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Caso Maugeri.Garanzie ai lavoratori e chiarezza sui finanziamenti

Si è svolta in Commissione Sanità l’audizione con le sigle sindacali dei lavoratori della Fondazione Maugeri sulla situazione del personale a poco più di due mesi dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il gruppo pavese. I rappresentanti dei lavoratori sono tornati a chiedere a Regione Lombardia rassicurazioni e garanzie rispetto all’attività lavorativa e rispetto alle retribuzioni e ai contratti. Il momento è delicato perché i nuovi vertici della Fondazione sono in attesa di conoscere lo stato del bilancio, la cui revisione è stata affidata ad una società esterna perciò, sebbene nella continuità, il quadro resta sospeso.

E’ fondamentale garantire tutela ai 4000 addetti che lavorano nelle strutture regionali della Maugeri. L’audizione di oggi è una testimonianza dell’attenzione che, sin dall’inizio di questa vicenda, la Commissione Sanità del Consiglio regionale ha dimostrato verso i lavoratori che da anni prestano il loro servizio e svolgono eccellenti attività di ricerca presso le cliniche al centro dell’indagine. Proprio nell’interesse dei lavoratori della Maugeri e dei cittadini lombardi continueremo altresì a cercare di fare chiarezza e a favorire la costruzione di meccanismi di maggiore trasparenza nell’assegnazione delle risorse.

 

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Ho incontrato i lavoratori della Maugeri.Ora l’assessore venga ad ascoltarli in Commissione.

L’Assessore alla Sanità venga in Commissione per audire i lavoratori della Maugeri.

Lo scandalo giudiziario non deve mettere in pericolo eccellenza e continuità delle prestazioni e della ricerca né i livelli occupazionali.

Ho incontrato oggi i lavoratori e i delegati sindacali della Fondazione Maugeri per fare il punto, insieme ai consiglieri della Commissione Sanità e del territorio, sulla situazione nella quale si trovano le decine di persone che da anni erogano prestazioni e si occupano della ricerca all’interno della struttura privata convenzionata oggi al centro della nuova bufera giudiziaria che ha investito la sanità lombarda.

Come ho detto ai rappresentanti dei lavoratori mi impegnerò a far sì che la questione che vede oggi la Maugeri al centro dell’ennesimo terremoto giudiziario non generi alcun problema di continuità nell’eccellenza delle prestazioni né nella ricerca, il cui livello di qualità non è mai stato messo in dubbio e soprattutto non metta in discussione i livelli occupazionali, il pagamento delle retribuzioni e i contratti a tempo determinato.

Per questo abbiamo chiesto, con le altre opposizioni, all’Assessore alla Sanità di venire al più presto in Aula per poter incontrare, all’interno di un’audizione, i delegati dei lavoratori.

 

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Riforma del mercato del lavoro e Articolo 18: il Governo agisca evitando uno “strappo”con la società

 Mi auguro che il presidente Monti sulla questione dell’articolo 18 eviti di compiere quello che sarebbe il primo vero errore da quando è presidente del Consiglio. Naturalmente mi riferisco alla parte che riguarda i licenziamenti per motivi economici, che sarebbero decisi esclusivamente dal datore di lavoro. Sono profondamente convinto che si debba innovare in maniera decisa, anche rispetto al tema della concertazione, e che la concertazione stessa non debba significare per qualcuno avere diritto di veto sulle scelte che competono al Parlamento oppure addirittura la possibilità di rallentare e annacquare quelle decisioni che invece devono essere prese. Questo ragionamento però non può prescindere dal fatto che, persino aldilà del merito, l’articolo 18 si colleghi a quelle garanzie democratiche e a quei diritti sanciti dalla Costituzione Repubblicana .

Se si dovesse scegliere uno “strappo”, questo non sarebbe in realtà uno strappo contro la Cgil o contro il Sindacato, il quale peraltro ha deciso di mobilitarsi proponendo di modificare la proposta iniziale e non sarebbe neppure uno strappo contro il Pd, impegnato a sua volta, proprio in questi giorni, con grande senso di responsabilità, a correggere ciò che è necessario seguendo la strada maestra del dibattito parlamentare ben sapendo che è nostro dovere sostenere lealmente il Governo.

Lo strappo sarebbe, invece, nei confronti di una larghissima parte del Paese; di quel Paese che ha accettato di fare sacrifici duri: parlo dei pensionati, dei lavoratori dipendenti, del mondo dell’impresa.

E’ vero che nel suo complesso la proposta di  Riforma del mercato del lavoro ha al suo interno contenuti positivi.

Contiene misure importanti per ridurre la precarietà, per dare tutele ai giovani incentivando chi sceglie il lavoro a tempo indeterminato e per affrontare l’emergenza dei lavoratori anziani che oggi rischiano di essere espulsi dal processo produttivo per colpa della crisi.

Ma proprio per questi motivi occorre considerare seriamente le proposte migliorative effettuate dal Pd.

E, tornando al tema della concertazione, e al suo necessario rinnovamento, occorre avere cautela nel liquidare il tutto come se fosse legato solo ad una formula del passato.

Siamo proprio sicuri che in un momento come questo, dove esiste una forte frammentazione ed un forte egoismo individuale, sia giusto dare anche semplicemente l’impressione di voler disarticolare il tessuto sociale rischiando di spezzare reti di solidarietà, di indebolire il sindacato, il terzo settore, i corpi intermedi della società?

Oppure non conviene lavorare decisamente per ricostruire senso di responsabilità nazionale, coesione sociale attraverso nuove forme di partecipazione alle scelte?

Non conviene valorizzare pienamente come si è fatto finora?anche trasformando il Decreto Legge in Disegno di Legge, il Parlamento e le articolazioni sociali, economiche del nostro Paese creando una grande solidarietà?

Io credo che la partita dell’articolo 18 sia questa: ci sono le possibilità per riformare profondamente il mercato del lavoro e al tempo stesso salvaguardare i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.

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Cassa integrazione per i lavoratori della Sea di Trivolzio: il nostro impegno continua.

La vicenda della Sea si è dunque conclusa con la chiusura della fabbrica di Trivolzio e con i lavoratori collocati in cassa integrazione . In questi giorni ho percepito tutto il loro sgomento. Alcuni non hanno esitato a parlare di sconfitta. Ciò è sicuramente vero. Quando chiude una fabbrica  indubbiamente si registra una sconfitta per tutto il territorio. Prima di tutto chi perde il posto di lavoro insieme alle proprie famiglie, in secondo luogo istituzioni, sindacati, forze politiche. Questa ulteriore situazione di crisi mi arreca un profondo dispiacere anche perché ho vissuto con questi lavoratori questa vicenda e ho proprio capito che loro erano disponibili a sacrifici, a riduzioni economiche pur di salvaguardare il loro posto di lavoro. Un grande attaccamento allo stabilimento che invece non ha dimostrato la proprietà dell’azienda che si è dimostrata sorda ed insensibile nei confronti di ogni proposta ragionevole che è stata effettuata. Certamente adesso non ci rassegniamo. Ho ben presente che la crisi della Sea  è figlia di una situazione più generale molto grave che può essere affrontata solo con un cambio di passo sul piano economico, sociale, del Paese con una politica nazionale che punti decisamente alla crescita e con una netta e radicale inversione di tendenza da parte del Governo di Regione Lombardia. Sono, inoltre, perfettamente consapevole del fatto che c’è ancora molto da fare per trovare una nuova collocazione per questi lavoratori. Pertanto l’impegno non è finito. Un impegno che devono assumersi pienamente tutti.

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Gropello e Trivolzio: due esempi dell’attuale questione sociale

Ieri sera a Gropello Cairoli sono stato invitato dal Sindaco per discutere la situazione del centro diurno integrato “La Corte”. Erano presenti diversi Sindaci, gli ospiti e le famiglie del centro che ha dovuto momentaneamente sospendere l’attività perché dopo aver ottenuto l’accreditamento regionale nello scorso mese di luglio non è ancora riuscito ad avere il contratto di servizio con il relativo budget integrativo della retta. La cooperativa che gestisce la struttura ha tenuto duro finora in attesa dei contributi che qualcuno aveva promesso. Ora la situazione è veramente pesante e senza l’impegno concreto di Regione Lombardia e dell’Asl si rischia la chiusura di un centro aperto a persone autosufficienti e non che ha già dimostrato di lavorare positivamente integrando la propria attività con tutto l’impegno sociale complessivo svolto dai Comuni, con grandi difficoltà.

Stamattina a Trivolzio il presidio dei lavoratori della Sea, una fabbrica che produce autocaravan dove 130 lavoratori rischiano il posto di lavoro, per non parlare dell’indotto che gravita attorno allo stabilimento. In questo caso ci troviamo di fronte ad una proprietà che dopo aver assunto l’impegno di investire 21milioni di euro ha deciso inopinatamente ed in modo unilaterale di trasferire la produzione negli stabilimenti di Poggibonsi e San Quintino. Ho trovato i lavoratori ed i loro rappresentanti preoccupati ma anche molto determinati a resistere con grande senso di responsabilità e con la capacità tipica di chi ama il proprio posto di lavoro di effettuare proposte responsabili che consistono nella verifica di eventuali disponibilità a trasferirsi negli altri due stabilimenti mentre per chi non ha questa possibilità un contratto di solidarietà da costruire congiuntamente nei tre punti produttivi anche con la riduzione delle ore lavorative fino al superamento della crisi. Un vero e proprio contratto di solidarietà, dunque, guardando al futuro. Due vicende che mettono in evidenza come lavoratori dipendenti e pensionati (insieme a giovani e a precari siano colpiti da questa crisi sociale) ma anche come queste persone siano lucidamente intenzionate a battersi per la ripresa dello sviluppo, della crescita del Paese e per dare le adeguate risposte sociali.

 Come Partito Democratico siamo al loro fianco, lavoreremo per determinare un’adeguata risposta politica ed istituzionale, richiamando tutti al loro ruolo.

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“Subito un’audizione. Regione Lombardia trovi un accordo con Croce Rossa”.

 Subito un’audizione. Regione Lombardia trovi un accordo con Croce Rossa. Ne va del lavoro di decine di precari e della qualità del servizio di emergenza. Arrivare ad una soluzione in modo che venga riconosciuta la concessione del rimborso dell’Irap a Croce Rossa da parte di Regione Lombardia. E garantire il posto ai molti precari che rischiano di perderlo. E’ quanto mi auguro, in merito alla richiesta di rimborso fatta dall’ente alla Regione. Da parte sua Croce Rossa si impegni a salvaguardare la qualità del servizio erogato sul nostro territorio attraverso una presenza garantita, capillare e precisa così come a salvaguardare le professionalità che da molto tempo lavorano pur in un contesto di precarietà e senza alcuna effettiva stabilizzazione. Inoltre nei prossimi mesi bisognerà lavorare per superare le disparità contrattuali fra i diversi operatori dell’emergenza. In provincia di Pavia in particolare si parla di 100 posti di lavoro e di nove sedi della Croce Rossa. Il gruppo del Pd, su questo tema, ha chiesto il prima possibile un’audizione urgente con il dg di Areu e con i vertici di Croce Rossa Lombardia.

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