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Le premesse ci sono tutte.

Le premesse ci sono tutte. Monti ha fatto un discorso da vero ed autorevole leader Europeo. Proposte serie, concrete, da portare con decisione in Europa per rilanciare la crescita, per uno sviluppo equo a favore della parte più debole della società, per un’Europa sociale dei diritti e del lavoro.

Nulla è scartato, il vertice sarà un passaggio difficile anche per le posizioni assunte dalla Germania; ma oggi, dopo la vittoria di Hollande, l’Europa è mutata.

Ecco perché il Presidente Monti deve essere sostenuto con forza dalla maggioranza del Parlamento e dalle forze politiche della sua maggioranza cercando anche di allargare il consenso.

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Se Formigoni ha il coraggio, stacchi la spina!

“Il Pd e il Governo del Paese, il Pd e la Regione Lombardia, il Pd e il nostro territorio” è il titolo del dibattito pubblico che si svolgerà questa sera a Carbonara. Altra bella iniziativa per chiedere le dimissioni di Formigoni, le elezioni subito e per costruire la Lombardia del futuro. E’ del tutto evidente, infatti, come già affermato, che non basta chiedere e magari ottenere che il centro destra che attualmente governa la Regione Lombardia vada a casa. Tutto questo naturalmente è fondamentale per fare pulizia ma soprattutto per ridare credibilità, autorevolezza e stabilità al Governo regionale.

E’chiaro che mentre ci si impegna veramente per la realizzazione di questo obiettivo, nel contempo si deve lavorare per una reale alternativa programmatica.

Abbiamo veramente bisogno di contenuti, profondamente innovativi, soprattutto per quanto riguarda il lavoro e lo sviluppo, puntando sulla green economy, sulla difesa dell’ambiente, sulla difesa del suolo, sulla valorizzazione paesaggistica e territoriale di ogni parte della nostra Regione.

Di una sanità che funzioni meglio, che privilegi il settore pubblico, con nomine e incarichi che valorizzino merito, competenze, conoscenza dei territori. 

Di uno sviluppo dei trasporti pubblici su ferro e su gomma che metta mano complessivamente al sistema viabilistico e di mobilità, tenendo conto anche delle reti, che non vengono considerate principali, ma che servono migliaia e migliaia di utenti, lavoratori e studenti in particolare.

La Lombardia, insieme allo sviluppo industriale della piccola-media impresa e dell’artigianato, è una Regione a forte vocazione agricola. Da questo punto di vista in tutti i territori si devono sostenere distretti rurali e distretti agro-alimentari, coniugando innovazione, sviluppo del’agricoltura, ambiente e turismo. Partendo da queste linee programmatiche e da una nuova progettualità possono nascere le nuove alleanze sociali e politiche della Lombardia del futuro.

Il Pd intende essere sempre di più “il motore”per la realizzazione di questi obiettivi. Ecco perché la nostra richiesta di cambiamento non presenta davvero subordinate di sorta.

Qui da noi non ci saranno governi tecnici, presidenti del consiglio di garanzia o altre invenzioni. Per noi l’unica strada percorribile è quella di ridare la parola ai cittadini. Il centro destra è chiaramente nell’angolo, per uscirne deve avere la capacità di ripartire prendendo atto della reale situazione che stiamo vivendo.

A Formigoni e al Pdl lanciamo questa sfida: per il governo della Regione  e per la credibilità delle istituzioni.

Alla Lega diciamo questo: oltre alle doverose dimissioni di Renzo Bossi dal consiglio regionale, esiste anche la questione Boni, che un passo indietro effettivo da presidente del consiglio non l’ha ancora fatto.

 Ma la sfida va rivolta anche a Roberto Maroni: non bastano improbabili manifestazioni di orgoglio padano e goliardiche dimostrazioni “scopa-alla-mano” evocando la pulizia all’interno del movimento. Dimostri di saper rinnovare davvero mettendo mano alle vicende dei leghisti che non hanno ancora lasciato il loro posto nelle istituzioni. Ma soprattutto, se proprio si vuole usare la scopa, la sia usi per spazzare via un Governo profondamente deficitario come quello di Roberto Formigoni.

Se davvero Formigoni ha coraggio, stacchi la spina.

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Con una vera politica per la crescita. Così Monti intende rassicurare l’Europa.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti comincia oggi a Bruxelles il suo “tour europeo” che si concluderà con la partecipazione al  vertice con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Il nuovo Governo  prosegue così nel suo lavoro per rassicurare i partner europei  sull’autentico impegno nel risanamento dei conti pubblici e sul rilancio dello sviluppo. In particolare il Presidente del Consiglio illustrerà le linee essenziali del programma presentato alle Camere e cioè rigore nella gestione dei fondi pubblici, il massimo di equità ed una vera politica per la crescita. Inoltre certamente il rappresentante del Governo non mancherà di illustrare le misure previste per i tagli della politica, sia per quanto riguarda i parlamentari (la riduzione dei parlamentari, delle indennità ed il superamento di vitalizi), sia per quanto riguarda le spese ministeriali e di ogni altro settore della macchina burocratica. In questo modo il Governo realizza il duplice obiettivo di sostenere con decisione una politica a favore del Paese e al tempo stesso recuperare il giusto ruolo dell’Italia nel contesto europeo. Con Germania  e Francia e con altri partners europei così come con la Bce il nuovo Presidente del Consiglio vuole discutere alla pari sostenendo una politica economica veramente europeista, senza cedere pezzi importanti della nostra sovranità.

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Il Governo Monti sarà foriero di una nuova stagione di rinnovamento

Il Presidente incaricato professor Mario Monti sta procedendo con le consultazioni che dovrebbero concludersi nella giornata di oggi. Sicuramente ha già dato dimostrazione di operare con uno stile sobrio con la necessaria rapidità e con un’impostazione adeguata al grave momento che il Paese sta attraversando. Molto positiva la decisione di consultare le rappresentanze dei giovani e delle donne, un’innovazione che dà il segno della strada che si vuole intraprendere. Sacrifici sì, ma con equità e rigore, “lacrime e sangue no” per un’azione finalizzata al rilancio del Paese intervenendo sulla crescita e sullo sviluppo. Considero positivo il fatto che il Presidente incaricato non si ponga limiti temporali, pur rispettando il ruolo e le decisioni che le forze politiche in ogni momento potranno assumere. Di fronte a questo comportamento  è necessario un grande senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche che ci siano o meno ministri politici, che decide di appoggiare il tentativo di Monti lo faccia davvero, in modo chiaro, trasparente,senza furberie  che farebbero solo il male dell’Italia. Questo è un Governo di emergenza, che nessuno può etichettare; un Governo per affrontare l’ emergenza economia e sociale e per dare risposte concrete alle questioni  istituzionali. Il parlamento si impegni ad una nuova legge elettorale. Questo Governo certamente non interrompe la dialettica democratica, non ostacola lo sviluppo della democrazia,anzi può essere foriero dell’avvio di una nuova stagione di grande rinnovamento della politica e dei partiti, i quali devono prepararsi  al meglio a tornare a svolgere in modo diretto un ruolo di Governo del Paese adeguato e corrispondente alla fase nuova che praticamente si è già aperta.

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Dopo la lettera della Bce, riflettiamo insieme sulla crisi nazionale

La Bce ha dunque imposto al Governo italiano di rivedere la manovra finanziaria approvata solo una decina di giorni fa. Se da una parte è da considerarsi positivo che a livello europeo si definiscano dei limiti e dei parametri per quanto riguarda il contenimento della spesa ed il risanamento dei conti pubblici, non è invece da condividere nel modo più assoluto il fatto che ci dicano come dobbiamo fare e che il Governo italiano subisca, senza peraltro rendere pubblico il contenuto della lettera. Assistiamo in queste ore alla Babele più totale, mentre sarebbe necessaria una grande operazione-verità, la capacità di agire con grande trasparenza e soprattutto la necessità di aprire un confronto vero con le parti sociali, con i rappresentanti delle autonomie, degli enti locali e delle province e con l’opposizione. Come Pd teniamo i nervi saldi. Abbiamo le nostre proposte, ma aspettiamo anche di ascoltare quelle del Governo. Certamente  riteniamo che non si debba seguire una  logica che colpisce sempre i soliti: lavoratori dipendenti, pensionati, lavoratori autonomi, piccola e media impresa. Invece di pensare ad altri tagli alle pensioni, sarebbe meglio pensare ad un grande piano di liberalizzazioni naturalmente escludendo la gestione dell’acqua.  Invece di blaterare tanto si potrebbe cominciare a valutare un programma di alienazione di proprietà pubbliche diventate ormai ingestibili. Inoltre occorre mettere mano all’evasione e all’elusione fiscale. Per quanto riguarda i costi della politica bisogna passare dalle parole ai fatti. Ad esempio, arrivando ad un dimezzamento del numero dei parlamentari, alla differenziazione dei ruoli tra Camera e Senato con la costituzione del Senato delle Regioni. E ancora, si metta mano a indennità, vitalizi e costi dei Ministeri e di tutto gli sprechi del sottogoverno delle Regioni. Inoltre si introducano pure con criteri di equità misure di tassazione dei patrimoni e della rendita finanziaria. Per i Comuni e le Province virtuosi si tolga il Patto di stabilità, si consenta di ricominciare a pagare imprese e fornitori e soprattutto di ricominciare con le opere pubbliche.  Ed inoltre si dia avvio concretamente al tanto conclamato federalismo municipale, in modo da garantire ai Comuni in modo particolare entrate proprie che garantiscano il mantenimento e lo sviluppo dei servizi e la possibilità di dare concrete risposte ai cittadini.  Va da sé che per uscire definitivamente da questa grave situazione occorre agire sulla crescita, varando un piano per il lavoro che tenda a superare i problemi strutturali di cui soffrono l’economia e la finanza.

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Da 5 mesi i piccoli Comuni non ricevono soldi dal Governo

Leggendo i giornali questa mattina si ha una ulteriore dimostrazione della grave situazione della finanza pubblica. La Provincia di Pavia e i Comuni con patto di stabilità sono in forte difficoltà a pagare aziende e fornitori. In alcuni Comuni addirittura c’è il rischio di tagli al personale dovuti alla forte riduzione dei trasferimenti statali. Per quanto riguarda i piccoli Comuni c’è una profondissima sofferenza in quanto oltre ai tagli si stanno adottando pesantissimi ritardi nei trasferimenti. La rata di febbraio è stata solo parzialmente traferita, la rata di giugno non è ancora stata versata. Di conseguenza i Comuni inferiori ai 5000 abitanti da 5 mesi non ricevono i soldi dovuti dal Governo. Tutto ciò crea una situazione molto pesante che mette in forte discussione i servizi, le normali attività ed anche le uscite fisse. Mi aspetto una forte iniziativa da parte dell’Anci, dell’Upi e dell’insieme degli enti locali per smuovere questa situazione così come vedo il forte impegno che stanno mettendo in campo i nostri parlamentari.

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