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Raccogliamo le firme contro la chiusura del Tribunale di Vigevano

Ho partecipato all’assemblea degli avvocati dell’ordine del Tribunale di Vigevano e, oltre a preparare una mozione per salvare il Tribunale anche eventualmente attraverso l’accorpamento con alcuni Comuni del magentino, voglio esprimere pieno apprezzamento per l’iniziativa avviata dal quotidiano locale di raccolta delle firme perché naturalmente il problema del Tribunale è una questione che non deve riguardare solo gli avvocati ma rappresenta invece un tema di fondamentale importanza per tutto il territorio.   

Innanzitutto apprezzo il lavoro degli avvocati che si sono aperti al territorio, inoltre la soppressione del Tribunale di Vigevano e di quello di Voghera indebolirebbe i servizi sul territorio e potrebbe portare a diseducare i cittadini nei confronti della giustizia.

D’altro canto il tribunale di Pavia non riuscirebbe a sobbarcarsi tutta la mole di lavoro proveniente da un territorio così vasto. Anche il risparmio sarebbe di modestissima entità e non commisurato al danno che ne deriverebbe dalla cancellazione di un servizio che riguarda tante categorie e tanti singoli cittadini, soprattutto in una zona che presenta diverse criticità.

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Ho scritto ai Sindaci della Provincia di Pavia. Dobbiamo lavorare insieme sulla tematica Imu

Ho scritto questa mattina a tutti i Sindaci della Provincia di Pavia, inviando loro il testo della mozione, riguardante la questione Imu, di cui sono cofirmatario e che è stata votata ieri in Consiglio regionale pressoché all’unanimità (voto contrario solo dell’Idv). Una delle proposte contenute nella mozione presentata dal Partito Democratico è l’istituzione di un plafond per il patto di stabilità territoriale superiore a quello messo a disposizione per il 2011.

 Il documento, inoltre, chiede alla Giunta di attivarsi presso il Governo affinché trasformi l’IMU in un’imposta “realmente” municipale, il cui gettito resti interamente ai Comuni, anche per far fronte all’emergenza dovuta alla riduzione dei trasferimenti statali. La richiesta avanzata alla Giunta regionale è, quindi, rivolta ad un maggiore impegno, per rilanciare la sfida verso il completamento della riforma del federalismo fiscale e dell’autonomia municipale.

Cari Sindaci, quindi, mi permetto di consigliarvi l’inserimento di questa particolare tematica all’Ordine del Giorno di una seduta di Consiglio Comunale, rendendomi fin da ora disponibile ad incontrarvi e a partecipare ad eventuali iniziative pubbliche che vorrete organizzare insieme agli Enti locali preposti ad affrontare questo argomento e a tutte le forze politiche impegnate sul campo.

 

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Positivo il confronto sulla Gestione associata dei servizi

Positivo incontro a Cava Manara, dove si è svolta l’Assemblea Pubblica sulla Gestione Associata dei servizi per i piccoli Comuni alla presenza di numerosi sindaci, amministratori e militanti dei circoli del territorio provinciale. Un momento importante di dibattito e di confronto a cui sicuramente ne seguiranno altri, certamente legato a fatti specifico: l’art.16 della manovra di agosto; l’iniziativa del gruppo regionale Pd e dello stesso consiglio regionale. Ma soprattutto legato al nostro impegno, più in generale, per il rilancio del ruolo dei Comuni e delle autonomie locali sulla base di una nostra precisa impostazione  che vuole uno stato non centralista ma democratico e federalista dove Governo, Consiglio regionale, Province, Comuni, ognuno in base alle proprie competenze, rappresentano una ricchezza effettiva del nostro ordinamento istituzionale. Accanto a questo si è discusso della Gestione associata dei servizi e della nostra volontà di accettare pienamente la sfida, di andare ancora avanti rispetto a quanto di importante si è comunque già costruito anche in Provincia di Pavia. Gestione associata di servizi sociali, culturali, ambientali, di attività di vigilanza ma anche di servizi demografici come ragioneria, stato civile, uffici tecnici, oltre che un impegno nuovo per la riforma della pubblica amministrazione e sui temi dello sviluppo economico e sociale. Gli strumenti già esistenti sono costituiti da distretti rurali come quello di Giussago- Certosa, distretti del commercio, Comunità montana e Gal, gli stessi Piani di zona per l’integrazione dei servizi sociosanitari ed appunto le oltre 20 Unioni già costituite e le numerose convenzioni già stipulate  per la gestione integrata di una serie di servizi. Esiste inoltre una maturazione e sensibilità nuova nella volontà di lavorare insieme anche aldilà della Gestione associata. Una situazione già interessante, dunque, che ha posto le basi per processi aggregativi veramente importanti. Di fronte a tutto ciò la domanda che ci siamo posti è la seguente: Cosa c’entra tutto questo con l’art.16 del decreto 138 poi convertito in legge?  Cosa c’entra tutto questo con l’abolizione dei comuni inferiori ai 1000 abitanti come si poteva fare in un primo momento  o con l’abolizione delle giunte di quei Comuni? Cosa c’entra tutto questo con la decisione del Governo precedente di “imporre Unioni di Comuni con termini che abbiano come minimo una dimensione demografica di 5000 abitanti e inferiori ai 1000 e di 10.000 abitanti se superiori ai 1000? In questo modo si otterrebbe solo la disaggregazione di Unioni già esistenti e funzionanti, aumentando peraltro i costi.  Ma ancora cosa c’entra tutto questo con la volontà di estendere il Patto di stabilità anche ai Comuni inferiori ai 5000 abitanti quando ormai è chiaro che proprio il Patto di stabilità è una delle ragioni del blocco dell’edilizia  e di altre attività con ripercussioni pesanti sull’economia locale. In una Regione con 1544 Comuni e in una provincia di 190 comuni questa legge sarebbe veramente inapplicabile.  Come si può pensare che per realizzare la gestione associata dei servizi i debbano abrogare o superare 18 unioni che hanno già trasferito servizi, personale e stanno dando risultati estremamente positivi? Da qui la nostra immediata mobilitazione per ricondurre tutta la materia compresa quella delle province all’interno di una ragionamento complessivo più organico, varando finalmente la riforma del codice delle autonomie. Rispetto all’articolo 16 abbiamo lavorato presentando immediatamente una mozione affinché  Regione Lombardia svolgesse fino in fondo il proprio ruolo. Grazie a questo impegno probabilmente i arriverà prima di natale con un Collegato alla Finanziaria  ad approvare una serie di misure che abbassino da 10.000 a 5.000 il tetto demografico per le Unioni dei Comuni superiori ai 1000 abitanti, da 5000 a 3000 le Unioni per i Comuni inferiori ai 1000 abitanti compresi nei territori delle Comunità Montane, una dimensione pari al quadruplo del Comune più piccolo in tutte le altre zone ( ad esempio, se il Comune più piccolo è di 500 abitanti, il limite massimo sarà di 2000 abitanti). Inoltre sono previste delle deroghe motivate per quei Comuni che non avranno le condizioni prima descritte.  A ciò occorre aggiungere che anche sulla base della nostra iniziativa la Regione ha fatto ricorso al consiglio di stato contro l’articolo 16 per conflitto di competenze, quindi  l’obiettivo fondamentale rimane quello di arrivare all’abrogazione di questo articolo per dare le adeguate garanzie che non vengano sciolte le Unioni esistenti. Parallelamente si è costituita un tavolo nazionale tra i rappresentanti del Governo, delle regioni, delle autonomie locali con l’Anci per rivedere tutta la materia. In questa fase si può dire questo: si intravvede una prima soluzione relativa  alle dimensioni ed alla gradualità nell’applicazione del provvedimento; rimangono aperti alcuni nodi che devono ancora essere sciolti. Da questo punto di vista è bene ricordare che il termine del 31.12 in ogni caso è un termine ordinatorio ma non perentorio, di conseguenza si può ragionare in termini di assoluta gradualità. E’ evidente che noi continueremo a lavorare per l’approvazione di uno strumento normativo collegato alla Finanziaria regionale, per l’abrogazione dell’articolo 16 della legge nazionale e più in generale ad una nuova legge che promuova una modifica organica alle leggi esistenti sui piccoli Comuni  e sulle loro forme associative.

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Il “federalismo municipale” peggiora la situazione dei Comuni

I tagli governativi e regionali nei confronti degli enti locali , oltre ad essere profondamente ingiusti mettono fortemente a rischio i servizi sociali, scolastici, ambientali e rendono particolarmente difficile programmare nuove opere. Il “federalismo municipale” in discussione in Parlamento peggiorerà le cose, costringerà i Comuni ad aumentare le tariffe ed ad applicare nuove tasse. Il rischio è che si apra una frattura nei rapporti con i cittadini che dovranno subire la pesante situazione. I comuni, le province insieme alle loro organizzazioni devono farsi sentire di più , occorre aprire un canale di dialogo permanente con i cittadini. Gli amministratori insieme ai rappresentanti della pubblica amministrazione devono prepararsi a fronteggiare la nuova drammatica situazione finanziaria con grande rigore insieme alle popolazioni. E’ fondamentale che si saldi anche questo fronte di impegno all’iniziativa piùgenerale per costruire rapidamente le condizioni per mandare a casa il governo Berlusconi e per costruire una nuova alleanza sociale e politica in grado di imprimere una chiara svolta al governo del Paese.

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Ecco il vero volto del federalismo lombardo.Conferenza stampa con Enrico Letta

 

Cosa significa nei fatti il Federalismo che viene praticato nella nostra Regione? Solo aumenti delle tariffe, diminuzione dei trasferimenti ai Comuni e centralismo delle decisioni. A di là delle parole è importante guardare ai dati perché sono le cifre che parlano più dei sorrisi elargiti dal Presidente Formigoni e dalla sua Giunta. Sono emblematici a questo riguardo le decisioni prese in questi ultimi mesi da Regione Lombardia in merito a Politiche sociali, trasporti , ambiente e reti.

Politiche Sociali-

Vogliamo mettere a confronto i dati degli ultimi 4 anni? Avremo uno spaccato della diminuzione delle risorse destinate alle Politiche sociali e ai trasferimenti dello Stato. Ad esempio il Fondo Nazionale Politiche Sociali (FNPS) è passato per la Lombardia dai 108 milioni del 2008 ai 53,6 milioni del 2011. Una diminuzione del 50%. Su questi fondi la Regione tiene una quota tendenzialmente sempre più alta: siamo già arrivati al 18%. Per la parte riguardante il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza la diminuzione per il 2011 è a dire il vero ridotta di solo il 4,3%,  ma già il prossimo anno non rimarrà nulla del Fondo istituito e finanziato dal Governo Prodi per quanto riguarda il finanziamento dello Stato. E sì che tutte le Regioni si erano dimostrate pronte a sostenerlo. Riassumendo, complessivamente le risorse per le politiche sociali sono passate da 224 milioni del 2009 (anno di massimo impegno finanziario) ai 187 del 2011 (-16,5%).

In questo scenario, è solo grazie all’impegno del PD in Consiglio regionale se si va consolidando una via federalista. E’ solo grazie alle proposte del PD che cerca di inserire nel bilancio regionale 2011 azioni a tutela delle fragilità sociali. Concretamente il Consiglio Regionale impegna la Giunta nella sperimentazione di un nuovo modello organizzativo di integrazione tra il sanitario e il sociale e nell’adozione di un piano operativo regionale contro le forme di povertà sia assoluta che relativa. Proposte, queste, che cercano di rispondere alla forte crescita delle nuove forme di povertà dovute alla perdita di casa, di posto di lavoro o a smembramento dei nuclei famigliari. Le statistiche parlano di 350 mila persone in Lombardia in fortissimo disagio economico. Le iniziative del Terzo settore e degli enti locali che possono garantire i bisogni alimentari e il ricovero notturno vanno inoltre sostenuti in maniera concreta.

Tariffe dei Trasporti-

Qui sono due i dati reali: gli aumenti tariffari e  la qualità del servizio che non migliora, anzi. Dal primo febbraio gli utenti del trasporto regionale pagano il 12, 9% in più, visto che oltre al 10% di cui si parla, scatta anche l’aumento Istat relativo al 2010. Dal primo maggio ci sarà poi un ulteriore aumento sempre del 10%, quindi la somma degli aumenti sarà all’incirca del 25% annuo.

Non solo, da quest’anno non sarà più possibile detrarre le spese  di trasporto dalla dichiarazione dei redditi, grazie alla Manovra finanziaria.

L’abbonamento integrativo “Ioviaggio”, che permette di utilizzare ogni mezzo del trasporto regionale, non è certo una novità come è stata descritta, ma un semplice restyling, più caro di prima, della Carta regionale dei trasporti (CRT).

La CRT costava 250 euro per tre mesi e ora, dopo aver cambiato nome, costerà 99 euro mensili (85 per una fase promozionale), con un aggravio di 16 euro al mese.

Quanto alla qualità, gli ultimi mesi sono stati veramente pesanti, i ritardi su alcune linee sono fuori da ogni logica di servizio, i treni sono spessissimo freddi e con carrozze chiuse per mancanza di personale.

Ambiente-

Nel Bilancio previsionale 2011 la situazione è penalizzata fortemente rispetto agli anni precedenti sul versante della programmazione integrata e alla valorizzazione dei rifiuti, sul lato delle risorse destinate al miglioramento della qualità ambientale e per quanto riguarda la Protezione Civile. Sulla Programmazione integrata le risorse autonome di Regione Lombardia sono il 12% in meno rispetto al 2010 e sulle spese in conto capitale siamo ad oltre il 68% in meno.

Sulla tutela e valorizzazione del Territorio in spesa corrente il salto dal 2010 en il 2011 è da 790 mila euro a zero e quello tra l’assestato 2010 pari a 12 milioni di euro e il previsionale 2011 (di 3 milioni di euro) è ridotto del 25% della spesa.

C’è un disimpegno sulle rinnovabili e sul processo di accompagnamento regionale in questa direzione e si riscontra un abbattimento delle risorse per le spese in conto capitale per programmi regionali e piani d’azione per la qualità dell’aria: 8 milioni di preventivato nel 2010; 32 milioni di assestato sempre in quest’anno e zero euro per le prossime 3 annualità!

Il settore della Protezione Civile ha visto diminuire sensibilmente le risorse di prevenzione sia per quanto riguarda i percorsi di crescita del personale (in buona parte della Protezione Civile e del volontariato) sia per quanto riguarda l’operatività in settori fondamentali di presidio del territorio come il settore forestale e degli incendi. Un dato che, se assommato all’abbattimento quasi totale delle risorse dedicate alle calamità naturali, non mette certo al sicuro Regione Lombardia dagli esiti degli eventi atmosferici in un territorio fortemente antropizzato come quello lombardo. 

Riduzione del peso dei Comuni -

A parole Lega e PDL sono federalisti, ma nei fatti Regione Lombardia non perde un’occasione per estendere la sua influenza e per aumentare il suo peso nelle decisioni territoriali. E’ stato così per la cosiddetta Legge sull’acqua, occasione in cui la Regione ha deciso di votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le ATO a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale. Ed è il caso oggi con la proposta di legge sulle aree protette (i Parchi) che è in discussione. Una legge che anche in questo caso condiziona la formula statuaria dei soggetti gestori e prevede il passaggio dalla forma consortile a quella di Ente con una quota rilevante di presenza dell’Ente Regione, la quale si riserva di diritto di nomina di un rappresentate indipendente da qualsiasi validazione dell’assemblea dei sindaci. Un quadro davvero sconfortante per chi si veste da paladino delle autonomie locali.

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Proroga ai Comuni per approvare il PGT.La proroga è necessaria, purché sia l’ultima e si corregga il sistema

A Pavia ritardo di 145 Comuni su 190.La Regione intende prorogare di ulteriore anno e mezzo il termine per l’approvazione dei piani di governo del territorio. I comuni dovranno adeguarsi alla normativa vigente, approvata nel febbraio del 2005, entro e non oltre il 31 dicembre del 2012, anziché entro il 31 marzo 2011. La proroga si è resa necessaria per l’alto numero di comuni, oltre due terzi, che ancora non ha portato a termine l’iter di approvazione del PGT. Su 1543 comuni lombardi infatti solo 435, il 28%, ha concluso con successo l’iter di approvazione. Sotto la media il dato della provincia di Pavia, dove ha concluso l’iter il 24% dei comuni, 45 su 190 (il dato è aggiornato a fine novembre 2010).Secondo quanto prevede la modifica della legge, che è ora al vaglio delle commissioni regionali, i comuni non potranno però continuare a utilizzare i vecchi PRG approvando i relativi piani integrati se entro la fine di quest’anno, il 2011, non avranno almeno adottato (approvato in prima lettura) il proprio piano di governo del territorio. L’ennesima, necessaria proroga è motivata dal fatto che solo poco più di un quarto dei comuni lombardi ha già approvato il proprio PGT. Un problema legato alle complicazioni della legge urbanistica ma soprattutto alla mancanza di risorse, in particolar modo per i comuni piccoli. È giusto prorogare i termini ma c’è un evidente problema nel sistema se i comuni non hanno avuto modo di approvare il PGT o, peggio, se hanno avuto in alcuni casi convenienza a continuare ad approvare varianti e piani integrati sui vecchi piani regolatori, in barba alla nuova programmazione urbanistica. Noi abbiamo dato il nostro voto favorevole a condizione che sia inderogabilmente l’ultima volta e che, com’è scritto nel testo, non sia concesso ai comuni di continuare a programmare in deroga.

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