Archivi del mese: agosto 2011

Borghi più belli d’Italia

 Si terrà il prossimo fine settimana a Vigoleno di Vernasca, nel piacentino, il Festival nazionale del Club dei Borghi più belli d’Italia Anci. Oggi, martedì 30 agosto 2011, l’iniziativa è stata presentata a Milano, nella sede del Consiglio regionale. Un’istituzione scelta non a caso: il 22 settembre inizierà, in V Commissione Territorio, la trattazione di un progetto di legge regionale di iniziativa popolare sulla valorizzazione dei borghi che i consiglieri regionali, in maniera bipartisan, hanno intenzione di portare quanto prima in Aula.

 L’obiettivo della legge è di migliorare l’aspetto estetico dei borghi, promuoverne i prodotti tipici, permettere di sistemare l’arredo urbano, rimuovere i manufatti che non c’entrano, valorizzare gli elementi naturali, il patrimonio artistico e culturale. Vogliamo insomma garantire, grazie anche alla qualità della vita in questi contesti, un’iniziativa molto elevata. Il 22 settembre inizierà l’iter della nuova legge: per noi l’obiettivo è arrivare a fine anno con un pdl discusso e approvato.

In merito alle problematiche legate ai finanziamenti per tutti questi interventi, c’è un significato non solo economico, ma anche sociale nel lavoro che portiamo avanti. Dopo di che, sul tema dei tagli che colpiranno gli enti locali, ricordo che è stata presentata una proposta alternativa, dunque crediamo che ci sia un’altra possibilità. Ma per ora, teniamo conto che la Regione stanzia comunque ogni anno una serie di finanziamenti per i comuni lombardi, destinati ai più vari settori, dalle strade alle piste ciclabili, dalle fognature ai cimiteri. Ecco: è sufficiente che, per ogni voce, una parte di questi denari vengano indirizzati sul singolo borgo storico, all’interno di un determinato comune. Quindi, non servono soldi aggiuntivi, ma vanno solo finalizzati. Insomma, per salvaguardare i borghi è sufficiente utilizzare le risorse in modo rigoroso e serio. Basta finanziamenti a pioggia.

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Situazione critica all’ospedale di Voghera, dove l’impianto di condizionamento non funziona

In questi giorni di grande calura, mi è stato riportato, da più fonti, di disagi subiti da pazienti in alcuni reparti dell’Ospedale di Voghera in relazione al cattivo funzionamento dell’impianto di climatizzazione. La situazione parrebbe soprattutto critica al Pronto Soccorso, dove le alte temperature si assocerebbero ad una lunga permanenza in astanteria dovuta, tra le altre cose, ai tempi di attesa per la refertazione degli esami radiologici. Qualora tutto ciò rispondesse a verità, anche l’ambiente di lavoro per gli Operatori Sanitari non sarebbe ottimale per assolvere ai propri compiti.Sono portato a segnalarle il problema e a chiederle tutte le informazioni in merito a quanto sopra esposto, rimanendo a disposizione, nei limiti del mio ruolo, per contribuire alla risoluzione dei problemi.Colgo l’occasione, inoltre, per avanzarle formale richiesta di incontro, al fine di poter discutere, in previsione del nuovo Piano di Organizzazione Aziendale, anche delle croniche criticità presenti, già prima del suo arrivo, nella Azienda da Lei oggi diretta. In particolare il riferimento va all’assenza di un servizio di Endoscopia Digestiva H24, di un servizio di Emodinamica Cardiologica H24, di posti letto TIPO, all’impossibilita di ricovero in urgenza delle crisi psicotiche acute adolescenziali ed altro. Associato a tutto ciò, permane l’interrogativo riguardo la destinazione dei letti di Ortopedia presso l’ospedale di Varzi, ad oggi ancora presenti in pianta Organica.

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Gli Enti Locali colpiti duramente dalla manovra finanziaria

Lunedì 29 agosto parteciperò alla manifestazione del Sindaci del Nord Italia indetta dall’ANCI contro gli ulteriori tagli agli Enti Locali previsti dalla manovra e contro l’accorpamento forzato dei Comuni al di sotto dei 1.000 abitanti. Si tratta di una manifestazione bipartisan, che vuole dare un segnale forte nei confronti di una politica che annulla di fatto il ruolo degli Enti Locali, che taglia ulteriormente i servizi alla persona, la scuola e la sanità pubblica ed impone ai Comuni l’applicazione di aumenti alle tariffe. I Comuni hanno già dato. Il risanamento della finanza pubblica ora deve passare attraverso scelte radicalmente diverse: lotta all’evasione fiscale, una tantum su chi ha capitali all’estero, patrimoniale sulle rendite finanziarie, dimezzando i parlamentari, riducendo i costi della politica, colpendo gli sprechi, promuovendo e sostenendo una vera politica di gestione integrata dei servizi , soprattutto intervenendo su sviluppo e crescita.

Di questi temi si parlerà anche sabato 20 agosto alle 17.30 all’interno della Festa del PD di Pinarolo Po.

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Dopo la lettera della Bce, riflettiamo insieme sulla crisi nazionale

La Bce ha dunque imposto al Governo italiano di rivedere la manovra finanziaria approvata solo una decina di giorni fa. Se da una parte è da considerarsi positivo che a livello europeo si definiscano dei limiti e dei parametri per quanto riguarda il contenimento della spesa ed il risanamento dei conti pubblici, non è invece da condividere nel modo più assoluto il fatto che ci dicano come dobbiamo fare e che il Governo italiano subisca, senza peraltro rendere pubblico il contenuto della lettera. Assistiamo in queste ore alla Babele più totale, mentre sarebbe necessaria una grande operazione-verità, la capacità di agire con grande trasparenza e soprattutto la necessità di aprire un confronto vero con le parti sociali, con i rappresentanti delle autonomie, degli enti locali e delle province e con l’opposizione. Come Pd teniamo i nervi saldi. Abbiamo le nostre proposte, ma aspettiamo anche di ascoltare quelle del Governo. Certamente  riteniamo che non si debba seguire una  logica che colpisce sempre i soliti: lavoratori dipendenti, pensionati, lavoratori autonomi, piccola e media impresa. Invece di pensare ad altri tagli alle pensioni, sarebbe meglio pensare ad un grande piano di liberalizzazioni naturalmente escludendo la gestione dell’acqua.  Invece di blaterare tanto si potrebbe cominciare a valutare un programma di alienazione di proprietà pubbliche diventate ormai ingestibili. Inoltre occorre mettere mano all’evasione e all’elusione fiscale. Per quanto riguarda i costi della politica bisogna passare dalle parole ai fatti. Ad esempio, arrivando ad un dimezzamento del numero dei parlamentari, alla differenziazione dei ruoli tra Camera e Senato con la costituzione del Senato delle Regioni. E ancora, si metta mano a indennità, vitalizi e costi dei Ministeri e di tutto gli sprechi del sottogoverno delle Regioni. Inoltre si introducano pure con criteri di equità misure di tassazione dei patrimoni e della rendita finanziaria. Per i Comuni e le Province virtuosi si tolga il Patto di stabilità, si consenta di ricominciare a pagare imprese e fornitori e soprattutto di ricominciare con le opere pubbliche.  Ed inoltre si dia avvio concretamente al tanto conclamato federalismo municipale, in modo da garantire ai Comuni in modo particolare entrate proprie che garantiscano il mantenimento e lo sviluppo dei servizi e la possibilità di dare concrete risposte ai cittadini.  Va da sé che per uscire definitivamente da questa grave situazione occorre agire sulla crescita, varando un piano per il lavoro che tenda a superare i problemi strutturali di cui soffrono l’economia e la finanza.

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Ragioniamo pacatamente sulla questione amianto

Proviamo a ragionare pacatamente sulla questione dell’amianto. Un tema che tiene giustamente banco nel  dibattito tra le forze politiche e i movimenti e le associazioni di cittadini. In alcuni casi anche in modo un po’ concitato e con accenti di carattere propagandistico. Personalmente ritengo che si debba invece cercare di capire le cose da fare da subito e come farle, alfine di risolvere definitivamente il problema.

La legge regionale-

Partirei dalla Legge approvata da tempo da Regione Lombardia, la quale stabilisce lo smantellamento dell’amianto in tutta la Regione entro il 2016. Insieme a questo prenderei  in considerazione la vicenda specifica per quanto riguarda l’ex Fibronit. Qui abbiamo un sito da bonificare, che è stato classificato come sito di interesse nazionale, e come priorità di carattere regionale. Proprio partendo da questo  e da altre situazioni presenti in Regione Lombardia, insieme agli altri consiglieri regionali del territorio ho presentato un Pdl (progetto di legge, ndr) che cercasse di tenere insieme i tre aspetti fondamentali del problema:

1)      La salute dei cittadini con un’attenzione non solo alle vittime conclamate, malati di mesiotelioma, persone già decedute a causa delle emissioni, famigliari e persone che comunque sono a rischio anche dal punto di vista ambientale.  Occorre infatti un’attenzione particolare da parte di tutte le strutture sanitarie provinciali, la creazione di sportelli amianto e l’individuazione di una struttura per le cure palliative.

2)      La rapida conclusione della bonifica dell’area. Da questo punto di vista esprimo tutto l’apprezzamento per la lodevole attività dell’amministrazione comunale di Broni che tramite la Broni-Stradella spa ha già ottenuto che si appaltassero i lavori di messa in sicurezza. Questo naturalmente non basta. Occorre procedere speditamente per la bonifica complessiva.

3)      Collegato a questo esiste il problema dello smaltimento. Perché evidentemente le 3 questioni sono indissolubilmente legate ed in modo particolare ritengo che senza la soluzione dello smaltimento sarebbe più complicato arrivare alla bonifica.

Se devo dare un giudizio su questi mesi di dibattito all’interno del consiglio regionale devo dire che le innumerevoli audizioni con istituzioni, associazioni ambientaliste, associazioni dei famigliari delle vittime, Anci, Upl, insieme al lavoro della commissione, è sicuramente positivo. La questione dell’amianto, in tutti i suoi aspetti, è tornato al centro del dibattito della commissione, del  gruppo di lavoro appositamente costituito, della Giunta attraverso gli assessori preposti e presto approderà nel Consiglio regionale. Va da sé che insieme a ciò si sono evidenziati anche i limiti dell’attuale azione regionale ed in modo particolare è emersa tutta la questione dei finanziamenti.

Il lavoro ancora da finanziare (bonifica e smaltimento) è stimato in circa 25milioni di euro.

Da questo punto di vista, proprio per tenere insieme tutti gli aspetti, nei giorni scorsi ho presentato un ulteriore strumento legislativo. E’ evidente che il Ministero dell’Ambiente e la stessa Regione Lombardia devono attivarsi per dare una soluzione  al problema. E’ altrettanto evidente che l’attività delle istituzioni locali e di tutti i soggetti impegnati debba trovare una forte coesione ed una forte sinergia soprattutto in relazione a questo fondamentale obiettivo. Per questa ragione ritengo sia utile superare le polemiche e le contrapposizioni degli ultimi mesi che sicuramente non hanno aiutato alla ricerca di una soluzione condivisa. Soluzione condivisa che deve partire dalla reale emergenza.  abbiamo di fronte: quella di un sito da bonificare.

 Per quanto riguarda lo smaltimento ritengo che la strada maestra sia quella di muoversi con la massima cautela. Sappiamo bene che questo territorio ha già subito abbastanza. Che è disponibile a farsi carico della soluzione dei propri problemi senza forzature. Ogni soluzione deve essere suffragata da reali e certificate garanzie.

Questo territorio giustamente non vuole scelte calate dall’alto.

Credo che occorra una grande disponibilità di tutti per giungere a soluzioni realmente condivise, realizzando una reale concertazione tra istituzioni locali, amministrazione provinciale e Regione Lombardia affinché si possa trovare una conclusione che risolva ogni problematica e fornisca le garanzie dovute ai cittadini.

 

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Ex Zuccherificio di Casei Gerola.Riprende il confronto

Esprimo tutta la soddisfazione per la ripresa del confronto tra l’amministrazione provinciale e la proprietà tesa a far ripartire al più presto l’iter relativo alla riconversione dell’ex zuccherificio di Casei Gerola. Bene la volontà di un progetto condiviso con enti locali, organizzazione dei lavoratori, associazione degli agricoltori per arrivare ad un progetto condiviso. Bene che si torni a ragionare sull’ubicazione all’interno dell’area dello stabilimento, con l’intento di puntare sulla filiera corta che utilizza il sorgo per produrre energia come primo tassello di un più vasto parco energetico che potrebbe rilanciare l’economia della zona interessata. L’amministrazione provinciale, dunque, sta facendo la sua parte fino in fondo. Personalmente produrrò il massimo impegno affinché anche Regione Lombardia, superando tutte le problematiche presenti nel recente passato, con determinazione tenga conto della volontà del territorio e dia il suo fondamentale contributo.

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Dal 7 agosto soppressi i treni della linea Pavia – Casalpusterlengo – Cremona

Agosto sarà un mese caldo per i pendolari lombardi della tratta Pavia – Casalpusterlengo – Cremona: dal 7 al 22 agosto, infatti, verrà soppresso il servizio che interessa questa linea ferroviaria mentre, nel restante periodo dello stesso mese, si registrerà una riduzione di più del 50% del servizio. Questa disfunzione, che colpisce tutti i pendolari che per motivi occupazionali o di studio viaggiano sulla tratta Cremona – Pavia, è oggetto di una interrogazione a risposta scritta a firma mia insieme a  Fabrizio Santantonio e Agostino Alloni e depositata oggi in Regione. La linea interessata dalla sospensione del servizio di norma prevede 9 treni in direzione Pavia a cui si aggiungono 12 autobus e da Pavia verso Lodi 7 treni oltre a 10 corse di pullman. Impensabile se si considera che con la crisi il settore terziario non conosce ferie. Nello stesso mese in cui si è deciso per la soppressione dei treni locali entrano in vigore le nuove tariffe ferroviarie. Parlare di beffa sembra quasi riduttivo se si considera che fino ad oggi è sempre stata negata l’eventualità di una diminuzione dei servizi regolarmente offerti. Con l’interrogazione, quindi, si chiedono lumi all’assessore sugli accordi stipulati tra Regione Lombardia e Trenord per capire se non si ritiene necessario rivedere i criteri di fornitura del servizio attualmente vigenti. Sarebbe opportuno indire un tavolo di confronto ad hoc tra Regione, Trenord e le amministrazioni provinciali e comunali interessate a cui prendano parte anche le associazioni dei pendolari per valutare idonee soluzioni al problema. Non si possono prendere decisioni di questo tipo senza prima interpellare gli interessati.

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