiamo veramente bisogno di contenuti, profondamente innovativi, soprattutto per quanto riguarda il lavoro e lo sviluppo, puntando sulla green economy, sulla difesa dell’ambiente, sulla difesa del suolo, sulla valorizzazione paesaggistica e territoriale di ogni parte della nostra Regione.

Di una sanità che funzioni meglio, che privilegi il settore pubblico, con nomine e incarichi che valorizzino merito, competenze, conoscenza dei territori. 

Di uno sviluppo dei trasporti pubblici su ferro e su gomma che metta mano complessivamente al sistema viabilistico e di mobilità, tenendo conto anche delle reti, che non vengono considerate principali, ma che servono migliaia e migliaia di utenti, lavoratori e studenti in particolare.

La Lombardia, insieme allo sviluppo industriale della piccola-media impresa e dell’artigianato, è una Regione a forte vocazione agricola. Da questo punto di vista in tutti i territori si devono sostenere distretti rurali e distretti agro-alimentari, coniugando innovazione, sviluppo del’agricoltura, ambiente e turismo. Partendo da queste linee programmatiche e da una nuova progettualità possono nascere le nuove alleanze sociali e politiche della Lombardia del futuro.

Il Pd intende essere sempre di più “il motore”per la realizzazione di questi obiettivi. Ecco perché la nostra richiesta di cambiamento non presenta davvero subordinate di sorta.

Qui da noi non ci saranno governi tecnici, presidenti del consiglio di garanzia o altre invenzioni. Per noi l’unica strada percorribile è quella di ridare la parola ai cittadini. Il centro destra è chiaramente nell’angolo, per uscirne deve avere la capacità di ripartire prendendo atto della reale situazione che stiamo vivendo.

A Formigoni e al Pdl lanciamo questa sfida: per il governo della Regione  e per la credibilità delle istituzioni.

Alla Lega diciamo questo: oltre alle doverose dimissioni di Renzo Bossi dal consiglio regionale, esiste anche la questione Boni, che un passo indietro effettivo da presidente del consiglio non l’ha ancora fatto.

 Ma la sfida va rivolta anche a Roberto Maroni: non bastano improbabili manifestazioni di orgoglio padano e goliardiche dimostrazioni “scopa-alla-mano” evocando la pulizia all’interno del movimento. Dimostri di saper rinnovare davvero mettendo mano alle vicende dei leghisti che non hanno ancora lasciato il loro posto nelle istituzioni. Ma soprattutto, se proprio si vuole usare la scopa, la sia usi per spazzare via un Governo profondamente deficitario come quello di Roberto Formigoni.

Se davvero Formigoni ha coraggio, stacchi la spina.

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Unione piccoli comuni. La Regione chiederà al Governo di rivedere le norme nazionali

 Unione piccoli comuni: grazie a noi, la Regione chiederà al Governo di rivedere le norme nazionali. Oggi in Consiglio regionale è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno al collegato ordinamentale 2012 riguardante il riordino delle Comunità montane lombarde e la disciplina delle Unioni dei piccoli comuni. Il documento, presentato da me insieme al collega Alessandro Alfieri, chiede alla Giunta di farsi portavoce presso il governo nazionale per abrogare le norme , introdotta dalla manovra correttiva dello scorso agosto, che mettono a rischio l’esistenza stessa di un gran numero di Unioni dei comuni già operanti in Lombardia, 18 su 20 in provincia di Pavia. Su pressione del Pd, la Giunta regionale aveva già deciso di impugnare una parte della legge nazionale, ma solo con la modifica di alcuni parametri contenuti nel testo è possibile salvaguardare le Unioni esistenti e incentivarne la formazione di nuove. Le Unioni dei piccoli comuni rivestono un ruolo fondamentale nella gestione dei servizi poiché assicurano un uso razionale delle risorse pubbliche e consentono l’erogazione di prestazioni efficaci ai residenti. La legge nazionale non raggiunge gli obiettivi che si prefigge ovvero il risparmio di risorse e la riduzione del numero di enti. Il Pd ha il merito di aver, fin dall’inizio, messo in luce i limiti e i pericoli di questa legge che oggi, con l’approvazione all’unanimità del nostro ordine del giorno, tutte le forze politiche e la Giunta regionale riconoscono. C’è bisogno di spingere i Comuni a gestire insieme le funzioni e non di mettere in difficoltà quelle esistenti e funzionali.

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Proroga ai Comuni per approvare il PGT.La proroga è necessaria, purché sia l’ultima e si corregga il sistema

A Pavia ritardo di 145 Comuni su 190.La Regione intende prorogare di ulteriore anno e mezzo il termine per l’approvazione dei piani di governo del territorio. I comuni dovranno adeguarsi alla normativa vigente, approvata nel febbraio del 2005, entro e non oltre il 31 dicembre del 2012, anziché entro il 31 marzo 2011. La proroga si è resa necessaria per l’alto numero di comuni, oltre due terzi, che ancora non ha portato a termine l’iter di approvazione del PGT. Su 1543 comuni lombardi infatti solo 435, il 28%, ha concluso con successo l’iter di approvazione. Sotto la media il dato della provincia di Pavia, dove ha concluso l’iter il 24% dei comuni, 45 su 190 (il dato è aggiornato a fine novembre 2010).Secondo quanto prevede la modifica della legge, che è ora al vaglio delle commissioni regionali, i comuni non potranno però continuare a utilizzare i vecchi PRG approvando i relativi piani integrati se entro la fine di quest’anno, il 2011, non avranno almeno adottato (approvato in prima lettura) il proprio piano di governo del territorio. L’ennesima, necessaria proroga è motivata dal fatto che solo poco più di un quarto dei comuni lombardi ha già approvato il proprio PGT. Un problema legato alle complicazioni della legge urbanistica ma soprattutto alla mancanza di risorse, in particolar modo per i comuni piccoli. È giusto prorogare i termini ma c’è un evidente problema nel sistema se i comuni non hanno avuto modo di approvare il PGT o, peggio, se hanno avuto in alcuni casi convenienza a continuare ad approvare varianti e piani integrati sui vecchi piani regolatori, in barba alla nuova programmazione urbanistica. Noi abbiamo dato il nostro voto favorevole a condizione che sia inderogabilmente l’ultima volta e che, com’è scritto nel testo, non sia concesso ai comuni di continuare a programmare in deroga.

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