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Agricoltura e maltempo: l’assessore è d’accordo con noi.

L’assessore regionale all’agricoltura Fava ha sostanzialmente accolto il contenuto della nostra mozione urgente sui danni che il maltempo ha provocato alle imprese agricole. E ha confermato che il 5 giugno il documento verrà discusso in VIII Commissione Agricoltura, dopo aver ascoltato le associazioni di categoria e le Province. Abbiamo depositato la mozione il 21 maggio, a seguito della richiesta dello stato di calamità da parte delle associazioni agricole, le quali indicavano una stima prudenziale di almeno il 30% di prodotto lordo non vendibile. Oltre a rendere noti i dati del disastro agricolo, il documento chiede di impegnare la Giunta regionale “ad avviare immediatamente le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità nelle aree più colpite della Lombardia e a effettuare con la massima urgenza una puntuale ricognizione e stima dei danni, al fine di poter valutare, con il coinvolgimento della VIII Commissione Agricoltura, ogni ulteriore intervento pubblico che si dovesse rendere necessario”.

Senza contare che intanto il maltempo sta proseguendo, peggiorando una situazione già critica.

 La Commissione ha calendarizzato la discussione del punto per mercoledì 5 giugno, ma nel frattempo, venerdì scorso, proprio l’assessore Fava comunicava di aver chiesto alla Giunta di deliberare lo “stato di crisi”. Il Gruppo regionale del Pd – depositando stamattina all’ordine del giorno del Consiglio la stessa mozione urgente – ha, dunque, immediatamente chiesto al responsabile regionale dell’agricoltura lombarda di venire, in Aula, a riferire sull’iter della richiesta di stato di calamità e a spiegare come mai si fosse ipotizzato di deliberare prima sullo stato di crisi, e in tal caso perché non si fosse fatto subito.

Insomma, ci pareva importante avere delle precisazioni dall’assessore su cosa sta facendo realmente la Giunta e se le procedure sono state avviate. Fava ha spiegato passo passo come si sta muovendo il suo assessorato e dicendo le stesse cose che, in sostanza, sono contenute nella nostra mozione. Il documento è, dunque, stato ritirato, in attesa della seduta di commissione del 5 giugno.

 

 

 

 

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Una legislatura nata male, che sta proseguendo peggio.

Abbiamo presentato la mozione di sfiducia contro Formigoni e la sua Giunta. Il centro destra si è arroccato a difesa del potere, tentando di resistere ancora un po’ senza prendere atto che questa legislatura e’ nata male e sta proseguendo peggio.  

E’ partita con le firme false, e’ proseguita con la malasanità: vorrei ricordarvi, ad esempio, le vicende ASL e Maugeri, lo scandalo delle bonifiche, la gestione dei rifiuti, il dramma del lavoro, la difesa dell’ ambiente..tutte tematiche di rilievo per la nostra società ma che non hanno mai avuto da questa Giunta le adeguate risposte. Risposte che i giovani, gli anziani, le famiglie lombarde invece si meriterebbero e delle quali hanno certamente diritto.

Formigoni ed il centrodestra non vogliono affrontare il distacco tra cittadini, politica ed istituzioni. Eppure si tratta ormai di un centrodestra che non ha più la maggioranza degli elettori, così come dimostrano le recenti elezioni amministrative affrontate da Pdl e Lega.

Ormai Pdl e Lega appaiono concentrati solo a difendere le loro poltrone, a tentare una improbabile riorganizzazione del loro sistema di potere. In questo vedo una similitudine con la situazione di alcuni comuni importanti anche della provincia di Pavia.

Così come vedo una similitudine con vicende che hanno interessato la provincia di Pavia, come quella della decapitazione dell’Asl, come la vicenda della Maugeri, la mancanza di controlli e di trasparenza nella sanità privata finanziata dal pubblico. Anche su questi temi la risposta di Formigoni e del centrodestra è stata assolutamente insufficiente ed anche per questi motivi abbiamo chiesto le loro dimissioni per restituire la parola agli elettori lombardi.

Certamente per noi questo è un punto di partenza per un’iniziativa che si articolerà nella società lombarda per costruire una nuova Lombardia.  Quella del centrodestra ha tutta l’aria di essere la vittoria di Pirro, sia perché pesa ancora fortemente la questione delle firme false, sia perché già al prossimo Consiglio ci sarà una nuova mozione che chiederà a Formigoni di lasciare la presidenza del Comitato per l’Expo, tema questo particolarmente caro anche ai leghisti. Dalle parole ai fatti vedremo…

Vorrei ricordare che la mozione di sfiducia che era stata presentata da noi insieme a Sel e all’Italia dei Valori in Aula ha avuto anche il consenso del’Udc e del Partito dei Pensionati.

Fatto significativo questo che fa capire come oltre ad essere ormai in minoranza nella società lombarda, il centrodestra è sempre più solo, diviso ed arroccato anche all’interno del Consiglio regionale.

Il Pd è pronto ad un grande e trasparente confronto.

 

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Ferrandelli vince le primarie di Palermo.

Ferrandelli vince le primarie di Palermo. Naturalmente da oggi è il candidato di tutto il centrosinistra con l’obiettivo di rinnovare Palermo e la Sicilia. Certo non si può fare a meno di notare che anche stavolta (naturalmente Palermo non è paragonabile con Genova o Milano) il Pd si è diviso appoggiando tre candidati diversi. Forse stavolta anche di più che in altre occasioni, anche sulla base di diverse linee politiche. Evidentemente tutto ciò ci deve portare ad una riflessione profonda sullo strumento delle Primarie. Uno strumento che a mio avviso mantiene tutta la sua validità, ma che deve essere rivisitato introducendo anche una seria regolamentazione. Ma soprattutto occorre che si capisca bene che sulle Primarie non si possono scaricare i problemi politici che invece sono di competenza degli organismi dirigenti. E’ inutile scaricare responsabilità sul segretario o sui gruppi dirigenti nazionali, se non quelli di avviare concretamente questa riflessione per giungere quanto prima alle opportune ed inevitabili scelte di merito.

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CASO PONZONI. NUOVA LEGGE ELETTORALE E SUBITO AL VOTO.

L’arresto di Massimo Ponzoni, ex assessore regionale ed ora consigliere segretario dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, che va ad aggiungersi ad altre pesanti vicende giudiziarie che hanno colpito Regione Lombardia in quest’ultimo periodo non può che evidenziare la lungimiranza del Pd, che insieme a Sel ed Italia Dei Valori sin dall’inizio dell’indagine aveva chiesto le dimissioni di Ponzoni dalla carica di vicepresidente del Consiglio. Ora però le dimissioni non bastano piu’!

Ora e’ tutto il centro destra ad avere un serio e grave problema di credibilita’. Si tratta ormai di una situazione gravissima che sta investendo Pdl, Lega e lo stesso Presidente Formigoni.

Stiamo assistendo alla crisi di un sistema di potere, di un metodo di Governo, di una modalita’ di concepire il rapporto con le istituzioni.

Di fronte a tutto questo la strada maestra e’ quella di accelerare la riforma della legge elettorale con l’abolizione del listino bloccato, con l’approvazione del limite di mandato che non deve superare le due legislature. Ed una volta approvata la legge va da sé che si debba tornare rapidamente al voto. Solo gli elettori possono restituire infatti quei valori di credibilita’, legittimazione ed autorevolezza ad un istituzione ormai incapace di affrontare i temi importanti del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della  questione sociale che sono fortemente presenti sul territorio regionale.

Solo gli elettori possono determinare il profondo rinnovamento di una classe dirigente ormai al capolinea. Solo il voto dei cittadini può rilanciare la politica regionale che deve garantire trasparenza, efficacia ed elevati valori etici e morali.

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Immigrazione:la vera sfida democratica del futuro

Purtroppo non ho potuto partecipare alla presentazione dei dati dell’Osservatorio sull’immigrazione in Provincia di Pavia. Conosco l’impegno dell’amministrazione provinciale e dell’assessore Brendolise su questa importante questione. Personalmente ritengo che il tema degli immigrati rappresenti la sfida democratica per il futuro. E’ davvero giunto il tempo di superare tutti i luoghi comuni prendendo atto del fallimento di politiche che si ostinano a non considerare che il mondo è cambiato e che i temi dell’integrazione, della solidarietà, della legalità riferita a tutti i cittadini, vecchi e nuovi italiani, devono costituire il nucleo forte di una vera politica riformista. Una politica che vada oltre la ricerca dell’equilibrio per provare a governare i flussi migratori e nel contempo prepararci a vivere in una prospettiva multietnica. Ora i riformisti devono elaborare una visione strategica più ampia. Esiste il tema di riconoscere la cittadinanza italiana ai minori figli di immigrati nati  nel nostro Paese; di estendere il diritto di voto alle amministrative agli immigrati che risiedono da noi da almeno 5 anni; di riconoscere che grazie a tanti nuovi italiani nel nostro Paese si svolgono vecchie e nuove professioni che altrimenti  non esisterebbero più. C’è un grande tema politico, culturale ed istituzionale da mettere a punto: il Pd ed i riformisti devono farsene carico.

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